martedì 3 marzo 2020

Santa Maria di Castello



La chiesa oggi - foto degli autori del post.


Prendimo spunto, informazioni e materiale fotografico dal libro di Ennio Poleggi "Santa Maria di Castello ed il romanico a Genova"  per fare il solito riassuntino dove eviteremo di cimentarci con il "romanico a Genova"  e ci limiteremo a parlare della chiesa e delle principali vicende che ne hanno accompagnato e spesso determinato lo sviluppo.
Ci scusiamo con i lettori più "esigenti" ma per essere un "riassuntino" è venuto fin troppo lungo.
Quando non diversamente indicato le foto provengono dal libro citato.
Abbiamo aggiunto interi brani da "le chiese di Genova"  scritto da Mons. Lazzaro De Simoni nel 1948.

Una città portuale del Medioevo - Genova nei secolo X-XVI di  L.G.Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep


Una chiesa che avrebbe avuto origine nel 658  in una forma di cui non si conserva nè memoria nè vestigia archeologiche. Infatti, tra i numerosi materiali di reimpiego che sono stati identificati nella presente struttura, nessuno è attribuibile  ad una precedente chiesa in quel luogo. Non vi è nemmeno una cripta a testimoniare un utilizzo precedente al 1130, anno di fondazione della prima struttura religiosa documentata. Ma sentiamo cosa ne dice Mons. Lazzaro De Simoni, nel suo libro "Le Chiese Di Genova-edizioniCeretti-1948":




La chiesa sorgeva a poca distanza dal castello fortificato del vescovo, costruito sulla sommità del colle, sul sito già occupato da fortificazioni preromane, romane e bizantine. La presenza del castello vescovile, nei pressi del quale  fece di quest'area, al riparo dalle scorrerie saracene grazie alla sua posizione arroccata, la sede del potere politico e religioso cittadino.



La chiesa attuale fu costruita nel 1130-37 da maestranze antelamiche sui resti di quella più antica, della quale nella cappella del battistero si conservano alcune sculture.


 La nuova chiesa aveva tre navate con copertura a capriate lignee, transetto sopraelevato rispetto alla zona riservata ai fedeli, e tre absidi.

 




 Per la costruzione furono impiegati materiali di recupero come colonne e capitelli di epoca romana, sapientemente integrati nel nuovo edificio dai Maesti Antelami.

Alcuni esempi di reimpieghi (non abbiamo messo i capitelli perchè sono troppi)





La chiesa era già collegiata in epoca precedente alla ricostruzione e tale rimase fino al 1441, quando con una bolla del papa Eugenio IV fu assegnata ai Domenicani, che l'hanno officiata fino al 2015. I frati ne presero possesso solo il 13 novembre 1442, poiché per oltre un anno i canonici, sostenuti dall'arcivescovo Giacomo Imperiale, si opposero all'arrivo dei Domenicani, ai quali erano state assegnate tutte le proprietà e le rendite della chiesa.
Mons. Lazzaro De Simoni ne riferisce così:



Il "Poleggi"ci fornisce una interessante "ricostruzione abitativa" della Collina di Castello, alla quale dobbiamo fare alcune correzioni imposteci da recenti ritrovamenti archeologici.
Al punto 2 "Embriaci" deve leggersi "Embriaci-DeCastro" in quanto le due famiglie, alleate ed imparentate fra loro, condividevano la zona e la torre ancor oggi denominata "Embriaci" è stato appurato essere appartenuta ai De Castro.
Inoltre, come abbiamo già spiegato parlando del Monastero di S.Maria delle Grazie "la Nuova" (5):
"""Sull'area dove (a metà del sec XV) sarebbe poi sorto il monastero, nel XII secolo aveva la sua roccaforte la potente famiglia feudale degli Embriaci, con la sua curia in corrispondenza della piazza di S. Maria in Passione. Nel complesso di S. Maria delle Grazie è inglobata una delle torri che svettavano sull'insediamento degli Embriaci, simile per struttura e tecnica costruttiva a quella ancora esistente, (De Castro) situata poco distante, accanto alla chiesa di Santa Maria di Castello. La torre, datata alla prima metà del XII secolo, ha pianta quadrangolare ed è costruita a conci di pietra squadrati con muri dello spessore di circa 2 metri. Le fondazioni di un'altra torre, di cui sono visibili alcuni conci a bugnato, sono inglobate nell'angolo sud ovest della chiesa, alla base dell'archivolto che dà accesso alla piazza S. Maria in Passione. Dagli scavi sono emersi anche resti di stoviglie di notevole raffinatezza per l'epoca, databili tra l'XI e il XIII secolo, che appartenevano alla dotazione della cucina e della mensa dell'insediamento degli Embriaci.""" Per ulteriori chiarimenti e foto in merito vi inviamo a questo link:  http://ceraunavoltagenova.blogspot.com/search/label/S.Maria%20delle%20Grazie%20la%20Nuova


