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martedì 14 febbraio 2017

Ponte Idroscalo




Un intero post dedicato ad un solo ponte, per giunta relativamente recente...  Esageriamo? mah, si vedrà... intanto andiamo a cominciare.

Abbiamo accennato all'Idroscalo parlando dell'ampliamento del porto a ponente, nel "bacino di Sampierdarena".

Qui vorremmo analizzare nel dettaglio la costruzione del ponte Idroscalo e l'impiego di questa struttura nel corso del tempo, fino ai giorni nostri.

Per iniziare esaminiamo la zona prima della costruzione del porto. Siamo davanti alla Lanterna e guardiamo verso San Pier D'Arena, come ci piace chiamarla, col suo nome originario.  San Pier D'Arena, l'antico borgo diventato città industriale ed ora (siamo nel 1927 ) quartiere di una Genova in forte espansione industriale e demografica.
Un quartiere che ha ancora il suo mare, ancora per poco, perché il porto ha fame di nuovi accosti.
E' appena stato costruito il bacino Vittorio Emanuele (bacino della Lanterna) ma non è sufficiente e nuovi moli sono in progetto, moli che toglieranno l'accesso e la vista del mare ai residenti di Sampierdarena (già, ora si dice così, Sampierdarena, e ci dovremo adattare anche noi a chiamarla così)  




Ed ecco la situazione riportata su mappa del 1928, dove vediamo il porticciolo di servizio dove si stoccavano massi e blocchi prefabbricati per la costruzione del Porto di Sampierdarena.  L'Idroscalo non c'è ancora, ma sarà il primo molo del nuovo porto che crescerà velocemente.

Piantina del CAP



La stessa situazione in una foto aerea sempre di provenienza CAP




Tre anni più tardi (1931

Archivio CAP


A questo proposito riportiamo un brano scritto nel 2006 dalla Dott. Alessandra Brignola (oggi Presidente dell'Associazione inGE - Associazione per la Promozione e la Diffusione della Cultura e del Patrimonio Industriale a Genova e Liguria www.inge-cultura.org) a proposito dell'Idroscalo: ..."

"""quote"""
Il progresso ed i venti bellici che caratterizzavano gli inizi del XX secolo, stimolavano continue
evoluzioni nelle tecnologie dei trasporti, riponendo crescente e continua fiducia nel mezzo idroaereo
e portando Genova a dotarsi di un primo aerodromo lungo il Lido di Albaro.
Ma l’insufficienza di questo piccolo scalo e l’espansione dell’abitato cittadino ad Est avevano portato al trasferimento dell’aerostazione a ponente, dove l’attività del porto marittimo avrebbe assicurato traffico civile e commerciale internazionale. (1).
Le fonti indicano che uno dei primi voli di servizio civile in idrovolante con scalo a Genova fu quello del 1913 sulla tratta Nizza-Roma; e che le tratte per e da Genova furono tanto numerose da assicurare alla città una forte presenza nel panorama dei principali collegamenti aerei nazionali ed internazionali del periodo compreso tra il 1926 e il 1938.
Nella minuscola stazione di imbarco e sbarco dell’idroporto genovese i passeggeri in transito erano
progressivamente e costantemente aumentati di numero dalla situazione del 1926, passando dagli
iniziali 394 con 51 voli ai quasi 4.000 con 778 voli del 1930, una cifra destinata a costituire il
primato per quell’impianto. (2).


""Unquote"

Sospendiamo momentaneamente la narrazione di Alessandra Brignola per inserire alcune foto estranee al suo articolo ma che riteniamo utili per illustrare quanto sopra esposto.

Dal 1926 al 1931, non essendo ancora disponibile l'Idroscalo, la minuscola "aerostazione" consisteva in una "imbarcazione" ormeggiata alla Calata Giaccone tra il ponte Rubattino ed il San Giorgio.
La vediamo nella foto del 1928 che segue, insieme a ben due idrovolanti in acqua sulla destra.

Archivio Storico CAP 1903-1945



Per chi non fosse pratico dell'allora Bacino Vittorio Emanuele, ripeto la piantina del 1928 con un segno rosso in corrispondenza della Calata Giaccone.

Archivio CAP



Nel 1931 entrava in funzione la aerostazione dell'idroscalo.  Una banchina terminata con una caratteristica struttura a pettine che garantiva 4 ormeggi sicuri. Vediamo però che la situazione logistica era alquanto precaria , ben lontana da quella della Stazione Marittima che era stata inaugurata l'anno precedente. Qui siamo lontani dalla città, praticamente in mezzo ad un cantiere.





