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venerdì 2 novembre 2018

Il "Complesso" di S. Ignazio: villa, noviziato, monastero, caserma, Archivio di Stato





Spazi Per La Memoria Storica –Archivio Di Stato 2004



C'era una volta la collina di Carignano, con le sue 54 ville, soggiorno estivo dei patrizi genovesi.
Alcune ville erano magnifiche, altre più modeste ma tutte erano circondate da giardini, orti e frutteti che rendevano la collina un vero paradiso.

Su tutte dominava la residenza estiva dei Fieschi, posta accanto alla chiesa di S.Maria in Via Lata fino alla sua distruzione nel 1547, dopo la congiura di Gian Luigi Fieschi contro Andrea Doria.

Lì vicino,  accanto alla chiesa di S. Maria in Via Lata, era stata edificata in data imprecisata una villa estiva che Nicolò di Guiso cedette a Piero de Franceschi.  Questi, dal 1459 al 1468, fece modificare, ampliare e ridecorare la villa.

1584, affresco posto nel loggiato superiore del palazzo Doria-Spinola, opera di Felice Calvi.

Nel dipinto qui sopra vediamo al centro S.Maria Assunta in Carignano ancora incompleta (con un solo campanile)  e S.Maria in Via Lata senza la splendida villa/palazzo dei Fieschi ormai abbattuta.
La villetta segnata a destra del campanile sarà la "nostra" villa De Franceschi?

Per capirci meglio riportiamo uno stralcio dalla mappa di Giacomo Brusco del 1785.  Gli edifici e le pertinenze della villa in tale data sono stati segnati in rosso. Al centro la piazza di S. Maria in Vialata dalla quale si stacca il vico di S.Ignazio che costeggia la proprietà De Franceschi e sbuca in Piazza San Leonardo. Qui, in piazza San Leonardo, si trovava l'entrata principale della villa, fiancheggiata dalle casette dei "manenti".  Da qui un viale portava alla villa.

Il Complesso Monumentale Di Sant'Ignazio-Roberto Santamaria- Archivio Di Stato-Sagep



Passano circa 200 anni.  Nel 1659 i Gesuiti comprano la villa per stabilirci un noviziato. Nasce così, nel 1660, il Noviziato di S. Ignazio e subito comincia a crescere.
Si inizia con una bella mano di "tenacissima tinta rossa"  sugli affreschi dei soffitti (di cui parleremo più avanti),  per evitare ai novizi troppe "distrazioni" .  
Quindi si pone mano agli ampliamenti, con nuove sale e nuovi dormitori per i novizi.
Ampliamenti che stravolgono completamente la funzionalità degli ambienti precedenti adattandoli alle nuove esigenze, con l'aggiunta della chiesa e di tutta una nuova ala ad uso dei novizi.

Modifiche che possiamo apprezzare nella piantina di inizio 1800 che segue.
(facciamo notare che la piantina riporta anche il percorso delle mura e dell'acquedotto)

Il Complesso Monumentale Di Sant'Ignazio-Roberto Santamaria- Archivio Di Stato-Sagep





Schema delle successive variazioni del complesso
Spazi Per La Memoria Storica –Archivio Di Stato 2004




Prospetto ovest attuale del complesso di S.Ignazio
Spazi Per La Memoria Storica –Archivio Di Stato 2004




Già sapete che ci piacciono le mappe ed anche qui ne faremo uso per vedere bene dove si trovavano gli edifici di cui stiamo parlando.  Nella mappa che segue vediamo la posizione del complesso di  S.Ignazio già ampliato. Anche se non espressamente segnata dovrebbe esserci anche la chiesa, che è stata costruita nel 1722.

particolare dalla Pianta di Giacomo Brusco 1766 (dalla raccolta del Giolfi Palazzo Rosso ufficio Belle Arti)


Qui invece la chiesa si vede chiaramente

Antonio Giolfi - Incisione su carta 1769 - Museo Galata

Nel 1773 la Compagnia di Gesù fu temporaneamente soppressa da Papa Clemente XIV ed il complesso divenne sede delle monache Convertite di Santa Maria Maddalena. Dopo l'annessione di Genova all'Impero Francese venne requisito e trasformato in caserma.  La chiesa, soppalcata in muratura, divenne dormitorio nella parte superiore e stalla in quella inferiore.
Tornando alle suore, sotto l'attuale foyer (l'antica sacrestia) è stata rinvenuta una cripta con 24 loculi dove le monache erano state sepolte (in posizione seduta).

