mercoledì 30 dicembre 2015

Genova - una città in guerra - parte terza





Nelle puntate precedenti abbiamo visto festeggiare la partenza dei "coloni" per l'Africa ed il ritorno vittorioso dei "reduci dell'Asse" dalla guerra di Spagna.
 
Seguendo l'esempio della Germania che, dopo L'Austria, si era annessa anche Sudeti, Boemia e Moravia,  anche l'Italia si annette l'Albania.  Soffiano venti di guerra.

Ancora qualche foto del ritorno dei "volontari" dalla Spagna  a Genova. Arrivo alla Stazione Marittima, sfilata a De Ferrari ed in piazza della Vittoria.

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore - foto di E.Binelli

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore - foto di E.Binelli

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore - foto di E.Binelli



Venti di guerra, parate militari, adunate oceaniche ed un popolo già in divisa.  Emblematica questa foto dove gli studenti della scuola professionale dell'Ansaldo salutano il ministro delle comunicazioni col fucile in mano.

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore - foto di E.Binelli


Il primo maggio si festeggiava il "Natale di Roma" , naturalmente tutti in divisa, sindacalisti fascisti compresi, e si consegnavano premi .

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore - foto di E.Binelli


Anche l'estremo tentativo del "premier" inglese Chamberlain di convincere Mussolini ad abbandonare Hitler fu vano. Qui lo vediamo di passaggio alla stazione Principe con il podestà ed il prefetto.
da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore - foto di E.Binelli



Andava meglio ai gerarchi tedeschi che sempre con maggiore frequenza visitavano Genova ed i suoi impianti industriali  (qui all'Ansaldo)

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore - foto di E.Binelli




Navi da guerra tedesche in visita a Genova a calata Zingari

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore - foto di E.Binelli


Nel frattempo la propaganda fascista preparava il consenso popolare all'avventura bellica.  Il 26 luglio 1939 a Roma convergevano 100.000 squadristi da tutta Italia per ascoltare il discorso del duce radiotrasmesso nelle piazze delle città italiane.  Nelle prossime quattro foto , in sequenza, la partenza degli squadristi genovesi, la rappresentanza genovese a Roma, il palco del Duce e la folla riunita in piazza de Ferrari per ascoltare il discorso.

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore - foto di E.Binelli

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore - foto di E.Binelli

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore - foto di E.Binelli

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore - foto di E.Binelli



Pochi giorni dopo la Germania avrebbe invaso la Polonia innescando la seconda guerra mondiale.
Dapprima l'Italia si dichiarò non belligerante (e in tanti tirarono un sospiro di sollievo). Ma nel frattempo si effettuavano prove di oscuramento, simulazioni di bombardamenti e perfino esercitazioni con le maschere antigas.


Parata del servizio UNPA (protezione antiaerea)

Genova nella seconda guerra mondiale di Carlo Brizzolari Valenti editore vol 1



 Esercitazione servizio UNPA

Genova nella seconda guerra mondiale di Carlo Brizzolari Valenti editore vol 1


Rifugio antiaereo.

Genova nella seconda guerra mondiale di Carlo Brizzolari Valenti editore vol 1





Esercitazione Antigas
da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore - foto di E.Binelli



Nel frattempo si intensifica la propaganda "guerrafondaia"

Sul palazzo Ducale campeggiava il motto "RICORDARE E PREPARARSI"  (cosa? a cosa?)

Genova nella seconda guerra mondiale di Carlo Brizzolari Valenti editore vol 1




Pubblicità dell'Ansaldo

Genova nella seconda guerra mondiale di Carlo Brizzolari Valenti editore vol 1


Genova nella seconda guerra mondiale di Carlo Brizzolari Valenti editore vol 1



Il regime se la prende anche con il bolscevismo (che sia in previsione di guerra contro i Russi?)

