sabato 18 marzo 2017

La porta dei Vacca o di Santa Fede.




Come al solito partiremo da... da quando la porta non c'era ancora, ovvero dalla mappa del Poleggi del sec.XI.
Vediamo la cinta delle mura del novecento che racchiudeva la città in un semicerchio di circa un miglio romano di raggio.  Partendo dalla porta di S.Pietro, e segnata in rosso, l'Aurelia costeggia la chiesa di S.Siro per dirigersi a ponente.
Fuori delle mura spiccano le tre grandi chiese che daranno presto origine ad altrettante borgate : S.Maria (Vigne), San Siro,  e Santa Sabina .  Santa Fede non c'è ancora.

Una città portuale del Medioevo - Genova nei secolo X-XVI di  L.G.Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep


Facciamo un bel salto temporale... ops... (tutto bene?), ma si , ormai siamo esperti nei viaggi nel tempo, vero ?, e siamo arrivati nel sec. XIII , con le mura del Barbarossa già terminate (ed il Barbarossa morto e sepolto.  Un vero peccato perché il secolo precedente doveva essere interessante... ci sarebbe piaciuto veder costruire le mura e vedere il Barbarossa, che a malavoglia, firmava i "privilegi della città". 
Ma il Poleggi aveva premura... e così ha saltato il secolo a piè pari e siccome viaggiamo "sulla sua linea temporale" ci dobbiamo adattare a fermarci alle sue "stazioni"...

Tornando seri, ecco le mura del Barbarossa (quelle in nero, le linee viola segnano invece i confini delle parrocchie).  Ed ecco la porta dei Vacca, con le sue torri quasi sulla riva del mare.
Venne costruita tra il 1155 ed il 1159, su terre appartenenti alla famiglia dei Vacca, (che avevano case di proprietà in zona)  contemporaneamente alla copertura a volta del rio Carbonara,  che passa sotto l'attuale via delle Fontane.
La chiesa di Santa Fede, costruita pochi anni prima, rimase "fuori mura" e come da usanza dei tempi diede uno dei due nomi alla porta.
L'altro nome "Vacca" è testimoniato da un documento del 1142, in cui si autorizzava un certo Ansaldo di Vacca a costruire delle abitazioni vicino alla chiesa di S.Fede.

Una città portuale del Medioevo - Genova nei secolo X-XVI di  L.G.Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep
Per vederla meglio ne rimettiamo un particolare qui di seguito.  Intanto notiamo che nei due secoli passati la città si è ingrandita e le tre chiese che prima erano in "campagna"  sono ora al centro di popolosi quartieri. Anche la "litoranea" fuori dalle mura, verso ponente, si sta popolando di quartieri artigianali e commerciali, seguendo l'aumentata necessità di nuovi accosti commerciali lungo la riva. Non ci sono ancora pontili sporgenti sul mare e le imbarcazioni vengono arenate sulle spiagge o all'occorrenza trascinate in secco sotto la protezione dei porticati, ma il Poleggi ci segnala già (con i triangoli sulla spiaggia) le zone usuali di approdo, dove a breve spunteranno i primi moli. 




Vi chiederete perché perdiamo tanto tempo in chiacchiere "fuori tema" invece di parlare della "Porta"
e vi darete anche da soli la risposta: "questi non ne sanno quasi nulla".
Infatti avreste indovinato... la porta è rimasta lì per quasi mille anni e non abbiamo trovato nemmeno due righe al riguardo. Possiamo citare solo un "trafiletto" secondo il quale le torri, persa molto presto la loro peculiarità difensiva, vennero adibite ad uffici pubblici (giudiziari, carceri et simili) fino a venire alienate e passare in mano ai privati (proprietari delle abitazioni adiacenti), che le incorporarono nei propri palazzi modificandole ed aprendovi porte e finestre. 

Anche le immagini "d'epoca" pervenuteci sono poche e di scarsa qualità  (e fedeltà di riproduzione) come questa del 1537.  Qui già la porta non è più nella sua funzione originale perché già nel 1350 le mura erano state estese a ponente fino al capo d'Arena, dove la "nuova" porta di San Tommaso era difesa dai bastioni di San Tommaso e S. Michele.

