mercoledì 22 febbraio 2017

Bastione, monastero e chiesa di San Michele





San Michele Arcangelo a Genova ebbe dedicate ben tre chiese.

Oggi ricorderemo il monastero e la chiesa di S.Michele di Fassolo, che non esiste più, essendo stata demolita in diverse fasi, che cercheremo di documentare con le poche immagini rimasteci.

Già nel secolo X viene citato il "fossato S. Michele", che vediamo qui sotto nella mappa del Poleggi relativa a due secoli dopo.  Il nome del fossato ci dice che già nel decimo secolo, (e forse anche prima) in quella zona, esisteva un edificio di culto dedicato al Santo. Edificio forse identificabile con la cripta della chiesa del XI secolo? non lo sappiamo.  

Una città portuale del Medioevo - Genova nei secolo X-XVI di  L.G.Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep


Ma i primi documenti che ci parlano esplicitamente della Chiesa risalgono al 1100 e la citano come chiesa Parrocchiale, con accluso monastero dei "Canonici regolari della Congregazione gallicana di San Rufo", dediti all'assistenza ai pellegrini che transitavano sulla vicina via Aurelia.

Il Monastero era posto in posizione elevata, di fronte a quello di San Tommaso ed insieme dominavano il tronco della via Aurelia che da Porta dei Vacca portava a San Benigno.

Nella mappa del Poleggi del XIII sec. li vediamo entrambi "fare la guardia"  al varco doganale istituito sul guado del torrente e "segnalato" dal Poleggi con una "riga nera".

Una città portuale del Medioevo - Genova nei secolo X-XVI di  L.G.Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep



Considerata la sua posizione "strategica", il monastero si trovò sovente coinvolto nelle lotte fra le fazioni. Ma non ci risulta abbia mai sofferto gravi danni.

Da un documento del 1429 apprendiamo che S.Michele aveva una rendita annua di 100 fiorini, che la collocava  fra le chiese più "ricche" del suo genere.
Ma, nel 1442, con la morte dell'ultimo priore i Canonici di San Rufo abbandonavano il complesso, che veniva dato in "Commenda" al vescovo di Savona che non ne ebbe cura.

 Dobbiamo arrivare al 1481 per avere finalmente una immagine della chiesa, che vediamo già racchiusa nelle mura del 1350 . 

S.Michele di Fassolo-Medioevo Demolito-Mario Mercenaro


Nel 1536 Giovanni Maria Olgiati riprogettava la cinta muraria su ordine di Andrea Doria rafforzandola con l'inserimento dei "moderni" bastioni, capaci di resistere ai colpi delle artiglierie.
Ed un grande bastione venne costruito proprio a ridosso della chiesa di San Michele, che venne parzialmente demolita e perse così il suo corpo anteriore.

Ridotta al solo transetto e 3 absidi e priva di manutenzione la chiesa perdeva la parrocchialità (ed i relativi benefici) nel 1583.  La parrocchia venne divisa tra le chiese di Granarolo e San Tommaso e gli arredi dispersi.

Circa nel 1640 l'arciprete Gio Batta Gallo riaprì la chiesa restaurandola alla meglio per restituirla al culto.
Questa veduta di A.Baratta datata 1637 ci mostra la chiesa con tetto e campanile in ordine ma non sappiamo se rappresenta una immagine affidabile.

A.Baratta 1637 (particolare)
 


Non sappiamo per quanto tempo la chiesa continuò ad essere officiata dopo tale data in quanto manchiamo di notizie sulla chiesa nel periodo che va dalla metà del 1600 alla fine del 1700.

Manchiamo di notizie, ma non di immagini. Infatti, intorno alla metà del 1700 Francesco Maria Accinelli ce la mette in pianta così:

F.M.Accinelli - S.Michele di Fassolo-Medioevo Demolito-Mario Mercenaro



Poco più tardi abbiamo questo particolare da un disegno di Jean Honorè Fragonard del 1761 che non ci dice molto sulla reale situazione della chiesa di San Michele in quel periodo. Ci sembra comunque che sia la chiesa che il piccolo campanile (?) sembrano avere ancora un tetto.