Genova nella seconda guerra mondiale di Carlo Brizzolari Valenti editore vol 1



La non belligeranza italiana era stata accolta con favore dal Vaticano e dalla stampa  cattolica che era rimasta l'unica voce "quasi"  fuori dal coro fascista, sebbene fortemente condizionata dalla censura del regime e dai sequestri arbitrari nelle edicole da parte delle "squadre di azione".

Genova nella seconda guerra mondiale di Carlo Brizzolari Valenti editore vol 1

   

La stampa cattolica si permetteva anche di ricordare al governo che non c'erano scorte di viveri, materie prime, e combustibili sufficienti a condurre una guerra (articolo di P.E.Taviani), ma il Duce credeva in una guerra lampo vittoriosa in pochi mesi.....

Genova nella seconda guerra mondiale di Carlo Brizzolari Valenti editore vol 1



Il Duce forse pensava ad una guerra di pochi mesi ma nel frattempo partivano le requisizioni dei generi di prima necessità e le tessere annonarie entrarono in vigore nei primi di febbraio del 1940.
Dopo il ferro e l'oro gli Italiani si misero in fila per donare alla Patria anche il rame delle vecchie pentole della nonna o dei preziosi tegami decorati a sbalzo che facevano bella figura appesi ai muri delle cucine.  Ed eravamo ancora "non belligeranti"  liberi di navigare e di commerciare con tutti.



Una cosa di cui non abbiamo ancora parlato sono le famigerate "leggi razziali" che sono state promulgate anche in Italia.

All'inizio il regime fascista non aveva manifestato nessuna ostilità verso gli Ebrei. Proprio nel giugno 1935 era stato inaugurato a Genova il nuovo tempio israelitico.  Numerosi Ebrei sfuggiti alle persecuzioni naziste erano addirittura venuti a rifugiarsi in Italia. Mussolini aveva personalmente dichiarato che da noi il problema razziale non esisteva.
Ma nel 1938 qualcosa doveva essere cambiato (forse pressioni su Mussolini da parte di Hitler ?).
Così anche da noi arrivarono le leggi razziali, con l'espulsione degli Ebrei (professori e studenti) dalle scuole statali.
Nell'anno successivo vennero limitate le proprietà degli Ebrei in Italia e vennero loro interdette quasi tutte le professioni.
Naturalmente, essendo in Italia, si trovò subito modo di eludere queste leggi ricorrendo a dei prestanome o "soci" italiani  o addirittura ottenendo dei certificati ufficiali da una apposita "Commissione di Arianizzazione" (bastava pagare....)
5000 Ebrei italiani preferirono emigrare, gli altri fecero "carte false" con l'aiuto della Chiesa  ed il tacito consenso o addirittura la collaborazione dei funzionari del regime.

Genova nella seconda guerra mondiale di Carlo Brizzolari Valenti editore vol 1

Genova nella seconda guerra mondiale di Carlo Brizzolari Valenti editore vol 1













martedì 29 dicembre 2015

Genova - una città in guerra - parte seconda





Questa volta prenderemo le immagini che ci interessano dalla " Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale"  di Tito Tuvo (Guido Mondani Editore) - Fotografie di E.Binelli.





Nella "parte prima" avevamo parlato della partenza dei "coloni" per l'Africa.  Continuiamo a mostrare qualche immagine anche qui di seguito.

Qui i coloni partono per la Libia e vengono chiamati "rurali". In questa foto li vediamo sottobordo, in attesa d'imbarco, insieme ad Italo Balbo.  Siamo nel 1938;  povera gente, mandati a "colonizzare l'altra sponda" e partiti pieni di speranze, torneranno delusi e più poveri di prima. 

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore - foto di E.Binelli




  Ancora "rurali" in partenza per la Libia, salutati dalle autorità del PNF

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore - foto di E.Binelli



Qui la nave Tembien,  "carica" di rurali,  parte da Genova impavesata a festa.

