sabato 7 dicembre 2013

Genova : La villa del Principe



Andrea Doria

Un "Principe" nella Repubblica di Genova.

Sembrerebbe un controsenso, ma sappiamo bene che non lo fu.

Intanto spiegheremo perché abbiamo scritto il "Principe" con la "P"  maiuscola: lo abbiamo fatto per ammirazione e per rispetto.

E non certo perché ammiriamo e rispettiamo quei principi ("p" minuscola)  che nascono già tali, senza alcun merito e magari senza alcun merito vivono una "carriera" vuota di grandi imprese.

No, questo è stato un Grande del suo tempo, un maestro dell'arte militare e della diplomazia, ed quel titolo lo ha guadagnato sul campo, militare e diplomatico,  portando una piccola Repubblica a giocare una partita vincente con le grandi potenze dell'epoca.

Un "self made man"? , non proprio, non certo uno partito da zero.  Poteva contare su una potente famiglia e su importanti amicizie. Ma iniziò come ufficiale al servizio del papa, poi ebbe la sua compagnia di soldati di ventura, quindi passò al servizio della Repubblica di Genova.

Pur provenendo da una famiglia di tradizioni marinare fu comandante di truppe terrestri e solo quarantenne cominciò a cimentarsi in imprese marittime. Ma gli riuscì bene, e presto armò una sua flotta con la quale sconfisse i pirati barbareschi e tenne a lungo in scacco la flotta francese.

Sapeva ben "fiutare il vento che tira" : prima contro i francesi, poi con i francesi contro Carlo V, infine con Carlo V contro i francesi;  sempre dalla parte vincente, sempre vittorioso in battaglia,  negoziando da abile diplomatico le alleanze più convenienti per sé e per Genova.

Nel 1528, liberata Genova dai francesi, rifiutò la "signoria" sulla città, preferendo assumerne il controllo per via indiretta, ricostituendo formalmente la repubblica e dandole una nuova Costituzione.

Nel 1531, in considerazione dei servigi resi, Carlo V nominò Andrea Doria  "Principe di Melfi" conferendogli il "toson d'oro" (la più alta onorificenza dell'epoca).

E siamo finalmente arrivati, dopo questa lunga premessa, all'argomento del giorno:  Il Palazzo del Principe (come era chiamato allora) o la Villa del Principe come viene chiamata oggi.
Fu costruito infatti in questo periodo, dopo la cacciata dei francesi.

I Genovesi avevano donato ad Andrea Doria un palazzo in piazza San Matteo ma il Doria volle costruire una villa sul mare fuori delle mura, in località Fassolo, davanti alla quale potessero ancorare le proprie navi.

Era una scelta motivata da questioni di "prestigio" in quanto nell'angusto spazio del centro cittadino non si poteva costruire un palazzo degno del suo rango e del suo prestigio; una vera "reggia" con ampi giardini, in grado di ospitare un imperatore come Carlo V.
 
Era una scelta determinata anche da motivi politici : vivere fuori delle mura indicava la volontà di restare fuori dalle beghe della politica cittadina e sopratutto "al di sopra" delle beghe stesse, pur restandone l'arbitro e il giudice  in quanto "Priore Perpetuo del Collegio dei Sindacatori".

Le altre cariche pubbliche, Dogi e Consiglieri, scadevano ma Lui era sempre lì:  "arbitro e giudice perpetuo", "super partes" , ma anche sopra a tutti i suoi pari, Principe di fatto della Repubblica.

Era anche una scelta strategica:  essendo fuori delle mura della  città non correva il rischio di venirvi intrappolato in caso di rivolte e tumulti cittadini.
Le sue navi, sempre pronte davanti alla villa gli davano sia la possibilità di rintuzzare un attacco proveniente dal mare che quella di una ritirata strategica in caso di attacco da terra.
Inoltre da quella posizione sarebbe stato facilmente e rapidamente in grado di bloccare l'accesso al porto o di sbarcavi truppe.

Ma torniamo alla villa, ed ecco le mappe; le mappe sono la nostra fissazione che speriamo ci perdonerete. Le foto sono certamente più belle ma le mappe inquadrano il contesto sia geografico che storico e pensiamo siano indispensabili per il racconto che facciamo, che vuol essere qualcosa di più di una semplice bacheca fotografica.