S.Michele di Fassolo-Medioevo Demolito-Mario Mercenaro


Nel 1785, rappresentata in pianta dal Brusco, la vediamo così

S.Michele-di Fassolo-Medioevo Demolito-Mario  Mercenaro


Poi arrivarono i Francesi, e dopo di loro i Savoia, e la chiesa divenne un rudere che vediamo rappresentato in vari modi:

P.D. Cambiaso ci lasciò qualche disegno. Qui la rappresenta vista dalla Ricreazione dei Padri Filippini

P.D. Cambiaso - S.Michele di Fassolo-Medioevo Demolito-Mario Mercenaro


E qui presa dal basso

P.D. Cambiaso - S.Michele di Fassolo-Medioevo Demolito-Mario Mercenaro


Un'altra immagine dell'epoca la mostra in questa maniera:

D.Del Pino-G.Piaggio-S.Michele (part)



 Ed infine Chapuy, nel 1848, ovvero poco prima della demolizione, ce la rappresenta proprio come un "rudere".

Chapuy Nicolas 1848ca - (part.)


Di tutte queste immagini fa giustizia ancora il Cambiaso, che ci fa la "telecronaca" delle demolizioni.
Già, le demolizioni... Nel 1854 si era inaugurata la ferrovia Torino-Genova con una cerimonia ufficiale a Caricamento.  I terminali merci  nel porto erano operativi, ma mancava ancora una Stazione Ferroviaria principale. Dopo molti ripensamenti era stato deciso di costruirla a Piazza Acquaverde. Ma c'erano di mezzo le mura. Un primo pezzo era stato già demolito in occasione della costruzione della Carrettiera Carlo Alberto.  Ma per fare la stazione bisognava spianare il Bastione di San Michele.  

P.D. Cambiaso - S.Michele di Fassolo-Medioevo Demolito-Mario Mercenaro



Ma sul bastione c'era la chiesa, o almeno ciò che ne rimaneva. Ruderi? certo, ma ben costruiti perchè malgrado i secoli e l'incuria degli uomini erano ancora lì ad aspettare il "piccone modernizzatore". Ce lo testimonia ancora il Cambiaso mostrandoci la chiesa dalla parte delle absidi

P.D. Cambiaso - S.Michele di Fassolo-Medioevo Demolito-Mario Mercenaro



Finora abbiamo mostrato la chiesa in demolizione, ma non c'era solo da demolire la chiesa, bisognava sbancare una intera collina, come possiamo constatare se allarghiamo la visuale sull'intero cantiere.

P.D. Cambiaso - S.Michele di Fassolo-Medioevo Demolito-Mario Mercenaro


Durante le demolizioni vennero scoperti tre affreschi datati 1282-92 (?)  e firmati da Manfredino da Pistoia. Si trovavano nelle absidi, coperti da una leggera mano di intonaco. Vennero staccati: due "strappi" riuscirono bene mentre il terzo ridusse l'affresco in briciole.  Il Convito di Betania è stato restaurato tra il 1983 ed il 1984 (Andrea Fedeli?) Non conosciamo ancora i particolari del restauro dell'altro pezzo (Arcangelo Michele).  All'epoca i due affreschi erano stati dati in custodia all'Accademia Ligustica delle Belle Arti.  Oggi sono al Museo di S.Agostino.

Ecco il Convito di Betania in una foto gentilmente inviataci da Almiro Ramberti

Museo S. Agostino




Qui anche l'arcangelo in una foto gentilmente inviataci da Almiro Ramberti.

Museo S. Agostino



Nel corso degli "sterri" venne alla luce anche la cripta, da cui vennero recuperati molti scheletri di neonati. Questo ritrovamento avvalora così la "voce popolare" che indicava questa cripta come "sepolcreto" degli infanti morti prima di essere battezzati.  Questa cripta sarebbe stata dedicata (?) a  S.Gino (alias S.Igino o S.Zino).

A proposito di questa (?) cripta riportiamo la foto inserita da Marco Mercenaro in "Medioevo Demolito" (anche lui con punto interrogativo...)

Anonimo - S.Michele di Fassolo-Medioevo Demolito-Mario Mercenaro


Ed ecco il risultato di tanto "trambusto" , la nuova Stazione Principe (Porta Principe?) in una piantina
di P.Allodi del 1860ca





Come vediamo il Bastione di San Michele nel 1860 era ancora parzialmente in piedi, e resistette fino alla fine del secolo, quando venne definitivamente distrutto per l'ampliamento della stazione Ferroviaria.
Ce ne da conferma Vittorio Bagnasco nel suo libro "Genova Piazza Principe- storia di una stazione " (edito da Nautilus) con queste parole:














martedì 14 febbraio 2017

Ponte Idroscalo




Un intero post dedicato ad un solo ponte, per giunta relativamente recente...  Esageriamo? mah, si vedrà... intanto andiamo a cominciare.