Mappa di Antonio Lafrery-Roma 1537- copia a stampa 1581 Palazzo Rosso ...

O come questa del XV secolo pubblicata su FB da Elio Berneri  (Museo di Pegli o MuMa Darsena?) in cui si vedono sullo sfondo le mura più recenti.




Qui facciamo un altro salto temporale importante (tenetevi forte) e passiamo al 1800 dove invece il materiale finalmente abbonda.

Iniziamo con un bel disegno di M.P. Gauthier del 1818 molto chiaro nei particolari.  non è colpa del disegnatore se i palazzi sembrano aver "ingoiato" le torri così mettiamo una evidente freccia rossa per segnalarle, e se roviniamo il panorama (forse) ci perdonerete.

 M.P.Gauthier 1818 da SAGEP Porto di Genova (part1)


Di seguito, nel 1843 Van Loon dipingeva questa scena, pubblicata su FB da  Renata Pittaluga. Qui finalmente cominciamo a vedere le aggiunte posticce applicate alle torri nel corso dei secoli precedenti, di cui abbiamo accennato in precedenza. Vediamo pendere le catene di Pisa ma non riusciamo ad indovinare lo scopo della strana incastellatura di pali sulla torre di destra

1843 Pieter Van Loon - FB by Renata Pittaluga


Nel 1850 ca nasce il Bacino di Carenaggio in muratura che viene dipinto con le torri sullo sfondo.

Galata Museo del Mare



Così arriviamo alla nostra prima fotografia (senza le catene, siamo nel 1905) .

Cartolina edita da Garzini e Pezzini-Milano - viaggiata nel 1905


Ed ecco una vista anche da levante, percorrendo via del campo in tempi più recenti. Ce l'ha data Renzo Bonzini  dal quale abbiamo rubato questo scatto su FB.
Sotta la volta, difficile da inquadrare per la scarsità di luce, c'è una "caditoia" chiusa da  "tappo in mattoni.

Foto pubblicata su FB da Renzo Bonzini



Ricordiamo che in origine l'acquedotto seguiva il percorso delle mura utilizzando presumibilmente il cammino di ronda. Arrivato alla "torre a mare" piegava ad est e proseguiva sul percorso dei portici della Ripa.   Sul camminamento fra le due torri si trovavano i rubinetti che regolavano il flusso ai bronzini della zona




Concludiamo con questa foto attuale  che documenta la differenza tra il restauro del 1782 della torre "a monte" effettuato con un nuovo  rivestimento in pietra e quello effettuato negli anni 60 sulla torre "a mare".
Quest'ultimo sarà più "scientifico" e  "moderno" di quello antico ma ci ha lasciato una torre tutta "rappezzi" e brutta da vedere (tanto che fra le due, quella rifatta nel 1782 sembra "nuova").







giovedì 16 marzo 2017

Il verde di Piazza Verdi






parte di Cartolina ristampata da Mangini


C'era una volta (non moltissimo tempo fa) la Spianata del Bisagno, un grande spiazzo sulla sponda occidentale del torrente, fuori della città, dove si allenavano a marciare i soldati e quindi era anche chiamata un po' "pomposamente" Piazza d'Armi.
Uno spazio dove si tenevano fiere, giochi agonistici, parate e sfilate e quant'altro necessitasse di uno spazio che la città, stretta tra il mare e le colline, non poteva offrire altrove.

Era stata ricavata, tra il 1888 ed il 1892, dalla demolizione delle "fronti Basse"  il sistema di bastioni e trincee che difendeva la città sul versante del Bisagno  come vediamo nella immagine che segue.

Cartolina edita da Mangini






Con l'espansione a levante della Città, di cui abbiamo già parlato in un altro post, nell'angolo più a nord, a ridosso della collina di Montesano, venne costruita la Stazione Orientale, poi Stazione Brignole; nome rimastole appiccicato dalla precedente localizzazione della stazione provvisoria in piazza Brignole, (ma anche questa è una storia che abbiamo già raccontato).

Cartolina spedita nel 1906 - editore non rilevato

Davanti alla stazione venne costruita una ampia piazza, intitolata a Giuseppe Verdi, piantumata a "verde pubblico".  Parlando proprio del "verde di piazza Verdi" è nata l'idea ed il titolo di questo post.

