lunedì 6 aprile 2020

La fine di una Repubblica 1797-1815 - 8




Siamo arrivati all'ultima puntata di questa narrazione. Napoleone se ne andava da Genova il 5 luglio, lasciandoci una pletora di funzionari francesi, cartografi ed ingegneri che si accingevano a fare della città un punto nodale delle comunicazioni commerciali e sopratutto militari.




Infatti le strade progettate: la futura Aurelia da Nizza a Pisa e le carrozzabili da Genova per Piemonte, Lombardia ed Emilia erano strade militari, pensate per il facile e veloce transito di cannoni e carri di provviste militari al seguito degli eserciti.
Anche le fortezze progettate intorno alla città sarebbero servite per evitare il ripetersi di un assedio sangiunoso come quello del 1800.
Genova, col suo porto di grande importanza strategica, doveva diventare una "città fortezza"  piazzata sul mar ligure per la difesa delle strade di comunicazione dell'Impero con la Pianura Padana.

Da: GENOVA E LA SPEZIA DA NAPOLEONE AI SAVOIA  di Emiliano Beri



A Genova e nelle riviere la "leva marittima" rastrellava marinai per la ricostruenda "marina francese" e carpentieri per i cantieri navali che questa marina dovevano ricostruire.
Ricordiamo alcune navi da guerra varate alla Foce in quel periodo: le fregate "Pomona", "Danae", "Breslav", i vascelli "il Genovese" (74cannoni), "Mercury", "Adonis",  il brik "Endimione" ... etc.

La leva "di terra" rastrellava contadini, manovali e disoccupati inviandoli all'estero ed era motivo di profondo malcontento in una popolazione che era stata abituata a imbracciare le armi solo per difendere le proprie cose, in caso di aggressione esterna.




Si manifestarono frequenti disordini, e per sfoltire in fretta gli occupanti delle carceri, nel 1806, arrivò a Genova anche la ghigliottina, sistemata nella futura Piazza Cavour

Non è quella "genovese" ma l'abbiamo messa tanto per dare l'idea 



Per far fronte alle spese dei "lavori in corso", si ridussero ancora le prestazioni di ospedali e ricoveri e si portò la tassazione a livelli insopportabili, scontentando tutti i ceti sociali.

Da: La Meravigliosa Storia Di Genova-Dal 1797 ai Nostri Giorni - Maurizio Lamponi -Mondani edit.


Insomma, la Francia aveva smesso la faccia (mai stata bonaria) dell'amico e protettore per assumere quella autoritaria del "padrone esigente".

Funzionari francesi controllavano ormai ogni aspetto della vita cittadina tanto da farci ricordare, leggermente mutato, il proverbio: "non muove foglia che Parigi non voglia" .

Da: La Meravigliosa Storia Di Genova-Dal 1797 ai Nostri Giorni - Maurizio Lamponi -Mondani edit.



Nel 1811 si giunse a vietare assembramenti, feste pubbliche e processioni, mentre da tempo era già in vigore il coprifuoco notturno e le diligenze lasciavano il centro cittadino solo con scorta armata. 

Nemmeno i mari erano sicuri per la presenza della flotta inglese nel mediterraneo, che faceva ancor più danni dei pirati barbareschi che agivano indisturbati, in quanto la marina da guerra francese era tenuta in scacco da quella inglese.


Nel 1814 i genovesi ne avevano le tasche piene e, quando austriaci ed inglesi si presentarono di nuovo alle porte di Genova, i soldati francesi non ricevettero nessun aiuto dai genovesi e furono costretti alla resa.

Da: La Meravigliosa Storia Di Genova-Dal 1797 ai Nostri Giorni - Maurizio Lamponi -Mondani edit.


Stavolta toccava agli inglesi controllare la città, e l'ammiraglio, Lord Bentink, ristabilì le antiche gerarchie creando un governo provvisorio sotto la presidenza di Gerolamo Serra.

