lunedì 16 marzo 2020

Chiesa di San Pietro (e san Bernardo) alla Foce







A.Baratta 1637 da Paesaggio e Immagine di Genova di Ennio Poleggi Sagep edit.



Tra il XIV ed il XV secolo, sulla riva orientale del Bisagno, i pescatori locali eressero una cappella dedicata all'apostolo Pietro.  La cappella era officiata inizialmente dai sacerdoti di San Nazaro e poi (1544) da quelli di S.Francesco di Albaro.

A.Baratta 1637 da Paesaggio e Immagine di Genova di Ennio Poleggi Sagep edit.



Negli annali del Giustiniani la chiesetta è appena “segnalata”, forse la struttura non era tale da essere presa in “seria considerazione”: « …verso la marina si gionge alla piaggia nominata la Foce dove sono da otto a dieci case con la chiesiola di S. Pietro, e la piaggia è molto atta e comoda al varar delle navi»
 
La chiesa di S. Pietro venne ricostruita nel 1600 e nel 1700 ottenne un cappellano fisso, per il quale  venne costruita una piccola canonica che risulta essere stata ingrandita nel 1756.



Nel frattempo, nel XVII secolo, in una posizione più alta e riparata, si era stabilito un gruppo di frati Foglinensi, guidati dal genovese Antonio Boasi . Avevano costruito una chiesa dedicata a San Bernardo con annesso un piccolo monastero.  

A.Baratta 1637 da Paesaggio e Immagine di Genova di Ennio Poleggi Sagep edit



S.Bernardo ricevette importante donazioni, così potè avvalersi dell'opera di importanti artisti come ci racconta mons. Lazzaro De Simoni nel suo libro "Le Chiese di Genova" del 1948. 
Vi si trovavano infatti opere di Domenico Piola (S.Bernardo), G.B.Carlone, Castellino Castello, Andra De Ferrari, Maragliano, Mercenaro, Merano, Ratti, Storace.




Nel 1797, il convento di S. Bernardo venne soppresso e venduto per essere trasformato in casa di civile abitazione.
Antonio Giolfi Incisione su carta 1769 Museo Galata 

Particolare della immagine precedente


 La sua chiesa rimase chiusa per un anno ed infine elevata in parrocchia, assumendo anche il titolo della sottostante chiesetta di S.Pietro, che nell'occasione, venne retrocessa al rango di oratorio.

mappa della zona della Foce nel 1800 (derivata da File1800 Bardi Map of Genoa (Genova), Italy - Geographicus - Genoa-bardi-1800- (trinceramenti)



Il passaggio ufficiale avvenne nel 1811 e col tempo il titolo di S.Pietro, più antico, più noto ed  apprezzato dalla popolazione locale, finì per prevalere su quello di San Bernardo.
L' oratorio venne semidistrutto da una furiosa tempesta nella notte di Natale del 1821 e quindi dismesso.
Alcune foto della chiesa di S.Pietro/S.Bernardo nel 1800.

Domenico Del Pino - prima metà XIX sec.  (particolare)



Qui siamo circa nel 1910 , Corso Italia deve ancora essere costruito

Cartolina edita da Marconi - 1910 ca.








Qui siamo negli anni 20, e vediamo Corso Italia già realizzato.

Cartolina edita da Brunner Como - non circolata



L'antico edificio fu infine interessato dai due bombardamenti aerei del 7 novembre e 19 maggio 1944 che rasero al suolo la chiesa e l'area circostante.

S.Pietro bombardato - foto da Renzo Bonzini
Foto da Sapori di Genova



Nel 1952, con il progetto dell'architetto Lorenzo Castello, si diede l'avvio per l'edificazione di una nuova struttura. La posa della prima pietra, da parte dell'arcivescovo di Genova, avvenne il 29 giugno del 1954.
I lavori di costruzione terminarono nel 1958 con l'apertura al culto religioso il 28 giugno e con la consacrazione il 27 ottobre del 1973.
La chiesa oggi foto da Google maps





Ed infine il punto dove crediamo si trovasse la chiesetta di S.Pietro prima del "trasloco" del titolo  e della sua distruzione.
chiesetta antica posizionata su foto da Google maps


La festa patronale è il 29 giugno, festa di San Pietro e Paolo, ogni anno la domenica precedente alla festa si tengono le tradizionali bancarelle, e i fuochi d'artificio.









martedì 10 marzo 2020

Cristoforo Grassi: La flotta vittoriosa di ritorno da Otranto




Antefatto:   Ritorna la flotta, con gli stendardi catturati al nemico turco che ha sconfitto.