Abbiamo accennato all'Idroscalo parlando dell'ampliamento del porto a ponente, nel "bacino di Sampierdarena".

Qui vorremmo analizzare nel dettaglio la costruzione del ponte Idroscalo e l'impiego di questa struttura nel corso del tempo, fino ai giorni nostri.

Per iniziare esaminiamo la zona prima della costruzione del porto. Siamo davanti alla Lanterna e guardiamo verso San Pier D'Arena, come ci piace chiamarla, col suo nome originario.  San Pier D'Arena, l'antico borgo diventato città industriale ed ora (siamo nel 1927 ) quartiere di una Genova in forte espansione industriale e demografica.
Un quartiere che ha ancora il suo mare, ancora per poco, perché il porto ha fame di nuovi accosti.
E' appena stato costruito il bacino Vittorio Emanuele (bacino della Lanterna) ma non è sufficiente e nuovi moli sono in progetto, moli che toglieranno l'accesso e la vista del mare ai residenti di Sampierdarena (già, ora si dice così, Sampierdarena, e ci dovremo adattare anche noi a chiamarla così)  




Ed ecco la situazione riportata su mappa del 1928, dove vediamo il porticciolo di servizio dove si stoccavano massi e blocchi prefabbricati per la costruzione del Porto di Sampierdarena.  L'Idroscalo non c'è ancora, ma sarà il primo molo del nuovo porto che crescerà velocemente.

Piantina del CAP



La stessa situazione in una foto aerea sempre di provenienza CAP




Tre anni più tardi (1931

Archivio CAP


A questo proposito riportiamo un brano scritto nel 2006 dalla Dott. Alessandra Brignola (oggi Presidente dell'Associazione inGE - Associazione per la Promozione e la Diffusione della Cultura e del Patrimonio Industriale a Genova e Liguria www.inge-cultura.org) a proposito dell'Idroscalo: ..."

"""quote"""
Il progresso ed i venti bellici che caratterizzavano gli inizi del XX secolo, stimolavano continue
evoluzioni nelle tecnologie dei trasporti, riponendo crescente e continua fiducia nel mezzo idroaereo
e portando Genova a dotarsi di un primo aerodromo lungo il Lido di Albaro.
Ma l’insufficienza di questo piccolo scalo e l’espansione dell’abitato cittadino ad Est avevano portato al trasferimento dell’aerostazione a ponente, dove l’attività del porto marittimo avrebbe assicurato traffico civile e commerciale internazionale. (1).
Le fonti indicano che uno dei primi voli di servizio civile in idrovolante con scalo a Genova fu quello del 1913 sulla tratta Nizza-Roma; e che le tratte per e da Genova furono tanto numerose da assicurare alla città una forte presenza nel panorama dei principali collegamenti aerei nazionali ed internazionali del periodo compreso tra il 1926 e il 1938.
Nella minuscola stazione di imbarco e sbarco dell’idroporto genovese i passeggeri in transito erano
progressivamente e costantemente aumentati di numero dalla situazione del 1926, passando dagli
iniziali 394 con 51 voli ai quasi 4.000 con 778 voli del 1930, una cifra destinata a costituire il
primato per quell’impianto. (2).


""Unquote"

Sospendiamo momentaneamente la narrazione di Alessandra Brignola per inserire alcune foto estranee al suo articolo ma che riteniamo utili per illustrare quanto sopra esposto.

Dal 1926 al 1931, non essendo ancora disponibile l'Idroscalo, la minuscola "aerostazione" consisteva in una "imbarcazione" ormeggiata alla Calata Giaccone tra il ponte Rubattino ed il San Giorgio.
La vediamo nella foto del 1928 che segue, insieme a ben due idrovolanti in acqua sulla destra.

Archivio Storico CAP 1903-1945



Per chi non fosse pratico dell'allora Bacino Vittorio Emanuele, ripeto la piantina del 1928 con un segno rosso in corrispondenza della Calata Giaccone.

