In memoria di Giovanni Assereto , disegnatore e collezionista, immagini e cartoline tratte dalla sua raccolta e dai suoi lavori.
Visualizzazione post con etichetta Molo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Molo. Mostra tutti i post
venerdì 9 marzo 2018
Cristofaro Grassi. Escavazione fondali nel porto - 1597.
Da "La città della Lanterna"- a cura di Serena Bartolucci-Luca Leoncini- De Ferrari Editore.
Brochure della mostra tenuta al Teatro Falcone del Palazzo Reale.
Tempera attribuita a Cristofaro Grassi.
Escavazione fondali tra ponte Spinola e ponte Calvi 1597.
Opera in visione al Galata Museo del Mare, ma difficilmente fotografabile in sito, per cui ne approfittiamo per costruirci intormo un nuovo post.
Come vediamo l'area veniva messa "a secco" mediante palizzate (quasi) stagne e svuotata e tenuta costantemente vuota mediante le "cicogne".
Questo ingrandimento ci è venuto sfuocato ma possiamo usare la tela di Dionisio de Martino del 1575, riferita ad una analoga operazione effettuata al Mandraccio, per mostrare bene i dettagli.
Ed ecco che possiamo vedere chiaramente i lunghi "becchi" delle cicogne: ingegnosi e semplici aggeggi che usano il lungo becco per trasferire un grosso secchio pieno d'acqua dalla pozza interna allo specchio acqueo esterno.
Ed ecco i "coffinanti" che, camminando sulle lunghe passerelle, trasferiscono le coffe piene di "bratta" nelle imbarcazioni che le svuoteranno al largo.
E vediamo chiaramente anche la palizzata ed il modo con cui è stata costruita
E così possiamo capire che l'escavazione veniva fatta a mano (pala e coffe), ed i fanghi venivano caricati su imbarcazioni e scaricati al largo.
Apposite draghe erano usate per dragare i fondali al di fuori della palizzata.
Lasciamo per ora il dragaggio del fondale e torniamo alla prima immagine, che ci da l'idea del modo di operare di allora.
Vediamo il naviglio "leggero" ormeggiato ai moli mentre le "Navi Grosse" (Naves), che "pescavano troppo", restano ancorare in rada interna "al ridosso" del Molo.
Noterete che il "golfo" è stato notevolmente ristretto dal pittore, portando la Lanterna molto vicina alla restata del molo.
Manca il Molo Nuovo, (costruzione iniziata nel 1639) così come le Muragliette (all'epoca ancora in costruzione tra la Porta del Molo e Ponte Calvi).
Sguarnita di difese ci pare la costa tra San Teodoro e la Lanterna, dove le Muragliette vennero estese nel corso del 1600. Anche la Porta della Lanterna sarà costruita fra il 1633 ed il 1643.
martedì 15 novembre 2016
La Ripa ed il suo mare
La ripa ha origini antiche, era già al suo posto, in riva al mare, nel 1100 ed è di quell'epoca il regolamento comunale che dispone la costruzione dei portici indicandone la misura in modo da garantire un passaggio uniforme, continuo e coperto per tutta la lunghezza della palazzata.
![]() |
| Ripa porta di Genova, a cura di Ennio Poleggi Sagep |
Sulla Ripa convergono le principali strade che dal centro portano al mare.
Una palazzata costituita da case unifamiliari, sviluppate in altezza, che facevano da casa, ufficio e magazzino agli agiati mercanti dell'epoca.
Mercanti, armatori e banchieri che trovavano nella Ripa e nei suoi portici un centro di riunione, aggregazione, affari. Un luogo "pubblico" che mancava altrove, in una città allora avara di spazi e priva di vere piazze.
Una città costituita da gruppi abitativi riuniti per clan clientelari spesso in lotta gli uni con gli altri si ritrovava nella Ripa come su un "territorio neutrale".
![]() |
| Ripa porta di Genova, a cura di Ennio Poleggi Sagep |
Qui la topografia della Ripa nel 1414, dove vediamo chiaramente che la Ripa, con i suoi portici, iniziava dal Molo ed arrivava fino alla Porta dei Vacca: un vero "emporio" affacciato sul mare.