 Abbiamo ancora una foto presa dall'aereo, un tantino posteriore alla precedente trovata su FB (dicesi essere archivio Aeroporto Cristoforo Colombo).





Abbiamo anche un particolare degli "hangars"  acquisito da poco.

Foto pubblicata su FB da Valter Poggi




Ed infine un idrovolante dell'epoca, in fase di decollo dal "canale di calma" a fianco della diga foranea.

Foto pubblicata su FB da Eugenio Vajna de Pava




Ed ora documentiamo un incidente aviatorio avvenuto proprio nel "canale di calma"  nel 1935 e costato la vita ad Edoardo Agnelli

anche questa pubblicata su FB da Valter Poggi




Ed ora torniamo all'articolo delle Dott. Alessandra Brignola:

""quote""

Tuttavia, nonostante le prospettive ed i continui progetti studiati dalle autorità cittadine tra il 1905 e
il 1938 per l’ampliamento e il trasferimento dell’idroscalo, questo viveva in uno stato provvisorio:
Un semplice tratto di terreno adiacente al Bacino Vittorio Emanuele III ai piedi della lanterna [...].
Quell’abbozzo di idroporto, privo di qualsiasi attrezzatura di servizio e quasi irraggiungibile, poteva
avvalersi unicamente della minuscola stazione passeggeri [...]3
La collocazione era caratterizzata da forti venti e da reciproci intralci con le attività portuali e con le
attività della vicina Concenter per lo scarico del carbone – elementi di difficoltà confermati dai
continui apprezzamenti che giungevano dall’estero ai piloti genovesi, per sottolineare le pessime
condizioni di spazio e vento in cui erano costretti ad operare.

Durante il periodo bellico l’idroscalo era stato destinato a sede di parte dell’Amministrazione
Aeronautica ed impegnato come presidio aereo nella difesa del fronte Ovest contro la Francia.

Sappiamo che a seguito dell’armistizio dell’8 settembre 1943, il maresciallo Luigi Ippona concesse un permesso di malattia a tutti i militari presenti alla base, per procedere alla distruzione di tutti i
documenti che avrebbero potuto giovare ai militari tedeschi.

Verosimilmente, fu allora che si perse la maggior parte delle notizie sulla storia dell’idrostazione -
fonti che riaffiorano verso la fine della guerra con la riapertura delle linee commerciali e con
l’offerta, nel 1955, del primo collegamento diretto con l’Inghilterra in idrovolante Solent.
La tratta prevedeva scali a Santa Margherita Ligure, Genova e Southampton – finché nel 1957 l’idroaereo si arenò sulla spiaggia di Santa Margherita decretando la chiusura del collegamento. Fu l’ultima corsa da Genova in idrovolante.
L’incidente avveniva in un periodo storico in cui nuove esigenze e soluzioni aeronautiche
internazionali avevano favorito l’aviazione terrestre ed avrebbero portato la città ad optare per la
costruzione dell’Aeroporto Cristoforo Colombo, inaugurato il 12 ottobre 1962 in una data
significativa per la navigazione genovese di tutti i tempi.

1
Informazione cortesemente fornita in data 3 Novembre 2005 dal Sig. E. Serpetta, pilota e consigliere
dell’Aeroclub di Genova.
2
AA.VV., Genova 1962-1972 I dieci anni dell’aeroporto, Genova, SAGEP Editrice, 1972. Pg. 18
3 Informazione cortesemente fornita in data 3 Novembre 2005 dal Sig. E. Serpetta, pilota e consiglieredell’Aeroclub di Genova.
"" Unquote""

Interrompiamo ancora l'articolo di Alessandra Brignola per illustrare questo secondo capitolo con  qualche foto di repertorio.
La prima riporta l'articolo de "IL LAVORO NUOVO"  del 7 maggio 1955 relativo alla inaugurazione della linea  Santa Margherita Ligure, Genova e Southampton

Foto gentilmente fornita da Marco Cazzulo




Ed ecco un Solent  nel  canale di calma davanti alla Lanterna e la centrale elettrica.

Da Genova antica e dintorni edito da Mondani




Ed ora il Solent spiaggiato a Santa Margherita a causa di una improvvisa mareggiata.

