domenica 17 novembre 2019

San Giovanni di Pre





William Parrott (1813-1869) - San Giovanni di Pré - foto di G.Basevi


C'era una volta una piccola chiesa nata sulla riva sinistra del torrente S.Ugo, in riva al mare, sul percorso costiero che andava dalla città fino al Capo D'Arena,  sperone roccioso proteso sul mare, presidiato fin dall'epoca bizantina a difesa di quella spiaggia. 

Una città portuale del Medioevo - Genova nei secoli X-XVI di  L.G.Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep


L'origine della chiesa si perde nella leggenda e c'è chi ipotizza che esistesse già nel VII secolo (636D.C.).
Un edificio annesso alla chiesa, l'hospitale, ospitava e curava viandanti e pellegrini di passaggio.
Qui la mappa delle chiese genovesi più antiche.




La leggenda la dice costruita uguale a quella del Santo Sepolcro, di Gerusalemme, del quale prendeva il nome, ma di questa chiesa primitiva non si conserva nessuna immagine certa.
La prima chiesa era certamente minuscola, situata fuori dalle mura, in una zona marginale, povera e poco edificata.
Col passare del tempo e l'espansione della città anche la chiesa crebbe di importanza in quanto nel 1098 vi furono depositate le ceneri di San Giovanni Battista, appena sbarcate,  prima della loro stabile collocazione nella Cattedrale di San Lorenzo.

Le chiese di Genova di  Mons. Lazzaro de Simoni - ed. Ceretti 1948
Arca delle ceneri di San Giovanni - conservata nella cattedrale di San Lorenzo


Si dice che la chiesa sia stata officiata, dal 1090 fino al 1180,   dai Canonici Regolari di S. Agostino.

Agli Agostiniani subentrò quindi l'Ordine dei Canonici del Santo Sepolcro, ordine insieme religioso e combattente fondato da Goffredo di Buglione dopo la conquista di Gerusalemme.




Da questi passò poi ai Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme, Dai quali prese il nome di Commenda di San Giovanni di "Caput Arenae"   o più comunemente di San Giovanni di Prè.

stemma degli Ospitalieri di San Giovanni



 
Il complesso attuale risale al 1180 e venne costruito a cavallo dei rio S.Ugo, come ci mostra questa immagine del Centro Studi Sotterranei.




La costruzione della nuova chiesa ed ospedale fu opera di Fra Guglielmo da Voltaggio come risulta da una edicola con lapide murata sulla parete del campanile che qui abbiamo nella "versione" e traduzione del Centro Studi Sotterranei.




La Commenda assunse grande importanza con le Crociate in quanto vi sostavano combattenti, mercanti, ecclesiastici e semplici pellegrini provenienti da tutto il Nord Europa, in attesa di imbarco per la Terra Santa ed altre destinazioni dell'oriente e per riposarsi e ritemprarsi dalle fatiche del percorso terrestre appena compiuto.

Una città portuale del Medioevo - Genova nei secoli X-XVI di  L.G.Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep




Una curiosità:  dice wikipedia che un cunicolo dal salone-dormitorio a pianterreno portava direttamente al vicino approdo, sicché i cavalieri potevano imbarcarsi senza uscire dall'edificio, ma lo lasciamo come curiosità in quanto notizia che non abbiamo potuto verificare su altre fonti.
Questa "ricostruzione ideale" del Poleggi ci mostra però una pertinenza della commenda, costruita lungo il perimetro esterno dell'Arsenale, che potrebbe avallare questa notizia.
Ritratto di Genova nel´400 di E. Poleggi e I. Croce, Sagep, 2008)


Nel corso della sua storia la Commenda ospitò ben tre papi : Urbano V (1367);  Urbano VI (1385); Adriano VI (1522).
A proposto di Urbano VI ascoltiamo il racconto di Mons. Lazzaro de Simoni:





La commenda si sviluppava su due piani;  quello inferiore ospitava i malati ed i pellegrini, ai quali era riservata la chiesa inferiore.  Qui una pianta del piano inferiore (data sconosciuta, ma verosimilmente ottocentesca)





 La chiesa superiore era riservata ai Cavalieri che vi accedevano direttamente dai loro alloggi sistemati al piano superiore della Commeda.  Qui vediamo la pianta del piano superiore, purtroppo in un disegno posteriore al 1731, con l'abside già trasformato in "ingresso" su Salita S.Giovanni




Il complesso è stato più volte rimaneggiato e restaurato. In particolare si ricordano alcune modifiche ed abbellimenti fatti eseguire nel 1508 da fra Gerolamo Braschi Salvago.

Nel corso del tempo vennero inoltre costruiti, ed in parte addossati al complesso, modesti edifici da reddito su aree usate in antico dagli Ospitalieri come cimitero; (durante lavori in Salita San Giovanni venne trovata una tomba con lapide datata 1259).