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo - Mondani editore - foto di E.Binelli



Una caratteristica del "regime" è l'abbondanza delle "celebrazioni" ed una particolare attenzione è prestata verso la gioventù che viene irregimentata in associazioni "patriottiche" dall'asilo alla università.   Una "gioventù in divisa" , presupposto di una "gioventù militarizzata".
Nelle prossime tre foto vediamo la "befana fascista" per fascie d'ètà.

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore - foto di E.Binelli
da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore - foto di E.Binelli

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore - foto di E.Binelli


E non potevano mancare anche gli universitari in divisa  che sfilano davanti al Monumento ai Caduti in piazza della Vittoria.

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore - foto di E.Binelli


Un popolo in divisa, ma su questo argomento torneremo ancora....



lunedì 28 dicembre 2015

Genova - una città in guerra - parte prima




da "Genova nella seconda guerra mondiale - una città in guerra -1938-1943" di Carlo Brizzolari - Valenti Editore


Prendiamo spunto da "Genova nella seconda guerra mondiale - una città in guerra -1938-1943" di Carlo Brizzolari - Valenti Editore,   che ci è stato recentemente regalato.

In verità, eravamo già in possesso di alcuni documenti ed immagini di Genova relativi a quel periodo (specie foto dei danni prodotti dai bombardamenti aerei) ed eravamo incerti se pubblicarli o meno su queste pagine, per diverse ragioni.

Ma ormai sono passati 70 anni dalla conclusione di quei tragici fatti ed in molti ne hanno già parlato, così abbiamo deciso di parlarne anche noi.  Cercheremo di farlo nel modo più distaccato ed apolitico possibile, attenendoci ai fatti ed alle immagini che li documentano.
Ci scusiamo in anticipo se i contenuti di alcuni post urteranno la suscettibilità di qualcuno.
Ci scusiamo anche se ometteremo qualcosa (fatti e persone....) in quanto questa non vuole essere una storia esaustiva del periodo in esame, ma (come sempre facciamo) vuol essere solo la presentazione delle (poche) immagini in nostro possesso.


Dobbiamo iniziare con un breve preambolo per capire come ci siamo arrivati. Si era cominciato con le "prove generali" ovvero la "guerra d'Africa" e la "guerra civile spagnola" . Entrambe ci avevano alienate le "simpatie" dei vecchi alleati della prima guerra mondiale (USA-Francia-Inghilterra) e ci avevano avvicinati alla Germania di Hitler.





Le immagini che seguono ci mostrano gli "emigranti coloniali" in partenza da Genova per le "colonie". Una emigrazione diversa dalle precedenti: la solita povera gente, ma questa volta partivano contenti verso una terra "conquistata" dove non sarebbero più stati gli "ultimi", gli "estranei" ma i "padroni", protetti dal loro esercito e dalla loro bandiera.

da "Genova nella seconda guerra mondiale - una città in guerra -1938-1943" di Carlo Brizzolari - Valenti Editore

 
da "Genova nella seconda guerra mondiale - una città in guerra -1938-1943" di Carlo Brizzolari - Valenti Editore



Naturalmente non tutti erano daccordo, ma il regime teneva sotto stretto controllo la stampa e qualsiasi voce fuori dal coro doveva avere una diffusione clandestina (volantino contro la guerra d'Africa).







da "Genova nella seconda guerra mondiale - una città in guerra -1938-1943" di Carlo Brizzolari - Valenti Editore

 

Un'altra cosa che aveva diviso gli italiani in due fronti opposti, quasi ad anticipare la futura "guerra partigiana" era stata la guerra civile spagnola che aveva visto fascisti e nazisti schierarsi a fianco del generale Franco mentre numerosi volontari italiani erano affluiti a dar manforte ai "repubblicani". Una "guerra civile" combattuta in casa altrui. (nelle immagini:  ritorno dalla Spagna degli avieri italiani ricevuti da Vittorio Emanuele III  e  ritorno dei "volontari" tedeschi ricevuti da una delegazione nazista in piazza della Vittoria)
 

da "Genova nella seconda guerra mondiale - una città in guerra -1938-1943" di Carlo Brizzolari - Valenti Editore

da "Genova nella seconda guerra mondiale - una città in guerra -1938-1943" di Carlo Brizzolari - Valenti Editore