Il Complesso Monumentale Di Sant'Ignazio-Roberto Santamaria- Archivio Di Stato-Sagep






In questa tela del 1827, che ha per "protagonista" S. Maria in Via Lata, ci par di veder spuntare all'estrema destra la parte più antica del S. Ignazio, già adibita a caserma .
 S.Maria in Via Lata- Garibbo 1827


 ancora una mappa del1846



Anche in questa foto spunta la parte antica di S.Ignazio
 S.Maria in Via Lata ante 1859 - foto di Antonino Vallone


Infine venne la seconda guerra mondiale.

Spazi Per La Memoria Storica –Archivio Di Stato 2004


Come vediamo dalla foto qui sopra, ci  pensa la seconda guerra mondiale a "sloggiare" anche la caserma. Le macerie restarono "a prendere il sole" fino al 1986. quando iniziarono i lavori di restauro, che resero possibile usufruire degli spazi già per le celebrazioni colombiane del 1992

Spazi Per La Memoria Storica –Archivio Di Stato 2004


La pianta del piano nobile della villa. Ingresso con scale in via Santa Maria in ViaLata (destra)

Spazi Per La Memoria Storica –Archivio Di Stato 2004


Prospetto (attuale) della facciata della Villa su via S.Maria in Via Lata

Spazi Per La Memoria Storica –Archivio Di Stato 2004



Il restauro ha cercato, sul piano artistico, di ridare alla "villa" ed alla chiesa il loro aspetto originario.

La soppalcatura della chiesa è stata demolita ricavandone un auditorio.
Qui il solaio/dormitorio  "prima della cura" (si nota il pavimento a metà delle colonne)

Spazi Per La Memoria Storica –Archivio Di Stato 2004


Dopo la "cura"

Spazi Per La Memoria Storica –Archivio Di Stato 2004
Nella ex villa si è provveduto a liberare gli antichi affreschi dalla "tenace vernice rossa" con cui erano stati ricoperti. Vernice rossa che doveva essere stata di ottima qualità per resistere tanti secoli (averne oggi la "ricetta"... ).  Alcuni sono stati poi felicemente restaurati, altri invece  ancora ci guardano tristi e sbiaditi.   Ne vedremo qui qualche esempio, gli altri possono essere ammirati facilmente in loco.


Ex salone piano nobile, ora sala di consultazione
Foto degli autori del post

foto degli autori del post

Loggia di Psiche
Spazi Per La Memoria Storica –Archivio Di Stato 2004
Sala di Giacobbe
Spazi Per La Memoria Storica –Archivio Di Stato 2004
Scala di accesso al piano nobile

Spazi Per La Memoria Storica –Archivio Di Stato 2004


Per quanto riguarda la parte strutturale vorremmo mostrare un particolare interessante della struttura del tetto della chiesa.
Spazi Per La Memoria Storica –Archivio Di Stato 2004


Qui siamo nell'attuale cortile interno, e vediamo la facciata della antica villa che dava sul giardino, a nord della villa. Un tempo dalla loggia si godeva una vista aperta dal giardino alle colline. Poi i Gesuiti hanno costruito la due ali.  Infine un corpo di fabbrica costruito fra le due ali (che vedremo nella prossima foto) che fa corpo unico con la chiesa ha  cancellato il panorama.  La pavimentazione su due livelli ha poi cancellato il giardino.

