lunedì 7 febbraio 2022

Sant'Agata - un ponte rotto ed una chiesa "nascosta"

 


Ponte  e chiesa di S. Agata a San Fruttuoso - di C. De Grassi 1597 (particolare di Francesco Piredda)- Qui il Bisagno è stato ristretto ed il ponte è stato accorciato in maniera esagerata


 

 Nel "titolo del post" abbiamo citato il ponte prima della chiesa, in ordine di "presunta anzianità".  

Presunta anzianità, perchè probabilmente in quel luogo un ponte c'è stato fin dall'epoca romana, in quanto si trovava sul probabile percorso della strada che da Genva portava a levante, che con un percorso difficile ed accidentato cercava di collegare Genova con la Via Consolare Aurelia. Una via tracciata in fretta in mezzo ai monti e senza gli accorgimenti delle classiche vie consolari, priva delle grandi opere ingenieristiche che hanno permesso alle strade consolari romane di arrivare fino a noi.  

La prima citazione a noi pervenuta, di un ponte "de Bisamne", risale al 1140.  In seguito lo troviamo citato anche con altri nomi: pons Murteti, pons Maior, pons Lapideus, pons Longus, oltre al nome odierno di ponte di  S.Agata. 

Il ponte di S.Agata qui rappresentato da Antonio Giolfi Inc. su carta(part.) 1769 Museo Galata

 

Il nome di "pons S. Agathae" deriva dal monastero/ospizio con chiesa, denominato anche "Capite Pontis" e dedicato a S.Agata. La prima menzione certa di questo monastero, a noi pervenuta, risale al 1191, anche se è pensabile che un ospizio per pellegrini e viandanti, in quella posizione, risalga ad un periodo più antico. 

Luigi Garibbo 1820 ca. - da La Valbisagno ed. Stringa (part.)


Ed ora una visione d'insieme di  F.Schmid(dis.)-E.Ciceri(inc.)  1850 ca  ed.Lemercier Paris - da Paesaggio e Immagine di Genova Ennio Poleggi - Sagep

 

 Come d'uso non staremo a raccontare le vicende del monastero nella alternanza degli ordini religiosi che l'ebbero in custodia. Ci basterà sapere che venne danneggiato dalla piena del Bisagno nel 1452 e nazionalizzato nel 1798 dalla Repubblica Democratica mentre era officiato degli Agostiniani della Consolazione. Il Governo Giacobino lo vendette alla famiglia Pedemonte che abitava in zona e che vi mantenne gli Agostiniani fino al 1827.  In questa data fu acquistato dalle Maestre Pie Della Divina Provvidenza (le "Gandolfine") che si occupavano del ricovero ed istruzione delle fanciulle povere, ed oggi vi gestiscono scuola elementare ed asilo.

Dizionario delle chiese di Genova-Mondani edit.
Dizionario delle chiese di Genova-Mondani edit.

 La chiesa è piccola, a tre navate, nascosta dalle vecchie abitazioni che le circondano, insieme alle quali forma un caratteristico piccolo borgo, una antica isola circondata ed assediata da costruzioni  più recenti.

Nel 1942 un bombardamento lasciò la chiesa senza il tetto ma non abbiamo foto al riguardo. 



Dizionario delle chiese di Genova-Mondani edit.
 
Oggi si accede al complesso per uno stretto archivolto, sormontato da un dipinto murale raffigurante Sant'Agata e due santi, identificati come san Fruttuoso di Tarragona e Sant'Antonio. 

 

Il Campanile è basso, a forma di torre e "tenta" di passare inosservato

campanile visto dalla piazzetta interna-Dizionario delle chiese di Genova-Mondani edit.

la stessa immagine , oggi, Foto di Roberto Crisci

Campanile visto da Ponente Google Maps
La piazzetta interna con il portale del 1400, da restaurare- Foto Roberto Crisci

Interno della chiesa, oggi. Foto di Roberto Crisci

La statua della Santa, oggi. Foto di Roberto Crisci

 

Appena fuori dall'ingresso del convento una breve rampa dissestata è quanto rimane dell'antico accesso al ponte di Sant'Agata, del quale si possono ancora vedere due arcate, parzialmente interrate, incluse in un cortile privato. 