Un nemico che nel 1480 ha preso Otranto e massacrato gli abitanti.  Poi, non avendo ricevuto rinforzi, l'aveva ripersa l'anno seguente ad opera della flotta radunata dal papa Sisto IV sotto il comando del cardinale genovese Paolo Fregoso.


Il dipinto che vediamo è attribuito a Cristoforo Grassi (Cristofaro Grasso?) che, nel 1597, su incarico del senato, ha ricopiato un quadro del secolo precedente, ormai deteriorato, regalandoci l'immagine di Genova al termine del Medioevo.




Una Genova che cercheremo di identificare e di descrivere, con il sostanziale aiuto del Poleggi, grazie ai commenti che ci ha lasciato su questo dipinto nel suo libro: Paesaggio ed Immagine di Genova, dal quale sono tratte tutte le immagini di questo post salvo se diversamente indicato.
Abbiamo visto prima l'immagine a colori e poi quella in bianco e nero con i riferimenti numerici identificati dal Poleggi.
Qui di seguito abbiamo la legenda dei luoghi identificati dal Poleggi, che ci aiuterà a formulare i nostri commenti




Come avrete capito, "l'antefatto" citato è servito solo a giustificare la creazione del quadro, ma non entra nello scopo di questo post.  Quindi continuiamo l'esame del quadro e delle note del Poleggi.

1 Sampierdarena + 2 Lanterna + 3 forche + 4 San Benigno






39 - Molo Vecchio (in ampliamento?) e Torre dei Greci




Da San Teodoro a San Giovanni di Prè (dal 5 al 10 +13 della legenda del Poleggi)





Da San Giovanni di Prè a Ponte Calvi  (dal 13 al 19) - .






Ci spostiamo a levante con un'altra inquadratura importante che comprende la zona da Castelletto a San Lorenzo (Poleggi n. dal 19 al 24).  Una zona affollata di torri che abbiamo numerato per evitare confusione. Il Poleggi non le nomina ed a parte la Piccamiglio e la Grimaldina ci prendiamo tempo per procedere ad un identificazione scevra di errori.




Scendiamo lungo la Ripa per esaminare i ponti e gli edifici che la circondano. 
Nel frattempo abbiamo cercato di dare un nome alle torri incluse nell'immagine e ne pubblichiamo un "tentativo di legenda"  ipotetico e del tutto provvisorio.




Ed eccoci al Molo, da San Marco a Sarzano





Da Sarzano a Carignano.
Poleggi non commenta la grossa struttura ad archi (???) e mette Campo Pisano alla Marina.
Via Ravecca, le case del "colle", e via Madre di Dio si intuiscono appena.
Abbiamo "attribuito" S.Giacomo Vecchio ad un fabbricato un poco troppo verso il Bisagno, ma non c'era altro su quella costiera che potesse assomigliargli.
Il taglio della immagine pone Porta Soprana, S.Leonardo e S.Maria in ViaLata fuori campo (saranno nella prossima foto). La parte bassa di Carignano pertanto pare una località quasi disabitata.
La chiesa della Madre di Dio dovrebbe essere sulla strada omonima alla altezza di S. Salvatore ma, nel dubbio sul edificio esatto, non l'abbiamo indicata.




Saliamo un tantino sul dipinto, per tornare al Castelletto ed esaminiamo  la città fra le mura settentrionali (Castelletto, Torre Luccoli, Acquasola) e la "montata" di Carignano.
Ritroviamo il Bisagno con i suoi due ponti e la campagna circostante.
Abbiamo segnato il probabile percorso di Borgo Lanaioli, Ravecca, e vico Dritto Ponticello e segniamo la probabile posizione di Piazza Ponticello.




Siamo arrivati al Bisagno, di cui abbiamo una vista della sponda orientale, da Marassi a Ponte Pila.




Speriamo che questo piccolo studio si riveli utile ed interessante.
Preghiamo indirizzare eventuali  domande e correzioni nel gruppo FB omonimo   http://ceraunavoltagenova.blogspot.it/ 
in modo da poterne discutere con un contributo di conoscenze più largo possibile


























mercoledì 4 marzo 2020

Genova ed il monumento a Napoleone.






