venerdì 26 febbraio 2021

Santa Brigida, una visionaria di passaggio ed il suo Monastero Genovese


Santa Brigida è qui sopra raffigurata nel suo tipico "clichè" :  riceve una visione e prende nota.  

Cosi la possiamo immaginare quando, nel corso di uno dei tanti suoi viaggi, si fermò a Genova, "di passaggio".   Ma di certo non doveva avere uno scrittoio quando, nel corso di una passeggiata sulle alture del Peralto (Righi) ebbe la visione dei ruderi  di una Genova distrutta...  Da cui la sua profezia del viandante che...      

Chissà, magari nel convento di San Gerolamo di Quarto aveva dormito male e.. mangiato peggio.. e la visione le è venuta di conseguenza...   Del resto anche "il sommo poeta"  ci ha messi tutti all'inferno per aver avuto il "braccino corto"...

Lasciamo stare le profezie ed il "braccino dei genovesi", e torniamo alla Genova di fine 1300, (per fortuna non ancora in rovine) dove l'ordine "del Santissimo Salvatore di Santa Brigida" , venuto in possesso di un ampio appezzamento di terreno sulla collina di Pietraminuta, (più o meno da via Balbi a Corso Dogali) decise di costruirvi un insolito monastero di clausura, con una sezione femminile ed una maschile e la chiesa in comune. 


 

Nacque così il Monastero di Santa Brigida, un insieme di costruzioni piuttosto "rebigato"  nato dalla necessità di garantire due clausure separate con tutti i relativi servizi, in un unico complesso e con una chiesa in comune.  Ne parla qui il Poleggi in "Una città portuale del Medioevo - Genova nei secoli X-XVI di  L.G.Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep."



 

Qui di seguito una delle rare immagini del complesso conventuale che ci sono pervenute.  Parte del dipinto del De Grassi del 1597 C. rappresentante  il ritorno nel 1482 a Genova da Otranto della flotta organizzata da SistoIV e comandata da Paolo Fregoso.


 

Dobbiamo annotare che questo regime di "clausura mista",  diede adito a non poche dicerie e sospetti,  e terminò  nel 1606, con la cacciata dei frati, (per sospetto di cattiva condotta?).  Le suore allora si disfarono della parte inferiore del terreno, dove i Balbi costruirono la loro strada.  Qui un rilievo della strada Balbi sul terreno del convento



Una immagine precedente al 1602 col progetto di Via Balbi (tratteggiato) sovrapposto alla vecchia strada che portava in collina. Via Balbi invece piega a sinistra verso la Porta di San Tommaso.


 

Una mappa del 1650 ca. con i confini di tutti i monasteri della zona. Possiamo vedere che, ai bordi della appena costruita via Balbi,  c'era una netta prevalenza di  Monasteri.


 

 

Poi, a fine del 1700, il governo della "Repubblica Democratica"  cacciò anche le suore di S.Brigida,  svendendo gli immobili, che subirono ulteriori "rebighi".

E siamo giunti ai "rebighi",  che hanno dato origine a questo piccolo "studio". Infatti, sul gruppo FB omonimo si era fatta "confusione"  fra la "piazza S.Brigida"  e  la "piazza dei Trogoli di S. Brigida, perchè tutti conoscevamo la "famosa" e plurifotografata piazza dei "trogoli" che di nome esattamente fa "piazza dei trogoli di Santa Brigida.  Quasi nessuno invece sapeva che sull'altro lato di via Balbi esiste la "piazza di Santa Brigida" (senza trogoli), un "luogo privato", tra due palazzi, con un accesso "segreto".  Si trova anche sulle mappe moderne, ma a noi piacciono le cose vecchie, quindi ve la mostriamo prima sulla mappa Pagano del 1937, di prima della "guerra", che tante cose ha cambiato.   La trovate in cima di via Balbi, dietro al palazzo dell'attuale Bar Cavo, e vi si accede da un portone anonimo ed un passaggio voltato del pomposo nome di "Archivolto di S. Brigida".


Quindi, lo scomparso Convento di S. Brigida ci ha lasciato in eredità 2 piazze e 2 archivolti (gli archivolti hanno lo stesso identico nome): 




Ancora: abbiamo una salita di S. Brigida con porta e statua (ultimo resto del convento).