Inizio del ponte, vicino alla chiesa - Foto di Roberto Crisci

le prime arcate antiche tamponate. Foto Roberto Crisci

 

 

Il ponte antico era stato distrutto da una alluvione nel secolo XV e ricostruito con 28 arcate (240 metri). Partiva da Borgo Incrociati ed arrivava fino alla chiesa.  Era stato ridotto a sole 5 arcate nel 1800 in occasione della costruzione degli argini, cosa che aveva permesso una indebita ed intensa edificazione dell'area alluvionale circostante.

Il Ponte era arcuato come dimostra questa sovrappoizione della Mappa Pagano del 1937 sul rilievo del Porro del 1835), che segue 

rilievo del Porro (1835) sovrapposto alla Mappa Pagano del 1937 da Davide Canazza

 

 

 


 
1957 Ponte di S.Agata e ponte Castelfidardo - foto Corallo Giorgio


Nel 1822 il "famoso" "Diluvio di San Crispino" che distrusse il Ponte Pila allagando la piana del Bisagno, danneggiò anche il ponte di S.Agata, come risulta da questo trafiletto della Gazzetta di Genova, interrompendo ogni collegamento carrabile fra Genova ed il levante.

dalla Gazzetta di Genova del 26 ottobre 1922 - Marco Cazzulo


 

Nel 1970 l'ennesima alluvione distrusse due arcate del ponte lasciando le altre pericolanti in preda alle alluvioni successive.

Ponte S.Agata 1975ca con passerella - foto di Renzo Bonzini


Le due arcate oggi superstiti fanno triste mostra di se, tenute insieme da opportuni tiranti metallici che ne impediscono il crollo e ci ricordano che i fiumi, prima o poi, si riprendono quello che gli è stato tolto e puniscono la nostra presunzione.

Quello che resta oggi.

S. Agata è nota per la sua fiera annuale, la prima domenica di febbraio.  Una fiera nata come fiera di campagna,  con animali, piante da frutta, ed attrezzature agricole. Oggi una fiera come le altre , ma sempre molto frequentata.

1941FieraS.Agata - Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale-(Mondani)
1955ca.S.Agata- foto di AlbaFurlani
1955 fiera S.Agata -  foto di Renzo Bonzini

1954 S. Agata - foto di Renzo Bonzini

 

 

 

 

 








venerdì 4 febbraio 2022

Sant' Antonio Abate in Prè


 

S.Antonio di Pré da Fotografi Liguri dell'ottocento - ed. G.Mondani

 

 

Una chiesa e un ospedale nati alla fine dell'anno 1100 (1195 o giù di lì) in un borgo popolare subito fuori dalle mura del Barbarossa, in "contrada predis", lungo la strada per il ponente.

Una città portuale del Medioevo - Genova nei secoli X-XVI di  L.G.Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep - sec. XIII

 

 

La chiesa originale era piccola, a tre navate, costruita in pietra di Promontorio e la facciata rivolta a ponente, Lo stesso portale a sesto acuto oggi inserito nella facciata del Palazzo Raggio che da sul vico superiore si S. Antonio. 

Portale-Diz. delle Chiese... -Mondani

 

S.Antonio-Sovraportale del 1400-Dizionario delle chiese... -Mondani

 

Vi era poi un campanile di forma simile a quello di S. Agostino in Sarzano, ma non abbiamo una immagine da mostrare.

 

 

Nel 1250ca. S.Antonio venne affidato ai monaci Lerinensi del convento di S.Onorato in Castelletto. A questi si unirono in seguito i monaci di San Benedetto, ma partiti nel 1483 gli ultimi 2 monaci rimasti, il complesso venne affidato in commenda al cardinale Paolo Campofregoso.

Una città portuale del Medioevo - Genova nei secoli X-XVI di  L.G.Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep-  sec. XV

 

 

La chiesa venne ingrandita  nel XVI secolo su disegno di G.B.Grigo. Ingrandita il più possibile, ma comunque poco, considerando che era già circondata da edifici su tutti i lati, come possiamo vedere replicando la foto di copertina.

S.Antonio di Pré da Fotografi Liguri dell'ottocento - ed. G.Mondani  

 

Una chiesa legata ad antiche consuetudini, (legate alla agiografia del santo), come la benedizione degli equini, che avveniva nel giorno della festa del Santo nel cortile davanti alla chiesa, anche qualche tempo dopo che questa era stata definitivamente chiusa in seguito agli editti del Governo Democratico nel 1798. Una festa le cui origini si perdono nella notte dei tempi, con gli animali bardati a festa , con fiori e campanelli e che si concludeva con la somministrazione agli equini di fette di pane inzuppate nel vino.