Da: La Meravigliosa Storia Di Genova-Dal 1797 ai Nostri Giorni - Maurizio Lamponi -Mondani edit.


Al successivo Congresso di Vienna la "volontà restauratrice" giunse al punto di abolire il concetto stesso di "repubblica" , Democratica o Aristocratica che fosse, e decretò la fine dell'indipendenza sia di  Genova che di Venezia.
Venezia venne annessa all'impero austriaco e Genova venne assegnata al nemico di sempre: i Savoia.

Da: La Meravigliosa Storia Di Genova-Dal 1797 ai Nostri Giorni - Maurizio Lamponi -Mondani edit.

Invano i delegati genovesi offrirono in alternativa l'annessione alla Toscana, alla Spagna e perfino alla poco amata Austria.   La decisione era stata presa sotto la regia dell'Inghilterra che voleva la creazione di uno stato cuscinetto tra Francia ed Austria e che, anche in futuro, aiuterà l'espansione territoriale del Regno di Sardegna per questo motivo. (sia in funzione anti-francese che anti-austriaca).
Genova diventava quindi, un ducato del Regno di Sardegna.
Il 7 Gennaio Thaon de Revel entra a Genova in veste di "governatore" della città.

Da: La Meravigliosa Storia Di Genova-Dal 1797 ai Nostri Giorni - Maurizio Lamponi -Mondani edit.


Così la storia di una rivoluzione finiva tristemente nella peggiore delle possibili restaurazioni.

Da: La Meravigliosa Storia Di Genova-Dal 1797 ai Nostri Giorni - Maurizio Lamponi -Mondani edit.







sabato 4 aprile 2020

La fine di una Repubblica 1797-1815 - 7





1805, alla fine di giugno Napoleone, Re D'Italia, viene in visita a Genova, capitale della "nuova provincia", appena annessa alla Francia.

da La Meravigliosa Storia Di Genova-Dal 1797 ai Nostri Giorni - Maurizio Lamponi -Mondani edit.



Proveniente dal nord , attraverso la Val Polcevera, con la moglie Giuseppina ed un vasto entourage, il convoglio di carrozze attraversava San Pietro D'Arena alle 10 del mattino ed arrivava alla Porta della Lanterna, davanti alla quale era stato eretto un arco di trionfo posticcio ma spendidamente ornato.

da La Meravigliosa Storia Di Genova-Dal 1797 ai Nostri Giorni - Maurizio Lamponi -Mondani edit.


Qui veniva accolto dalle autorità cittadine.
Faceva gli onori di casa Luigi Crovetto, nella sua nuova carica di Presidente del Consiglio del Dipartimento di Genova.

Elizabeth Frances Batty - porta vecchia della Lanterna 1817




Crovetto, da il benvenuto al nuovo "Cesare", cui l'ex Doge (ora Sindaco) Michelangeno Cambiaso offre le chiavi della città, che Napoleone respinge dicendo che erano già in "mani sicure".

Il Doge in carica, Gerolamo Durazzo, parlando in nome della intera Liguria, gliela offre come Provincia Imperiale, cosa peraltro già decisa e firmata ma tanto valeva fare un pò di scena... .

Prossima tappa a San Teodoro, dove lo attendeva il cardinale Giuseppe Spina  ed una nutrita rappresentanza di religiosi.
Il Cardinale Spina, simpatizzante di Napoleone, era quello che aveva convinto Pio VII a firmare il concordato.  Qui il cardinale si supera, con la cerimonia dell'incensazione, quasi a divinizzare il molto poco cattolico Imperatore.

Antica Chiesa di San Teodoro -  P.D. Cambiaso 1850ca.


Finalmente il corteo potè ritirarsi e guadagnare il meritato riposo nella Villa del Principe Doria a Fassolo, dove a Napoleone fu riservata la stessa camera (se non proprio lo stesso letto?) che a suo tempo aveva ospitato Carlo V re di Spagna ed Imperatore del Sacro Romano Impero. (speriamo che gli abbiano cambiato almeno le lenzuola).  Questo particolare piacque molto al novello "cesare" che lo raccontò spesso.