Già, perché alberi ed arbusti vanno trapiantati da giovani ed appena messi a dimora non fanno proprio
una grande figura, come possiamo ben vedere dalla cartolina qui sopra.

Ma le cartoline "belle" si vendono meglio e quindi vediamo sbizzarrirsi il genio creativo dei tipografi di allora per regalare alla piazza giardini tropicali pre-confezionati da sovrapporre agli alberelli stentati ed ai prati spogli.
Come in questa stampa omaggio de  Il Secolo XIX, ad esempio, che ci mostra delle palme di discrete dimensioni in una data in cui lì non c'era quasi nemmeno il prato. Una improbabile aiuola "fuori asse" rispetto alla stazione.

Stampa Omaggio de Il Secolo XIX


La foto che segue si può datare con una certa precisione dal palazzo in costruzione (il primo a destra salendo via XX) costruito dal 1898 al 1899.  La usiamo per mostrare la grande aiuola circolare a solo prato situata in posizione simmetrica alla stazione, che smentisce l'esistenza della aiuola fuori asse con palme vista prima.

Cartolina 1888-89 Trenkler Lipsia, non circolata


Altra cartolina a nostro giudizio pesantemente ritoccata è questa pubblicata in questi giorni da Sergio Bruzzone su FB. In verità è stata proprio la discussione su questa cartolina a dare origine all'idea di questo post.




Infatti, anche nei decenni successivi il "verde di Piazza Verdi" non è mai stato così.
Tanto più che nel 1914 le aiuole sono state "spianate" per realizzare lo "stadium" della Esposizione Internazionale di Marina, Igiene e Colonie, come vediamo nella foto che segue.

Cartolina ufficiale della esposizione edita da Sciutto


Non ci pare di vedere palme nemmeno in questa cartolina del 1917

cartolina edita da Circolari, viaggiata nel 1917


Le palme, piccole ma "sincere", le troviamo invece qui, nella parte verso il Bisagno, in questa foto edita da Tolozzi (non datata)





Questo scatto invece ha una data sicura, 1931, trattandosi della inaugurazione del monumento ai Caduti della WW1. Riportiamo solo la parte che ci interessa, ovvero i (pochi) giardini: Un boschetto sulla destra... e basta.

1931  foto Elios


Due anni dopo, 1933 viaggia questa cartolina edita da Calì che ci fa vedere il "boschetto" visto da levante, dalla copertura del Bisagno

Cartolina edita da Calì spedita 1933



Siamo sempre nei primissimi anni 30 e possiamo affermare che il verde di piazza verdi sta cominciando a nascere solo adesso

Cartolina edita da Calì


Poco prima della WW2 il verde di piazza Verdi comincia a prendere consistenza

cartolina edita da Fotocelere anteguerra ma viaggiata nel 1942



Non possiamo non ricordare che in tempo di guerra il "verde di piazza Verdi"  ospitava grano e patate...  (foto dal web di provenienze varie)

WW1 raccolta patate

WW1 raccolta patate

WW2 coltivazione grano

WW2 raccolta grano




Non siamo sicuri della datazione dei due scatti che seguono (fontane di piazza Verdi) in quanto entrambe le cartoline non sono datate e potrebbero riferirsi a subito prima o subito dopo la seconda guerra mondiale (WW2)

cartolina edita da Calì, non circolata
Cartolina edita da Calì , non viaggiata


Mentre sono sicuramente del dopoguerra le due cartoline a colori edite da WDG che ci danno finalmente una buona idea del "verde di piazza Verdi".

cartolina edita da WDG non circolata
cartolina edita da WDG , non circolata


Dal dopoguerra ad oggi non ci sembra sia cambiato gran cosa nel verde di piazza Verdi che possiamo riassumere con questa immagine quasi "contemporanea" 








lunedì 13 marzo 2017

Pammatone





La storia degli "Ospedali"  genovesi è antica quasi quanto quella della città.
Come dovunque, nel medio evo, la prestazione ospedaliera era garantita dagli ordini monastici e, salvo in caso di epidemie, era riservata ai cittadini che non potevano essere assistiti in casa propria, ovvero ai più poveri ed ai pellegrini in transito..