Le mappe dunque, e le nominiamo al plurale perché vorremmo farvene vedere diverse, articolate nel corso dei secoli.
Nei secoli passati chi le disegnava era un artista che non pretendeva di rappresentare la realtà fotografica ma spesso dava maggiore rilievo alle cose che riteneva importanti e ci trasmetteva la sua visione, talvolta pittorica e talvolta schematica delle cose.  Erano più "vedute" che mappe vere e proprie, e come tali ve le proponiamo.

La prima è proprio degli anni in cui veniva costruita la villa, 1537, e ci mostra la Villa, capo d'Arena, l'Arsenale e la Darsena.  In evidenza le mura che scendono dal forte San Giorgio alla porta di S.Tommaso.

Il Palazzo ci appare delimitato sul lato mare da un semplice porticato che da accesso alla riva. Evidentemente in quel tempo non erano necessarie difese dal lato mare essendo il Doria, come ammiraglio supremo di Carlo V, il vero padrone del Mar Tirreno.

Particolare dalla Mappa di Antonio Lafrey-Roma 1537- copia a stampa del  1581 al Palazzo Rosso


La seconda non è una mappa ma un vero e proprio dipinto , del 1572

acquaforte di Franz Hogenberg per l'opera Civitates Orbis Terrarum di Georg Braun Colonia 1572 tratto dalla guida SAGEP "Porto di Genova"

Da questa abbiamo tratto un particolare per evidenziare la veduta del "Palazzo" che qui appare cinto da un muro continuo anche dal lato mare.




Qui abbiamo un'altra veduta, del 1637, che ci mostra il prospetto sul mare più articolato, con un approdo fortificato con doppio ingresso al giardino.

Dietro alla villa vediamo il parco sulla collina con la statua del "Gigante" che non compariva nelle due immagini precedenti.
Questa statua rappresentava Giove (o il Doria stesso raffigurato come Giove? -  al tempo certe auto celebrazioni  "allegoriche" erano di moda).

Alla  base della statua Giovanni Andrea Doria (nipote del celebre ammiraglio) fece seppellire il suo cane prediletto,  il "Gran Rodano" donatogli da Filippo II di Spagna .

Dettaglio di una veduta incisa da A.Baratta 1637 - Parigi Biblioteca Nazionale - tratto dalla guida Sagep  Porto di Genova

A pochi anni di distanza, (tra il 1651 ed il 1660 ca.) la SAGEP ci ha mostrato questa veduta (di anonimo). Possiamo vedere che i particolari coincidono con quelli dell'immagine precedente, dall'imbarcadero del Palazzo all'Arsenale e al Molo Vecchio.

 Preghiamo notare l'Arsenale che in entrambe le vedute è "interrato" e coperto dai capannoni dove venivano allestite e riparate le galee.

Come nella precedente anche in questa immagine vediamo tre cannoni all'estremità del Molo che sono rivolti verso terra   (tra Di Negro e la Lanterna), invece che verso il mare.  Evidentemente il loro scopo era di contrastare uno sbarco a terra piuttosto che contrastare un cannoneggiamento nemico dall'esterno della rada. Dobbiamo considerare che la scarsa portata e precisione delle artiglierie del tempo rendevano la normale artiglieria micidiale solo a breve distanza.


Veduta di  Anonimo dopo il 1651 - Guida SAGEP del Porto di Genova

Infatti, per bombardare Genova, nel 1684, i francesi  avevano costruito delle enormi chiatte rinforzate sulle quali avevano montato dei mortai a lunga gittata che non avrebbero potuto essere usati sulle normali navi da guerra dell'epoca.

Nel dipinto che segue vediamo vediamo queste chiatte, schierate in duplice fila, all'entrata del porto.  Il dipinto evidenzia bene anche la cerchia di mura che arrivava fino alla lanterna, completata nel 1634. A quel tempo il Palazzo dei Doria non era più "fuori le mura" ma in più di un secolo tante cose erano cambiate, la Spagna aveva perso potere in Europa e la Repubblica si trovava a fare i conti col le mire espansionistiche dei Savoia e con le mire egemoniche di Francia ed Austria. Sarebbe servito un altro Andrea Doria, ma certe cose accadono una volta sola.

Il Palazzo è "reso" qui in una maniera un po' fantasiosa, ma si evidenzia il muraglione che cintava il parco a monte, con le torrette ed il Gigante.

Ultima notazione: l'Arsenale, che nelle immagini precedenti abbiamo visto coperto dai capannoni destinati all'allestimento delle galee  è ora per gran parte diventato una darsena aperta.