Foto reperita su FB



Riprendiamo l'articolo della Dott. Alessandra Brignola dove l'avevamo interrotto


""quote""
Ex-Idroscalo
L’area portuale sotto la Lanterna venne così riorganizzata: la Concenter richiedeva spazi più ampi
per la produzione di energia termoelettrica e questa era a sua volta favorita dalla nazionalizzazione
dell’ENEL e dal successo mondiale dell’energia elettrica.
Alla fine degli anni ‘50, l’Autorità Portuale concesse all’ENEL l’ampliamento a levante attraverso la
costruzione di un nuovo sporgente chiamato Ponte ex-Idroscalo. A partire dal 1963, la zona di mare
antistante l’idroscalo venne tombata e quest’ultimo destinato ad ospitare il Terminal Tronchi (poi
Impiantistica) e il Terminal Carbone, rispettivamente sul lato Ovest ed Est del ponte (1969).
La necessaria e repentina riconversione d’uso dell’area non ha lasciato tracce fisiche del sito
aeronautico, ma a testimoniarne l’estatta collocazione restano i nomi dei luoghi.
Ponte ex-Idroscalo si trova subito sotto la Lanterna, leggermente a ponente rispetto a quello che fu il
Promontorio del Faro. Venendo da Genova-Centro si incontra come primo sporgente del Bacino di
Sampierdarena e situato tra le attuali Calata Concenter ad Est ed Ignazio I ad Ovest. I conti tornano,
dal momento che Concenter era l’antico nome della centrale elettrica adiacente all’idroscalo.
Ponte San Giorgio è il primo ponte visibile ad est - primo del già Bacino Vittorio Emanuele III dove
era il galleggiante che ospitò gli idrovolanti e dove negli anni ‘60 la Centrale chiese un attacco.
A confermare infine la localizzazione del sito è il nome della via in cui domicilia la centrale ENEL:
Via all’Idroscalo.

""unquote"


Ritornano le nostre foto. In questa vediamo la prima fase dell'ampliamento dell'idroscalo e della occupazione della Conceter/ENEL della parte orientale del molo.





Qui, negli anni 70, vediamo due navi che sbarcano tronchi all' ex Idroscalo. Una ormeggiata lato ponente ed una in una posizione molto sacrificata, sulla testata del molo. Ma erano tempi che avevamo le navi in rada e, "all'ufficio accosti", si litigava anche per avere una "testata" poco operativa...  o (in "programmazione"),  per avere tre squadre ed una sola gru sulle cinque richieste.... tempi eroici di un porto che non c'è più e qualche sciocco nostalgico (come chi scrive) rimpiange ancora.

A levante vediamo il "nuovo deposito di carbone dell'Enel con le sue torri di sollevamento ed i nastri trasportatori.





Ed ecco come si sbarcavano i tronchi negli anni 70, un lavoro pericoloso, anche solo camminarci sopra richiedeva la massima attenzione.




Poi, anche i tronchi hanno trovato altre strade e l'Enel ha ottenuto più spazio.
Quel pezzetto che rimaneva lo hanno chiamato con una bella parola inglese "multipurpose" che un portuale dei "nostri tempi" avrebbe tradotto così "piggemmo quello che vegne, quando u vegne sperando che ghe ne segge".  




Ultima foto di google maps fresca fresca e speriamo aggiornata, giusto per chiudere la carrellata.






Conclusione:

Nulla resta a testimoniare queste brevi parentesi di storia dei trasporti.  Un altro pezzo della storia della nostra città è definitivamente sparito.

Pensiamo che nella nostra epoca e nel nostro paese il concetto di documentazione e salvaguardia della storia industriale debba ancora venire recepito dai più, a tutti i livelli. (già è difficile salvaguardare i monumenti archeologici...)

Inoltre, dal punto di vista industriale, finché una struttura economico-industriale è in attività, il fattore "riutilizzo operativo" è talmente preponderante da ridurre il concetto di salvaguardia della memoria storica  ad una semplice documentazione fotografica, senza nessun riguardo per la salvaguardia storica dei macchinari dismessi e sostituiti (ferro-vecchio alla fonderia - lo spazio in azienda è prezioso, quello che non serve si butta).

Siamo pertanto contenti di aver potuto pubblicare questa "storia" per perpetuare un ricordo ormai quasi perduto. 
 
Come nel caso del nostro "porto Antico", un recupero degli spazi è possibile solo quando questi non sono più adatti allo scopo per cui vennero strutturati.  Ma la memoria dei processi che vi si praticavano e del lavoro che vi si svolgeva è difficile da riportare in vita senza la presenza fisica degli strumenti lavorativi dell'epoca.
E forse questa memoria storica interessa a pochissime persone (e noi siamo fra queste); ma i più vogliono vivere il presente e sono preoccupati, a buona ragione, per il futuro... il passato...è passato. 







sabato 2 gennaio 2016

Genova - una città in guerra - parte quarta





Ancora qualche immagine "pacifica"  di Genova negli anni 1938-39 .