Quasi ogni chiesa monastica aveva il proprio ospedale e la cosa garantiva una assistenza capillare (in realtà più "religiosa" che pratica) in modo che a nessuno potesse mancare una tazza di brodo caldo ed una preghiera.

Il Poleggi ce ne aveva fatto la situazione su mappa del sec. XV

   
Una città portuale del Medioevo - Genova nei secolo X-XVI di  L.G.Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep

Le medicine erano poche e poco efficaci per cui affidarsi alle preghiere dei monaci era spesso meglio che "cadere" nelle mani dei medici.

Si trattava di una assistenza "privata" cui i monaci attendevano per vocazione, aiutati dalle elemosine raccolte e sopratutto dalle offerte e lasciti di privati che speravano con una buona azione di sgravarsi l'anima da anni di peccati.

Qui vediamo "la giornata del perdono"  raffigurata al Pammatone. Giornata un cui i cittadini abbienti sfilavano davanti al cassiere dell'ospedale e "scucivano" pubblicamente i loro quattrini. e se ne davano pochi, rispetto alle loro possibilità (giudicate da amici, nemici e concorrenti)... venivano criticati tutto l'anno.

LA MIA TERRA omaggio del Secole XIX



A noi "moderni", abituati al "wellfare" che (bene o male) ci accompagna dalla nascita alla morte, questo sistema sembrerà strano ma "funzionava bene" (per il metro di quei tempi) e la "pubblica autorità" dell'antica Repubblica si limitava ad un controllo formale sulla pubblica sanità, limitandosi ad intervenire solo in caso di gravi epidemie.

Ma torniamo al Pammatone ed al nostro "filantropo di turno:  Bartolomeo Bosco.
Bartolomeo Bosco, nel 1412, fondò l'Ospedale "della Beata Vergine della Misericordia" in vico Pammatone (passato però alla storia come l'Ospedale di Pammatone).
L'ospedale, nato con l'acquisto soli due modesti edifici fu ingrandito nel tempo grazie anche ai lasciti di numerosi benefattori, e rimase per quasi 5 secoli il più grande ospedale della città assorbendo man mano le "attività" degli ospedali minori.

Come al solito pubblichiamo una piantina del Poleggi che ci mostra un ospedale a forma di croce ancora ben lontano dalla sua forma definitiva. Nella piantina invece è abbastanza ben delineato il monastero della SS.Annunziata di Portoria che fu fondato nel 1489.  Oggi conosciamo questa chiesa come chiesa di Santa Caterina in quanto contiene la spoglie mortali di S.Caterina Fieschi Adorno, che dedicò vita e beni alla conduzione dell'ospedale dal 1478 al 1510.

Una città portuale del Medioevo - Genova nei secolo X-XVI di  L.G.Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep



Di molto posteriore invece è questa mappa che ci mostra l'Ospedale nella sua forma definitiva (D)




Carta Topografica della Città di Genova ed. Grondona 1846 - di proprietà degli autori


Nella seconda metà del 1700 l'ospedale fu ampliato con l'aggiunta di un vasto cortile con portico colonnato (su direzione dell'architetto Andrea Orsolino).


Stampa di proprietà degli autori

 
 Così si presentava alla vista dall'esterno nel 1905

Cartolina ristampata da Mangini


L'ospedale era costruito alla "vecchia maniera" con enormi corsie a volte altissime come vediamo nella foto che segue





Come abbiamo avuto modo di osservare l'ospedale era stato costruito all'estrema periferia della città, al di fuori delle mura del Barbarossa che hanno continuato a segnare fino al 1800 i confini del centro urbano. 

Ma nulla dura in eterno e, con l'espansione della città, ospedali e carceri vennero spostati nelle nuove periferie. Così, nei primi decenni del 1900, i malati vennero traslocati al San Martino ed il "vetusto" edificio venne diviso fra l'Università ed alcuni uffici comunali.  

Ci pensò poi la guerra a fare piazza pulita dell'edificio e del quartiere.





infine qui vediamo l'ospedale completamente "svuotato dalle bombe alla "fine della cura".

