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sabato 7 dicembre 2013

Genova : La villa del Principe



Andrea Doria

Un "Principe" nella Repubblica di Genova.

Sembrerebbe un controsenso, ma sappiamo bene che non lo fu.

Intanto spiegheremo perché abbiamo scritto il "Principe" con la "P"  maiuscola: lo abbiamo fatto per ammirazione e per rispetto.

E non certo perché ammiriamo e rispettiamo quei principi ("p" minuscola)  che nascono già tali, senza alcun merito e magari senza alcun merito vivono una "carriera" vuota di grandi imprese.

No, questo è stato un Grande del suo tempo, un maestro dell'arte militare e della diplomazia, ed quel titolo lo ha guadagnato sul campo, militare e diplomatico,  portando una piccola Repubblica a giocare una partita vincente con le grandi potenze dell'epoca.

Un "self made man"? , non proprio, non certo uno partito da zero.  Poteva contare su una potente famiglia e su importanti amicizie. Ma iniziò come ufficiale al servizio del papa, poi ebbe la sua compagnia di soldati di ventura, quindi passò al servizio della Repubblica di Genova.

Pur provenendo da una famiglia di tradizioni marinare fu comandante di truppe terrestri e solo quarantenne cominciò a cimentarsi in imprese marittime. Ma gli riuscì bene, e presto armò una sua flotta con la quale sconfisse i pirati barbareschi e tenne a lungo in scacco la flotta francese.

Sapeva ben "fiutare il vento che tira" : prima contro i francesi, poi con i francesi contro Carlo V, infine con Carlo V contro i francesi;  sempre dalla parte vincente, sempre vittorioso in battaglia,  negoziando da abile diplomatico le alleanze più convenienti per sé e per Genova.

Nel 1528, liberata Genova dai francesi, rifiutò la "signoria" sulla città, preferendo assumerne il controllo per via indiretta, ricostituendo formalmente la repubblica e dandole una nuova Costituzione.

Nel 1531, in considerazione dei servigi resi, Carlo V nominò Andrea Doria  "Principe di Melfi" conferendogli il "toson d'oro" (la più alta onorificenza dell'epoca).

E siamo finalmente arrivati, dopo questa lunga premessa, all'argomento del giorno:  Il Palazzo del Principe (come era chiamato allora) o la Villa del Principe come viene chiamata oggi.
Fu costruito infatti in questo periodo, dopo la cacciata dei francesi.

I Genovesi avevano donato ad Andrea Doria un palazzo in piazza San Matteo ma il Doria volle costruire una villa sul mare fuori delle mura, in località Fassolo, davanti alla quale potessero ancorare le proprie navi.

Era una scelta motivata da questioni di "prestigio" in quanto nell'angusto spazio del centro cittadino non si poteva costruire un palazzo degno del suo rango e del suo prestigio; una vera "reggia" con ampi giardini, in grado di ospitare un imperatore come Carlo V.
 
Era una scelta determinata anche da motivi politici : vivere fuori delle mura indicava la volontà di restare fuori dalle beghe della politica cittadina e sopratutto "al di sopra" delle beghe stesse, pur restandone l'arbitro e il giudice  in quanto "Priore Perpetuo del Collegio dei Sindacatori".

Le altre cariche pubbliche, Dogi e Consiglieri, scadevano ma Lui era sempre lì:  "arbitro e giudice perpetuo", "super partes" , ma anche sopra a tutti i suoi pari, Principe di fatto della Repubblica.

Era anche una scelta strategica:  essendo fuori delle mura della  città non correva il rischio di venirvi intrappolato in caso di rivolte e tumulti cittadini.
Le sue navi, sempre pronte davanti alla villa gli davano sia la possibilità di rintuzzare un attacco proveniente dal mare che quella di una ritirata strategica in caso di attacco da terra.
Inoltre da quella posizione sarebbe stato facilmente e rapidamente in grado di bloccare l'accesso al porto o di sbarcavi truppe.

Ma torniamo alla villa, ed ecco le mappe; le mappe sono la nostra fissazione che speriamo ci perdonerete. Le foto sono certamente più belle ma le mappe inquadrano il contesto sia geografico che storico e pensiamo siano indispensabili per il racconto che facciamo, che vuol essere qualcosa di più di una semplice bacheca fotografica.

