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sabato 4 febbraio 2017

Genova ed il gas





Oggi diamo tante cose per scontate, ad esempio l'acqua calda che scorre dai rubinetti di casa.
Una cosa normale , oggi per noi che viviamo in questo paese in questa epoca. Ancora niente affatto scontata per tante persone che vivono  in paesi meno fortunati del nostro, molti dei quali in casa non hanno nemmeno un rubinetto.

Altra cosa normale è l'illuminazione domestica e quella stradale... anche quella è scontata, ci ricordiamo che esiste solo se, per caso, viene a mancare.

Eppure, anche nella nostra città, si tratta di "comodità" relativamente recenti .

Fino al 1800 l'illuminazione notturna non aveva fatto molti progressi dai tempi degli antichi romani.
Torce, candele lumi ad olio ed a petrolio illuminavano poco e male case e luoghi di ritrovo.

Ma fu solo nel 1800 con l'utilizzo su larga scala del gas, che si poterono illuminare in modo "pratico" ed economico strade e piazze e, naturalmente, le case.

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA


Il "gas illuminante" veniva estratto dal carbone con un processo di distillazione e raffinazione ed a Genova il carbone si doveva importare, comprandolo all'estero.  Per questo l'amministrazione comunale era piuttosto restia ad "imbarcarsi" in tale impresa... ("maninman..."). Così, dopo molti discorsi e ripensamenti, alla fine si decise di dare questo "servizio" in concessione alla "Società di illuminazione a gas"  (a capitali svizzero-tedeschi) nel 1844.

Questa società iniziò con un impianto di produzione e stoccaggio a Borgo Incrociati (nella zona dove sorge l'attuale chiesa dei Diecimila Crocifissi in via Canevari)

Piantina TCI 1916 di proprietà degli autori




L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA


L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA


Nel 1846 iniziò la fornitura del servizio. Così, gradualmente, strade, piazze e case genovesi ebbero la loro bella illuminazione a gas illuminante.  Questo è un esempio del fanale a "gas illuminante" usato fino all'inizio degli anni 30.

 
L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA



In principio la luce a gas nelle case private era considerata un lusso ed in tante case ci si accontentava di una sola "fiamma" come dimostra questa quietanza per la fornitura "domestica" del 1909

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA



Nel 1852 venne illuminato il teatro Carlo Felice .
Nel 1853 venne impiantata una nuova officina a Sampierdarena alla foce del Polcevera per servire il ponente della città.
Nel 1857 la francese "Union des gas" subentra alla compagnia precedente assumendo la gestione degli impianti.
Nel 1868 vengono serviti anche i comuni di Sampierdarena, Cornigliano, Staglieno e Marassi; e dal 1891 al 1898 il servizio si estende a tutti gli altri comuni e "delegazioni" del "circondario". (Ricordiamo che nel 1873 erano stati annessi a Genova i comuni del Bisagno, da Albaro a Staglieno).


Nel 1908 inizia la produzione il nuovo impianto delle Gavette, la cui costruzione è iniziata nel 1906 su un terreno precedentemente adibito ad impianti sportivi.

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA

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 Alle "gavette, fino al 1904 ha giocato anche il Genoa

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA


Qui vediamo il nuovo impianto circolato in rosso su una successiva mappa del 1943, che però e ben dettagliata e serve bene allo scopo.

US Warmap 1943 fal Web




Il sito delle Gavette, molto più grande dei precedenti, ospita nuovi e più moderni impianti, capaci di aumentare la produzione ai livelli richiesti dalle nuove necessità della città.


L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA

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Il gasometro delle Gavette - L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA



Distillando il carbone, si ottenevano numerosi sotto-prodotti. Il principale era il "coke"  una qualità
di carbone "più pulito e con un potere calorifico superiore al carbone "di partenza". Questo era usato nelle acciaierie ma veniva anche venduto ai privati ad uso riscaldamento domestico e cucina (nei runfò si bruciava carbone...)
Qui un manifesto pubblicitario del coke che veniva venduto ai privati dalla azienda del gas a prezzo concorrenziale con il gas stesso ancora nel 1933.

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA




Come conseguenza dell'entrata in funzione del grande impianto delle Gavette la produzione dell'impianto di via Canevari diminuisce fono a cessare completamente nel 1911.  Ma il sito continua ad appartenere alla società del gas e viene utilizzato come magazzino mentre i 4 gasometri restano in funzione.  Verrà abbandonato alla fine degli anni 20 ed al suo posto sarà costruita la chiesa dei Diecimila Martiri Crocifissi(tra il 1933 e il 34) Però la US War Map 1943 riporta ancora un grosso gasometro a Borgo Incrociati e non mette la chiesa (uno serbatoio solo, non 4 e spostato un po' a monte...  bisognerà approfondire e tornare in argomento al più presto) .