Archivio CAP



Nel 1931 entrava in funzione la aerostazione dell'idroscalo.  Una banchina terminata con una caratteristica struttura a pettine che garantiva 4 ormeggi sicuri. Vediamo però che la situazione logistica era alquanto precaria , ben lontana da quella della Stazione Marittima che era stata inaugurata l'anno precedente. Qui siamo lontani dalla città, praticamente in mezzo ad un cantiere.





 Abbiamo ancora una foto presa dall'aereo, un tantino posteriore alla precedente trovata su FB (dicesi essere archivio Aeroporto Cristoforo Colombo).





Abbiamo anche un particolare degli "hangars"  acquisito da poco.

Foto pubblicata su FB da Valter Poggi




Ed infine un idrovolante dell'epoca, in fase di decollo dal "canale di calma" a fianco della diga foranea.

Foto pubblicata su FB da Eugenio Vajna de Pava




Ed ora documentiamo un incidente aviatorio avvenuto proprio nel "canale di calma"  nel 1935 e costato la vita ad Emmanuele Agnelli

anche questa pubblicata su FB da Valter Poggi




Ed ora torniamo all'articolo delle Dott. Alessandra Brignola:

""quote""

Tuttavia, nonostante le prospettive ed i continui progetti studiati dalle autorità cittadine tra il 1905 e
il 1938 per l’ampliamento e il trasferimento dell’idroscalo, questo viveva in uno stato provvisorio:
Un semplice tratto di terreno adiacente al Bacino Vittorio Emanuele III ai piedi della lanterna [...].
Quell’abbozzo di idroporto, privo di qualsiasi attrezzatura di servizio e quasi irraggiungibile, poteva
avvalersi unicamente della minuscola stazione passeggeri [...]3
La collocazione era caratterizzata da forti venti e da reciproci intralci con le attività portuali e con le
attività della vicina Concenter per lo scarico del carbone – elementi di difficoltà confermati dai
continui apprezzamenti che giungevano dall’estero ai piloti genovesi, per sottolineare le pessime
condizioni di spazio e vento in cui erano costretti ad operare.

Durante il periodo bellico l’idroscalo era stato destinato a sede di parte dell’Amministrazione
Aeronautica ed impegnato come presidio aereo nella difesa del fronte Ovest contro la Francia.

Sappiamo che a seguito dell’armistizio dell’8 settembre 1943, il maresciallo Luigi Ippona concesse un permesso di malattia a tutti i militari presenti alla base, per procedere alla distruzione di tutti i
documenti che avrebbero potuto giovare ai militari tedeschi.

Verosimilmente, fu allora che si perse la maggior parte delle notizie sulla storia dell’idrostazione -
fonti che riaffiorano verso la fine della guerra con la riapertura delle linee commerciali e con
l’offerta, nel 1955, del primo collegamento diretto con l’Inghilterra in idrovolante Solent.
La tratta prevedeva scali a Santa Margherita Ligure, Genova e Southampton – finché nel 1957 l’idroaereo si arenò sulla spiaggia di Santa Margherita decretando la chiusura del collegamento. Fu l’ultima corsa da Genova in idrovolante.
L’incidente avveniva in un periodo storico in cui nuove esigenze e soluzioni aeronautiche
internazionali avevano favorito l’aviazione terrestre ed avrebbero portato la città ad optare per la
costruzione dell’Aeroporto Cristoforo Colombo, inaugurato il 12 ottobre 1962 in una data
significativa per la navigazione genovese di tutti i tempi.

1
Informazione cortesemente fornita in data 3 Novembre 2005 dal Sig. E. Serpetta, pilota e consigliere
dell’Aeroclub di Genova.
2
AA.VV., Genova 1962-1972 I dieci anni dell’aeroporto, Genova, SAGEP Editrice, 1972. Pg. 18
3 Informazione cortesemente fornita in data 3 Novembre 2005 dal Sig. E. Serpetta, pilota e consiglieredell’Aeroclub di Genova.
"" Unquote""

Interrompiamo ancora l'articolo di Alessandra Brignola per illustrare questo secondo capitolo con  qualche foto di repertorio.
La prima riporta l'articolo de "IL LAVORO NUOVO"  del 7 maggio 1955 relativo alla inaugurazione della linea  Santa Margherita Ligure, Genova e Southampton

Foto gentilmente fornita da Marco Cazzulo




Ed ecco un Solent  nel  canale di calma davanti alla Lanterna e la centrale elettrica.