 

 Buon peso, abbiamo anche un "vico di S. Brigida" di cui però non siamo riusciti a trovare l'immagine (nemmeno su google) ma che è certificto da diversi stradari, incluso il "Dizionario Delle Strade Di Genova-2aEdiz.-Tomaso Pastorino+Bianca Maria Vigliero-1973-Tolozzi edit." e sullo stradario delle "pagine gialle".


 

Riepilogando: in circa 100 metri,  S.Brigida compare ben sette volte, una vera inflazione, che comunque ci ha dato motivo di fare un bel ripassino sulla toponomastica della nostra bella Genova.

 

 





 



mercoledì 10 febbraio 2021

Villa Migone

 

 

 

2021 Villa Migone e dintorni - Google map
 
 

 La villa è nota in quanto vi si firmò una "resa" molto peculiare, forse l'unica del suo genere, di cui avremo modo di parlare nel corso di questo racconto.

Foto di Roberto Crisci 2020

 

Ma vorremmo procedere con ordine cronologico raccontando quel (poco) che sappiamo della storia di questo edificio.  Faremo il solito "riassuntino",  ispirandoci a quanto pubblicato nel sito ufficiale della villa a cui vi rimandiamo per gli opportuni approfondimenti:  http://www.villamigonegenova.it/storia/ , dal quale riportiamo "quasi" integralmente questo paragrafo:   

"""L’edificio originario consisteva in una grande casa-torre quadrata, realizzata molto probabilmente tra XIII e XIV secolo, a cui era stata addossata, nel secolo successivo, una loggia con archi e colonna ottagonale, ancora oggi visibile sul lato sud-est.

Successivamente, tra XVI e XVII secolo, l’edificio fu ingrandito fino ad arrivare alle attuali dimensioni planimetriche, mentre l’altezza era limitata a due piani fuori terra. Sull’angolo a sud, al primo piano, si apriva un ampio loggiato con affacci su due facciate (sud-est e sud-ovest). Poco si conosce relativamente all’assetto proprietario originale, ma è certo che nei primi anni quaranta del 1600 la villa apparteneva a Maria del Carretto, vedova di Torquato II Malaspina marchese di Suvero, e a sua madre Lelia.  """"

Nel 1769 Antonio Giolfi  ci mostrava le Ville Ayroli+Migone già unite, cosa che farebbe supporre che in precedenza fossero appartenute ad un unico proprietario.  Purtroppo non sappiamo rispondere alla domanda.  La villa Ayroli in seguito è passata di proprietà delle suore Gianelline che hanno costruito monastero e scuola sui terreni annessi.

Antonio Giolfi,  Inc. su carta 1769  - Museo Galata -  Particolare VilleAyroli+Migone

 

A seguito di numrosi successivi passaggi di proprietà la villa fu acquistata da Agostino Migone detto “il Banchiere” nel 1792.  I Migone fecero apportare alcune sostanziali modifiche su progetto dell’architetto Gaetano Cantone: fu aperto il grande scalone che dall’atrio del piano terra porta al terrazzo, fece chiudere la loggia sul lato sud e fece sopraelevare di un piano l’intero edificio.

1928 Atrio inferiore e scalone che porta al piano nobile (foto dal sito Villa Migone)


 

A questo punto cominciamo ad avere riscontri più precisi sul Catasto Napoleonico:

Mappa di Davide Canazza

 

Nel 1866 fu aggiunto un ulteriore piano e fu realizzata la facciata in stile neoclassico, portando la Villa all’attuale aspetto esterno.

foto di Roberto Crisci 2020


 

Poi, nei primi anni del 1900, arrivarono le prime foto e le prime cartoline 

foto dal sito Villa Migone

 
foto dal sito Villa Migone

 


 

 La villa era dotata di portineria e  di un accesso carrabile separato che, mediante una strada in lieve pendenza, da via San Fruttuoso attraversava il parco e conduceva all'ingresso inferiore della villa. 

Qui vediamo la strada "marcata in rosso". Inoltre sono evidenziate portineria e scuderie.

Il tinta "lilla" sono evidenziati i due edifici che sono stati costruiti nel parco negli anni 60 cancellando la strada (segnata in rosso). 

Mappa elaborata da Davide Canazza situazione prima del 1960


 

Come curiosità segnaliamo che nel giardino della villa  c'erano un campo da tennis ed una peschiera di cui riportiomo la posizione approssimativa riportandole sulla mappa precedente.