1769 Giolfi Ravera Guidotti-Villa del Principe - Coll.CARIGE -  da LA MIA GENTE omaggio del Secolo XIX


Crovetto che, dall'inizio della rivoluzione era stato l'attento "regista dietro le quinte", anche quando aveva rifiutato cariche ufficiali, ed aveva evitato che la rivoluzione degenerasse, pilotandola secondo i desideri di Napoleone, venne premiato con la nomina di Consigliere di Stato e Ministro delle Finanze e lasciò Genova per  Parigi.

da La Meravigliosa Storia Di Genova-Dal 1797 ai Nostri Giorni - Maurizio Lamponi -Mondani edit.


La visita si concluse il 5 Luglio con una parata di 4000 soldati francesi sull'arenile di San Pietro D'Arena.

Napoleone visitò minuziosamente la città ed i dintorni disponendo la costruzione di strade carrozzabili di comunicazione litoranee e verso Piemonte, Lombardia, ed Emilia.

da La Meravigliosa Storia Di Genova-Dal 1797 ai Nostri Giorni - Maurizio Lamponi -Mondani edit.


Inoltre delineò l'idea di "Genova Piazzaforte" con la costruzione delle fortificazioni avanzate.
Tutti programmi che furono ripresi e portati avanti dai Savoia dopo in 1815.

Ma questa è un'altra storia...








venerdì 3 aprile 2020

La fine di una Repubblica 1797-1815 - 6







Nella precedente puntata eravamo arrivati al 1802, con la "mezza restaurazione" voluta da Napoleone che si stava riappacificando con la nobiltà mediante la concessione  dell'immunità generale, la restituzione dei beni confiscati in cambio di un pagamento del 15% del loro valore, ed il ritorno di un "nuovo Doge" a capo della repubblica.
In compenso il controllo francese su tutte le attività, inclusa la censura, era totale e capillare.


-Andrea_Appiani_(1754-1817)_Ritratto_di_Napoleone_Bonaparte, re d'Italia,_Pinacoteca_Ambrosiana,_Milano

Nel 1803 si ricostituiva l'Università degli Studi di Genova, istituzione che era rimasta sospesa dalla "rivoluzione" in poi.

stampa a cura di  Giolfi-Torricelli 1769  da LA MIA TERRA omaggio del Secole XIX- 1981-  (oggi ex biblioteca)


Si cercava di pacificare gli animi preparando l'annessione diretta alla Francia ed il passaggio di Napoleone da "presidente della Repubblica Italiana" (1802) a "Re d'Italia" , conclusisi con la "singolare incoronazione" del 1805  (Dio me l'ha data, guai a chi la tocca).

Incoronazione di Napoleone a Milano - Appiani -  wikipedia


Il 1805 fu per Genova un anno cruciale, con l'annessione "plebiscitaria" alla Francia con 4500 voti favorevoli e 28 contrari.  I giacobini più accesi erano già da tempo in esilio e quelli rimasti sono prudentemente rimasti ben chiusi in casa.

Napoleone_Bonaparte_re_d'Italia - wikipedia


La rivoluzione era praticamente finita fin dal 1800 ed ora se ne sanciva la definitiva cancellazione.
Il ceto borghese abbiente aveva ottenuto indubbi vantaggi economici e possibilità di carriera, il tutto facilitato dalla modernizzazione dello stato e dalle nuove leggi (Codice Napoleonico)

da wikipedia



Il porto ora lavorava a discreto ritmo, ma princialmente al servizio delle necessità militari

Da: La Meravigliosa Storia Di Genova-Dal 1797 ai Nostri Giorni - Maurizio Lamponi -Mondani edit.