Da Genova antica e dintorni edito da Mondani




Ed ora il Solent spiaggiato a Santa Margherita a causa di una improvvisa mareggiata.

Foto reperita su FB



Riprendiamo l'articolo della Dott. Alessandra Brignola dove l'avevamo interrotto


""quote""
Ex-Idroscalo
L’area portuale sotto la Lanterna venne così riorganizzata: la Concenter richiedeva spazi più ampi
per la produzione di energia termoelettrica e questa era a sua volta favorita dalla nazionalizzazione
dell’ENEL e dal successo mondiale dell’energia elettrica.
Alla fine degli anni ‘50, l’Autorità Portuale concesse all’ENEL l’ampliamento a levante attraverso la
costruzione di un nuovo sporgente chiamato Ponte ex-Idroscalo. A partire dal 1963, la zona di mare
antistante l’idroscalo venne tombata e quest’ultimo destinato ad ospitare il Terminal Tronchi (poi
Impiantistica) e il Terminal Carbone, rispettivamente sul lato Ovest ed Est del ponte (1969).
La necessaria e repentina riconversione d’uso dell’area non ha lasciato tracce fisiche del sito
aeronautico, ma a testimoniarne l’estatta collocazione restano i nomi dei luoghi.
Ponte ex-Idroscalo si trova subito sotto la Lanterna, leggermente a ponente rispetto a quello che fu il
Promontorio del Faro. Venendo da Genova-Centro si incontra come primo sporgente del Bacino di
Sampierdarena e situato tra le attuali Calata Concenter ad Est ed Ignazio I ad Ovest. I conti tornano,
dal momento che Concenter era l’antico nome della centrale elettrica adiacente all’idroscalo.
Ponte San Giorgio è il primo ponte visibile ad est - primo del già Bacino Vittorio Emanuele III dove
era il galleggiante che ospitò gli idrovolanti e dove negli anni ‘60 la Centrale chiese un attacco.
A confermare infine la localizzazione del sito è il nome della via in cui domicilia la centrale ENEL:
Via all’Idroscalo.

""unquote"


Ritornano le nostre foto. In questa vediamo la prima fase dell'ampliamento dell'idroscalo e della occupazione della Conceter/ENEL della parte orientale del molo.





Qui, negli anni 70, vediamo due navi che sbarcano tronchi all' ex Idroscalo. Una ormeggiata lato ponente ed una in una posizione molto sacrificata, sulla testata del molo. Ma erano tempi che avevamo le navi in rada e, "all'ufficio accosti", si litigava anche per avere una "testata" poco operativa...  o (in "programmazione"),  per avere tre squadre ed una sola gru sulle cinque richieste.... tempi eroici di un porto che non c'è più e qualche sciocco nostalgico (come chi scrive) rimpiange ancora.

A levante vediamo il "nuovo deposito di carbone dell'Enel con le sue torri di sollevamento ed i nastri trasportatori. 





Ed ecco come si sbarcavano i tronchi negli anni 70, un lavoro pericoloso, anche solo camminarci sopra richiedeva la massima attenzione.




Poi, anche i tronchi hanno trovato altre strade e l'Enel ha ottenuto più spazio.
Quel pezzetto che rimaneva lo hanno chiamato con una bella parola inglese "multipurpose" che un portuale dei "nostri tempi" avrebbe tradotto così "piggemmo quello che vegne, quando u vegne sperando che ghe ne segge".  




Ultima foto di google maps fresca fresca e speriamo aggiornata, giusto per chiudere la carrellata.






Conclusione:

Nulla resta a testimoniare queste brevi parentesi di storia dei trasporti.  Un altro pezzo della storia della nostra città è definitivamente sparito.

Pensiamo che nella nostra epoca e nel nostro paese il concetto di documentazione e salvaguardia della storia industriale debba ancora venire recepito dai più, a tutti i livelli. (già è difficile salvaguardare i monumenti archeologici...)
 