  
 

Dopo la costruzione del palazzo che ospita l'ufficio postale, la strada venne modificata come risulta dalla mappa che segue:

Mappa elaborata da Davide Canazza situazione prima del 1965

Dopo il 1965,  con la costruzione  del nuovo palazzo tra la villa e quello della posta, la vecchia strada venne eliminata e sostituita  da un percorso carrabile, diritto,  in salita, accanto al confine della villa Imperiale. La portineria venne definitivamente eliminata e sotituita da un cancello ed un piccolo posteggio. In questa foto si vede il segno lasciato dalla portineria Migone sulla facciata della contigua ex portineria della villa Imperiale.   

Foto Davide Canazza 2021

Bene o male, all'inizio degli anni 70 siamo arrivati alla situazione che vedete nella prima foto del post.

Da tutto lo sfacelo del giardino e della strada sono state risparmiate le scuderie che vi mostriamo in una recentissima foto.

foto Davide Canazza

 

 

Facciamo una parentesi e ritorniamo al 1949 per assistere ad una insolita processione dove la statua della Madonna della Guardia si reca in processione alla tipografia A.Porcile & Figli che si trovava nei locali al piano terra della "portineria" della villa Migone.  Non chiedeteci perchè la Madonna si prendesse tale disturbo... con tutte le disgrazie che succedono, non ci sembra il caso di disturbarla per una semplice curiosità.   Comunque la visita è debitamente documentata ed ha mobilitato gli abitanti della zona.  Qui vediamo la processione  in via San Fruttuoso, spalle a "Genova" e vediamo gli alberi che stanno davanti alla ex portineria della villa Imperiale. A sinistra la portineria di Villa Migone "parata a festa".  Nella prossima immagine un ingrandimento delle persone affacciate alle finestre. 

per gentile concessione della famiglia Campi-Geretto

Ed ecco l'ingrandimento che ci mostra  La anziana signora Migone in preghiera, attorniata da tutte le donne delle famiglia Campi (gli uomini Campi sono tutti sotto le stanghe a reggere la Madonna)

 

per gentile concessione della famiglia Campi-Geretto

 

Appena qualche metro più avanti vediamo il portone della portineria ed una finestra della tipografia decorati per l'occasione.

 

per gentile concessione della famiglia Campi-Geretto


Chiusa la parentesi "processione" torniamo ancora indietro nel tempo al motivo che ha reso questa villa un luogo importante per i genovesi.  

Nel marzo del 1945, poiché il palazzo vescovile di stradone S. Agostino (attuale sede della Facoltà di Architettura) era stato gravemente danneggiato dai bombardamenti anglo-americani, l’Arcivescovo Cardinale Boetto fu ospitato a Villa Migone, in quanto amico di famiglia.  Gli era stato riservato il piano nobile , al quale poteva accedere dal contiguo giardino della villa Imperiale in quanto il suo cuore malato gli impediva di salire le scale. 

1928 atrio del piano nobile - foto dal sito Villa Migone

foto dal sito Villa Migone - terrazza con accesso al piano nobile

Gli americani avanzavano da sud senza eccessiva fretta ed i tedeschi erano imbottigliati a Genova dai partigiani che controllavano i passi appenninici. Una ritirata attravero i monti per i tedeschi sarebbe stata un bagno di sangue. Daltronde i tedeschi controllavano le artiglierie di Monte Moro ed avevano minato porto ed impianti industriali.  A tutti conveniva trovare una via d'uscita che evitasse ulteriori morti ed inutili danni.  Il Cardinale si offerse di garantire pacifici negoziati e Tedeschi e Partigiani si incontrarono a Villa Migone per negoziare la resa.  

La "sala della resa"  teatro della negoziazione della resa - foto dal sito Villa Migone

 

 Un generale che si arrende ad un operaio,  un "civile combattente" che fino al giorno prima definiva "bandito",  non è cosa di tutti i giorni. E' un evento che permise ai genovesi di accogliere gli "americani"  da città libera e vittoriosa,  con una amministrazione già funzionante. 

Tavolo al quale avvenne la negoziazione della resa - foto dal sito Villa Migone

 

La villa conserva le memorie di questo evento:

Copia bilingue dell'atto di resa - foto dal sito Villa Migone

copia del documento originale in italiano con le firme dei sottoscrittori

Le minute dell'accordo. Le numerose correzioni testimoniano le mumerose ore di discussione  - foto dal sito Villa Migone


 

 

 

 

 

 

 

 

 


sabato 9 gennaio 2021

La chiesa ed il convento dei Servi

 

 


 

C'era una volta a Genova... la chiesa di Nostra Signora dei Servi (di Maria).