![]() |
| Ripa nel 1414 da Una città ... Bianchi-Poleggi e Ripa porta di Genova di Ennio Poleggi Sagep editore |
Nella immagine che segue un disegno della Ripa con la posizione dei magazzini privati (gialli) e pubblici (azzurri) nel 1610. Come si vede il concetto di magazzino "pubblico" nella Genova del 1600 non era molto sviluppato, ed anche magazzini "importanti" come quello del sale venivano dati dal Comune in "concessione" ai privati. Comunque il bisogno di un grande magazzino pubblico, franco di dogana, doveva essere sentito e si concretizzò con la costituzione del "Porto Franco"
Abbiamo già accennato in un altro post che, fino al XVI secolo, gli unici baluardi difensivi portuali si trovavano nella Darsena/Arsenale ed alla base del Molo Vecchio. Il resto del porto (ovvero gli accosti commerciali) era difeso solo da una catena che andava dal Molo alla Darsena.
![]() |
| Le torri della Darsena di C.Grassi da Una città portuale del Medioevo di Bianchi e E.Poleggi ed. Sagep |
Nel XVI secolo, minacciata dalle mire espansioniste dei due colossi di allora, Spagna e Francia, la Repubblica decise di dotarsi di una cinta difensiva anche sul lato del mare. Cinta che venne costruita a partire dal 1551 iniziando dalla porta del Molo. Nel 1611 le mura arrivavano all'attuale Ponte Calvi e furono terminate solo nel 1638 quando si congiunsero con quelle della Darsena.
Una immagine del "Fronte del Porto Murato" ed il .... barchile.
![]() |
| Sottoripa dalla guida SAGEP n. 42 |
Le esigenze della difesa dal mare erano finalmente soddisfatte, ma le mura sul porto assumevano anche una valenza negativa : separavano la Ripa dal suo mare. Toglievano alla palazzata, ai suoi scagni ed ai suoi magazzini il contatto diretto, visivo, con il mare.
Poco male, direte, la merce sbarcava sui moli, veniva sdoganata e portata nei magazzini della Ripa, come prima, o con qualche piccolo ritardo.
In pratica nulla cambiava, eppure tutto era mutato. Era mutato il modo della classe dirigente di "percepire" la Ripa. Prima era vista come il centro direzionale della vita economica della città, il posto dove risiedere per dirigere gli affari.
L'edificio, prima abitato dal proprietario, veniva ora visto come un bene prettamente utilitaristico in cui non era più il caso di risiedere. Era solo un posto dove immagazzinare la merce e che si poteva affittare dividendolo in appartamenti. Il proprietario risiedeva altrove in strade meno "commerciali" e più "signorili". Lampante esempio ne è la costruzione della Stada Nuova.
Nella Ripa, a questo punto si aprivano piccoli scagni e botteghe funzionali alle attività marittime e vi andavano a risiedere artigiani, funzionari pubblici e privati, commercianti e naviganti.
Rinunciando alla "vista mare", ormai preclusa dalle mura, i ricchi andavano ad abitare in palazzi sontuosi, più consoni al loro status delle case a schiera della ripa e delle sue immediate adiacenze.
Nella immagine che segue vediamo la ripa nel 1600 con le sue "loggie" ed i suoi mercati.
![]() |
| Ripa sec XVII da Una città portuale del Medioevo di Bianchi e E.Poleggi ed. Sagep |
Il tempo passa, e col mutare delle esigenze, le prime "locande" cedono il posto ad alberghi confortevoli (per allora) dove alloggiare i viaggiatori che non avevano diritto di trovare ospitalità nei palazzi dei Rolli.
Anno dopo anno, la Ripa "vivacchiava", invecchiando e perdendo prestigio e valore. Qualche palazzo cambiava destinazione d'uso: i palazzi migliori vengono trasformati in Hotels, quelli meno pregiati continuano a venire parcellizzati ed affittati a prezzi modesti.
In questa ricostruzione vediamo i principali hotels presenti sulla Ripa nel 1838.
Rispetto alle mappe precedenti notiamo il riempimento a mare a Caricamento e e quello del Porto Franco
![]() |
| La Città Ospitale di M.Davi - Ripa porta di Genova di Ennio Poleggi Sagep |
La carenza di spazi retro-portuali aveva portato alla costruzione di magazzini precari addossati alle mura ed alla ripa stessa, a loro volta inframmezzati da botteghe artigianali .
Infine arrivarono i Savoia, e con loro arrivarono cambiamenti epocali.
Intanto era finita la repubblica aristocratica, e con questa erano anche finiti i contrasti interni che, con i loro veti contrapposti, avevano messo in crisi la città nel secolo precedente.