La nobiltà aveva salvato la "testa" e buona parte dei beni ed entrava a pieno titolo nella nuova nobiltà dell'impero con interessanti possibilità di carriera e di affari. Il Doge  Girolamo Luigi Durazzo fu contento di dimettersi dal suo effimero incarico in cambio della nomina a "Prefetto del Dipartimento di Genova" e poi a senatore dell'Impero.



Il clero invece ne era uscito fortemente impoverito, privato dei precedenti cespiti e  privilegi e diminuito nelle sue prerogative e funzioni civili (anagrafe, scuola, etc) in quanto il Concordato imposto al Papa Pio VII metteva praticamente la chiesa al servizio dello stato.

Gérard_-_Signature_du_Concordat_entre_la_France_et_le_Saint-Siège,_le_15_juillet_1801 - wikipedia -


E il popolo minuto?  Ah c'è anche il popolino... , quasi dimenticavo... per il Popolo facciamo subito una bella "coscrizione obbligatoria", così teniamo la gente occupata a marciare, diminuiamo la disoccupazione,  e ci prepariamo un bel pò di "carne da cannone" già vestita ed addestrata per la prossima guerra.

Da: La Meravigliosa Storia Di Genova-Dal 1797 ai Nostri Giorni - Maurizio Lamponi -Mondani edit.

E' scritto piccolo? Si vede male? Non si legge? Mica dovete leggere... , dovete solo firmare il modulo d'arruolamento, e poi marciare e morire per la gloria dell'impero.



Per gli artigiani c'era invece abbondante lavoro

Da: La Meravigliosa Storia Di Genova-Dal 1797 ai Nostri Giorni - Maurizio Lamponi -Mondani edit.




 Nelle fabbriche di cannoni alloggiate nel ex Monastero di San Tommaso



da: Il porto di Gemova - Antiche Carte - Rubra S.r.l.



E  nei cantieri navali alla Foce, nei quali si costruivano 3 navi alla volta e si programmava di aggiungere altri due scali di costruzione

Il porto di Gemova - Antiche Carte - Rubra S.r.l.



""" Come vedete Io,  Napoleone, Imperatore dei francesi e Re d'Italia, avevo pensato a tutti.
Ho messo anche da parte un pò di piombo per i giacobini superstiti;  Io mica mi dimentico degli amici... """













giovedì 2 aprile 2020

FORTIFICAZIONI OTTOCENTESCHE AL CHIAPPETO - post di Fulvio Majocco







A seguito di una discussione sull'omonimo gruppo FB, pubblichiamo qui di seguito il post che Fulvio Majocco (che ringraziamo)  ci ha preparato per fare maggiore chiarezza su questo argomento.




Nel corso della guerra di successione austriaca i genovesi nel 1747 approntarono sul crinale del Chiappeto una ridotta ed altre opere difensive campali. 
Dopo l’assegnazione di Genova e della Liguria al Regno di Sardegna, decisa dal Congresso di Vienna, il Genio militare sardo iniziò nel 1816 a studiare come rafforzare la Piazza di Genova eliminando alcuni punti deboli. 
Tra questi il lato a levante della città mostrava delle lacune difensive che necessitavano di esser colmate. Sulla base dell’esperienza maturata nel 1747, si iniziò a studiare come rafforzare le posizioni della Madonna del Monte, la collina di Albaro ed il crinale del Chiappeto, che si affaccia sullo Sturla e fronteggia Apparizione ed il monte Fasce. 
Dapprima si pensò ad una torre a due piani di forma semicircolare che finiva a coda di rondine, simile nella struttura interna a quella della Specola, posta a metà del crinale e protetta da una batteria antistante, approntata su terrapieno semicircolare con troniere per i pezzi d’artiglieria rivolti verso monte Fasce (la mia ipotesi è che dovesse sorgere nei pressi del serbatoio dell’acquedotto e in zona potrebbero esservi ancora tracce della costruzione, forse anche all’interno delle recinzioni dei prospicienti condomini).