Inoltre, dal punto di vista industriale, finché una struttura economico-industriale è in attività, il fattore "riutilizzo operativo" è talmente preponderante da ridurre il concetto di salvaguardia della memoria storica  ad una semplice documentazione fotografica, senza nessun riguardo per la salvaguardia storica dei macchinari dismessi e sostituiti (ferro-vecchio alla fonderia - lo spazio in azienda è prezioso, quello che non serve si butta).

Siamo pertanto contenti di aver potuto pubblicare questa "storia" per perpetuare un ricordo ormai quasi perduto. 
 
Come nel caso del nostro "porto Antico", un recupero degli spazi è possibile solo quando questi non sono più adatti allo scopo per cui vennero strutturati.  Ma la memoria dei processi che vi si praticavano e del lavoro che vi si svolgeva è difficile da riportare in vita senza la presenza fisica degli strumenti lavorativi dell'epoca.
E forse questa memoria storica interessa a pochissime persone (e noi siamo fra queste); ma i più vogliono vivere il presente e sono preoccupati, a buona ragione, per il futuro... il passato...è passato. 







sabato 4 febbraio 2017

Genova ed il gas





Oggi diamo tante cose per scontate, ad esempio l'acqua calda che scorre dai rubinetti di casa.
Una cosa normale , oggi per noi che viviamo in questo paese in questa epoca. Ancora niente affatto scontata per tante persone che vivono  in paesi meno fortunati del nostro, molti dei quali in casa non hanno nemmeno un rubinetto.

Altra cosa normale è l'illuminazione domestica e quella stradale... anche quella è scontata, ci ricordiamo che esiste solo se, per caso, viene a mancare.

Eppure, anche nella nostra città, si tratta di "comodità" relativamente recenti .

Fino al 1800 l'illuminazione notturna non aveva fatto molti progressi dai tempi degli antichi romani.
Torce, candele lumi ad olio ed a petrolio illuminavano poco e male case e luoghi di ritrovo.

Ma fu solo nel 1800 con l'utilizzo su larga scala del gas, che si poterono illuminare in modo "pratico" ed economico strade e piazze e, naturalmente, le case.

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA


Il "gas illuminante" veniva estratto dal carbone con un processo di distillazione e raffinazione ed a Genova il carbone si doveva importare, comprandolo all'estero.  Per questo l'amministrazione comunale era piuttosto restia ad "imbarcarsi" in tale impresa... ("maninman..."). Così, dopo molti discorsi e ripensamenti, alla fine si decise di dare questo "servizio" in concessione alla "Società di illuminazione a gas"  (a capitali svizzero-tedeschi) nel 1844.

Questa società iniziò con un impianto di produzione e stoccaggio a Borgo Incrociati (nella zona dove sorge l'attuale chiesa dei Diecimila Crocifissi in via Canevari)

Piantina TCI 1916 di proprietà degli autori




L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA


L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA


Nel 1846 iniziò la fornitura del servizio. Così, gradualmente, strade, piazze e case genovesi ebbero la loro bella illuminazione a gas illuminante.  Questo è un esempio del fanale a "gas illuminante" usato fino all'inizio degli anni 30.

 
L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA



In principio la luce a gas nelle case private era considerata un lusso ed in tante case ci si accontentava di una sola "fiamma" come dimostra questa quietanza per la fornitura "domestica" del 1909

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA



Nel 1852 venne illuminato il teatro Carlo Felice .
Nel 1853 venne impiantata una nuova officina a Sampierdarena alla foce del Polcevera per servire il ponente della città.
Nel 1857 la francese "Union des gas" subentra alla compagnia precedente assumendo la gestione degli impianti.
Nel 1868 vengono serviti anche i comuni di Sampierdarena, Cornigliano, Staglieno e Marassi; e dal 1891 al 1898 il servizio si estende a tutti gli altri comuni e "delegazioni" del "circondario". (Ricordiamo che nel 1873 erano stati annessi a Genova i comuni del Bisagno, da Albaro a Staglieno).


Nel 1908 inizia la produzione il nuovo impianto delle Gavette, la cui costruzione è iniziata nel 1906 su un terreno precedentemente adibito ad impianti sportivi.

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA

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 Alle "gavette, fino al 1904 ha giocato anche il Genoa

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA


Qui vediamo il nuovo impianto circolato in rosso su una successiva mappa del 1943, che però e ben dettagliata e serve bene allo scopo.