Ora il "governo" era altrove, e le decisioni venivano prese in funzione di esigenze "superiori". Era il momento di dare un bel colpo di spugna alle consuetudini e alle "contraddizioni" genovesi (così erano intese). Se del caso, anche con l'uso dei bersagnieri e di un pò di polvere da sparo (1849), tanto per mettere le cose in chiaro.
In chiaro, si, il governo "piemontese" ci vedeva chiaro: Manca una strada carreggiabile dalla Lanterna a al Molo Vecchio? e noi la facciamo, sventrando mura e giardini, che tanto non servono più. Nasce così la "carrettiera Carlo Alberto" (1836). Una strada "ampia e moderna" che però stravolge la Ripa nel suo tratto da Porta dei Vacca alla via al Ponte Calvi, dove le nuove costruzioni ottocentesche si "mangiano" i portici, inglobati nei nuovi palazzi che avanzano verso mare.
![]() |
| Parte cartolina-ristampata da Mangini |
Le "muragliette" e tutti i "baraccamenti annessi e connessi" impicciano... viene tirato giù tutto ed, al loro posto sorgono magazzini nuovi. Sotto ci fanno un bel porticato, e sopra una plendida passeggiata con vista sul porto, così viene unito l'utile al dilettevole... (e nascono così le "terrazze di Marmo" (1838-39)
![]() |
| 1846ca C.Bossoli da "Paesaggio e Immagine di Genova" di Ennio Poleggi Sagep edit. |
Qui il piano definitivo delle Terrazze di Marmo.
Un miglioramento? In un certo senso si. Si sostituice un muro con un altro muro, un tantino più bello e meglio frequentato in quanto la passeggiata sulle Terrazze di Marmo, con vista mare, diventa di moda ed attira una nuova ed elegante frequentazione sulle stesse.
![]() |
| da princeton University - scaricata da G.Ruzzin |
Da in certo punto di vista mica ragionavano male i "piemontesi" via il vecchio e dentro il nuovo.
E quindi, quando pochi anni dopo maturava l'esigenza di portare i binari della ferrovia al Molo Vecchio ed al Porto Franco... via le terrazze (1886), e viva la ferrovia... (fare e disfare è sempre lavorare... e quella era l'epoca dei grandi lavori, in tutta la città).
![]() |
| da Genova Scomparsa - Mondani edit. |
Ma la "Carrettiera" non si fermava a Caricamento, proseguiva nella Raibetta ed avanti, fino a Piazza Cavour. Qui rifacendo ex novo gli edifici che la costeggiavano con grandi portici, perchè bisognava far notare lo stacco dal vecchio al nuovo (più moderno, quindi anche più grande).
![]() | |
| parte di cartolina, non circolata, editore non rilevato |
Qui si apprezza meglio la differenza tra i portici medioevali e quelli ottocenteschi di Via F.Turati
![]() |
| Raibetta-Turati da Ripa porta di Genova di Ennio Poleggi Sagep |
Ed è andata bene al Palazzo San Giorgio il quale, avendo anche lui una certa età, entrava "di diritto" nelle cose vecchie da spianare per eliminare quel "anacronistico budello" che era (e per fortuna è ancor oggi...) via Padre Oliveiro. Ne nacque una mezza sollevazione popolare e si decise di soprassedere.
![]() |
| S.Giorgio 1899 - mappa genio Civile |
Ma le sofferenze della Ripa non erano finite. Nella seconda metà del 1800 iniziò la costruzione dei quartieri della Circonvallazione a Monte, poi della Foce e di Albaro. Tutto pianificato per spostare borghesia e ceto medio fuori dai vicoli del centro storico, in case nuove, più salubri e dotate dei "moderni confort" che il progresso tecnologico dell'epoca cominciava ad offrire.
Un colpo mortale al quartiere intorno alla Ripa ed al vicino quartiere del Molo. Pian piano se ne andavano le persone più agiate e venivano sostituite da gente più povera e dai primi immigrati in cerca di lavoro nelle industrie e nelle attività che si sviluppavano al servizio del porto.
Come palliativo, il Comune decise di dare una ripulita ai portici nel 1895, da via Ponte Calvi a Caricamento, nel corso della quale sono stati eliminati i "baracchini" esterni ai portici che ingombravano la via.
