sabato 19 dicembre 2020

Il convento di San Defendente

 

 

Una città portuale del Medioevo - Genova nei secoli X-XVI di  L.G.Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep

 

Pochi hanno sentito nominare il " Monastero Genovese di Maria Annunziata al Morcento" ovvero il "Monastero delle Convertite di Morcento". 

"Convertite" ?, in una città dove si nasceva cattolici "d'ufficio" suona strano... investighiamo?...

Si "convertite", che in questo caso sta per "ravvedute".  Il monastero infatti non reclutava "fanciullette di primo pelo" , verginelle con carattere facilmente plasmabile e facilmente assoggettabile alle rigide regole della vita religiosa.

Questa istituzione era nata per ospitare e "riportare sulla retta via" ex "ragazze di vita" (prostitute), ravvedute e quindi "ri-convertite".  Ecco quindi la titolazione originale: "Monasterium de Repentitis" o "Repentiarum de Convertitis" della Santissima Maria Annunziata.  

L'idea era venuta ad una certa Eliana de Guido, vedova di umili origini, che nel 1347 trovavasi, già in età avanzata, proprietaria di 4 case nel borgo di Morcento, ed un gruzzoletto di contanti. 

Il borgo di Morcento era un quartiere appena fuori delle mura del Barbarossa a sinistra di vico Dritto Ponticello, uscendo dalla Porta Soprana.  In pratica, si trovava tra le due porte orientali della città: Porta Soprana e Porta Aurea (vedi mappa).    Era abitato da artigiani e, essendo "fuori Porta", vi si trovavano numerose locande ed osterie più o meno mal frequentate.  Vicoli e vicoletti, zona da "donnine facili"  per cui è probabile che la nostra Eliana avesse conoscenza diretta di quell'ambiente ed avesse a cuore il destino delle "ravvedute". 

Una città portuale del Medioevo - Genova nei secoli X-XVI di  L.G.Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep

 

Fatto sta  che Eliana un bel giorno si presenta all'Abate di Santo Stefano e gli propone di trasformare le sue proprietà in un istituto religioso femminile di regola benedettina sotto l'osservanza degli Umiliati, con lo scopo di redimere le  "pubbliche peccatrici pentite". Il tutto sottoposto alla autorità dell'Abate stesso. L'Abate accetta la proposta.

Trascorsi due anni, per i necessari lavori di adattamento degli edifici, e reclutate 15 "ravvedute",  la nostra Eliana si ritrova priora di un convento piuttosto anomalo, non facile da gestire e sopratutto da "disciplinare".  Anche la nostra improvvisata priora ebbe qualche problema con l'autorità religiosa per la sua gestione a volte "fuori dei canoni" come risulta da alcuni carteggi che non stiamo a riportare. 

Era un convento che non ebbe mai vita facile, non potendo contare su lasciti e "doti" da famiglie importanti. Inoltre, dal punto di vista disciplinare, diede parecchio da fare agli abati di Santo Stefano che l'ebbero sotto la loro giurisdizione.  Ad un certo punto cambiò anche nome prendendo quello di "San Defendente" dalla via in cui si trovava, proprio sotto le Mura del Barbarossa, sopra le quali invece il convento di S.Andrea, sempre più ricco e super frequentato si ingrandiva sempre di più.  Abbiamo anche il sospetto che,  il nostro povero convento, cambiando nome, abbia cambiato anche il suo scopo, scambiando le turbolente "ravvedute" con più gestibili orfanelle.  Ma non abbiamo trovato notizie su questo fatto.   

Nel 1515 Il convento di San Defendente, che continuava a passarsela male, venne soppresso. Le 5 suore ribelli, che tenacemente lo occupavano, furono sloggiate nel 1520 ed il convento venne demolito.  Lo spazio venne occupato dall'avanzamento delle mura di sostegno del soprastante S. Andrea a cui toccarono anche le poche rendite e suppellettili del Defendente. 

Unico superstite fu l'adiacente oratorio di San Defendente, dal quale le monache assistevano alla messa. Oratorio che continuò ad essere officiato fino alla fine del 1700 e poi trasformato in magazzino.

S.Andrea+S.Defendente-1865 da Una città portuale del Medioevo di Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep

 

Purtroppo non abbiamo immagini di questo convento che non doveva essere abbastanza appariscente da interessare un pittore.



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