US War Map 1943 dal Web


Nel 1922 un consorzio di comuni con a capo quello di Genova rileva la gestione degli impianti (e nel 1936 nasce l' AMGA).
  
Nel 1927 entra in funzione il "binario industriale della Valbisagno" che, partendo dalla stazione FS merci di Terralba permetteva di rifornire a costi ridotti, oltre all'Officina del Gas, anche il mercato all'ingrosso di Corso Sardegna, il mattatoio di Cà de Pitta, e varie altre aziende ad esso collegate.
 Per collegare il binario alla Officina del Gas si dovette appositamente costruire un ponte che tagliava obliquamente il letto del torrente con con una curva compatibile alla manovra del treno.
Qui ne vediamo il primo tratto del percorso, mentre per il secondo tratto rimandiamo alla predente US WarMap.

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Massicciata e ponte prima della posa dei binari

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il collaudo del ponte:

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Il treno sbucava da Piazza Giusti e girava da Corso Sardegna

Piazza Giusti+Treno vuoto di ritorno - cartolina colorata da Marcello Fezzaroni




Il treno transitava a passo d'uomo da Corso Sardegna  e poi da via del Piano.  Dapprima trainato da locomotive a vapore.

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In seguito sostituite da moderni locomotori Diesel

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Nel 1936 vennero inaugurati alle Gavette nuovi impianti molto più performanti di quelli vecchi e fu così possibile dismettere l'officina del Gas di Sampierdarena,  lasciandovi solo il gasometro e concentrando tutta la produzione alle Gavette.

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA



Presentando il primo "fanale a gas illuminante" non abbiamo accennato al principio del suo funzionamento. Il gas, sebbene depurato a secco, conteneva finissime particelle di carbone che entravano nel processo di combustione del gas aumentando la luminosità della fiamma.
La fiamma così era più luminosa, ma la polvere causava depositi ed ostruzioni nei tubi e sugli ugelli, che dovano essere oggetto di continua manutenzione a spese del cliente.
Eco un tariffario per la manutenzione delle apparecchiature a gas illuminante :

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA


Nei primi anni 30, con il perfezionamento dei metodi di filtraggio del gas la "polvere sottile" venne eliminata e si dovette sostituirla con un accorgimento per aumentare la luminosità della fiamma.  Si dovette quindi sostituire il "becco a fiamma libera"  con uno munito di una reticella. Si dovette trovare una rete di materiale incombustibile che, infiammandosi, diventasse incandescente emettendo luce.  Le prime reticelle metalliche, furono sostituite da reticelle in amianto, che davano una resa luminosa migliore.  ( a quei tempi le proprietà cancerogene dell'amianto non erano conosciute).
Questo "nuovo" gas fu chiamato "gas di città" per distinguerlo dal "gas illuminante"  prodotto in precedenza,
Ecco una lampada a Gas di città , del tipo "a muro"

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Il gas era anche usato per cucinare, in alternativa al coke. Per  questo l'Azienda del Gas aveva fatto produrre e reclamizzava i "celebri"  fornelli a gas che si posizionavano sopra il runfò.
Nella foto un modello che ci è poco familiare, con quella specie di "serbatoio" sotto al "fuoco" centrale, di cui non comprendiamo la funzione. Forse un filtro ad acqua per depurare il gas dalle polveri sottili del carbone.
Quelli che abbiamo visto, poggiati sui runfò, nel dopoguerra erano bianchi, a tre fuochi e senza quel "coso" sotto,  ma funzionavano già a "gas di città" che, come detto più sopra, era già depurato in origine.

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA




Con il gas ci si scaldava pure.  Scaldarsi col gas era caro, ma era più comodo e pulito delle stufe a carbone, che si dovevano caricare e pulire.  

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA




Scaldarsi d'inverno, senza doversi sporcare le mani col carbone era una cosa "da signori"  come cosa da signori era poter disporre della vasca da bagno e dello scaldabagno a gas.  (i meno abbienti scaldavano l'acqua sul fuoco "a pentolate"  e facevano il bagno nel "mastello")
I primi scaldabagni a gas erano ad accumulo di acqua calda (come gli attuali "boiler elettrici"?. Del resto a quei tempi la doccia non era un uso comune). Si trattava di oggetti piuttosto ingombranti e pesanti che andavano posati sul pavimento.
Nella foto uno dei primi modelli "istantanei", a serpentina, come quelli in uso oggi.

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 Ora che ci siamo riscaldati e lavati... avremmo bisogno di un bel cambio di "biancheria" ma per la "lavatrice" dovremo aspettare la corrente elettrica...  Pazienza, intanto laveremo a mano, magari nel "treuggio" ma per stirare...  il gas ci da già una mano...
Niente più scomodi ferri a carbonella, basta litigare con le braci, giri un rubinetto ed accosti un cerino
ed il ferro da stiro a gas è bello pronto a fare il suo lavoro.