Ma, stranamente, le attività commerciali dei vicoli, a quell'epoca non risentirono di questo spostamento della popolazione. Fino al primo dopoguerra la gente scendeva da Castelletto a fare la spesa nei vicoli ed al mercato di Prè, i cui bei negozi attiravano acquirenti da tutti i "nuovi" quartieri della città. La Ripa ed i suoi vicoli, pur trascurati dalle autorità, ed abbandonati da tanti residenti si difendevano bene, almeno commercialmente, dall'incuria degli uomini e dalle ingiurie del tempo.
Abitudine? affezione? buon rapporto qualità/prezzo? "mestiere" del venditore? probabilmente un insieme di tutti questi fattori ha tenuto aperte le botteghe dei vicoli per decine di anni in barba a tutte le regole delle probabilità.
![]() | |
| Sottoripa-bottega da Ripa porta di Genova di Ennio Poleggi Sagep |
In un certo senso, la scomparsa delle "Muragliette" aveva ridato all Ripa la sua "vista" sul porto, anche se dal "mare" ora la separavano cancellate di ferro, binari della ferrovia, grue e magazzini.
Ma nel 1965 arrivava una nuova offesa. Un grosso nastro di acciaio ed asfalto, brutto e rumoroso veniva eretto fra la Ripa ed il mare la "Sopraelevata".
![]() |
| foto pubblicata da Gianfranco Dell'Oro Bussetti |
Ma la Ripa resisteva, imperterrita, con le sue attività ed i suoi negozi.
Poi , pian piano, la forza dei supermercati e sopratutto il cambio generazionale hanno avuto la meglio ed un genovese mancato nel 1800 oggi non riconoscerebbe più la sua città: il porto antico senza "vapori", il centro storico senza i genovesi, Genova , dove sei ?
E così siamo arrivari al 1992. Per le celebrazioni Colombiane c'erano un pò di soldi da spendere e si è cercato, nel bene o nel male, di dare a Genova una "vocazione turistica" restaurando S.Giorgio ed il Porto Antico sulla falsariga di quanto fatto in molti altri "porti antichi" europei (vedi la vicina Marsiglia).
![]() |
| foto dal web |
La Ripa, già ancora una volta offesa dal nastro di ferro ed asfalto della "Sopraelevata" ha così potuto idealmente riabbracciare il mare. Non il suo mare antico che sapeva di pesce, di spezie e di catrame, un mare nuovo, circondato da fast food, cinema e gelaterie ed affollato di imbarcazioni turistiche.
Un mare con un finto galeone e con un finto bigo che invece di caricare la merce porta su e giù i turisti.
La Ripa, paziente non ha reagito... lei ha visto di peggio... ha visto i Saraceni... le guerre... ha visto partire gli emigranti... la ripa sa sopportare... sa attendere...
Quando noi saremo polvere la Ripa sarà sempre lì, muta testimone delle vanità umane.
venerdì 13 marzo 2015
Genova - Piazza Cavour
Non sapremmo dire quando nasce questo spazio che oggi chiamiamo Piazza Cavour.
Certamente c'era già in tempi molto antichi uno spazio interno alle mura funzionale allo smistamento delle merci che venivano sbarcate nel bacino del Mandraccio e sul Molo Vecchio.
Nel 1766 l'attuale Piazza Cavour era ancora chiamata Piazza del Molo, come rileviamo da questa mappa, e questo ci porta ad immaginare che questo fosse il nome originale di questo spazio urbano arrivato fino a noi pur avendo subito mutamenti di forma e funzione.
![]() |
| Part. dalla Pianta di Giacomo Brusco 1766 - dalla raccolta dei Giolfi - Palazzo Rosso ufficio Belle Arti |
Con l'annessione al Regno di Sardegna, intorno al 1850, la piazza venne ampliata mediante la demolizione di alcune vecchie (antiche?) costruzioni che davano verso il porto e nel 1854-55 viene riportata come Piazza Raibetta nella mappa del Foppiani che segue. Questo per ottenere uno spazio maggiore per la raccolta e lo smistamento delle merci sbarcate e destinate all'imbarco, nonché il punto di raccordo tra la carrettiera Carlo Alberto e la "futura" circonvallazione a mare. Era il tempo delle "grandi strade carrabili" , gli assi di comunicazione che "aprivano la città" verso il "nuovo Regno".
![]() |
| Foppiani - tip. Armanino-(da "Città vecchia e Città - il tesoro della memoria figurata" di Ennio Poleggi) |
Pochi anni dopo viene ribattezzata "Cavour" come possiamo vedere già nella mappa del 1862ca. che segue.