Direte che c'è ancora, o meglio, c'è di nuovo, alla Foce,  ricostruita "bella nuova".  Nuova, si.  Bella? forse... ma costruita in quello stile "odierno" che noi "vecchi" non riusciremo mai ad apprezzare. 

Vogliamo invece parlarvi della "vecchia" chiesa (e convento) che aveva dato il nome alla via dei Servi. Una chiesa distrutta dalle bombe dell'ultima guerra mondiale. 

Ma prima che le ruspe del "Centro dei Liguri" arrivassero in via dei Servi, di lì erano già passate quelle del Grattacielo Piacentini.   Sia la foto precedente che quella che segue sono antecedenti alla WW2, ovvero databili al 1936/1937 ca.  Infatti, in quel periodo, la chiesa ha "perso" il suo convento, che si trovava nella parte sinistra della foto rispetto all'osservatore.  I "danni" che vediamo, non sono imputabili alle bombe ma alle ruspe che stanno "facendo spazio" alle fondamenta del grattacielo Piacentini (grattacielo Sud).

 

Qui invece vediamo il Grattacielo Piacentini quasi sfiorare la chiesa. Dietro ad entrambi "corre" via Fieschi, il Borgo Lanaioli è sparito, via dei Servi incomincia davanti alla chiesa, e per raggiungerla da piazza Dante si usa una stradina che gira intorno alla base del grattacielo (alla sinistra nella foto) foto datata 1939.

 

 Un'altra foto della stessa serie, scattata qualche anno prima delle precedenti, ci mostra via Fieschi con la chiesa dei Servi. Il convento c'è ancora, ma vediamo solo un pezzo del suo terrazzo. Come vedete, la costruzione di via Fieschi, con il muraglione che la sorregge, ha quasi "sepolto" la chiesa e le abitazioni che costeggiavano via dei Servi. Prima c'era un declivio erboso in parte coltivato su cui si "arrampicava"  la Salita alla Montagnola dei Servi, come vedremo in una prossima mappa.


Ma stiamo divagando... meglio cominciare dal principio:

L'Ordine dei Servi di Maria ebbe origine a Firenze nel 1233 secondo la regola di S.Agostino (l'approvazione del papa AlessandroIV data 1255).

A Genova li introdusse il cardinale Ottobono Fieschi (poi papa Adriano V) sistemandoli in una cappelletta alle pendici di Carignano. La chiesa ed il convento di cui parliamo sorsero nel 1327 al posto di una precedente chiesa di San Gerolamo, soggetta all'abbazia di Santo Stefano, proprietaria del terreno.  Si era all'incrocio tra la via (allora) Rivotorbido e la Salita San Leonardo, una zona di recente edificazione, fuori dalle mura del Barbarossa ed abitata da artigiani e  "foresti".


 

Siccome la chiesa sorgeva sulle sponde del Rivo Torbido, inizialmente era chiamata anche "S.Maria de Rivoturbido" come attestava una lapide del 1377 presente in sacrestia.  In seguito fu quel tratto della strada che andava da Ponticello alla Marina, a prendere il nome dalla chiesa. Infatti le vecchie mappe ci  consegnano la successione toponomastica: piazza Ponticello, Borgo Lanaioli, via del Servi, via Madre di Dio, Marina. (mappa TCI 1916, uno dei nostri "cavalli da battaglia")


 

Passiamo ora ad una breve descrizione dell'edificio che, come  tutti gli edifici subì numerose riparazioni e parziali rifacimenti nel corso della sua lunga esistenza.  Ma non  ci dilunghiamo nei particolari e mettiamo subito una piantina.   Vediamo che l'entrata (unica) è da Via dei Servi,  a sinistra nella foto.  Dalla chiesa si passa alla sacrestia e da questa al convento.


 

Una mappa più dettagliata della chiesa e dei suoi decori. sempre da  "N.S.deiServi" -1927-Padre A.N.Bono+Mario Labò.