1938 - si costruisce la nuova sede genovese del RACI  (Reale Automobil Club Italiano) e della stazione di servizio adiacente.

La foto ci mostra le autorità in visita al cantiere RACI alla Foce

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore


In questa assistiamo alla cerimonia di inaugurazione della stazione di servizio svoltasi nel 1938.
(la sede del RACI sarà invece inaugurata nel 1939 ma non abbiamo l'immagine dell'avvenimento)

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore



La vita "civile" prosegue comunque, convivendo "pacificamente" con le tante iniziative di tipo militare.  Qui una partita di calcio nello stadio di Marassi  nel 1938.

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore
 



Contemporaneamente un altro genere di "sport" si afferma in tutto il paese : gli esercizi ginnici "marziali"  promossi dal "regime".

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore




Si intensificano le costruzioni di navi da guerra. Qui il cantiere Ansaldo di Sestri Ponente potenziati con la costruzione di nuove e più potenti attrezzature

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore


da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore


da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore



La priorità data all'industria bellica viene adeguatamente pubblicizzata sui "media" di allora. Qui i telemetri della S.Giorgio (peccato che gli altri avevano già il radar......), i cannoni antiaerei Ansaldo ed i carri M 15 Fossati.
da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore


Genova nella seconda guerra mondiale di Carlo Brizzolari Valenti editore vol 1
 
Genova nella seconda guerra mondiale di Carlo Brizzolari Valenti editore vol 1



Mentre continuava a ritmi accelerati la costruzione nel porto del "bacino di Sampierdarena  e si progettava già la costruzione dell'aeroporto a Sestri, la "Ala Littoria" (futura Alitalia) aveva iniziato  il servizio passeggeri all'Idroscalo con gli idrovolanti.

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore



1939 - Consegna della "Bandiera di Combattimento" alle navi militari a calata Zingari.
Sullo sfondo la grande sagoma del Rex.

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore



Ancora il Rex, questa volta un pontone vi imbarca due elettrotreni destinati alla Esposizione Universale di New York  (le famose "Littorine")





 Sfilate Militari come questa....
da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore


....si alternano con le tradizionali  manifestazioni popolari come il "Palio di San Pietro" alla Foce .
Qui  i rappresentanti  del sestiere della Maddalena negli antichi costumi tradizionali genovesi.

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore




qui vediamo la sfilata delle carrozze con l'equipaggio del sestiere di Pre

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore



Sempre alla Foce, nel 1939, venne costruito questo gigantesco teatro all'aperto chiamato teatro dei 12 mila in quanto poteva ospitare ben 12 mila spettatori. Nell'unica estate in cui fu in funzione vi furono rappresentate le opere "La Gioconda" "Boheme" "un ballo in maschera" e "Faust" Vantava un palcoscenico di 1500 mq..
Prezzi: numerati L.25 - non numerati L.6 - gradinate L.4 - sconti ai dopolavoristi.
L'anno successivo arrivò la guerra con ben altri spettacoli.

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore




1939 - Trainata dal rimorchiatore Baia faceva il suo mesto ingresso nel porto di Genova una delle più antiche vavi in legno allora esistenti. Si trattava del Java, costruito nel 1813 in pino ed abete americani, con l'opera viva fasciata in rame. Nave che era stata a suo tempo regalata da un lord ad un ufficiale inglese che gli aveva salvato la figlia, rapita dagli indigeni dell'isola di Giava. Una storia centenaria di viaggi e di avventure finiva così a Ponte Somalia : legno marcio, un pò di ferraglia e tanto rame, preziosissimo per le necessità belliche dei mesi a venire.

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore



1939 l'attuale via Cadorna è "parata a festa" ma il libro non ci dice perchè.
Vediamo le facciate di Corte Lambruschini e dell'edificio di fronte ad essa imbandierate e foto del Duce sui portici del palazzo INPS.
In primo piano ragazze nei costumi tradizionali genovesi. Al centro del gruppo, per ricordarci in che epoca siamo, spicca, sorridente, un'uniforme nera.

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore


E per concludere il post non poteva mancare il "leitmotif" dell'epoca:  una bella parata militare.

da: Storia fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale di Tito Tuvo Mondani editore



lunedì 9 febbraio 2015

Genova : il porto nel 1900 - espansione a ponente






Nelle "precedenti puntate" eravamo arrivati alla costruzione del  "Bacino della Lanterna", ma l'espansione del porto non si ferma qui e continua con "l'ampliamento a Ponente".
Ampliamento a ponente....  ma a ponente della Lanterna c'era la spiaggia di Sanpierdarena .....