Il seguito alle prossime puntate

sabato 26 dicembre 2015

Porta Soprana





Questo post nasce dalla pubblicazione su FB di una foto di Porta Soprana da parte di Guido Santini.
Vi sono momenti in cui una immagine ti da una sensazione particolare, ti dice qualcosa, ti fa sorgere un pensiero che altrimenti non avresti pensato.


Una bella foto, un gradevole colpo d'occhio per un "foresto" di passaggio... Genova è bella anche così. Ma a chi "vive" Genova questa immagine può dare anche una impressione diversa: la mole della porta sembra voler proteggere i vicoli retrostanti da un'ulteriore assalto dei "tempi moderni" . I "tempi moderni" .... così si definivano all'epoca gli anni a cavallo tra la fine del 1800 e l'inizio del novecento quando, in nome della "modernità" sono iniziati gli sbancamenti selvaggi che hanno sconvolto il tessuto secolare di questa parte della città. Ed in nome del "progresso" sono continuati per tutto il novecento per terminare con la costruzione dei famigerati "giardini di plastica". Ci rinfreschiamo un pò la memoria? La porta Soprana o porta di S.Andrea faceva parte delle mura del Barbarossa al riparo delle quali i genovesi hanno vissuto e prosperato per diversi secoli.
  
Questa era la porta e la zona circostante intorno al 1400. (sec XV da "Una città portuale del Medioevo" di Bianchi e E.Poleggi ed. Sagep )

sec XV da Una città portuale del Medioevo di Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep

 


Mura e Porta che, dopo secoli, persa ormai la loro funzione militare,  erano stati fagocitati da una città in crescita, affamata di spazi edificabili.

Porta Soprana primi 1800 da: "viaggio nei Caruggi" di Riccardo Navone - fratelli Frilli editore



Qui la vediamo da vico Dritto Ponticello, trasformata in abitazione prima del 1890 .
 
 cartolina di B&C Zurich non circolata



Negli ultimi anni del 1800, sotto la direzione di Alfredo D'Andrade, la porta viene restaurata togliendo le precarie sovrastrutture abitative che vi si erano in qualche modo sovrapposte nel corso dei secoli.
Sarebbe stata buona cosa se, quasi contemporaneamente non si fosse iniziato a porre mano al "risanamento edilizio" della zona.  In realtà ci andarono con "mano pesante" (ne abbiamo parlato già altrove, De Ferrari..... via e Piazza Dante.... fino ai famigerati "giardini di plastica").

Qui vediamo la porta in fase di restauro mentre è in corso lo sventramento della collina di S. Andrea e della parte "a monte" di vico Dritto Ponticello, di cui si salverà solo la "casa di Colombo" .


 Demolizioni S.Andrea e Ponticello da "Viaggio nei Caruggi" di Riccardo Navone -  Frilli ed.



In questa cartolina, spedita nel 1934, vediamo la Porta restaurata. Le case lato mare (sinistra, salendo) ci sono ancora (per poco) mentre a destra vediamo la "Casa di Colombo".

cartolina,  edit. VAT , spedita nel 1934



Ancora una immagine con la palazzata sinistra di vico dritto Ponticello, la "Casa di Colombo" ed il ricostruito chiostro di S.Andrea negli anni 30.

Cartolina edit.   Brunner Como , non circolata

Questa storia finisce così.  Inutile ripetere cose che abbiamo già raccontato nei post precedenti.