Le mappe dunque, e le nominiamo al plurale perché vorremmo farvene vedere diverse, articolate nel corso dei secoli.
Nei secoli passati chi le disegnava era un artista che non pretendeva di rappresentare la realtà fotografica ma spesso dava maggiore rilievo alle cose che riteneva importanti e ci trasmetteva la sua visione, talvolta pittorica e talvolta schematica delle cose.  Erano più "vedute" che mappe vere e proprie, e come tali ve le proponiamo.

La prima è proprio degli anni in cui veniva costruita la villa, 1537, e ci mostra la Villa, capo d'Arena, l'Arsenale e la Darsena.  In evidenza le mura che scendono dal forte San Giorgio alla porta di S.Tommaso.

Il Palazzo ci appare delimitato sul lato mare da un semplice porticato che da accesso alla riva. Evidentemente in quel tempo non erano necessarie difese dal lato mare essendo il Doria, come ammiraglio supremo di Carlo V, il vero padrone del Mar Tirreno.

Particolare dalla Mappa di Antonio Lafrey-Roma 1537- copia a stampa del  1581 al Palazzo Rosso


La seconda non è una mappa ma un vero e proprio dipinto , del 1572

acquaforte di Franz Hogenberg per l'opera Civitates Orbis Terrarum di Georg Braun Colonia 1572 tratto dalla guida SAGEP "Porto di Genova"

Da questa abbiamo tratto un particolare per evidenziare la veduta del "Palazzo" che qui appare cinto da un muro continuo anche dal lato mare.




Qui abbiamo un'altra veduta, del 1637, che ci mostra il prospetto sul mare più articolato, con un approdo fortificato con doppio ingresso al giardino.

Dietro alla villa vediamo il parco sulla collina con la statua del "Gigante" che non compariva nelle due immagini precedenti.
Questa statua rappresentava Giove (o il Doria stesso raffigurato come Giove? O Il re di Spagna raffigurato come Giove? -  al tempo certe auto celebrazioni  "allegoriche" erano di moda).

Alla  base della statua Giovanni Andrea Doria (nipote del celebre ammiraglio) fece seppellire il suo cane prediletto,  il "Gran Rodano" donatogli da Filippo II di Spagna .

Dettaglio di una veduta incisa da A.Baratta 1637 - Parigi Biblioteca Nazionale - tratto dalla guida Sagep  Porto di Genova

A pochi anni di distanza, (tra il 1660 ed il 1670 ca.) la SAGEP ci ha mostrato questa veduta (di anonimo). Possiamo vedere che i particolari coincidono con quelli dell'immagine precedente, dall'imbarcadero del Palazzo all'Arsenale e al Molo Vecchio.

 Preghiamo notare l'Arsenale che in entrambe le vedute è "interrato" e coperto dai capannoni dove venivano allestite e riparate le galee.

Come nella precedente anche in questa immagine vediamo tre cannoni all'estremità del Molo che sono rivolti verso terra   (tra Di Negro e la Lanterna), invece che verso il mare.  Evidentemente il loro scopo era di contrastare uno sbarco a terra piuttosto che contrastare un cannoneggiamento nemico dall'esterno della rada. Dobbiamo considerare che la scarsa portata e precisione delle artiglierie del tempo rendevano la normale artiglieria micidiale solo a breve distanza.


Veduta di  Anonimo dopo il 1651 - Guida SAGEP del Porto di Genova

Infatti, per bombardare Genova, nel 1684, i francesi  avevano costruito delle enormi chiatte rinforzate sulle quali avevano montato dei mortai a lunga gittata che non avrebbero potuto essere usati sulle normali navi da guerra dell'epoca.

Nel dipinto che segue vediamo vediamo queste chiatte, schierate in duplice fila, all'entrata del porto.  Il dipinto evidenzia bene anche la cerchia di mura che arrivava fino alla lanterna, completata nel 1634. A quel tempo il Palazzo dei Doria non era più "fuori le mura" ma in più di un secolo tante cose erano cambiate, la Spagna aveva perso potere in Europa e la Repubblica si trovava a fare i conti col le mire espansionistiche dei Savoia e con le mire egemoniche di Francia ed Austria. Sarebbe servito un altro Andrea Doria, ma certe cose accadono una volta sola.

Il Palazzo è "reso" qui in una maniera un po' fantasiosa, ma si evidenzia il muraglione che cintava il parco a monte, con le torrette ed il Gigante.

Ultima notazione: l'Arsenale, che nelle immagini precedenti abbiamo visto coperto dai capannoni destinati all'allestimento delle galee  è ora per gran parte diventato una darsena aperta.