 

A proposito della entrata della chiesa, si era anche supposto che in origine l'entrata della chiesa fosse sulla destra, dalla "salita alla Montagnola dei Servi" come mostrerebbero certi resti architettonici presenti da quel lato, ma è più logico pensare ad una doppia entrata, con la principale a ponente sulla strada principale che portava da Ponticello alla Marina.  Del resto anche il dipinto di Cristoforo Grassi ci mostra l'entrata principale da via dei Servi e ci sembra di scorgere anche una entrata secondaria sul lato destro su una piazzetta dove dal 1524 risulterebbe esserci stato trasferito il mercato della legna (precedentemente ubicato in piazza Ponticello).  Piazzetta sulla quale il Barabino, nel 1797, per conto della Repubblica Democratica, eresse il Lavatoio dei Servi (oggi riposizionato sotto via del Colle, dalla parte opposta della valle).   Alle spalle del convento c'era un ampio declivio coltivato dove poi vennero costruite via Fieschi e le case circostanti.



La chiesa, grazie alla sua posizione, sottostante a Carignano, potè godere della benevolenza dei Fieschi e dei Sauli.

Ospitava anche diverse "Consorterie di mutuo soccorso" come quella dei "Forestieri" o delle "4 nazioni" (Romana-Tedesca-Francese-Lombarda) già nota nel 1393.  I Forestieri patrocinavano la Cappella del Sacro Cuore (già di Maria Vergine e Santa Barbara).   Le consorterie in genere "adottavano" una cappella di una chiesa che facevano adornare a loro spese e nella cui cripta sepellivano i loro morti.  Del 1396 era una iscrizione su una casa di fronte alla chiesa che la qualificava come "Spedale dei Forestieri".


 

Vi si ricordano anche le Consorterie: "B.Virginis de septem doloris", "SS.mi Crucifixi", "S.Filippo Bernizzi" (che però aveva l'Oratorio attiguo al convento, in sal. S.Leonardo).  Pertinenza  della "Arte dei fornai" risulterebbero nel tempo un altare di S.Benigno, la cappella di S.Gioacchino e poi in quella dei "Quattro Santi Coronati".

Il Portale della chiesa risaliva alla fondazione della chiesa, stile gotico ligure, forse almeno in parte di recupero.  Come l'architrave  con "Agnus Dei", chiaramente di reimpiego (Labò)


 


 

Barnaba da Modena 1375 - Madonna della Misericordia, in ricordo della epidemia di peste del 1375

 
 


 

La chiesa ospitava opere ed arredi provenienti dal ex convento di S. Andrea (trasformato in carcere e poi distrutto).   Questo quadro è poi stato trasferito alla chiesa del Gesù.


 


Nel 1810 le autorità napoleoniche requisirono chiesa e convento, utilizzate rispettivamente come  ufficio di leva e caserma della gendarmeria di marina, ma nel 1814 i padri ne rientrarono in possesso alla caduta dell'impero francese.

E così arriviamo alla seconda guerra mondiale.  Come abbiamo già visto, la chiesa aveva già perso buona parte del suo convento a causa della costruzione del grattacielo Piacentini e su di essa, e sulla zona sottostante pendeva la "spada di Damocle" dei vari piani regolatori che, da più di 50 anni, regolarmente si ripresentavano con il "nobile intento di risanare il quartiere".  

Piani regolatori che si scontravano con il fatto che i previsti condomini di lusso che dovevano finanziare l'opera avevano preso la strada delle colline di Albaro, vi si trovavano bene, e non avevano nessuna intenzione di farsi costruire nella vecchia valle del Rivo Torbido. Però la minaccia restava... lì appesa... in attesa dell'occasione propizia... e di un progetto economicamente valido.

Occasione che arrivò sulle ali dei bombambardieri, che per qualche anno tennero desti i genovesi con i loro spettacoli notturni gratuiti.  La nostra chiesa non fu centrata, ma venne lesionata dal bombardamento del 15 novembre 1942, tanto da venir chiusa al culto. 


 

 I successivi bombardamenti dell'agosto 1943 aprirono nuove crepe in tutti i muri, e nella notte del 13 ottobre 1944, durante una violenta tempesta di pioggia e vento, chiesa e campanile colassarono in un mare di macerie che vennero sgombrate creando un bel piazzale dove nel dopoguerra vennero eretti dei capannoni. 


 

La Curia, che vedeva lontano, cedette l'area e ricostruì la chiesa alla Foce, dove una chiesa mancava e pareggiò il conto...   

Così, quando arrivarono le ruspe del Centro dei Liguri,  risparmiarono tempo e palanche. 



     

Per finire certo ci perdonerete un piccolo "scherzo lessicale" a proposito dei "Padri dell'Ordine dei Servi di Maria SS.".   Questi frati vengono chiamati "Padri Serviti" quindi "Servi o Serviti?"  o "Servi Serviti?"  ma "Serviti da chi?"