Iniziarono i lavori preparatori, ma il progetto fu ben presto abbandonato, forse a causa dei costi, sebbene la posizione fosse ritenuta strategicamente importante per completare il fronte di levante dei Forti esterni alle Mura. 
L’idea di costruire una fortificazione al Chiappeto fu ripresa circa dieci anni dopo e fu redatto un progetto per l’approntamento di un grande Forte lungo oltre 400 metri che partendo dall’attuale via Borzone, dove fu iniziata la costruzione di un bastione con torrione angolare circolare ancor oggi esistente, si estendeva in direzione nord sul pianoro occupato nel secondo conflitto mondiale da una batteria contraerea, inglobando parte dell’area occupata dalla RSA di Via Minoretti per raggiungere e superare a nord la zona del serbatoio idrico dell’acquedotto. 
La fortificazione, che va sotto il nome di Forte Chiodo,  a progetto doveva comprendere un lungo fronte bastionato con fossato sottostante sul torrente Sturla, a metà circa della costruzione una caserma a due piani, con accesso dal fronte di gola protetto da un rivellino con  ponte levatoio su fossato, poco più a nord, all’interno della cinta, la polveriera con tetto a prova di bomba e infine risalendo ancora  il crinale una Casa-Forte a due piani. Il fronte bastionato aveva quattro baluardi con torrette angolari per la difesa ravvicinata del fossato, una soluzione già adottata lungo le Mura seicentesche (ad esempio lungo le Mura di Granarolo). 
Tra il 1828 ed il 1830 iniziò la costruzione della porzione dell’opera ancora esistente in prossimità di via Borzone. 






Ma ben presto anche questi lavori furono interrotti, poiché il Genio militare aveva progettato la realizzazione di Forte Monteratti, costruito tra il 1831 ed il 1842 sulla vetta del monte omonimo, dove i genovesi già durante la guerra di successione austriaca avevano realizzato una ridotta e rafforzato con opere campali la zona circostante. Questa posizione era ritenuta cruciale per la difesa del settore Sturla, Albaro, San Martino e impedire così l’accesso da levante alla città. Va ricordato che sul finire dell’Ottocento per rafforzare ulteriormente le difese di levante furono approntate due batterie di artiglieria a nord e sud di Forte Richelieu i cui resti sono ancora visibili oggi, sebbene trasformate nel secondo conflitto mondiale in batterie della contraerea.

Fulvio Majocco

Bibliografia: Stefano Finauri, Forti di Genova, Edizioni Servizi Editoriali, Genova, 2007

martedì 31 marzo 2020

La fine di una Repubblica 1797-1815 - 5




Ci eravamo lasciati com Massena che se ne andava da Genova con l'onore delle armi e "la coda fra le gambe" esclamando: "ritorneremo" ... e fu buon profeta.

Il 6 giugno gli austriaci avevano già nominato una "Reale ed Imperiale Reggenza" composta di sette elementi della aristocrazioa genovese, che si dovevano occupare dell'amministrazione della ex Repubblica.

Da: La Meravigliosa Storia Di Genova-Dal 1797 ai Nostri Giorni - Maurizio Lamponi -Mondani edit.


Ma Massena era stato "buon profeta" e meno di  10 giorni dopo Napoleone in persona sconfiggeva gli austriaci a Marengo costringendoli a lasciare Genova in tutta fretta, non senza aver ottenuto dai genovesi, una "buonuscita" di 550 mila lire a titolo di "rimborso spese" (per piombo e polvere da sparo, naturalmente).  A pagare ci eravamo abituati... amici o nemici che fossero...  del resto meglio un pacifico "rimborso spese" che un cruento saccheggio...
Gli inglesi, più "signorilmente" non persero tempo a contrattare una "buonuscita" ma si portarono via tutte le navi da guerra presenti in porto.

I francesi, rientrati il 24 giugno, abolirono l'effimera struttura amministrativa messa su dagli austriaci e ripristinarono l'amministrazione precedente, come vediamo dall'apposito decreto.