  



 Al contrario di tutto il resto della zona (spianata senza alcun riguardo per la millenaria Porta Aurea, che alla fine della guerra era ancora in piedi), la parte meno antica ma più "monumentale" del Pammatone è stata restaurata ed ora fa bella mostra di sé all'ingresso del nuovo Tribunale.

Del resto anche in tutti  i piani di "ristrutturazione" della zona di Piccapietra, dal 1920 ad oggi, quell'edificio porticato è stato sempre risparmiato... chissà, deve averci i suoi "santi in paradiso".
Ma questa è un'altra storia...








sabato 11 marzo 2017

Castelletto








Foto di Marco Cazzulo


Castelletto, un posto da cui si gode uno splendido panorama sulla città, una posizione "dominante" sul centro della città..

Foro di Marco Cazzulo


 Già, "dominante" è la parola chiave dell'inizio di questo post.  Infatti, un tempo, il panorama interessava meno... i nemici erano vicini, a volte gli stessi vicini erano i nemici...
Quindi Castelletto, in barba allo splendido panorama, per molti secoli ha rappresentato una posizione strategica, sia per la difesa che per il "dominio" della città.

Ma andiamo con ordine, cominciando dai primi insediamenti documentati sulla collina.
Di una torre in Castelletto si ha notizia nel sec. X , ma non si esclude che la zona possa aver ospitato una torre di avvistamento e segnalazione anche in epoche precedenti, di cui non ci è pervenuta la documentazione.

Non esistono immagini così antiche e dobbiamo accontentarci di una mappa del Poleggi riferita al secolo XI .  Vediamo la torre di "Casteletum", insieme alla torre di Luccoli, entrambe posizionate ad una riguardevole distanza dalle mura della città a costituire punti di "difesa avanzata" a salvaguardia delle mura stesse.
Le mura sono quelle del 900 (ca), nel loro tracciato ipotetico a semi-circonferenza distante circa un miglio romano dalla penisola del Molo.

Una città portuale del Medioevo - Genova nei secolo X-XVI di  L.G.Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep


Nel secolo XII, la costruzione delle "mura del Barbarossa" inglobò la torre di Castelletto e ne fece uno dei punti forti della cinta muraria.

Una città portuale del Medioevo - Genova nei secolo X-XVI di  L.G.Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep


Qui invece vediamo una rappresentazione del XV secolo con il Castelletto già trasformato in un articolato fortino, separato dalla città da proprie mura interne.
Brutto segno: oltre che difendere la città dai pericoli che venivano da fuori il Castelletto si "muniva" contro la città stessa.
Brutto segno, dicevamo, perché la Repubblica era indebolita dalle perenni lotte intestine tra le varie fazioni le quali, per avere ragione sui rivali interni, si appoggiavano a potenze esterne  favorendone l'intervento armato. Nel secolo XV questa situazione causò la perdita di indipendenza della repubblica che cadde per due volte sotto il controllo dei francesi e due volte sotto la signoria dei milanesi.
I ricchi genovesi continuavano a fare i propri affari in giro per il mondo arricchendosi mentre la città, persa la sua autonomia politica e militare tirava avanti alla meglio, mantenendo quasi tutte le proprie istituzioni e "fingendo" di essere ancora una repubblica.

Una città portuale del Medioevo - Genova nei secolo X-XVI di  L.G.Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep



Nello stesso periodo Cristoforo Grassi ritraeva il Castelletto così con una doppia cinta fortificata irta di torri, volta verso il centro della città.

immagine dal Web


 Il CAP, nel 1963, ne faceva fare una "rielaborazione" grafica 

 particolare di una veduta di Cristoforo  Grassi, tardo XV sec.



Nel 1500 a questo gioco (dominare Genova) parteciparono anche gli Spagnoli di Carlo V  i quali, dominando Milano, erano interessati al porto di Genova per mantenere le comunicazioni con la madre-patria. E quindi fu una partita Francia-Spagna, nel corso della quale il Castelletto e la Briglia (costruita dai francesi vicino la Lanterna)  ebbero un ruolo importante per il controllo della città.

In fine ci pensò Andrea Doria. Passato al servizio della Spagna e battuti e cacciati i Francesi, permise ai genovesi di abbattere la Briglia ed il Castelletto, simboli della oppressione straniera.