1684 i Francesi bombardano Genova - dipinto - museo Galata


La veduta che segue (della quale purtroppo non è stato indicato l'autore nè il sito di provenienza), é anch'essa relativa al bombardamento del 1684 (particolare di una stampa).
Il Palazzo è stato disegnato con maggiore "precisione"  mentre invece l'autore non ha rilevato il muro di recinzione del parco a monte, riportando il solo Gigante, peraltro qui nascosto dalla piega del foglio.
Ci sembra di scorgere un passaggio pubblico sia a monte che a mare della Villa dalla quale si raggiunge il mare con una breve scalinata.
L'Arsenale e la Darsena sono stati riportati con maggiore dovizia di particolari rispetto all'immagine precedente.

Flotta Francese bombarda Genova -   particolare tratto da:  Storia di Genova e della Liguria di M.Dolcino ed.ERGA


 Facciamo un ulteriore salto temporale, siamo nel 1766, 20 anni dopo il Balilla, e questa è una vera e propria mappa.
Vediamo che il Palazzo è qui separato dal suo parco a monte da una strada che porta a Di Negro.
Ci sembra anche che vi sia un passaggio intorno alla villa e lungo le mura sul mare mentre mentre l'accesso al mare dal palazzo è ora garantito da un passaggio sotteraneo di cui vedremo l'ingresso nella prossima immagine.

particolare della Pianta di Giacomo Brusco 1766 dalla raccolta del Giolfi -  Palazzo Rosso, ufficio Belle Arti


Ed ecco un'altra versione del Palazzo datata 1769.  Rispetto alle immagini precedenti le opere di difesa a mare ci sembrano potenziate ma il parco a monte ci sembra un po' "storto" .  Si vede chiaramente la porta nelle mura che chiude  l'accesso sotterraneo al palazzo.

 Antonio Giolfi -  Incisione su carta - 1769 - Museo Galata



Dello stesso autore e periodo  questa veduta ravvicinata della villa con il suo giardino e la famosa terrazza a mare, poi finita sotto via Adua.

A.Giolfi -  Coll.Carige - da LA MIA GENTE omaggio del Secolo XIX



Che questo passaggio, sulle pubbliche mura, fosse di pubblico accesso in varie epoche  sembra confermato oltre che dalle immagini pubblicate più sopra, anche da altre di varie epoche come questa, pubblicata su FB da Alberto Maria Di Salle.

Alberto Maria Di Salle


e questa,  di Domenico Pasquale Cambiaso (1811-1894),

foto pubblicata su FB da Giorgio Gioli



Ed ecco la "esclusiva" terrazza a mare del Palazzo (oggi non più esistente) in una litografia di A. St.Aulaire di un dipinto di Nicolas Chapuy, 1848 ca .
Un signore punta in cannocchiale sulla rada (semplice curiosità oppure aspetterà l'arrivo di un vascello?).  Un "moro" nel tipico costume aspetta reggendo un oggetto (la custodia del cannocchiale?)

Era proprio una bella visuale sul porto che si apriva dalle finestre e dalle terrazze del palazzo... non era ancora arrivata la Stazione Marittima, via Adua, e la Sopraelevata.

Alla fine della terrazza da sinistra a destra: capo d'Arena con la chiesa di S.Tommaso e l'Arsenale.

 Litografia di A.St. Aulaire su disegno di Chapuy del 1848 -  proprietà degli autori 


Una mappa del 1846 ci mostra che è stata aggiunta un'ala di servizio sulla destra.
L'attuale via S.Benedetto era anche denominata "strada del Principe D'Oria"

Carta topografica della città di Genova 1846 -  ed. Libreria Grondona - di proprietà degli autori



Finalmente una cartolina, e pure datata (1899)
La Villa con le chiese di S.Rocco (ds) e S. Francesco da Paola (sn)
Sotto S.Rocco  si intravede la sagoma del Gigante

In questa data la Villa ha già perso il suo accesso sul mare che è stato "arretrato artificialmente" , spinto via dalle nuove banchine del porto in espansione.

cartolina - editore Cicolari -  spedita 1899


Qui a colori qualche anno dopo

Cartolina edita da A.Scrocchi, Milano - spedita nel 1917




A proposito della statua del "gigante", si trattava di una grande statua di Andrea Doria nelle sembianze di Giove (la foto che segue ci è stata gentilmente fornita da Ornella Dodero nel gennaio 2016 ed ha giustificato l'aggiunta postuma di queste righe)

Nella foto la statua sembra reggere nella mano destra uno scettro, mentre la sinistra sembra impugnare una spada, che è portata indietro e seminascosta dalla gamba sinistra. 
Sembra strana una spada impugnata dalla mano sinistra e semi-nascosta. Sembrerebbe quasi un messaggio.... come dire: qui ho il potere (lo scettro mostrato nella mano destra) .... e, se necessario, anche i mezzi per esercitarlo (la spada seminascosta impugnata nella mano meno importante....ma si può scambiare rapidamente la mano e allora....) 