Ancora una volta ospitiamo uno scritto di Fulvio Maiocco che continua ad onorarci affidandoci la diffusione dei suoi lavori.  Se va avanti così diventeremo anche editori...  (faccina che ride).

Questa volta si tratta della (breve) storia del monumento che i genovesi avevano eretto, in piazza Acquaverde, in onore di Napoleone Bonaparte, Diciamo "breve"  storia non perchè Maiocco ci spenda poche parole... ma perchè  l'opera stessa (il monumento) ha avuto vita breve.

Ma diamo la parola a Fulvio e leggiamo con voi.




L’antefatto è costituito dall’abbattimento e distruzione da parte di una folla inferocita nel pomeriggio del 14 giugno 1797 delle due colossali statue dei D’Oria poste sui piedistalli ai lati  della scalinata di Palazzo Ducale, e oggi disadorni.  


 
Quella data segnò la fine della secolare Repubblica di Genova e la nascita della Repubblica Democratica Ligure. Le due statue secondo i più accesi giacobini rappresentavano i simulacri dell’oligarchia aristocratica che aveva governato fino ad allora.   
 
Ricostruzione recente degli originali in resina


Il ministro Faipoult, rappresentante della Repubblica Francese a Genova, comunicò con baldanza a  Napoleone Bonaparte, comandante dell’Armata d’Italia in quei giorni a Montebello, quanto era avvenuto, ma il Generale deprecò il gesto e offrì di contribuire personalmente affinché le statue tornassero al loro posto; proposito impossibile da realizzare poiché ridotte in pezzi.

Resti delle statue attualmenti ricomposti al Ducale



Dalla necessità di rimpiazzare le statue sui due piedistalli ai lati dello scalone di Palazzo, non più Ducale, ma Nazionale nacque l’idea di dedicarne una al Generale corso. 



Nel seguito per brevità mi limiterò a sintetizzare le vicende che portarono alla realizzazione a Genova di un monumento dedicato a Napoleone I, rimandando i lettori per ulteriori approfondimenti agli articoli che ho pubblicato sul “Gazzettino Sampierdarenese” alla voce “Storia di statue a Palazzo Ducale” sui numeri di febbraio-marzo-aprile-maggio-giugno e ottobre 2019 disponibili on-line sul sito del Gazzettino nella sezione “Archivio”. Fu necessario attendere il 1802 perché fosse bandito un concorso per due statue monumentali da erigere sui piedistalli di Palazzo Nazionale e dedicate, su mozione del senatore Girolamo Serra, a Cristoforo Colombo e al Primo Console Napoleone Bonaparte. Il decreto del Senato Ligure pubblicato su “La Gazzetta Nazionale della Liguria” nel settembre 1802, fu seguito nel dicembre dello stesso anno dalle istruzioni per gli artisti partecipanti. Le due statue dovevano avere altezza pari alle precedenti (dieci piedi e mezzo) e la scadenza del bando fu fissata al 30 giugno 1803. La Commissione giudicatrice ricevette ben quattordici modelli, sei di Colombo e otto di Bonaparte, e nel novembre 1803 così decretò: per la statua di Napoleone non era stato approvato nessun modello per cui fu rinnovato il concorso nel gennaio del 1804, mentre per quella di Colombo fu scelto il bozzetto presentato dallo scultore genovese Nicolò Traverso, ma la realizzazione posticipata fino a quando non fosse stata scelta l’altra statua. Nel frattempo Napoleone da Primo Console era diventato Imperatore dei francesi, perciò nel gennaio 1805 si pensò di affidare allo scultore torinese Giovanni Battista Comollli la realizzazione in tutta fretta di una statua del novello imperatore, ma si era atteso di nuovo troppo. Il 4 giugno 1805 infatti Bonaparte a Milano accettò il voto di annessione della Liguria all’Impero francese, divisa in tre dipartimenti: Genova, Montenotte e Appennini. Il ministro dell’interno Champagny  giunse a Genova il 9 giugno 1805 con pieni poteri per attuare l’annessione della Liguria e due mesi dopo Napoleone giunse in visita a Genova con Giuseppina, già ospite in passato della nostra città.



Nel gennaio1806 il consiglio municipale approvò la proposta di Agostino Pareto primo Maire (sindaco) di Genova, di erigere una statua marmorea dell’imperatore in una delle principali piazze cittadine e la delibera fu accolta con entusiasmo dall’Arcitesoriere Le Brun. 