Nel 1528, Andrea Doria, forte della protezione spagnola rifondò la Repubblica di Genova, con un nuovo ordinamento politico e mise mano a nuove fortificazioni questasta volta rivolte solo verso eventuali invasori, senza cannoni puntati sulla città.

Il nuovo ordinamento politico del Doria, istituiva una "repubblica oligarchica" che bene o male guidò la città fino alla rivoluzione francese.

Persino dopo la formale sottomissione alla Francia , avvenuta dopo il famoso bombardamento del 1684, la repubblica mantenne le proprie strutture politiche e militari ed il Castelletto non venne più ricostruito.

1684 bombardamento Luigi XiV di Mathaus Merian


Nel 1700 la repubblica conobbe problemi, guerre ed altre traversie.
Costretta a cedere la Corsica, dovette contrastate le invasioni dei Savoia e degli austriaci che nel 1746 la occuparono, per esserne scacciati dalla insurrezione popolare (episodio del "Balilla").
Infine la Rivoluzione cancellò la "repubblica aristocratica" sostituendola con una "democratica" sotto la "tutela"  francese. Poi Napoleone soppresse anche la repubblica democratica incamerando Genova nell'Impero francese.
La "Restaurazione" ci fece cadere "dalla padella nella brace" mettendoci nelle mani del nemico più detestato: i Savoia.

A questo punto si tornò a costruire l'odiato (dai genovesi) simbolo della dominazione straniera: il Castelletto. (e tutti gli altri forti della cinta esterna, con i loro cannoni ben puntati sulla città).
Qui lo vediamo già quasi terminato in una mappa del 1846

Mappa edita da Grondona nel 1846 di proprietà degli autori




Mentre del "castelletto dei francesi" abbiamo trovato solo 2 immagini, quello dei Savoia è stato immortalato in qualche immagine in più.     Così ce lo dipinge il Cambiaso nel 1830.

1830ca Castelletto di Domenico Cambiaso da Una Storia Dipinta ed ggallery


Sempre il Cambiaso da un'altra prospettiva

Castelletto di D.Cambiaso da Giardini Parchi e Paesaggio nella Genova dell'800

Chapuy ce lo mostra visto da ponente

Chapuy Nicolas 1848ca - Genova - Veduta della città e del porto dalla terrazza a mare del Palazzo del Principe, verso ponente, da lito di proprietà degli autori


Non entreremo nei particolari dei fatti del 1849, ma alla prima sconfitta dei Savoia, i genovesi presero le armi, assediarono le guarnigioni sabaude e distrussero ancora una volta l'odiata fortezza.

Ristabilito "l'ordine costituito" con i bersaglieri di La Marmora, e sottomessa la "vil razza canaglia", i Savoia pensarono bene di non ricostruire il Castelletto e destinare l'area alla edilizia civile. (anche perché stavano ricostruendo il Forte Sperone, molto meglio posizionato e munito, da cui potevano "coprire"  ancor meglio l'intera città grazie anche alle nuove artiglierie che consentivano maggiore gittata e precisione).

Mura e forti di Filippo Buppu Noceti


Le rovine vennero spianate e sulle fondamenta del Castelletto  vennero costruiti gli attuali caseggiati.
Qui ne vediamo i primi due, immortalati da Godart in una foto del 1857. (per gentile concessione di Alberto Maria Di Salle)





Qui Castelletto visto da ponente a fine 1800. Sotto vediamo il convento delle Turchine e l'Albergo dei Poveri.

Turchine-castelletto - Genova Antica e dintorni  ed. Mondani


Ed eccoci arrivati in tempi "quasi moderni" : anni 30 la rotonda panoramica con i suoi ascensori.

da Genova antica e dintorni edita da  Mondani


1955, la spianata lato ponente

Cartolina Fotocelere edita da Calì


Ed ora un "modernissimo"  panorama della città dalla rotonda, per gentile concessione di Marco Cazzulo

foto di Marco Cazzulo



L'unica "eredutà che ci è rimasta delle fortificazioni, sono le emormi cisterne che immagazzinavano l'acqua necessaria alla guarnigione in caso di assedio. Ne vediamo una qui di seguito in una foto pubblicata su FB da Corallo Giorgio.