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA


E  se ti da fastidio il tubo di caucciù o hai paura di incendiare i pantaloni nuovi, abbiamo il nuovo modello di sicurezza con bruciatore separato!.  Tecnica d'avanguardia e risultato sicuro! (visto in TV)

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA




Luce, riscaldamento, ed altre comodità domestiche introdotte dal gas avevano però un prezzo.
Abbiamo già visto una modesta bolletta di lire 2,20 forfait per un singolo becco di illuminazione, ma come ci si regolava per la tassazione "a consumo" .  Beh, proprio come adesso... c'era il contatore.

I primi contatori erano a "tassametro" come i parchimetri attuali. Mettevi moneta e ti fornivano un tot di gas. Così magari la luce ti si spegneva nel bel mezzo della cena e dovevi accendere la candela ed andare a mettere un'altra moneta nel contatore...

Ma all'epoca il progresso faceva passi da gigante e presto venne adottato un contatore moderno 

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Con l'adozione del "gas di città"  e gli ulteriori progressi della tecnica si riuscì ad eliminare l'acqua (fonte di depositi e corrosioni) e si arrivò all'attuale contatore "a secco"

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Ma torniamo agli impianti. Durante la guerra l'Officina del Gas subì gravi danni agli impianti ed ai serbatoi e, verso la fine della guerra, dovette cessare la produzione a causa della mancanza di carbone.
La produzione riprese il 15 novembre del 1945 e si normalizzò nel 1947.

Negli anni 50, dismessi i gasometri di Sampierdarena e di via Canevari, ne venne realizzato uno a Campi. Questa è una foto del 2009.

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA



Ecco una piantina degli impianti nel dopoguerra

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA


Una panoramica degli impianti nel dopo-guerra:

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA






Negli anni 50 presso la sede della società venne creato il negozio degli apparecchi a gas



L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA


E nello stesso tempo misero su un battage pubblicitario per invogliare il pubblico all'acquisto dei prodotti ed al conseguente "consumo del gas"




L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA




Nel 1954 iniziò la conversione della rete al metano, una operazione che si concluse solo nel 1972, dopo di che gli impianti di produzione del "gas di città" vennero chiusi e smantellati.
Ma questa è un'altra storia.



L'epilogo di questa "avventura" è in queste ultime foto  scattate nel 2000.

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA




Anche il grande ponte delle ferrovia qui appare ridimensionato, piccolo ed inutile e presto sarà distrutto

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA



Spariti i forni, i depositi ed i grandi serbatoi non rimane che un grande posteggio

L'epopea del Gas M.Pittaluga M.Signorelli - edito da Erga-x-AMGA






domenica 29 maggio 2016

Genova - Una città in guerra - parte 16a - 1943








Dopo i duri bombardamenti degli ultimi mesi del 42, l'inizio del 43 ha visto i genovesi occupati a sgombrare macerie, rappezzare gli edifici danneggiati, e fare il bilancio dei danni.

da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3




Ed era un bilancio pesante: 120.000 senza tetto su un totale di 600.000 residenti rappresentavano un problema irrisolvibile per una città già stressata da un'economia di guerra.
Un apposito ufficio si occupava della cosa accogliendo le richieste di assistenza e valutando le necessità più impellenti.

da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3



Cosa fare con 120.000 persone senza casa?  Si tapulla.... un pò sfollati nei dintorni della città, altri sistemati dai parenti, altri negli alberghi ed alcuni addirittura accampati nei rifugi antiaerei.

da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3


da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3



 Rifugi attrezzati alla meno peggio con fornellini da campo e letti addossati alle fredde pareti delle gallerie. La privacy assicurata da fogli di cartone o coperte appese a cavetti fissati alle pareti e sostenuti da paletti posticci.

da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3


Si beve alla fontanella, dei servizi igienici non si parla.....

da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3



 Ma nel rifugio arrivano autorità in visita e generi di conforto

da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3

 
da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3

da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3



  Il personale addetto cura le pulizie
 
da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3



  Nel rifugio è stato pure attrezzato un altarino dove viene un sacerdote a dire messa
 
da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3


Poi ci sono le mense per i senza tetto.....
Non è proprio un 5 stelle, ma tanti sono sopravvissuti anche così.

da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3



Ma c'erano anche le mense aziendali, come quella dello stabilimento S.Giorgio a Sestri, dove nel 44 pranzò, in incognito, Sandro Pertini.



 
da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3



Dopo mangiato ci vuole un buon caffè ... come lo preferite ? d'orzo, di cicoria, o magari un buon "caffè americano" ? ...   Di "astragalo" originale DOC naturalmente!  Lo trovate nelle migliori caffetterie della città ... un pò lunghetto.... ma saporito, considerato che siamo in "economia di guerra", naturalmente.