Da: La Meravigliosa Storia Di Genova-Dal 1797 ai Nostri Giorni - Maurizio Lamponi -Mondani edit.

In autunno, con 3 mesi di ritardo rispetto agli austriaci, per il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, e sopratutto con le provviste arrivate a blocco finito, andò via anche il colera.
Fra le altre notizie dobbiamo rilevare che, a fine blocco, vittime della ritrovata abbondanza, alcuni genovesi morirono di indigestione ("danni collaterali?").

Restavano, sempre come "danni collaterali", alcune bande armate di ex "combattenti volontari" di entrambi i campi, che avevano rifiutato di farsi disarmare e si dedicavano con successo al brigantaggio. Problema che diede filo da torcere alla Guardia nazionale per un pò, finchè il gruppo principale che faceva capo a Luigi Domenico Assereto, non decise di cambiare aria andando a fare danni altrove.

Problematica restava la gestione degli ospedali genovesi, che prima facevano quadrare i bilanci con le "offerte" dei nobili; offerte che ora venivano a mancare. Le soluzioni prese, diminuire il personale e le razioni di cibo al Pammatone - Incurabili - ed Albergo dei Poveri, non riuscirono a pareggiare i bilanci e crearono malcontento e problemi di gestione.

Pammatone - Da: La Meravigliosa Storia Di Genova-Dal 1797 ai Nostri Giorni - Maurizio Lamponi -Mondani edit.

Intanto Napoleone, esaurito lo "spirito rivoluzionario", stava già cullando "sogni imperiali" e nel 1802 ripristinò a Genova il dogato nella persona di  Girolamo Luigi Durazzo, riservando per sè la carica di Presidente della Repubblica Italiana.

Girolamo Luigi Durazzo - Foto dal web

 
I giacobini genovesi ormai si ritrovavano in una Repubblica Democratica di facciata, governata da un Doge aristocratico, dove imperava la censura politica francese e tutto veniva deciso a Parigi.











lunedì 30 marzo 2020

La fine di una Repubblica 1797-1815 - 4




1800  Veduta del Borgo di S. Pier d’Arena sulla riviera del Fiume "Polcevera” disegnata dal vero dal Cittadino Salucci, Ufficiale Toscano - durante l'assedio di Genova  - Acquerello-

immagine pubblicata sul web da Alberto Maria Di Salle



Abbiamo visto finora la nascita della Repubblica Democratica e la sua affermazione, grazie all'appoggio dell'esercito francese e  nonostante l'opposizine della nobiltà terriera e del clero del contado.
I primi due anni sono trascorsi tra feste popolari e difficoltà finanziarie che non sono state risolte neppure con la confisca dei beni ecclesiastici.
Era stata una rivoluzione anomala, quasi incruenta, appoggiata da parte del clero cittadino, sopportata e benedetta (a denti stretti) dal vescovo locale. Una rivoluzione che aveva visto la partecipazione di parecchi elementi della nobiltà cittadina, specie nella persona dei giovani figli cadetti, che avevano subito il fascino delle nuove idee e che avevano meno da perdere nella loro messa in pratica, mentre i "patriarchi", chiusi nei loro palazzi, attendevano pazienti gli sviluppi del caso, forti delle loro relazioni e della loro influenza in tutti i ceti sociali.

Piazza del Principe Doria - chissà come l'avevano battezzata i Giacobini? -  Da: La Meravigliosa Storia Di Genova-Dal 1797 ai Nostri Giorni - Maurizio Lamponi -Mondani edit. -  Autore non citato.


Insomma, nonostante qualche "incidente", finora ai genovesi era andata "di lusso", da una parte le feste e bisboccie, dall'altra tasse esagerate e stagnazione economica, ma la vita continuava a scorrere senza troppe scosse.
I genovesi si sentivano dalla parte vincente (Napoleone) e pensavano che la situazione sarebbe presto migliorata.