 

una classica immagine di S.Antonio Abate



I Lerinensi avevano l'usanza di "tenere mandra", ovvero maiali. Si trattava di un "privilegio" concesso agli Antoniani dal papa Bonifacio VIII nel 1300ca. Ogni anno la "comunità locale" regalava agli Antoniani un porcellino che veniva lasciato libero di pascolare per la contrada finchè, dopo qualche anno, diventato "grande",  veniva macellato e diviso fra monaci e donatori.  Ma, con il passare degli anni, i porcelli diventavano sempre più numerosi ed invadenti.  La consuetudine, partiti i Lerinensi, continuò anche con i commendatari finchè, in pieno 1700, ai 4 canti di San Francesco, un maiale travolse un patrizio che vi transitava insieme al Doge. L'affronto non fu tollerato e venne emesso un decreto: ""Il Serenissimo Senato, considerato quanto sia indecente  e di quanto pregiuditio il permettersi vadino girando per le vie li porchi, sarà lecito a chiunque di prenderli et ammazzarli""

I commendatari furono risarciti per la perdita del "beneficio" con la somma annua di lire 150.

Contestualmente ebbe termine la tradizionale "processione del maialino di Natale" , che da S.Antonio veniva portato a piazza San Matteo in gran pompa e con gran seguito di gente festante, come omaggio alle famiglie Doria, in ringraziamento delle somme da essi annualmente elargite a quella chiesa.

Offerta del maiale ai Doria-dal Dizionario delle chiese di Genova - Mondani editore

 

 

Lo "spedale" di San Antonio era dedicato alla cura di una allora misteriosa malattia della pelle denominata appunto "fuoco di San Antonio" e per questo aveva da sempre goduto di una certa fama e prosperità.

Ma, già dal 1423, con la costruzione dell'Ospedale di Pammatone, questa sua funzione venne a cessare.  Dapprima il complesso assunse la funzione di ospitare gli ecclesiastici di passaggio in città, poi vi vennero ospitati anche pellegrini e semplici viandanti poveri. In seguito gran parte del monastero venne trasformata in case di civile abitazione. Qui la situazione nel 1770.

1770 Mappa dell'Accinelli  commentata- S. Antonio di Pre

 

Dal 1798 la chiesa fu divisa in due parti: una parte rimase al culto come Oratorio e l'altra divenne un magazzino.  Inoltre vi risiedette per un certo periodo anche un ufficio di leva della Marina Militare. La mappa che segue riporta la chiesa segnata con la lettera "E"

Una città portuale del Medioevo - Genova nei secoli X-XVI di  L.G.Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep  Situazione PRIMA DELLE CONFISCHE del 1798

 

Tutto questo fino al 1891, quando il Regio  Economato dei Benefici Vacanti vendette al Conte Edilio Raggio tutti gli edifici compresi nel "quadrato":   via Balbi - via Pre - Vico superiore S.Antonio e vico del Roso. (quadrato segnato qui in giallo)

Mappa Pagano 1904


Da allora tutto è cambiato, sopratutto nella muratura esterna, mentre restano numerose testimonianze del passato all'interno della struttura che la proprietà non ha voluto o potuto cancellare.

Seguono foto moderne di quello che abbiamo potuto vedere e testimoniare.

Lapide murata in vico inferiore del Roso - Foto Nostra 2018


Foto Nostra 2018


Foto Nostra 2018

Foto Nostra 2018

Foto Nostra 2018



Foto Nostra 2018

oratorio ricavato da parte della Abazia S. Antonio, anche esso inglobato nel Palazzo di via Balbi 6

oratorio ricavato da parte della Abazia S. Antonio, anche esso inglobato nel Palazzo di via Balbi 6

oratorio ricavato da parte della Abazia S. Antonio, anche esso inglobato nel Palazzo di via Balbi 6

oratorio ricavato da parte della Abazia S. Antonio, anche esso inglobato nel Palazzo di via Balbi 6

oratorio ricavato da parte della Abazia S. Antonio, anche esso inglobato nel Palazzo di via Balbi 6

2005 Ex Ospedale S.Antonio di Pre- Corallo Giorgio













lunedì 20 dicembre 2021

Le due chiese di Santa Sabina

 

Foto 1938 da Almiro Ramberti  -  foto 1934 da "Parrocchia Santa Sabina1934-1959"


 

 La basilica paleocristiana di Santa Sabina, (dal 1212, in quanto dedicata in origine anche a San Vittore), risaliva probabilmente al sesto secolo D.C. . Infatto accanto ad essa è stato rinvenuto un sepolcreto paleocristiano risalente a quel periodo. 

immagine avuta da Almiro Ramberti

 
foto pubblicata nel web da Almiro Ramberti

 La storia della antica chiesa ce la racconta  qui di seguito l'opuscolo della chiesa nuova "Parrocchia Santa Sabina1934-1959".  Noi aggiungiamo la solita mappa dove vediamo che  la chiesa era stata fondata fuori dalle vecchie mura, vicino alla riva, quasi allo sbocco del rio Carbonara.