US Warmap 1943 fal Web




Il sito delle Gavette, molto più grande dei precedenti, ospita nuovi e più moderni impianti, capaci di aumentare la produzione ai livelli richiesti dalle nuove necessità della città.


L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA

Il gasometro delle Gavette - L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA



Distillando il carbone, si ottenevano numerosi sotto-prodotti. Il principale era il "coke"  una qualità
di carbone "più pulito e con un potere calorifico superiore al carbone "di partenza". Questo era usato nelle acciaierie ma veniva anche venduto ai privati ad uso riscaldamento domestico e cucina (nei runfò si bruciava carbone...)
Qui un manifesto pubblicitario del coke che veniva venduto ai privati dalla azienda del gas a prezzo concorrenziale con il gas stesso ancora nel 1933.

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA




Come conseguenza dell'entrata in funzione del grande impianto delle Gavette la produzione dell'impianto di via Canevari diminuisce fono a cessare completamente nel 1911.  Ma il sito continua ad appartenere alla società del gas e viene utilizzato come magazzino mentre i 4 gasometri restano in funzione.  Verrà abbandonato alla fine degli anni 20 ed al suo posto sarà costruita la chiesa dei Diecimila Martiri Crocifissi(tra il 1933 e il 34) Però la US War Map 1943 riporta ancora un grosso gasometro a Borgo Incrociati e non mette la chiesa (uno serbatoio solo, non 4 e spostato un po' a monte...  bisognerà approfondire e tornare in argomento al più presto) .

US War Map 1943 dal Web


Nel 1922 un consorzio di comuni con a capo quello di Genova rileva la gestione degli impianti (e nel 1936 nasce l' AMGA).
  
Nel 1927 entra in funzione il "binario industriale della Valbisagno" che, partendo dalla stazione FS merci di Terralba permetteva di rifornire a costi ridotti, oltre all'Officina del Gas, anche il mercato all'ingrosso di Corso Sardegna, il mattatoio di Cà de Pitta, e varie altre aziende ad esso collegate.
 Per collegare il binario alla Officina del Gas si dovette appositamente costruire un ponte che tagliava obliquamente il letto del torrente con con una curva compatibile alla manovra del treno.
Qui ne vediamo il primo tratto del percorso, mentre per il secondo tratto rimandiamo alla predente US WarMap.

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA


Massicciata e ponte prima della posa dei binari

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA



il collaudo del ponte:

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA





Il treno transitava a passo d'uomo da Corso Sardegna  e poi da via del Piano.  Dapprima trainato da locomotive a vapore.

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA



In seguito sostituite da moderni locomotori Diesel

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA



Nel 1936 vennero inaugurati alle Gavette nuovi impianti molto più performanti di quelli vecchi e fu così possibile dismettere l'officina del Gas di Sampierdarena,  lasciandovi solo il gasometro e concentrando tutta la produzione alle Gavette.

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA



Presentando il primo "fanale a gas illuminante" non abbiamo accennato al principio del suo funzionamento. Il gas, sebbene depurato a secco, conteneva finissime particelle di carbone che entravano nel processo di combustione del gas aumentando la luminosità della fiamma.
La fiamma così era più luminosa, ma la polvere causava depositi ed ostruzioni nei tubi e sugli ugelli, che dovano essere oggetto di continua manutenzione a spese del cliente.
Eco un tariffario per la manutenzione delle apparecchiature a gas illuminante :

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA


Nei primi anni 30, con il perfezionamento dei metodi di filtraggio del gas la "polvere sottile" venne eliminata e si dovette sostituirla con un accorgimento per aumentare la luminosità della fiamma.  Si dovette quindi sostituire il "becco a fiamma libera"  con uno munito di una reticella. Si dovette trovare una rete di materiale incombustibile che, infiammandosi, diventasse incandescente emettendo luce.  Le prime reticelle metalliche, furono sostituite da reticelle in amianto, che davano una resa luminosa migliore.  ( a quei tempi le proprietà cancerogene dell'amianto non erano conosciute).
Questo "nuovo" gas fu chiamato "gas di città" per distinguerlo dal "gas illuminante"  prodotto in precedenza,
Ecco una lampada a Gas di città , del tipo "a muro"

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA



Il gas era anche usato per cucinare, in alternativa al coke. Per  questo l'Azienda del Gas aveva fatto produrre e reclamizzava i "celebri"  fornelli a gas che si posizionavano sopra il runfò. 
Nella foto un modello che ci è poco familiare, con quella specie di "serbatoio" sotto al "fuoco" centrale, di cui non comprendiamo la funzione. Forse un filtro ad acqua per depurare il gas dalle polveri sottili del carbone.
Quelli che abbiamo visto, poggiati sui runfò, nel dopoguerra erano bianchi, a tre fuochi e senza quel "coso" sotto,  ma funzionavano già a "gas di città" che, come detto più sopra, era già depurato in origine.