Fu deciso di affidare l’incarico allo scultore genovese Nicolò Traverso, già vincitore del concorso per quella di Colombo. 



 
L’artista realizzò due modelli. Il primo, non approvato, raffigurava Napoleone seduto sul trono con l’abito cerimoniale e il manto imperiale, il capo coronato d’alloro, le braccia appoggiate alla spada e allo scettro. Il bozzetto in cera alto una trentina di centimetri è giunto fino a noi ed è conservato al Museo del Risorgimento di Genova. Il bozzetto di Traverso fu quasi certamente ispirato al quadro “Napoleone I sul trono imperiale” (olio su tela, 260×163 cm., noto anche come “Sua maestà

l'imperatore dei francesi sul suo trono”) dipinto nel 1806 dal pittore francese Jean Auguste-Dominique Ingres, attualmente esposto al Musée de l'Armée di Parigi.




Il secondo modello approvato dalla committenza e andato perduto, sebbene molto criticato per la foggia da imperatore romano e la scarsa plasticità dell’opera, ebbe a mio giudizio due fonti d’ispirazione distinte, una per il corpo e l’altra per la testa, ricomposte da Traverso in un’unica  opera. Il corpo, eccettuata appunto la testa, è la copia quasi identica della statua di Giulio Cesare scolpita da Nicolas Coustou nel 1696 per i giardini delle Tuileries e oggi conservata al Louvre. Il panneggio nell’opera di Coustou da quel movimento che manca alla statua del Traverso e maschera la poco plastica posizione della gamba, oggetto all’epoca di forti critiche.





Traverso ricavò il modello per la testa della statua da uno schizzo del pittore Morro di una delle più famose effigi di Napoleone, opera di Antonio Canova. Nel 1802 infatti lo scultore di Possagno, novello Fidia e massimo rappresentante del Neoclassicismo, fu invitato in Francia per realizzare un ritratto del primo console della Repubblica in previsione di un monumento celebrativo a lui dedicato. Canova nel corso di cinque sedute di posa realizzò un bozzetto in argilla del busto in divisa del futuro imperatore, che modificò per la realizzazione della statua di “Napoleone in veste di Marte Pacificatore” (l’originale è a Londra nella dimora di Lord Wellington, mentre una copia in bronzo si trova nel cortile dell’Accademia di Brera) spogliandolo della divisa e piegando il capo da un lato con il volto leggermente inclinato verso il basso, i lineamenti marcati e lo sguardo racchiuso in un gioco d’ombre. Il busto più volte replicato dal 1803 divenne in breve una delle più famose effigi di Napoleone. 





Queste le fonti di ispirazione per Traverso, che, va sottolineato, fu un eccellente scultore. Ritengo perciò che l’unica immagine esistente del monumento di Napoleone, ovvero l’incisione di Domenico Del Pino definita già all’epoca poco pregevole, non renda pienamente giustizia all’opera, purtroppo distrutta, ed al suo autore. Nel giugno 1807 fu stipulato il contratto con Traverso che si impegnò a consegnare la statua in marmo bianco di Carrara, alta dieci palmi (3,75 m), entro il 1809. Il blocco di marmo, consegna prevista ad ottobre 1807, giunse a Genova quattro mesi dopo. Traverso si mise subito all’opera, ma sorse il problema della collocazione della statua. La scelta cadde su Piazza Acquaverde, poiché Piazza del Principe, a ridosso delle Mura, era poco scenografica. La statua doveva ergersi “in quella parte della piazza che si estende al basso fra le due scalee della Visitazione, sarà così visibile dal porto e posta subito all’ingresso della città”. La realizzazione del basamento composto “da gradini e piedistallo in marmo bianco di Carrara con ornamenti e bassorilievi nelle quattro facciate, recintato da pilastrini di marmo uniti da sbarre di ferro (poi sostituiti da catene)” fu affidata al marmista Francesco Montebruno su progetto dell’architetto civico Gaggini.



Arrivati i marmi per il Montebruno, iniziarono gli scavi delle fondamenta in Piazza Acquaverde notificati al prefetto barone Bourdon de Vatry, che dichiarò la sua contrarietà ad una collocazione così periferica e suggerì di erigere la statua di Colombo in vista del porto (come poi avvenne), mentre per Bonaparte propose di abbattere la cortina davanti a Palazzo Nazionale e ricavarne una

piazza (anche questo avvenne mezzo secolo dopo) con al centro la statua dell’imperatore. Chiese infine che la statua almeno sorgesse al centro di Piazza Acquaverde, ma anche questa richiesta fu disattesa. Nel gennaio 1810 Traverso terminò la statua, che fu posta sul basamento il 20 aprile dello stesso anno. 



