venerdì 10 maggio 2013

C'era una volta il Bisagno (parte ottava - Borgo Incrociati)




Da Porta Romana , attraverso Borgo Incrociati, si arrivava al ponte medioevale di Sant'Agata che andava da Borgo Incrociati alla chiesa di S. Agata  ed aveva ben 28 arcate che gli permettevano di scavalcare un'ampia area golenale lasciata libera per far scaricare le cicliche  piene del torrente.
Qui vediamo Porta Romana e la strada lungo il Bisagno che portava al Ponte di Sant'Agata

Borgo Incrociati 1769 (particolare)  Giolfi-Torricelli Galata Museo del mare



Il Ponte di Sant'Agata  portava al borgo situato intorno alla chiesa di Sant'Agata lungo l'antica via romana.  Qui lo vediamo ancora nella sua massima estensione arrivare fino alla chiesa omonima.


Vediamo sull'altro lato del torrente anche il ponte Pila ed il Borgo Pila che la "prospettiva" dell'artista ci fa sembrare più vicine a Sant'Agata di quanto siano mai state nella realtà.

Antonio Giolfi - Torricello particolare da incisione su carta 1769  - Museo Galata


Luigi Garibbo ci da una idea più realistica del ponte di S.Agata in questo particolare di una sua veduta della prima metà del 1800.  Qui il ponte di S.Agata è visto da Carignano.

Luigi Garibbo (part.)  da "la Valbisagno" ed. Stringa

Una immagine "al contrario" (ed una prospettiva realistica) ce la offrono, dalle alture della Madonna del Monte, F.Schmidt ed E.Ciceri nel 1850 ca  (ed.Lemercier Paris da Paesaggio e Immagine di Genova Ennio Poleggi Sagep). Il ponte si presenta già "interrato" nella sua parte orientale, mentre la parte occidentale del torrente, "in secca",  è utilizzata per le esercitazioni militari.

F.Schmid ed E.Ciceri nel 1850 ca  (ed.Lemercier Paris da Paesaggio e Immagine di Genova Ennio Poleggi Sagep)


La successiva operazione di arginamento del torrente ne aveva lasciate solo 6 (su 28) provocando una strozzatura che il torrente non poteva sopportare tanto che nel 1970 se ne è "portate via"  2  e nel 1992 gli ha dato il "colpo di grazia"  riducendo   le tre arcate superstiti ad un rudere inagibile.
Qui lo vediamo nella sua fase a 6 arcate in epoca abbastanza "moderna"
Copertina di pubblicazione Periodica


 L'arginatura del torrente ha dato origine sulla sponda destra  a via Canevari che qui vediamo con il ponte medioevale, mentre dal lato opposto intravediamo corso Galliera  con piazza Manzoni e corso G. Galilei

Cartolina ed. Trenkòer Lipsia  - non circolata



Altra veduta di  via Canevari con Borgo Incrociati e corso Monte Grappa.
Si intravede l'inizio  del "nuovo" ponte di Castelfidardo, costruito per reggere il traffico pesante di autoveicoli e di vetture tramviarie.

Cartolina ed. Calì - sped 1929



Il ponte di Castelfidardo, corso Galliera e Casa Comunale di piazza Manzoni
cartolina - ed. non identificato - non circolata




Ma finora abbiamo parlato prevalentemente del Bisagno, mentre l'argomento del post doveva essere questo antico borgo su cui ci sarebbe molto da dire.

Invece noi lasciamo la parola a Vito Elio Petrucci, che già ne parla nel suo libro "Le più belle cartoline di Genova" edito da Sagep.



 "Le più belle cartoline di Genova"  di  V.E.Petrucci - SAGEP editore


Già, la ferrovia ed i suoi annessi, e fu così che la chiesa venne demolita e ricostruita qualche centinaio di metri più a monte.....  ma noi la ricordiamo così

Chiesa di S.Maria e dei Diecimila Crocifissi da "Il Borgo degli Incrociati" di Mauro Montarese


ed anche così, vista dall'altezza di Corso Montegrappa  nel 1908

cartolina - ed Garzini e Pezzini Milano



Questa è una aggiunta postuma, resa necessaria da una ricostruzione di Marco Cazzulo pubblicata sul nostro gruppo FB http://ceraunavoltagenova.blogspot.it/.
Infatti, nel testo di Vito Elio petrucci, che abbiamo pubblicato tal-quale poco innanzi si presumeva che i tre archi che si vedono in una vecchia costruzione aggettante si Corso Montegrappa appartenevano al chiostro del monastero o alla chiesa stessa.

Foto da web


Marco Cazzulo, invece, con l'ausilio di una mappa del 1787, ha avanzato l'ipotesi che gli archi appartengano al retro della villa di Agostino Centurione (110° doge della Repubblica), ipotesi che condividiamo in pieno.

Elaborazione di Marco Cazzulo






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