Prima della cura:



Dopo la cura:




Spalle alla loggia della foto precedente, guardiamo a nord, dove vediamo le due ali unite dal corpo di fabbrica che nasconde la chiesa e la terrazza superiore del cortile.
foto degli autori del post


Ci scusiamo se siamo stati poco chiari, (e incompleti) ma non era agevole descrivere un edificio così complesso ed i suoi cambiamenti nel corso del tempo. Se siete rimasti dubbiosi e curiosi di saperne di più vi invitiamo a visitare il complesso.
Pensiamo che questa costruzione non ha messo in imbarazzo solo noi e siamo convinti che il personale dell'Archivio di Stato ha affrontato notevoli difficoltà per riadattare alla funzione di "archivio consultabile" una struttura così complessa e nata per altri scopi.
Una struttura tanto parcellizzata e frazionata, con lunghi corridoi, stanze e "rebighi", da sembrare un "labirinto" ad un visitatore occasionale.












mercoledì 23 novembre 2016

Ravattando








Ravattando, ho trovato un disegno (stampa?) che avevo "dimenticato". Invece è interessante in quanto databile a prima del 1536 sia per la assenza delle "mura nuove" e di Porta Pila che del Lazzaretto, alla foce. Qui si vedono i due ponti (Pila e S.Agata ed i due borghi e si può indovinare via al Ponte Pila. Via Minerva non è ancora tracciata ma le 4 arcate di un ponte sulla destra fanno pensare che ci fosse già un percorso viario che portava in Albaro. L'immagine è tratta da "San Francesco d'Albaro", di Sadro Ferrara, edito da Nuova editrice Genovese che lo commenta senza indicare autore e data.


Meno male che c'è Emiliano Beri, che ci ha suggerito la soluzione... si tratta di un pezzetto in bianco e nero della coloratissima veduta di Genova dipinta da Cristoforo Grassi nel 1597 (copiando, su commissione dei Padri del Comune, un precedente del 1482).
Il dipinto rappresenta la partenza  della flotta di Paolo Fregoso e Sisto IV per Otranto nel 1480 (o forse, più probabilmente, il vittorioso ritorno nel 1481?) .
Naturalmente ne avevamo una copia anche noi ma in B/N non l'abbiamo riconosciuta...


 
Un'opera che merita una attenta lettura, che faremo in altra occasione, oggi accontentiamoci di esaminare nel dettaglio l'immagine in B/N che abbiamo qui.


Il testo fa riferimento alla "piazza d'armi", ancora localizzata sul lato sinistro del torrente (a destra nel disegno) dove in seguito verrà costruito il "Lazzaretto" (poco prima del 1537)





Passando alla parte sinistra in basso vedo lo "scalo della Marina" all'estrema sinistra , poi un "pontone"  in una posizione che da da pensare. Proprio sopra al pontone, sembra di vedere un pontile su palafitte che delimita una spiaggetta. (il che giustificherebbe la funzione del pontone al servizio del molo per caricare i massi provenienti dalla cava sulle imbarcazioni che fanno la spola tra l'imbarcadero della cava ed il porto. Non saprei dare un nome al torrentello che ha prodotto la spiaggia  in quanto il Rio Torbido sboccava più a sinistra, nell'insenatura della "Marina" . 

Poi ci sono quelle arcate  (Mura, strada, canalizzazione acque x mulino o forgia?)
 A me quel "coso" con gli archi pare poco congruo con il resto del paesaggio ma, se l'hanno ritratto con quel rilievo, probabilmente c'era ed attirava l'attenzione dell'osservatore. 
In genere quelle cose strette sostenute da archi erano acquedotti, ma uno che portava "al mare" sarebbe giustificato solo da attività "industriali" nei pressi della spiaggia (dato che all'epoca Mulini, Segherie, Mulini da ghiaia e Forgie erano tutti mossi da energia idraulica).
L'ipotesi più probabile però è che quella struttura fosse la strada che portava al pontile i massi prodotti nella Cava. 
Dimenticavo la vecchia chiesa di San Giacomo, che si vede in alto a destra nel "particolare" allegato (inagibile dal 1880, ceduta al comune che la demolì nel 1905 realizzando al suo posto l'odierno Piazzale della Giovane Italia).