I francesi si esercitavano alla guerra ed i borghesi passeggiavano tranquilli e soddisfatti  nella "Piazza della Libertà".

Da: La Meravigliosa Storia Di Genova-Dal 1797 ai Nostri Giorni - Maurizio Lamponi -Mondani edit. - ma ho usato la foto di Alberto Maria Di Salle che riprendeva un campo più largo.


Invece il 1798 fu l'inizio di un periodo negativo. La disfatta della flotta Francese ad Abukir fu seguita dalle sconfitte dell'armata francese sul Trebbia e Novi Ligure, che costrinsero Massena ad arroccarsi a Genova, assediato dagli autro-piemontesi che premevano dai monti e dalla flotta inglese che bloccava il porto dal mare.

Intanto il debito dei Genovesi per la "protezione" francese cresceva, in maniera proporzionale ai rovesci bellici dell'armée,   e nel 1799 era arrivato alla "fantastica" cifra di 20 milioni di lire.

Il 7 dicembre 1799 l'inizio dei guai fu preannunciato dallo scioglimento del "Direttorio" ed i francesi assunsero direttamente il potere tramite un "collegio" di 9 membri di loro nomina.

Senza rifornimenti, con solo 12mila soldati contro 40 mila autriaci Massena resistette il più a lungo possibile per dare tempo a Napoleone di riorganizzare l'esercito e tornare in Italia.

Bombardamento notturno da parte delle navi Inglesi - Foto Umberto Basevi


Gli austriaci, promettendo libertà, indipendenza e prosperità, ottennero anche l'appoggio di molti valligiani, che già prima avevano espresso, con le sollevazioni dei "viva Maria", la propia avversione per le idee giacobine.  Li armarono e li organizzarono in brigate di supporto.

Da: La Meravigliosa Storia Di Genova-Dal 1797 ai Nostri Giorni - Maurizio Lamponi -Mondani edit.


Qui di seguito un proclama austriaco. Chissà perchè "tutti" ci amavano e volevano proteggerci e liberarci, ma nel frattempo, per il nostro bene, non ci lasciavano vivere in pace, ci affamavano e ci prendevano a cannonate.

Da: La Meravigliosa Storia Di Genova-Dal 1797 ai Nostri Giorni - Maurizio Lamponi -Mondani edit.
Entrambi gli eserciti si trincerarono. Attacchi, contrattacchi sortite e colpi da mano, si susseguirono per mesi con gran spargimento di sangue da entrambe le parti.

Da: La Meravigliosa Storia Di Genova-Dal 1797 ai Nostri Giorni - Maurizio Lamponi -Mondani edit.


Dal punto di vista militare si era giunti ad una fase di stallo, ma a Genova, una volta divorati cani, gatti, topi e pipisrelli, la fame ed il colera fecero più vittime  dei proiettili austriaci. (le fonti parlano di 15 mila civili morti di fame e malattie)

1800 - Bardi inc. - mappa trinceramenti francesi (Alberto Maria Di Salle)
Il blocco navale inglese da: La Meravigliosa Storia Di Genova-Dal 1797 ai Nostri Giorni - Maurizio Lamponi -Mondani edit



Di fronte alla prospettiva di una strage per inedia, e pressato dalla popolazione civile, Massena riusci a negoziare la resa che prevedeva l'immunità per la guardia nazionale ed i civili genovesi che avevano combattuto a favore dei francesi.   Era il pomeriggio del 4 giugno, sul ponte di Cornigliano.

Massena firma la resa - Da: La Meravigliosa Storia Di Genova-Dal 1797 ai Nostri Giorni - Maurizio Lamponi -Mondani edit.
Il giorno seguente i circa 4000 francesi superstiti sfilavano in armi fra i reggimenti austriaci silenziosamente schierati e si imbarcavano per Nizza  su cinque navi corsare genovesi. L'imbarco veniva salutato dalle salve di cannone dei forti, ormai in mano austriaca.