1684 i Francesi bombardano Genova - dipinto - museo Galata


La veduta che segue (della quale purtroppo non è stato indicato l'autore nè il sito di provenienza), é anch'essa relativa al bombardamento del 1684 (particolare di una stampa).
Il Palazzo è stato disegnato con maggiore "precisione"  mentre invece l'autore non ha rilevato il muro di recinzione del parco a monte, riportando il solo Gigante, peraltro qui nascosto dalla piega del foglio.
Ci sembra di scorgere un passaggio pubblico sia a monte che a mare della Villa dalla quale si raggiunge il mare con una breve scalinata.
L'Arsenale e la Darsena sono stati riportati con maggiore dovizia di particolari rispetto all'immagine precedente.

Flotta Francese bombarda Genova -   particolare tratto da:  Storia di Genova e della Liguria di M.Dolcino ed.ERGA


 Facciamo un ulteriore salto temporale, siamo nel 1766, 20 anni dopo il Balilla, e questa è una vera e propria mappa.
Vediamo che il Palazzo è qui separato dal suo parco a monte da una strada che porta a Di Negro.
Ci sembra anche che vi sia un passaggio intorno alla villa e lungo le mura sul mare mentre mentre l'accesso al mare dal palazzo è ora garantito da un passaggio sotteraneo di cui vedremo l'ingresso nella prossima immagine.

particolare della Pianta di Giacomo Brusco 1766 dalla raccolta del Giolfi -  Palazzo Rosso, ufficio Belle Arti


Ed ecco un'altra versione del Palazzo datata 1769.  Rispetto alle immagini precedenti le opere di difesa a mare ci sembrano potenziate ma il parco a monte ci sembra un po' "storto" .  Si vede chiaramente la porta nelle mura che chiude  l'accesso sotterraneo al palazzo.

 Antonio Giolfi -  Incisione su carta - 1769 - Museo Galata



Dello stesso autore e periodo  questa veduta ravvicinata della villa con il suo giardino e la famosa terrazza a mare, poi finita sotto via Adua.

A.Giolfi -  Coll.Carige - da LA MIA GENTE omaggio del Secolo XIX



Che questo passaggio, sulle pubbliche mura, fosse di pubblico accesso in varie epoche  sembra confermato oltre che dalle immagini pubblicate più sopra, anche da altre di varie epoche come questa, pubblicata su FB da Alberto Maria Di Salle.

Alberto Maria Di Salle


e questa,  di Domenico Pasquale Cambiaso (1811-1894),

foto pubblicata su FB da Giorgio Gioli



Ed ecco la "esclusiva" terrazza a mare del Palazzo (oggi non più esistente) in una litografia di A. St.Aulaire di un dipinto di Nicolas Chapuy, 1848 ca .
Un signore punta in cannocchiale sulla rada (semplice curiosità oppure aspetterà l'arrivo di un vascello?).  Un "moro" nel tipico costume aspetta reggendo un oggetto (la custodia del cannocchiale?)

Era proprio una bella visuale sul porto che si apriva dalle finestre e dalle terrazze del palazzo... non era ancora arrivata la Stazione Marittima, via Adua, e la Sopraelevata.

Alla fine della terrazza da sinistra a destra: capo d'Arena con la chiesa di S.Tommaso e l'Arsenale.

 Litografia di A.St. Aulaire su disegno di Chapuy del 1848 -  proprietà degli autori 


Una mappa del 1846 ci mostra che è stata aggiunta un'ala di servizio sulla destra.
L'attuale via S.Benedetto era anche denominata "strada del Principe D'Oria"

Carta topografica della città di Genova 1846 -  ed. Libreria Grondona - di proprietà degli autori



Finalmente una cartolina, e pure datata (1899)
La Villa con le chiese di S.Rocco (ds) e S. Francesco da Paola (sn)
Sotto S.Rocco  si intravede la sagoma del Gigante

In questa data la Villa ha già perso il suo accesso sul mare che è stato "arretrato artificialmente" , spinto via dalle nuove banchine del porto in espansione.

cartolina - editore Cicolari -  spedita 1899


Qui a colori qualche anno dopo

Cartolina edita da A.Scrocchi, Milano - spedita nel 1917




A proposito della statua del "gigante", si trattava di una grande statua di Andrea Doria nelle sembianze di Giove (la foto che segue ci è stata gentilmente fornita da Ornella Dodero nel gennaio 2016 ed ha giustificato l'aggiunta postuma di queste righe)

Nella foto la statua sembra reggere nella mano destra uno scettro, mentre la sinistra sembra impugnare una spada, che è portata indietro e seminascosta dalla gamba sinistra. 
Sembra strana una spada impugnata dalla mano sinistra e semi-nascosta. Sembrerebbe quasi un messaggio.... come dire: qui ho il potere (lo scettro mostrato nella mano destra) .... e, se necessario, anche i mezzi per esercitarlo (la spada seminascosta impugnata nella mano meno importante....ma si può scambiare rapidamente la mano e allora....) 