Successivamente fra Gerolamo Basadonne negli anni 1720 volle dotare la chiesa superiore di  un ingresso indipendente dal corpo della commenda per renderla accessibile a tutti i fedeli.
Per ottenere questo risultato aprì una nuova entrata verso l'attuale salita San Giovanni, attraverso l'antico abside, invertendo l'orientamento della chiesa.  Qui un disegno dell'epoca (1774) che ci mostra che Salita San Giovanni non era ancora una pubblica via, e che forse era solo un accesso cieco all'entrata  della chiesa superiore, chiusa da un cancello.



Inoltre il Basadonne pensò di abbellire la chiesa facendo intonacare pareti e colonne secondo l'uso del suo tempo, e dipingere una volta stellata sul soffitto.
Abbiamo più sopra visto la piantina relativa a questa trasformazione, ma non abbiamo immagini d'epoca dell'interno. Possiamo però mostrare una immagine della porta aperta nell'abside in una foto degli anni 50 in cui si vede bene anche il campanile e le costruzioni sul retro.
Il campanile, a base quadrata, ornato da tre ordini di trifore, fu realizzato contestualmente alla chiesa e nel XIII o XIV secolo fu completato con la cuspide piramidale a base ottagonale,  circondata da quattro pinnacoli agli angoli.




Il Campanile è stato teatro di uno scontro bellico nel 1746 come ci racconta  Mons. Lazzaro de Simoni:





A seguito delle leggi di soppressione degli ordini religiosi emanate nel 1798 dalla Repubblica Democratica il complesso, esclusa la chiesa superiore, fu espropriato ed adibito a vari usi.
Nel contempo, anche a causa della caduta della Rocca di Malta, nel 1798, ad opera di Napoleone, ai Cavalieri di S.Giovanni subentrarono sacerdoti del clero secolare.

Ed ecco un disegno del 1874 che dovrebbe ricalcare la stessa situazione di cento anni prima e ci fornisce preziosi dettagli sugli ingressi agli oratori che abbiamo visto nella precedente mappa del piano terra.
Inoltre questo disegno ci conferma che la Salita san Giovanni non era ancora aperta al pubblico passaggio e che vi si accedeva attraverso un cancello ancora in uso in tale data.

Pubblicato su FB da Sergio De Nicolai



Anche la denominazione degli ambienti del complesso ha subito cambiamenti nel corso dei tempi:
La parte inferiore da S.Sepolcro passa a S. Giovanni de Capite Arene, (S.Giovanni Battista), poi nel 1600 il Battista "scompare" e vi troviamo S.G. Evangelista, mentre la chiesa superiore prende il titolo di S.Maria. Dal 1697 S.Maria "scompare" a favore di  S. G. Evangelista che passa di sopra lasciando a S.Ugo quella sottostante.  Nel 1798 la Repubblica Ligure lascia la chiesa di sopra a S.G.Evangelista e si prende tutto il resto.
E poi i vari oratori: Brigida-Giovanni-Ugo (nominati in stretto ordine alfabetico)
Una complicazione tale che persino Mons. Lazzaro de Simoni, egregio autore della pubblicazione in due volumi "Le Chiese di Genova", (1948) ha appena accennato (con tanto di riserva).

Con l'avanzare dei "tempi moderni" la Commenda si trovò stretta tra le case di civile abitazione, con la Stazione Principe da un lato e la Darsena dal lato opposto, strade e traffico vennero a turbare la sua secolare pace.

Mappa TCI 1916


Si trovò ad ospitare a sua volta negozi ed abitazioni.

Cartolina edita da Trenkler Lipsia

 E diventò un valido sfondo per una foto-ricordo

Foto dal web



Siccome ci pare di esserci già dilungati troppo abbiamo deciso di dedicare agli interni del complesso un ulteriore post e chiudere in fretta il presente discorso con un breve cenno sui restauri effettuati.

Restauri che iniziano nel 1870: si riportano nudo pareti e colonne. Nel 1933 si ripulisce il soffitto che era stato dipinto a guisa di cielo stellato; inoltre si riaprono le bifore sul lato sud.  Altri lavori negli anni 60, e l'ultima "riparazione dei torti", dal 1992 al 2006 ca., ci hanno restituito il complesso pressoché integro nel suo originale stile romanico, con i suoi dipinti ed i soffitti in legno decorato.
E qui lasciamo nuovamente la parola al "nostro" Mons. Lazzaro de Simoni che, nel 1848, così conclude il suo racconto:





Per non dilungarci troppo non abbiamo descritto interni ed esterni del complesso che comunque appaiono evidenti dalle foto pubblicate.




 

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