Solo nel 1155 si trovò ad essere entro la cinta delle mura del Barbarossa, poco a monte della Porta dei Vacca (terminata nel 1159)

da:  Una città portuale del Medioevo - Genova nei secoli X-XVI di  L.G.Bianchi e E.Poleggi  ed. Sagep

Ed ecco la storia dell'edificio religioso tratta da:  "Parrocchia Santa Sabina1934-1959" (notizie tratte da "Le Chiese Di Genova-di Mons.Lazzaro De Simoni, che riteniamo giusto citare come fonte comune) 

da "Parrocchia Santa Sabina1934-1959"

 

Della vecchia chiesa, oltre all'altar maggiore ed alla statua di marmo della Santa (2500kg.), vennero recuperati e trasferiti in seguito nella nuova chiesa: due altari laterali, alcuni quadri, ed un crocifisso ligneo, mentre la "pala" di B. Strozzi è tuttora conservata nell'abside maggiore della chiesa vecchia.

da "Parrocchia Santa Sabina1934-1959"



Si parlava della soppressione del 1931...  e della nuova chiesa... una chiesa da costruire in una periferia dove era prevista una forte espansione edilizia e dove le chiese esistenti erano poche e molto distanziate fra di loro.  Una chiesa che doveva servire una nuova parrocchia. Si trattò di una permuta... una piccola chiesa in centro contro un grosso capannone industriale in disuso in periferia, da farci chiesa, canonica, circolo ACLI e campetto di calcio per il ricreatorio. 

Dove?  Qui ci vengono in aiuto le mappe "della nuova parrocchia" che si spiegano da sole: 

da "Parrocchia Santa Sabina1934-1959"


Nel 1931, all'atto della cessione della vecchia chiesa al Comune, la nuova parrocchia di via Donghi non era ancora stata ufficializzata, ma funzionava una chiesetta provvisoria nei fondi di un caseggiato, al n. 27r. Nell'aprile del 32 venne trasferito il "titolo". Nell'ottobre del 33 si pose la prima pietra e nel dicembre del 1934 la chiesa venne inaugurata...  nuda. 

da "Parrocchia Santa Sabina1934-1959"


Una chiesa nuova... in cemento armato, essenziale, spoglia, dove gli arredi trasferiti dalla vecchia chiesa quasi si perdono, in un vuoto assoluto.  Non "oggi", ma nel 1934...  

I "ben-pensanti" rimasero storditi, inorriditi:  che è questo "magazzino"? dove sono gli stucchi? gli ori? gli affreschi che coprono le pareti delle chiese antiche? E vai a spiegare che i tempi son cambiati, che vadano a vedere la vicina mezza-chiesa di piazza Martinez, costruita qualche anno avanti (la cui parte posteriore sarà completata negli anni 50).  Ma si sa, ai ben-pensanti, il nuovo non piace, specie se si presenta povero e nudo come Cristo in croce.

E ben che ci mettiamo anche le campane, un bel concerto, (la chiesa di piazza Martinez nel dopoguerra le campane non le aveva ancora...).

da "Parrocchia Santa Sabina1934-1959"

  

 Ma qualcuno ci rimase tanto male da prendere il tram per andar a sentir messa alla Consolazione o in San Lorenzo... Si sà, ci vogliono almeno tre generazioni per apprezzare il nuovo che fu... (che nel frattempo è diventato vecchio, quindi consueto, rivisto, digerito,  accettabile... 


Ma andiamo ora a vedere la vecchia chiesa... 

Nel 1931,  cominciarono a pensare cosa farne... Nel 39 decisero che lì ci stava bene un cinema... e cinema fu

foto da Ornella Dodero

Il cinema Imperiale funzionò dal 1940 al 1975, dopodichè venne abbattuto e sostituito dalla attuale moderna filiale della Carige.  

"nostra" foto


 Carige che ha conservato quanto restava della parte posteriore della chiesa integrandola con il moderno ufficio 

foto di P.G. Gagna