sabato 15 giugno 2019








Giovedi 13 giugno, al Museo Diocesano, è avvenuta la presentazione dello "sportello da Tabernacolo" restaurato per iniziativa della associazione GenovApiedi.


La direttrice del Museo Diocesano, Paola Martini ha fatto gli "onori di casa" presentando l'evento.

 


  Il rappresentante della Confraternita proprietaria della "tavola".





Da sinistra, il restauratore Nino Silvestri, e il Dr. Franco Boggero, storico dell'Arte Sopraintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, che ha sovrainteso al restauro.




Paola Martini con Gianni Orefice, presidente di GenovApiedi. In mezzo le foto della tavola prima del restauro.





Le foto della tela prima del  restauro




Il "manufatto" definito come sportello di Tabernacolo è in effetti uno sportello di grandi dimensioni (150x75 cm.) sistemato in una cornice dorata (197x110 cm.) ultimamente usato come sportello di un grosso armadio situato nel retro dell'oratorio della ArciConfraternita della SS. Immacolata Concezione della Madonna del Monte.
Ed ecco lo sportello restaurato:   il lato esterno della Tavola, rappresenta la "Madonna sull'albero di Jesse", nella sua cornice (posizione "chiusa")





La grandezza della "tavola" farebbe piuttosto pensare all'uso originale come chiusura di una nicchia contenente oggetti religiosi o forse una statua della Madonna cui l'angelo, a sportello aperto, offriva dei fiori.

L'interno della tavola, con l'angelo che offre gigli, cosa che farebbe pensare alla chiusura di una nicchia contenente la statua della Madonna.



La tavola passerà l'estate al Museo Diocesano dove è attualmente esposta e verrà riportata nell'Oratorio a fine Settembre



lunedì 27 maggio 2019

Il monumento a Raffaele Rubattino





Non staremo a farvi la storia del "risorgimento della marineria genovese" del 1800, che in buona parte coincide con quella del nostro personaggio: imprenditore, ed armatore di successo.

Un successo ben riconosciuto dai suoi contemporanei che gli dedicarono un monumento eretto nel 1893, a soli 12 anni dalla sua morte.




Monumento eretto in piazza Caricamento in vista dei "vapori" che avevano costituito la sua principale attività imprenditoriale.

Ma, stranamente, il Rubattino non guardava i "suoi" vapori. La statua era rivolta verso la carrettiera Carlo Alberto, strada di vitale importanza, all'epoca molto trafficata di persone e di merci.  Verso il porto c'era poco da vedere. Sparite da poco le terrazze di marmo, le aveva sostituite la ferrovia fumosa e rumorosa ed i cancelli della dogana.



Forse a questo motivo pensavano gli ideatori della statua, noi di sicuro... ed abbiamo immaginato le seguenti scenette.  "Abbiamo", perché a questo post abbiamo lavorato in due... il solito "io" e la mia "prof. di Genovese"  Ornella Dodero, coautrice del testo e responsabile del "genovese" parlato dal "fu Raffaele Rubattino" (che certamente ci perdonerà la libertà che ci siamo presi).

Scenetta n. 1- il monumento viene portato in piazza e la gru si accinge a sistemarlo "faccia al mare".
al che il Rubattino sbotta: " E basta vapori, ghe n’ò e stacche piñe de vedde vapori e scrive de vapori, oua veuggio vedde un pö de gente; giæme a faccia da-a carretea perché veuggio vedde chi l’arriva"

scenetta n. 2 - il monumento viene portato in piazza e la gru si accinge a sistemarlo "faccia al mare".al che il Rubattino gentilmente... "Se no ve despiaxe, giæme da via a-o ponte Calvi perché aivo mandou o fattorin à accattâme i çigari e veuggio vedde quande o se sbriga a tornâ co-i çigari e co-o resto"".

Detto, fatto.  ce lo siamo visto girato verso via Gramsci  per circa cento anni.





Poi sono arrivate le celebrazioni colombiane ed i relativi lavori  ed il nostro Raffaele è andato qualche tempo in vacanza mentre scavavano a Caricamento ed il vecchio Porto Antico diventava il "Nuovo Porto Antico", con tanto di Acquario, Bigo, Museo del Mare, ristoranti, barche da diporto, cinema, passeggio ed attrazioni varie. 





E venne il momento di riportare il "nostro" Rubattino al suo posto e qui viene il bello. Mica ci voleva stare, come prima, faccia a via Gramsci... a guardare quel mostro di vetro e cemento che avevano costruito dopo la guerra, proprio no. 