Ai piedi della statua, il nipote e successore di Andrea Doria, Gio Andrea, aveva fatto seppellire il suo cane preferito come attesta una lapide:

«Qui giace il gran Roldano, cane del principe Gio. Andrea Doria il quale per la molta sua fede e benevolentia fu meritevole di questa memoria, e perché servì in vita sì grandemente ambedue le leggi, fu anca giudicato in morte, doversi collocare il suo cenere appresso del sommo Giove, come veramente degno della real custodia.
Visse XI anni et mesi X morse in settembre del 1615 giorni 8 ora 8 della notte».


La statua, già in cattive condizioni e seminascosta dalla costruzione del  "Miramare", fu distrutta nel 1939 per la costruzione di un caseggiato di via Pagano Doria. 





Accennavamo poco fa alle "banchine in espansione" ed ora le possiamo vedere, iniziando con questa foto delle banchine in costruzione

Da "la Valbisagno"  edito da Stringa


 Ed ecco le banchine costruite e già operative davanti ai giardini della villa che qui vediamo alla fine del 1800.




La nuova Stazione Marittima, nata fra le due guerre ha ulteriormente limitato il "panorama" della Villa

cartolina - ed. Sbarbo - non circolata

Sempre fra le due guerre, una bella panoramica con la stazione Principe ed il Palazzo

cartolina - ed. Sbarbo - non circolata


Finora abbiamo parlato del "fronte mare", ma anche il lato che da su via san Benedetto ha la sua  bella storia.

La chiesa di San Benedetto fa parte della storia del Palazzo, anzi, nasce ancor prima del Palazzo, in quanto sin da prima del 1100 era di pertinenza del  contiguo convento delle suore dell'ordine di San Benedetto. I primi documenti che ne fanno menzione risalgono al  1129.

Dopo la costruzione del Palazzo, i Doria provvidero al restauro della chiesa e del monastero e vi insediarono l'ordine monastico della SS. Trinità per la redenzione degli schiavi, facendone la loro cappella gentilizia.

L'annesso convento fu demolito nel 1929 per la costruzione di via Adua.

L'antica strada che andava da San Tommaso verso il ponente passava davanti alla chiesa e ne prendeva il nome.  Fu appunto da quella strada fino al mare che il principe Doria costruì il suo Palazzo. Oltre la strada, ad un livello superiore c'erano i giardini "a Monte",  sostenuti da un grande muro ornato di colonne che sostenavano un pergolato come vediamo in questa immagine tratta dal "dizionario delle strade di Genova - T.Pastorino - B.M.Vigliero edito da Tolozzi"

1700 ca. Litografia di N. Orsolini, collezione topografica del Comune di Genova, inv.n.1970.


Poi, nell'ottocento arrivò la ferrovia che passa proprio dove c'era il pergolato, ed il resto del girdino "a
monte" venne ingoiato dalla espansione edilizia successiva.


La foto della chiesa qui pubblicata è della fine degli anni 50 ed è tratta da una pubblicazione edita da Tolozzi.
copertina di pubblicazione periodica




La parte orientale del Palazzo, tra il 1700 ed il 1800, subì alcune trasformazioni, con l'aggiunta di un piano ed un mezzanino e la chiusura del loggiato.





Risiedendo i proprietari stabilmente a Roma, parte della residenza venne affittata. Vi risiedette anche GiuseppeVerdi durante il suo soggiorno genovese, come ci ricorda una targa commemorativa.





Danneggiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, il palazzo è stato completamente restaurato, perdendo un piano e l'ammezzato nella parte orientale dell'edificio.

Foto da Antonino Vallone

Ricostruzione post bellica. 