Una nota: qui ho usato il singolare perchè, contrariamente agli altri, questo è un post scritto "ad una mano sola"  mia l'ispirazione, mio il racconto, Loredana stavolta è del tutto innocente.







sabato 19 dicembre 2015

Antica porta di San Bartolomeo




La Porta di San Bartolomeo si trova sul tratto di mura seicentesche ancora esistenti che prendono il nome dalla chiesa di San Bartolomeo.  La porta é situata su un antico percorso che partiva dalla Porta dell'Acquasola (mura del 1500) , passava per la chiesa di San Bartolomeo, inerpicandosi fino ad attraversare le mura di san Bartolomeo e scendeva sul versante opposto nella valle del Bisagno incrociando la strada per Piacenza un pò più a monte dell'attuale incrocio tra via Montaldo e via Piacenza (vedi mappe)

Secondo un'antica usanza dei genovesi riguardante il periodo della Pentecoste, dopo la messa alla chiesa di San Bartolomeo degli Armeni il popolino, passata la Porta, si dirigeva sui terrapieni (zona attualmente occupata dalla stazione ferroviaria di Genova - Casella) a far pranzo sull'erba, mangiando la tradizionale frittata con l'insalata selvatica. Verso la fine dell'ottocento, l'usanza del "mangià in sci terrapin" andò declinando.

La prima mappa è del 1846 e mostra la porta ed il percorso che da essa portava alla valle del Bisagno.
Vi abbiamo evidenziato in rosso la chiesa di San Bartolomeo degli Armeni, in bianco la villa Groppallo, ed in blu in Conservatorio delle Fieschine.
In basso, L'Acquasola e via Serra sono riportate sulla mappa.
Via Assarotti e Piazza Manin non sono ancora state costruite, e la zona è ancora allo stato "rurale" quindi possiamo dire che questo è l'antico percorso originario.

Part. della Mappa del Foppiani 1846 Genova Palazzo Rosso ufficio Belle Arti 


La seconda mappa ci mostra le prime importanti variazioni intervenute : Via Assarotti, Piazza Manin e via Armellini (allora "Principe Amedeo")  hanno sventrato la collina, tagliando le vecchie crose.
I nuovi collegamenti di Piazza Manin con la valle del Bisagno (via Montaldo e corso Monte Grappa) non sono ancora stati realizzati.

Pianta topografica della città di Genova 1879 di S.Muggian


Passiamo alla mappa del TCI del 1916 che ci mostra le nuove realizzazioni, ovvero l'aperura del varco tra piazza Manin e la vallata del Bisagno con la nuova via Montaldo già percorsa dal tram.
Manca ancora Corso Monte Grappa e si scande per Borgo Ingrociati con la stretta e scoscesa via Pittamuli.
Il nuovo "varco" a due fornici comincerà col tempo ad essere erroneamente denominato "Porta di san Bartolomeo", nonostante la vecchia porta San Bartolomeo esista ancora e venga correttamente segnalata nella cartina del TCI.

part. Cartina TCI 1916

Persino una carta di sicura affidabilità come la U.S.WARMAP del 1943 si sbaglierà in proposito come vediamo dallo stralcio di mappa che segue.


U.S. WARMAP 1943 (part)




Anche le cartoline hanno dimenticato la "Porta storica"  ed adottano la terminologia errata per il "nuovo varco" di Manin   come vediamo qui di seguito.






Ora la Porta San Bartolomeo è un pò nascosta. Ci si arriva da via Cesare Cabella.  Salendo, sulla destra, quasi sotto la mole del castello Mackenzie, un vicoletto ci porta ad un passaggio sotto le mura e ad una scaletta che sale sulle mura stesse.







Il passaggio è proprio l'antica porta che nel 1920, esternamente, conservava ancora il ponte levatoio sostenuto da catene.





Oggi è ormai priva del suo ponte levatoio. Anche il fossato è stato interrato e solo il riquadro della porta "esterna" ci fa intendere che quel passaggio ha una storia da non dimenticare.