Passando, aveva adocchiato gioventù a passeggio nel lungomare, il Globo, i turisti vocianti, i  moli tirati a nuovo.  e così si espresse: "Figgeu, stæme à sentî: giæme in sciô davanti pe vedde o mâ e no quello pacciugo ch’an costruio inta Ripa Maris. Veuggio vedde o mæ mâ, o porto antigo, che oua o s’arve à tutti i zeneixi che ghe passeggian e mi son contento d’avei dæto unnna man into passou".



E così lo vediamo ora, contento di starsene lì in piazza ad ammirare il suo mare ed i suoi moli e le tante cose nuove che ci hanno costruito intorno. 




E chissà, che qualche sera non lasci di nascosto il suo piedistallo per farsi una passeggiata lungo i  moli, visitare l'acquario. 
Ci piace anche immaginarlo mentre, di nascosto, fa una capatina al Museo del Mare per rivedere la sua gente ed i "suoi vapori", di cui dopo più di cent'anni avrà certo nostalgia.

Contrariamente al solito abbiamo trascurato la storia e lavorato un poco di fantasia ma speriamo che ci perdonerete.  Lui, Raffaele Rubattino, di sicuro ci ha già perdonato.







sabato 25 maggio 2019

Palazzo Cesare Durazzo (poi Cattaneo Adorno) via del Campo 12




foto da Wikipedia



Il Palazzo Cesare Durazzo (poi Cattaneo Adorno) è stato edificato su pre-esistenze della palazzata della Ripa e, nel 1664, risulta di proprietà di Cesare Durazzo.  
La Facciata su Via Gramsci è del XVIII secolo, recentemente restaurata.  (foto in alto)

L'ingresso invece si trova nella retrostante via del Campo, al n. 12.
Entrando si trova un atrio dove due teste di leone fanno buona guardia  sopra l'architrave del portale.

foto degli autori del post
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 Il taglio di via Carlo Alberto (nel 1835) ha determinato l’estensione dell'edificio verso il mare, inglobando via "Sottoripa la Scura". In tale occasione venne spostato il vano scala e alterata la distribuzione interna.  Nella foto che segue si vede la balaustra storta rispetto alla facciata. Le due successive sono prese da quel punto fra balaustra e finestra).

foto da Wikipedia
foto degli autori del post
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 Al primo piano nobile si conservano 2 affreschi di Domenico Parodi rappresentanti il Doge Stefano Durazzo nelle vesti di un trionfale Nettuno.

foto degli autori del post
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 Solo questo piano, essendo sfitto, è visitabile, quindi ci manca la vista dei e dai piani superiori.
Anche da questo piano comunque il panorama è splendido, nonostante la presenza della Sopraelevata che ci riporta bruscamente negli anni 2000

foto degli autori del post



martedì 5 marzo 2019

Villa Lercari-Spinola di San Pietro a Sampierdarena



L'originaria facciata principale nel disegno di Rubens

La villa nasce intorno al 1560 (con tutta probabilità) ad opera di Bernardino Cantore, su committenza di Giovanni Battista Lercari.  Ne abbiamo notizia in quel periodo da alcune fatture di materiali edili.  Nel 1582 ne parla il Visitatore Apostolico, mons. Bossio. La villa merita l'attenzione del Rubens che la disegna e la fa mettere in pianta.







Nel 1592 la villa passa per eredità agli Spinola "di San Pietro" per via del matrimonio di Pellina Lercari con Gio.Maria Spinola.
Il primogenito Gio.Battista Spinola, duca di San Pietro eredita la villa che vi aggiunge due avancorpi laterali porticati.




Secondo i contemporanei che la descrivono,  di gran pregio erano anche i giardini.
Quello inferiore arrivava fino al mare, mentre quello retrostante si alzava gradatamente e culminava in una graziosa villetta.





Questa incisione di J.C.Volkammer del 1708 (da Nurbergisches Hesperides)  identifica la villa con la lettera "A" per cui abbiamo provato a tracciarvi i confini secondo la piantina del Vinzoni ma abbiamo trovato alcune differenze ovvero un maggior numero di costruzioni entro i suddetti confini. 





Agli inizi del 1800 la villa fu poi a vari istituti religiosi (prima le Dame del Sacro Cuore e poi le Figlie della Cerità di S.Vincenzo De Paoli, note come "Cappellone").

La foto della villa è della seconda metà del 1800 , vista dal lato mare,  e la brutale presenza di un muraglione fa pensare che il giardino lato mare sia utilizzato per scopi agricoli (sic transit gloria mundi)




L'ipotesi "agricola" dell'uso del giardino è confermata da questa panoramica dei primi anni del 1900

Foto dal Web




Infine nel 1920 al comune di Sampierdarena che la adibì a scuola.
Nel frattempo tutto intorno si costruivano case di "civile" abitazione.
Con la stessa prospettiva della foto precedente ecco una foto della facciata lato mare degli anni 50 del 1900 con la villa circondata di costruzioni abitative di scarso pregio.