Questo è un post fatto "a rate" , nel senso che viene modificato man mano che escono nuove informazioni.
L'ultima in ordine di tempo ce l'ha data Alberto Maria Di Salle con questa foto che mostra un "probabile" mulino situato sulla spiaggetta sotto alla "Cava". Qui però manca l'acquedotto ed il pontile su palafitte... ma non si può avere tutto... e tutto insieme... dalla vita.
Mulino da ghiaia, evidentemente, che macinava i detriti originati dal taglio e squadratura dei blocchi di pietra tagliati nella cava. Questo particolare porterebbe a riconsiderare "le arcate" come "acquedotto".
Quindi è probabile che in quel punto si caricassero tutti i materiali: massi e ghiaia, provenienti dalla Cava.

mulino della cava 1573 Alberto Maria di Salle


A proposito della spiaggia della "cava" è venuto fuori (meglio tardi che mai) un disegno di A.Baratta del 1637 che ci mostra lo scalo della Cava.

A.Baratta 1637 scalo cava da Paesaggio e Immagine di Genova ennio Poleggi Sagep (4)




Salendo nell'immagine, andiamo per chiese, e non solo... 

Al centro dell'immagine che segue troneggia, inconfondibile, S.Maria in Via Lata. 
A sinistra appena più in basso S.Maria dei Servi. 
Un pò più in alto ed a sinistra rispetto a S.M.in Via Lata troviamo l'abbazia di S.Stefano con il suo inconfondibile campanile a "torre". 
In mezzo alle due, la chiesa di S.Leonardo con la salita omonima in bella vista. 
Santo Stefano senbra segnare un crocevia dove confluiscono la futura via della Consolazione, ancora senza la chiesa della Consolazione (1681) nè quella della Pace (1132, ci dovrebbe essere) e via San Vincenzo (dove non vedo la chiesa, ante1059) . 
Le due chiese in alto a sinistra rispetto a Santo Stefano non riesco ad identificarle. (Qui se ne vede solo una; per l'altra guardare la prima immagine in alto). Una potrebbe essere un primo abbozzo della chiesa della Santissima Annunziata di Portoria (Capuccini-S.Caterina-1488)?? 




Come riferimento per le due chiese da identificare metto questa porzione di mappa del Poleggi che rappresenta la zona nel 1414 e che riporta ben 4 chiese nella posizione "investigata" .

1414 da Una città portuale del Medioevo di Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep




Sotto S.Stefano sembra di vedere delle mura, rientarnti (?). Ma della Porta degli Archi (1536?) non vedo traccia. 
Non c'era ancora... ma allora il "famoso" nonchè "fantomatico" "ponte degli Archi"? che dicono ci fosse prima della Porta (che da esso "dicono" aver preso il nome)?? 
Non vedo nemmeno il "ponte". Sarà "rimasto nel pennello"?, o non c'era "ancora"? o ci vedo male? Spero sia giusta questa ultima ipotesi, altrimenti...???

Però, se la ben nota "Porta degli Archi" risulta eretta nel 1536, lì dovevano esserci comunque le mura del 300 che arrivavano fino alla Foce, ma non se ne vede traccia nel disegno esaminato.

Il Poleggi le riporta nella sua piantina del XV secolo, dove vediamo che le mura del 300 erano esterne sia rispetto San Leonardo che S.Maria in Via Lata.

sec XV da Una città portuale del Medioevo di Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep 



Possibile che il Grassi si sia "dimenticato nel pennello"  tutto quel popo di mura?
Tutto è possibile, anche le cose più improbabili...
Vi lascio con questa considerazione e con diversi interrogativi che spero , prima o poi, verranno risolti..