domenica 26 aprile 2020

Un teatro per Genova - Il Carlo Felice - atto II




Ci scuserete se oggi parliamo di una "musica diversa" ma, parlando di teatro, ci è venuta la voglia di descrivere un "teatro diverso", un teatro dove si mettono in scena le reali umane sventure. 
Abbiamo buttato giù la trama e,  per chi volesse musicarla, siamo disposti a scriverne anche la sceneggiatura.

Da: La Meravigliosa Storia Di Genova-Dal 1797 ai Nostri Giorni - Maurizio Lamponi -Mondani edit.


Riassunto dell'Atto I:  nasce un grande teatro, lo animano grandi personaggi, lo limita la penuria di palanche, lo soffoca una attenta censura. 
Il lussuoso "Ridotto"  del Carlo Felice - Da: La Meravigliosa Storia Di Genova-Dal 1797 ai Nostri Giorni - Maurizio Lamponi -Mondani edit.


Atto II : Carlo Felice muore (1831) ed entra in scena Carlo Alberto.

Cambiano i "personaggi" ma non cambia lo scenario politico e la "musica" è ancora scritta da von Metternich e diretta da Radeski, con i suoi metodi un pò rigidi ma molto efficaci.


Metternich - foto dal web


Carlo Alberto, pur apprezzando i metodi efficaci (che non mancava di usare in "casa" sua), si stanca della "musica" viennese, e si distacca pian piano dal "copione" del suo predecessore, avvicinandosi all'operà di Parigi.





L'Italia è in fermento, su tutte le piazze si rappresentano "pieces" patriottiche e "motivi" ispirati all'unità nazionale. In tanti stati italiani va in scena, con grande successo popolare, la prima della "costituzione".   Persino a Roma il Papa incoraggia le attese popolari con pubbliche "rappresentazioni" anti-autriache e  "sceneggiate"" rappresentanti amnistie ed indulti.

Pio IX - Da: La Meravigliosa Storia Di Genova-Dal 1797 ai Nostri Giorni - Maurizio Lamponi -Mondani edit.



Spinto, dall'italica moda e dall'entusiasmo popolare verso le nuove tendenze artistiche nazionali Carlo Alberto fa qualche timido approccio verso le nuove tendenze musicali, abbandonando definitivamente la "scuola" viennese. 

Carlo Alberto firma lo "Statuto"


Gli Austriaci si sentono "traditi", si offendono e si arrabbiano con gli ingrati Savoia. 
Mentre in tutta Italia vanno in scena i moti popolari, Carlo Alberto ha un imprevisto moto di orgoglio e vuole insegnare agli austriaci una musica nuova.  Si arriva ai ferri corti, anzi, alle cannonate ed è il 48 (1848, per la precisione). 


1848 Carlo Alberto varca il Ticino ed inizia la prima Guerra di Indipendenza - Wikipedia


Il "48", ovvero "tanto rumore per nulla".  Nulla,  o perlomeno nulla di buono, tante "tragedie" svoltesi  sulle barricate di mezza Italia e concluse con i protagonisti in fuga ed una carneficina di comparse.    Infatti...  il "48" lascia le cose come prima dappertutto, salvo che nel Regno Sardo dove Carlo Alberto apre di nuovo "il sipario" nel 1849 solo per bissare l'insuccesso dell'anno precedente, al punto da dover dare le dimissioni e mettere in allarme i Genovesi.

1849 Carlo Alberto sconfitto a Novara wikipedia

 
Già, i Genovesi, che avevano applaudito le recenti iniziative di Carlo Alberto ed ora temono per il loro futuro. 
Molti genovesi temono addirittura il ritorno degli Austriaci e la "rimessa in scena" delle tragedie già vissute nel 1847,  nel 1800 e nel 1815. 
Altri, vedono l'occasione per cambiare musica e poter suonare una bella "marcia" indipendentista e rivoluzionaria. Con in testa questi due motivi, si mobilitano e si armano in tanti.   L'incerta guarnigione sabauda, non sa che "musica suonare" e lascia fare, finendo per arrendersi a quello che, partita come una "marcia" patriottica anti-austriaca,  era diventato un acceso "inno" rivoluzionario. 
Un inno rivoluzionario cui rispose il La Marmora dirigendo la sua "orchestra" di moschetti e artiglieria che presto finì per sovrastare e zittire la "misica" degli insorti.

Alfonso La Marmora - foto dal web



A sparatoria finita, i bersaglieri terminaroro il loro "concerto" a spese della popolazione inerme. cui "suonarono" una "musica" a base di stupri e rapine che fu poco gradita dai Genovesi,  che ancora la ricordano con estrema indignazione.

Lapide a ricordo del Sacco di Genova, posta in piazza Corvetto
   

Fine del  II  Atto e pausa di riflessione.









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