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA




Con il gas ci si scaldava pure.  Scaldarsi col gas era caro, ma era più comodo e pulito delle stufe a carbone, che si dovevano caricare e pulire.  

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA




Scaldarsi d'inverno, senza doversi sporcare le mani col carbone era una cosa "da signori"  come cosa da signori era poter disporre della vasca da bagno e dello scaldabagno a gas.  (i meno abbienti scaldavano l'acqua sul fuoco "a pentolate"  e facevano il bagno nel "mastello")
I primi scaldabagni a gas erano ad accumulo di acqua calda (come gli attuali "boiler elettrici"?. Del resto a quei tempi la doccia non era un uso comune). Si trattava di oggetti piuttosto ingombranti e pesanti che andavano posati sul pavimento.
Nella foto uno dei primi modelli "istantanei", a serpentina, come quelli in uso oggi.

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 Ora che ci siamo riscaldati e lavati... avremmo bisogno di un bel cambio di "biancheria" ma per la "lavatrice" dovremo aspettare la corrente elettrica...  Pazienza, intanto laveremo a mano, magari nel "treuggio" ma per stirare...  il gas ci da già una mano...
Niente più scomodi ferri a carbonella, basta litigare con le braci, giri un rubinetto ed accosti un cerino
ed il ferro da stiro a gas è bello pronto a fare il suo lavoro.

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E  se ti da fastidio il tubo di caucciù o hai paura di incendiare i pantaloni nuovi, abbiamo il nuovo modello di sicurezza con bruciatore separato!.  Tecnica d'avanguardia e risultato sicuro! (visto in TV)

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Luce, riscaldamento, ed altre comodità domestiche introdotte dal gas avevano però un prezzo.
Abbiamo già visto una modesta bolletta di lire 2,20 forfait per un singolo becco di illuminazione, ma come ci si regolava per la tassazione "a consumo" .  Beh, proprio come adesso... c'era il contatore.

I primi contatori erano a "tassametro" come i parchimetri attuali. Mettevi moneta e ti fornivano un tot di gas. Così magari la luce ti si spegneva nel bel mezzo della cena e dovevi accendere la candela ed andare a mettere un'altra moneta nel contatore...

Ma all'epoca il progresso faceva passi da gigante e presto venne adottato un contatore moderno 

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Con l'adozione del "gas di città"  e gli ulteriori progressi della tecnica si riuscì ad eliminare l'acqua (fonte di depositi e corrosioni) e si arrivò all'attuale contatore "a secco"

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Ma torniamo agli impianti. Durante la guerra l'Officina del Gas subì gravi danni agli impianti ed ai serbatoi e, verso la fine della guerra, dovette cessare la produzione a causa della mancanza di carbone.
La produzione riprese il 15 novembre del 1945 e si normalizzò nel 1947.

Negli anni 50, dismessi i gasometri di Sampierdarena e di via Canevari, ne venne realizzato uno a Campi. Questa è una foto del 2009.

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Ecco una piantina degli impianti nel dopoguerra

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Una panoramica degli impianti nel dopo-guerra:

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Negli anni 50 presso la sede della società venne creato il negozio degli apparecchi a gas



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E nello stesso tempo misero su un battage pubblicitario per invogliare il pubblico all'acquisto dei prodotti ed al conseguente "consumo del gas"




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Nel 1954 iniziò la conversione della rete al metano, una operazione che si concluse solo nel 1972, dopo di che gli impianti di produzione del "gas di città" vennero chiusi e smantellati. 
Ma questa è un'altra storia.



L'epilogo di questa "avventura" è in queste ultime foto  scattate nel 2000.

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Anche il grande ponte delle ferrovia qui appare ridimensionato, piccolo ed inutile e presto sarà distrutto

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Spariti i forni, i depositi ed i grandi serbatoi non rimane che un grande posteggio

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