da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3


 
Economia di guerra, dicevamo, in un contesto di penuria di materie prime e di cibo.
Continuava  la raccolta dei rottami provenienti dalle demolizioni, e dalla raccolta pubblica caricando quest'ultima della solita propaganda per indottrinare le giovani generazioni. 

da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3


da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3



Recupero natanti affondati in porto

Archivio CAP - Antonio Di Lorenzi


 Mancanza di materie prime... scarseggiano metalli e carbone per una industria bellica sotto pressione che non riesce ad approvigionarsi adeguatamente ma, nonostante ciò, continua sfornare cannoni ed a varare navi,  qui i cantieri di Sestri Ponente nella primavera del 1943

da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3


Primavera 43 - varo della nave da carico  Niccolò Giani
 
da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3


Primavera 43 - varo della torpediniera Audace.

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 Una vita quasi normale, insomma, si lavora ....

da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3


 ....si studia....  chi in maniera normale....

da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3


..... e chi in maniera più "politicizzata"  col maestro in divisa e la testa rapata... ma c'è un vasetto di fiori sulla cattedra.... per addorcire l'atmosfera da collegio militare.

da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3

e,  per il doposcuola, tutti in marcia con zappe e carriola.

da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3



Le sigaraie di Sestri lavoravano tranquille...

da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3
 

salvo essere distratte dalla visita di cortesia del federale di turno che veniva a sollevare il loro morale..... 
 
da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3


....  distraendole dallla monotonia del lavoro con edificanti sermoni patriottici:

da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3



Più dura la vedo per il nostro "povero" federale andare a sollevare il morale degli operai dell'ILVA a Cornigliano,  che dalle foto pubblicate, non sembrano dimostrare grande entusiasmo e partecipazione.

da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3
 
 
da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3

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Cominciava ad essere meno facile per il federale, raccontare che tutto andava bene, che bisognava lavorare e tirare la cinghia fino alla vittoria.... a metà del 43 non ci credeva neanche più lui.... ma si doveva andare avanti, il Duce era inflessibile con i quadri del partito che dubitavano della vittoria , li chiamava "tradiori" e li trattava come tali... e così avanti a fare propaganda .... anche alle Gavette....

da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3

 
da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3


Erano momenti in c'era poco da stare allegri... si buscava su tutti i fonti, anzi, praticamente non avevamo più fronti. Salvo una disperata resistenza in Tunisia ci avevano buttati fuori dall'Africa,  ma il regime tronfiamente garantiva "RITORNEREMO" .....

da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3

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.... "Ritorneremo" ...  dicevano anche ai civili partiti per "civilizzarel'Etiopia"  e rimpatriati sotto l'egida della Croce Rossa Internazionale con un viaggio speciale del Vulcania e del Saturnia, buttati fuori dagli inglesi cui davano fastidio altre bocche da sfamare.    "Ritorneremo" (ci credevano davvero??)

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"Ritorneremo"....  dalla Russia.... su quasi 230.000 partiti con gran squilli di tromba, ne erano tornati, malconci, solo centoventimila.  Ed i reduci genovesi sfilavano in via Roma il 9.5.43 con gran codazzo di gerarchi del partito come mostra la foto. 

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 E si lasciavano catechizzare, i reduci dalla Russia, seduti al Giardino d'Italia (danneggiata dai bombardamenti).
Spero che, almeno a loro, non abbiano detto "ritorneremo" 

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Cronache di Aprile 43




Propaganda:     sul frontone del Carlo Felice troneggiava questo manifesto:

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insieme ad un altro "telone" che ammoniva i possibili ascoltatori di "Radio Londra" :

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Mentre proprio di fronte, sulla facciata del palazzo dell'Italia Navigazione, troneggiava questa dichiarazione dei genovesi .

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E la città era tapezzata di manifesti come questo.

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Persino il Sacramento della Cresima veniva sfruttato a scopo propagandistico 

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In giugno, con la perdita di Pantelleria,  si cominciava a sentire "odore d'invasione". Le truppe tedesche scendevano in forze a "sostenere lo sforzo bellico italiano" in caso di invasione.
Chi li ha "invitati"?   
cronache di giugno:

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Continuava la "Battaglia del grano", cui il regime aveva assegnato un forte connotato propagandistico con un  complesso cerimoniale che comprendeva messa da campo, e tanti discorsi.

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Gli Anglo-Americani sbarcano in Sicilia e noi rispondiamo con imponenti adunate.

da "Storia Fotografica di Genova nella seconda guerra mondiale" di Tito Tuvo Mondani editore vol. 3



E la banda suonava.... si una delle tante bande militari tedesche suonava in piazza, nel quadro degli scambi culturali italo-tedeschi.  Fra pochi mesi i Tedeschi ci avrebbero suonato un'altra musica, ma non è il caso di anticipare i tempi......

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