mercoledì 6 aprile 2016

Nel porto di Genova: ciattelle, mugugni e sospiri





Questo post, è diverso dai soliti.  Come al solito è scritto a due mani, ma stavolta la "prima mano" non è quella di Loredana, ma quella del mio "amico di penna"  (su FB)  Antonio Di Lorenzi.

Ma cominciamo dal principio, con Antonio che pubblica sul nostro gruppo FB (c'eraunavoltaGenova) una bella veduta del porto commentandola così:

E' il 1966, la Michelangelo e la Giulio Cesare "ciattellano" beatamente in porto a pochi metri di distanza l'una dall'altra: la prima (sestrese purosangue) in uno strascicato dialetto genovese mentre la seconda avvalendosi di "ostregheta", "ciò" e "diobono" mette in mostra un bel dialetto triestino.
Nonostante tutto pare che le due ciattelle si capiscano alla perfezione ed ovviamente, come due pettegole che si rispettano, stanno sparlando degli altri transatlantici. In porto succede sempre così.

Foto da archivio Palazzo San Giorgio - Pubblicata da Antonio Di Lorenzo su FB


Al che non mi rimaneva che continuare :

 Mentre le "ammiraglie" spettegolano le "carrette" sgobbano.... E' sempre così..... 

Due piccole navi da cabotaggio a ponte Spinola lavorano sodo aiutate dalle vecchie gru idrauliche di banchina, ed è naturale il mugugno...."quelle lì comode a ciarlare e a noi tocca sempre lavorare duro.... e siccome siamo piccole nemmeno possiamo usare i mezzi meccanici moderni... a toi tocca ancora lavorate di braccia e sudore..." "è un'ingiustizia però".

Ugualmente, il piccolo rimorchiatore al centro della foto, sbuffa trainando due grosse chiatte: "quelle due riccastre ormeggiate comode, in panciolle, tutte vestite di bianco... vorrei vederle a fare il mio duro lavoro, a quelle....       sempre tutto io devo fare..... 

Le chiatte ormeggiate in mezzo al porto sono cariche di merce e replicano: "a noi ci vedono qui ferme e dicono che non facciamo niente....non sanno che fatica reggere tutto questo peso..... e che responsabilità abbiamo verso le merci che custodiamo con attenzione e cura.... 

 A sinistra in basso, le chiatte "armate di ponti per il carenaggio" si riposano un momento tra un intervento di manutenzione e l'altro e sospirano stanche: "a noi ci fotografano sempre mentre stiamo a riposo, mai una volta che ci riprendano mentre stiamo lavorando duro a pulire le carene delle navi che se ne escono poi belle bianche ed eleganti, mentre noi rimaniamo sempre sporche di ruggine e di pittura,


















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