La facciata "lato monte"  con l'ingresso della scuola

Luca Dasso 1984



La villa è costruita secondo il classico modello Alessiano, ma non si conosce il nome del progettista. È uno dei due palazzi sampierdarenesi descritti da Rubens nel volume "Palazzi di Genova" (l'altro è La Fortezza), dove è identificato come il palazzo "C". Come molte ville del cinquecento fu dotata di una "torretta"

 All'interno è presente un importante ciclo di affreschi riferibili a Bernardo Castello, Giovanni Carlone, e Giovanni Andrea Ansaldo.
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Particolare degli affreschi del piano nobile con le imprese di Megollo Lercari dipinte da Giovanni Carlone
Particolare degli affreschi del piano nobile con le imprese di Megollo Lercari dipinte da Giovanni Carlone



sabato 2 marzo 2019

San Bartolomeo della Costa o di Promontorio





foto dal web


La chiesa è situata su un poggio alle spalle di Sampierdarena in una zona che aveva conservato la sua vocazione agricola che fino alla metà del 1900

Pianta di Sampierdarena tra le mura di Genova e la foce del torrente Polcevera. (sec.XVIII) -Archivio di Stato



Il documento più antico che si riferisce alla Chiesa data  1311  ma i resti archeologici rinvenuti (e la stessa titolazione dell'edificio)  ci parlano di una costruzione romanica (XII secolo?).
Nacque come monastero "Vallombrosano" e solo nel XVI sec.   eretta in parrocchia.

La torre nolare viene probabilmente  modificata intorno al 1580  con l'apertura di 4 grandi finestre sormontate da una cornice mistilinea modanata.

S.Bartolomeo della Costa di Promontorio- Clario Di Fabio - da Medioevo Demolito - Pinella editore





Come tutti gli edifici, nel corso del tempo, la chiesa ha subito riparazioni e rifacimenti parziali ma ha mantenuto, fino alla fine del sec.XVIII,  la sua struttura base:  a croce commissa triabsidata e coronata (all'incrocio dei bracci) da una torre nolare.

Foto dal Web



A fine 1700 venne aggiunta la navata sud mentre la navata nord venne costruita nella prima metà del 1800.   In conseguenza di queste aggiunte venne rifatta anche la facciata della chiesa.  Nel 1844 si ha l'ampliamento dell'abside maggiore.

S.Bartolomeo della Costa di Promontorio- Clario Di Fabio - da Medioevo Demolito - Pinella editore




Nel 1888 D'Andrade visita la chiesa e ne disegna la torre nolare che da già segni di decadimento.

S.Bartolomeo della Costa di Promontorio- Clario Di Fabio - da Medioevo Demolito - Pinella editore






Nel 1894-95 il parroco e l'economo ragguagliano l'ufficio per la conservazione dei monumenti e poi personalmente il D'Andrade sullo stato della torre.

S.Bartolomeo della Costa di Promontorio- Clario Di Fabio - da Medioevo Demolito - Pinella editore




Vengono fatte le necessarie perizie e nel 1895 si montano i ponteggi.
In attesa dello svolgimento delle pratiche necessarie allo stanziamento dei fondi per un restauro definitivo la torre viene "messa in sicurezza" medante il lavoro gratuito domenicale dei parrocchiani sotto la direzione dell'ufficio (De Marchi).
Nel 1896 iniziano i lavori con l'intenzione di ripristinare la torre nella sua forma originale rilevata esegundo saggi e scrostamenti vari.

S.Bartolomeo della Costa di Promontorio- Clario Di Fabio - da Medioevo Demolito - Pinella editore



A questo punto diamo direttamente la parola al professore  Clario Di Fabio, autore del saggio da cui abbiamo preso spunto (ed informazioni) per questa paginetta.

S.Bartolomeo della Costa di Promontorio- Clario Di Fabio - da Medioevo Demolito - Pinella editore



Insomma, stavolta il D'Andrade non "ricostruisce il medioevo" ma rispetta le modifiche cinquecentesche giudicandole meritevoli di conservazione e tutela.

berneri1Storia di Sampierdarena di Tito Tuvo e marcello G. Campagnol- D'Amore editore

anni70 - Dizionario delle strade di Genova-Bianca Maria Vigliero- Tommaso Pastorino -Tolozzi editore


Interni in B/N

Foto dal web



Dall'epoca di questi restauri la chiesa ha subito ulteriri interventi di manutenzione straordinaria che non staremo ad elencare ma non ha subito mutamenti sostanziali alla struttura.
Oggi si presenta così.

Google maps

Foto di Carlo Casareto

Foto di Carlo Casareto

Foto di Carlo Casareto

Foto di Carlo Casareto