1810 ca  - Genova sotto l'imparo francese - Ambrose Louis Garneray Acquatinta



Non restava che l’inaugurazione e quale data migliore del 22 aprile 1810, giorno del matrimonio di Napoleone con Maria Luisa d’Austria. In tale occasione l’Imperatore decretò che 6.000 militari in congedo, reduci almeno da una campagna di guerra, avrebbero sposato altrettante ragazze del loro paese alle quali, a spese dello Stato, sarebbe stata assegnata una dote di 600 franchi, e dieci di questi matrimoni toccarono a Genova. Alle 18,30 del 21 aprile tutte le campane della città diedero l’annuncio del festoso evento accompagnate dalle salve di cannone delle artiglierie del Presidio di mare e di terra. Le facciate delle case furono illuminate ed archi luminosi innalzati nelle strade. La celebrazione iniziò alle sei del mattino con una distribuzione a 306 famiglie indigenti di beni e denaro, seguita da una somministrazione di pane e vino ai poveri della città nella Loggia di Banchi. Alle ore 10 tutte le autorità civili e militari presenziarono al matrimonio civile dei dieci militari nella Mairie, benedetto poi in San Lorenzo. Il corteo delle autorità e dei cittadini si spostò in Piazza  Acquaverde, dove avvenne l’inaugurazione del monumento all’Imperatore, alto in totale nove metri. Furono innalzati due alberi della cuccagna, uno in Fontane Amorose e l’altro davanti all’ospedale di Pammattone; la festa proseguì fino a notte con canti, balli, e luminarie. Una sentinella fu posta a guardia della statua ed impedire che fosse asportata legna dagli alberi piantati per darle un degno coronamento.






Nel 1814 l’epopea napoleonica stava per giungere al termine. L’esito disastroso della campagna di Russia, l’occupazione di Parigi da parte delle truppe della coalizione e la notizia dell’imminente abdicazione dell’imperatore non tardarono a far sentire i loro effetti anche a Genova. La flotta inglese era già al largo del porto in attesa di ricevere la resa delle truppe, che, al comando del Fresia, si erano ritirate nelle fortificazioni attorno alla città.



La resa tardava a concludersi, così fu il terrore di un nuovo terribile assedio, come quello già sofferto nel 1800, che spinse una folla di popolo verso Piazza Acquaverde per abbattere il simulacro dell’imperatore. Attorno al collo della statua furono legate delle funi e a forza di braccia fu abbattuta al suolo. La testa trascinata per le strade e ridotta ad un ammasso informe fu gettata in mare in vista delle navi inglesi, che dal largo seguivano con i cannocchiali il tumulto. Lo scultore Traverso, a cui la statua non era mai piaciuta, avvertito dell’accaduto si limitò ad esclamare: “Han fatto bene”. Un capolavoro del Traverso lo possiamo ammirare nella chiesa del Carmine ed è il gruppo marmoreo della “Gloria di Sant'Agnese”, che l'artista realizzò nel 1791 per la sua chiesa parrocchiale, poi demolita.





L’armistizio con le autorità britanniche fu concluso e all’Acquaverde rimasero i resti del basamento, demolito anch’esso pochi giorni dopo. Sulle stesse fondamenta, nel 1846, il governo sabaudo pensò dapprima di erigere la statua di Vittorio Emanuele I, opera di Giuseppe Saggini, che fu invece collocata a Torino davanti alla chiesa della Gran Madre, e poi quella di Cristoforo Colombo, come suggerito mezzo secolo prima dal prefetto Bourdon de Vatry, iniziata nel 1846 e terminata nel 1857, alla quale lavorarono ben otto diversi scultori, dei quali tre deceduti in corso d’opera, vicenda che contribuì a creare un alone nefasto attorno ad essa. 







Bibliografia:


Tommaso Pastorino, Il monumento di Napoleone I a Genova, Rivista Municipale “Genova” n.2 febbario 1934, pagg. 97-116
Stefano Rebaudi, Le statue dinnanzi la facciata di Palazzo Ducale in Genova, Società Ligure di Storia Patria Biblioteca digitale 2012