C'era anche un cantiere navale, ma il resto erano spiagge e stabilimenti balneari con le case subito dietro. Case con vista mare, accesso alla spiaggia, aria buona ......

Qui la vediamo spuntare da dietro il colle di S.Benigno in un dipinto del 1822.

 SAMPIERDARENA Vista DA SAN BENIGNO (PART. dal  DIPINTO DI HENRY PERLE PARKER DEL 1822 - COLL. CARIGE - TRATTO  DA "ICONOGRAFIA DI GENOVA E DELLE RIVIERE" - Ed. CARIGE



Qui,  in una cartolina del 1900, ne vediamo la parte adiacente alla Lanterna, dominata dalle fortificazioni del colle di San Benigno.

In quella che segue abbiamo tutta la panoramica della spiaggia, con i cantieri navali e le case che godono dell'accesso alla spiaggia e di una bella vista sul mare.

Cartolina Ed.Vierbucher Milano - sped. 1900



Cartolina Ed. SIA - sped. 1917


..... finchè tutto questo non cambiò, inghiottito dal nuovo bacino portuale.

Questa  cartolina è stata spedita nel 1929 ma lo scatto è di qualche anno prima. Possiamo già vedere il cambiamento sullo sfondo, con una gettata di massi ed il nuovo porto in costruzione sotto la Lanterna. Ma non vediamo la centrale termoelettrica.

Ma la vita continua,  bagnanti e pescatori proseguono le proprie attività e senbrano non preoccuparsi  del nuovo che avanza. Sembrano.... ma chissà quanti mugugni.... a bassa voce però, perchè erano tempi in cui le decisioni prese "dall'alto" non ammettevano contestazioni.

Dietro la massicciata, a sinistra si vede il "pontone posapietre" ITALICO

Cartolina Ed. non rilevato - sped 1929





Ed ecco  il "pontone posapietre" INTREPIDO"  in tutta la sua maestosità.


 da LA GRANDE GENOVA - BOLLETTINO MUNICIPALE 1929



Questa invece  è la reale  situazione dell'avanzamento lavori nel 1929 come mostra la seguente foto dell'archivio comunale.

 da LA GRANDE GENOVA - BOLLETTINO MUNICIPALE 1929



L'immagine precedente ci permette di datare allo stesso periodo la cartolina dell'IGDA che segue e che ci mostra una sitazione lavori quasi analoga alla precedente..

Cartolina Ed. IGDA Novara - non circolata



Qui abbiamo quella che sembra già una banchina (dell'Idroscalo?)  e la centrale termoelettrica già costruita.  Anche qui la foto è di qualche anno precedente alla data di spedizione della cartolina.
Dietro la banchina vediamo una gru a ponte ed un pontone al lavoro per la costruzione dei nuovi pontili.

Cartolina Ed.OTC - sped 1931




Panorama della città,  che ci mostra la diga foranea ed i nuovi moli di Sanpierdarena  in costruzione.
Inoltre notiamo a sinistra un pezzetto della Stazione Marittima di Ponte dei Mille, Ponte A.Doria, Ponte  Colombo e Ponte Assereto.  La collina di S.Benigno e le caserme sono in fase di demolizione ma ancora riconoscibili.

Cartolina Ed. Sbarbo - non circolata



Lavori in corso : in primo piano l'Idroscalo con porticciolo Ignazio Inglese  in avanzata fase di completamento.
 A Ponte Etiopia e nei i ponti successivi i lavori procedono con gradualità.

da guida SAGEP n 42




Nel 1937 : vediamo il raccordo elicoidale, San Benigno,Lanterna, Idroscalo, Porticciolo Ignazio Inglese, Ponte Etiopia con Magazzini sul lato di Ponente, Ponte Eritrea con elevatori per rinfuse.

 1937 raccordo elicoidale SAGEP porto di Genova



La Pianta dell' Espansione a Ponente e lo stato dei lavori nel 1941

 da "Il Porto Frainteso" di Macciò e Migliorino - ed. Costa&Nolan




La cementificazione di questa parte del litorale verrà completata durante la guerra e proseguirà inesorabilmente nel dopoguerra.

 Nel 1954 all'Idroscalo venne inaugurata una linea aerea con idrovolanti da Southampton a Genova.
La linea era gestita dalla "Aquila Airways ltd." ma cessò il servizio nell'anno successivo.


da:  "Genova Antica e Dintorni"  edit. Mondani


 Delle altre spiagge rubate alla città dalle acciaierie di Cornigliano, dal Porto Petroli a Pegli, dall'Aereoporto e dal Terminal Container a Voltri,  parlemo in altre occasioni.