Iscritto nei "Rolli" , il palazzo conserva  splendidi affreschi, dipinti ed arazzi antichi.
La descrizione degli interni meriterebbe diversi post. ma altri l'hanno fatta meglio di noi per cui vi rimandiamo a quella della prof. Laura Stagno che potete trovare a questi due indirizzi:
http://www.mediafire.com/file/0bktyshoo7slbka/PalazzodelPrincipe_Laura_Stagno.pdf/file

https://www.academia.edu/2338228/Palazzo_del_Principe._La_villa_di_Andrea_Doria?fbclid=IwAR0uZ2CGt0J4OUPen6VCyxoem_wK1epqgymNyeUXT_f_Gx2cVw4p5KPq86g




I giardini del palazzo sono aperti gratuitamente  al pubblico mentre i saloni sono visitabili mediante visita guidata a pagamento.   Per informazioni: http://www.palazzodelprincipe.it/


Aggiungiamo alcune foto "attuali"  per completare la panoramica esterna del sito



La facciata principale su via S.Benedetto

La loggia di levante

la loggia di ponente
il loggiato interno

il giardino visto dal Palazzo con la "brutta vista" della sopraelevata, la stazione marittima e la poppa di una enorme nave da crociera (le foto "attuali" sono degli autori)




domenica 1 dicembre 2013

Piazza Principe



Uno strano destino lega le stazioni di Genova alle omonime vie o piazze : gli ingressi delle stazioni non danno sulle piazze o strade omonime , anche se non ne sono distanti.

Così è a Brignole, a Sampierdarena  (ed anche in tutte le stazioni minori con l'unica eccezione di Voltri).

E' così anche a Principe, dove l'entrata della stazione, anzichè sulla Piazza del Principe e su via Andrea Doria,  è stata realizzata sulla piazza Acquaverde.

Qui una "panoramica" della zona dal palazzo del principe a Piazza Acquaverde nel 1700

particolare dalla Pianta di Giacomo Brusco 1766 dalla raccolta del Giolfi a Palazzo Rosso, ufficio Belle Arti



A quei tempi la piazza del principe era uno spiazzo erboso "fuori porta" ai margini della città,  come ci mostrano le illustrazioni che seguono.

Piazza del Principe Del Pino-Piaggio da Medioevo demolito Genova 1860-1940 di C.D.Bozzo e M.Mercenaro ed. Pirella


Particolare a colori della immagine precedente. Lato levante: vediamo L'acquedotto del Principe ed il Bastione di  S.Michele -

 Immagine pubblicata su FB da Pier Giorgio Gagna

Particolare a colori della immagine precedente. Lato ponente: vediamo la "villa" del Principe, il giardino a monte con il Gigante e la chiesa di S. Rocco (senza il campanile)

Immagine pubblicata su FB da Elio Berneri



La stessa zona vista da "monte verso il mare" più o meno nella stessa epoca

 Immagine pubblicata su FB da Pier Giorgio Gagna





Dal 500 al 700 non era cambiato nulla, ma poi arrivò il 1800 e con esso "i tempi moderni"... rivoluzioni, Buonaparte ed infine i  Savoia .

Qui vediamo la Piazza del Principe con il primo "taglio" delle mura già effettuato all'epoca della costruzione della "carrettiera Carlo Alberto" (1831)

Carta Topografica della Città di Genova ed. Grondona 1846 - di proprietà degli autori



Nel 1853 la ferrovia passò i suoi binari sui giardini della Villa del Principe, sventrò le mura della città, sbancò la collina creandovi una profonda ferita, approfondita nel corso degli anni man mano che venivano aggiunti nuovi binari.
Anche la Porta San Tommaso, così come la Chiesa di  San Tommaso vennero cancellate dalle opere contemporanee o successive alla ferrovia: l'ampliamento del porto e  la creazione ed i successivi ampliamenti della Stazione Marittima.



Nasceva quindi un quartiere tutto nuovo in cui la Villa del Principe, mutilata dei suoi giardini a monte e del suo prospetto sul mare, cercava una nuova collocazione rischiando di venir soffocata dalle nuove strutture.

Qui la cartina del TCI del 1916 ci mostra la Stazione, il Miramare (segnato ma non menzionato , fra la staz. funicolare ed il Gigante).  C'è anche l'Ammazzatoio (macello) tra la funicolare e la Stazione Principe.

particolare della caritina del TCI   del 1916



Questa foto non è datata ma ci sembra la più antica fra quelle che abbiamo di Piazza del Principe. Tolozzi non metteva mai una data ... quindi possiamo solo supporre che la foto sia degli ultimi anni del 1800 in quanto mancano gli edifici del 1900 come il Miramare.