Ai piedi della statua, il nipote e successore di Andrea Doria, Gio Andrea, aveva fatto seppellire il suo cane preferito come attesta una lapide:

«Qui giace il gran Roedano, cane del principe Gio. Andrea Doria il quale per la molta sua fede e benevolentia fu meritevole di questa memoria, e perché servì in vita sì grandemente ambedue le leggi, fu anca giudicato in morte, doversi collocare il suo cenere appresso del sommo Giove, come veramente degno della real custodia.
Visse XI anni et mesi X morse in settembre del 1615 giorni 8 ora 8 della notte».


La statua, già in cattive condizioni e seminascosta dalla costruzione del  "Miramare", fu distrutta nel 1939 per la costruzione di un caseggiato di via Pagano Doria. 





Accennavamo poco fa alle "banchine in espansione" ed ora le possiamo vedere, iniziando con questa foto delle banchine in costruzione

Da "la Valbisagno"  edito da Stringa


 Ed ecco le banchine costruite e già operative davanti ai giardini della villa che qui vediamo alla dine del 1800.




La nuova Stazione Marittima, nata fra le due guerre ha ulteriormente limitato il "panorama" della Villa

cartolina - ed. Sbarbo - non circolata

Sempre fra le due guerre, una bella panoramica con la stazione Principe ed il Palazzo

cartolina - ed. Sbarbo - non circolata


Finora abbiamo parlato del "fronte mare", ma anche il lato che da su via san Benedetto ha la sua  bella storia.

La chiesa di San Benedetto fa parte della storia del Palazzo, anzi, nasce ancor prima del Palazzo, in quanto sin da prima del 1100 era di pertinenza del  contiguo convento delle suore dell'ordine di San Benedetto. I primi documenti che ne fanno menzione risalgono al  1129.

Dopo la costruzione del Palazzo, i Doria provvidero al restauro della chiesa e del monastero e vi insediarono l'ordine monastico della SS. Trinità per la redenzione degli schiavi, facendone la loro cappella gentilizia.

L'annesso convento fu demolito nel 1929 per la costruzione di via Adua.

L'antica strada che andava da San Tommaso verso il ponente passava davanti alla chiesa e ne prendeva il nome.  Fu appunto da quella strada fino al mare che il principe Doria costruì il suo Palazzo. Oltre la strada, ad un livello superiore c'erano i giardini "a Monte",  sostenuti da un grande muro ornato di colonne che sostenavano un pergolato come vediamo in questa immagine tratta dal "dizionario delle strade di Genova - T.Pastorino - B.M.Vigliero edito da Tolozzi"

1700 ca. Litografia di N. Orsolini, collezione topografica del Comune di Genova, inv.n.1970.


Poi, nell'ottocento arrivò la ferrovia che passa proprio dove c'era il pergolato, ed il resto del girdino "a
monte" venne ingoiato dalla espansione edilizia successiva.


La foto della chiesa qui pubblicata è della fine degli anni 50 ed è tratta da una pubblicazione edita da Tolozzi.
copertina di pubblicazione periodica


Danneggiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, il palazzo è stato completamente restaurato.

Iscritto nei "Rolli" , il palazzo conserva  splendidi affreschi, dipinti ed arazzi antichi.

I giardini del palazzo sono oggi aperti gratuitamente  al pubblico mentre i saloni sono visitabili mediante visita guidata a pagamento. Per informazioni: http://www.palazzodelprincipe.it/


Aggiungiamo alcune foto "attuali"  per completare la panoramica esterna del sito



La facciata principale su via S.Benedetto

La loggia di levante

la loggia di ponente
il loggiato interno

il giardino visto dal Palazzo con la "brutta vista" della sopraelevata, la stazione marittima e la poppa di una enorme nave da crociera (le foto "attuali" sono degli autori)




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