continua il racconto di  Mons. Lazzaro De Simoni:




Dopo l'arrivo dei Domenicani, nella seconda metà del Quattrocento il complesso fu ampliato e divenne un importante polo cultuale.




Acquistando proprietà adiacenti alla chiesa fu costruito il convento e realizzati i tre chiostri e la sacrestia.  Qui la pianta della antica sacrestia e del primo chiostri




A questo periodo risale la costruzione del primo chiostro (1453 -1462) con gli affreschi nella volta del loggiato e nelle pareti, di cui resta la celebre Annunciazione di Giusto d'Alemagna (1451).
 
Foto di Roberto Crisci



Inoltre i Domenicani trasformarono il tetto della chiesa, a capriate di legno, in una volta a crociere in muratura.




Tra il XV e il XVII secolo numerose famiglie patrizie fecero costruire lungo le navate laterali le loro cappelle gentilizie, arricchite da opere d'arte dei maggiori artisti dell'area genovese.
E qui cediamo nuovamente la parola a  Mons. Lazzaro De Simoni:

 

La "Madonna di S.Luca" rubata nel 1879 di cui parla più sopra il Monsignore:


Ognissanti





Come  accenna il Monsignore, nel corso dei secoli, anche questa chiesa venne "decorata" e modificata secondo le mode e le esigenze correnti.   
Nel XVI secolo furono modificate le absidi e costruita la cupola.

Dalla seconda metà del XVII secolo il complesso visse un periodo di declino e i Domenicani furono costretti ad affittare alcuni locali del convento.

Lasciamo nuovamente la parola a Mons. Lazzaro De Simoni, che ci racconta le vicissitudini dell'edifio nei principali eventi bellici che lo riguardarono.






Il convento fu risparmiato dalle leggi di soppressione del 1797, ma nella prima metà del XIX secolo si trovava in stato di degrado.
Parzialmente espropriato dallo Stato nel 1859 a seguito della legge Rattazzi del 1855, parte del convento nel 1870 fu trasformata in appartamenti, sopraelevando anche i loggiati dei chiostri.

Nello stesso periodo fu affidato all'architetto Maurizio Dufour l'incarico di restaurare l'interno della chiesa, mettendo in luce le parti medioevali, coperte nel tempo da uno spesso strato di intonaco.
Lo stesso Dufour realizzò l'affresco nella volta del coro, raffigurante "Dio Padre in gloria".


Ulteriori lavori vennero effettuati nel 1925



La chiesa fu colpita da bombardamenti aerei durante la seconda guerra mondiale, una prima volta nel 1942, quando le macerie di un vicino edificio rovinarono sulla navata sinistra, ed ancora nel 1944, con danni alla copertura causati da spostamenti d'aria dovuti alle bombe cadute sul porto.
I restauri vennero eseguiti nel dopoguerra, riportando alla luce, con il recupero dei finestroni medioevali, anche l'originaria architettura romanica della facciata, in parte alterata dalle ristrutturazioni del XV e XVI secolo.




L'intero complesso è stato nuovamente oggetto di restauro nei primi anni duemila, quando venne risistemato ed ampliato anche l'annesso museo.



Nel 2015 i Domenicani hanno abbandonato il convento di Santa Maria di Castello e il complesso è stato affidato ai sacedoti della Società delle Missioni Africane


Mostreremo ora alcuni ambienti particolari.


La Capella Grimaldi, attuale sacrestia 






  Ascoltiamo ancora da Mons. Lazzaro De Simoni la descrizione la descrizione dei tesori di S.Maria di Castello.




Singolare è la storia della Cappella dei Lombardi e di Santa Croce.



Il secondo chiostro




























Altare maggiore - foto recente di Roberto Crisci























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