Vediamo a sinistra il Palazzo del Principe con sopra il parco a monte ed il "Gigante" , statua Andrea Doria "nei panni" di Giove alla base della quale era stato sepolto il cane prediletto da Giovanni Andrea Doria.
Sopra il Gigante vediamo la chiesa di San Rocco con a sinistra la chiesa di San  Francesco da Paola.
La zona non è ancora edificata e si possono notare le due torrette  simmetriche rispetto al Gigante che contrassegnavano il confine superiore del parco.

In basso vediamo edifici precari, forse pertinenti ad attività ferroviarie al servizio del porto.
Gli edifici  a sinistra, che delimitano la villa, persa la loro funzione iniziale, erano stati "messi a reddito" ed affittati ad imprese commerciali fra le quali notiamo l'insegna di una nota  casa di spedizione

Sulla destra vediamo la Piazza del Principe con la statua dedicata al Duca di Galliera e la Stazione Principe.  Più sopra la sagoma dell'ammazzatoio che abbiamo visto nella cartina del TCI del 1916.

copertina di pubblicazione periodica -  ed.  Tolozzi



Anche questa immagine non è datata ma ci sembra appena successiva alla precedente  ma c'è già il Miramare (inaugurato nel 1908). 

Strana è la sistemazione della piazza:  con i binari del tram che girano attorno all' isola centrale  alberata e fornita di panchine, statua con fontanella, edicola, orinatoio.... (tutti i conforts....)

Vediamo infatti in primo piano la statua con fontanella del poeta e drammaturgo Nicolò Bacigalupo cui sta bevendo un bambino.
Davanti al Palazzo del Principe vediamo un tram elettrico e due carri merci trainati dai cavalli.

I binari curvano a destra per fare il giro della piazza e tornare verso piazza Acquaverde.
Infatti sulla destra, seminascosta dagli alberi, vediamo una vettura tramviaria proprio in corrispondenza del calesse che percorre la salita di via Lagaccio.
Non riusciamo a spiegare la striscia nera che corre parallela al marciapiede e che ad un certo punto (in basso) sembra incrociare i binari.

cartolina - ed. ENIT  - non circolata


In questa immagine del 1930 vediamo la piazza, il palazzo del Principe, il Miramare, ed in primo piano il monumento al Duca di Galliera eretto nel 1896 in ricordo del suo munifico dono a favore del porto di Genova.
Il monumento è stato smontato nel 1989 durante i lavori per la Metropolitana  ed é oggi un fase di restauro.

cartolina - ed non rilevato -  sped 1933


Una veduta di via Andrea Doria e del Miramare.
Sulla destra la Stazione e l'imbocco di via Lagaccio.
Notiamo due piccoli autobus sulla destra mentre a sinistra sta arrivando un tram.
L' Isola Pedonale alberata ci appare spostata  sulla sinistra rispetto alla prima foto.

cartolina  -  ed. IGDA Novara  -  non circolata


Siamo nel 1934, c'è già la nuova Stazione Marittima, e vediamo via Fanti D'Italia in primo piano.
Sulla sinistra, fuori campo, c'è il Palazzo del Principe.

Il monumento al Duca di Galliera si confonde sullo sfondo alberato di Piazza del Principe e dell'antiestetico profilo laterale della stazione e dell'orrendo muraglione che la sovrasta.

Comprendete ora quando diciamo che questi luoghi avrebbero meritato una "quinta" migliore ?

Alla "quinta migliore" ci pensa, a suo modo,  il "regime" di allora  regalandoci, in cima al muraglione della ferrovia,  la massiccia mole della scuola Duca degli Abruzzi  e l'alta torre della "Casa Littoria" Enrico Toti.
Due regali di breve durata. Infatti sono stati costruiti nella prima metà degli anni 30 e distrutti a fine anni 30 per l'allargamento del parco ferroviario della stazione.  Abbiamo smesso di contare quante volte è stato rifatto quel muraglione... (fare e disfare... che bel lavorare).

(della serie: "peggio di così" ... si può, si può,  certo che si può.... al peggio non c'è mai fine....)

cartolina - ed. Fotocelere Torino - non circolata



Ed ecco una immagine vista dalla prospettiva opposta in una foto scattata dal Miramare.
Vediamo via e piazza del Principe, il palazzo della Dogana, il Silos ed in basso a destra un edificio di pertinenza della Villa del Principe.

Anche se la cartolina non è datata, si tratta di uno scatto abbastanza moderno in quanto vediamo sullo sfondo il grattacielo piccolo di piazza Dante che, insieme ad altri particolari della foto, ci porterebbe a dire che siamo nel 1936-1937.

cartolina - ed Superfoto - non circolata