![]() |
| P.Allodi 1855 (part) |
Vedremo ora tre "momenti pittorici" della antica Piazza del Molo che documentano aspetti della sua "trasformazione" nella attuale Piazza Cavour.
![]() |
| 1- acquarello a seppia con le demolizioni in corso da Aspetti di Genova nelle Vedute di P. D. Cambiaso - di P. D. Patrone & G. L. Blengino |
![]() |
| 2- la cosiddetta "casa del Boia" o "casa di Agrippa" (acq. a seppia) da Aspetti di Genova nelle Vedute di P. D. Cambiaso - di P. D. Patrone & G. L. Blengino |
![]() |
| Olio su cartoncino a demolizioni terminate. da Aspetti di Genova nelle Vedute di P. D. Cambiaso - di P. D. Patrone & G. L. Blengino |
Nella stessa epoca, 1860, veniva costruito in piazza Cavour, proprio sul giro delle Mura, l'edificio della "Casa Balnearia" che vediamo in questa immagine.
| la CASA BALNEARIA di piazza Cavour inaugurata nel1860 - da Genova Curiosa di Aidano Schmuckler |
La vediamo di scorcio, sulla sinistra, anche nella immagine che segue e che ci mostra la piazza vista verso mare, con alla destra il Porto Franco e la Marinetta e di fronte l'ultimo palazzo di via del Molo.
Al centro la rampetta che portava sulle mura di Malapaga.
L'edificio della Casa Balnearia occupava più o meno il posto del successivo "mercato del Pesce".
![]() |
| p. Cavour da GENOVA SCOMPARSA - ed. MONDANI |
Ancora una vista della Casa Balnearia qualche anno dopo, subito dopo l'apertura di corso Quadrio (allora corso Principe Oddone).
Si vede ancora la breccia aperta nelle Mura della Marina, collegate da una passerella provvisoria, probabilmente ad uso pedonale.
![]() |
| p. Cavour da GENOVA SCOMPARSA - ed. MONDANI |
Questo edificio e la sua collocazione ci hanno incuriositi non poco. Lo abbiamo cercato e trovato anche in altre immagini che pubblichiamo per chiarire la sua collocazione, anche se queste immagini non hanno una stretta attinenza con la piazza Cavour.
Qui lo vediamo appena a destra del centro della foto.
![]() |
| Le Grazie e scoglio Campana 1875 - edit. Mangini |
Anche qui lo vediamo, sulle mura, proprio all'imbocco della costruenda Circonvallazione a Mare.
Anche qui possiamo notare la breccia nelle mura con la sovrastante passerella pedonale, proprio in corrispondenza dell'edificio in questione.
![]() |
| da Genova antica e dintorni ed. Mondani |
Terminata la "caccia all'edificio misterioso" torniamo a vedere p. Cavour , stavolta da levante.
La foto dovrebbe essere della fine del 1800 in quanto si vedono quasi in primo piano i "nuovi" edifici dall'ampio porticato di via Turati costruiti dopo il 1865 demolendo la "ripa di coltelleria".
A sinistra la lunga cancellata che da sul piazzale portuale della Marinetta è quasi nascosta da carri e carretti pieni di merci diretti al Molo.
![]() |
| P.Cavour - da "album fotografico di Genova antica" - ed.Mondani |
Facciamo un salto temporale di mezzo secolo per trovarci nello stesso luogo e pressapoco nella stessa situazione.
I carri a cavalli sono stati sostituiti da veicoli a motore ed il traffico ci pare meno caotico e più ordinato.
![]() |
| Cartolina - ed. Marconi - non circolata |
Piazza Cavour ospita i resti di un edificio antico, risalente al XI-XII secolo, comunemente chiamato "casa del Boia" in quanto si dice che nel medio evo vi risedesse il boia e/o vi si effettuassero le esecuzioni capitali. La casa è anche chiamata impropriamente "casa di Agrippa" da una antica iscrizione romana trovata nei pressi, che riportava appunto il nome di Marco Vispanio Agrippa, genero di Augusto.
| casa di Agrippa p. Cavour - da Genova Curiosa di Aidano Schmuckler |
Vicino alla casa del boia troviamo una costruzione comunemente (ed erroneamente) denominata "Porta della Marina", che forse si apriva sulle ancora esistenti Mura delle Grazie che proteggevano il versante della città prospiciente il mare. Diciamo "forse" perché non abbiamo ancora trovato alcun riscontro della sua presenza e presunta funzione nelle mappe ed illustrazioni finora da noi esaminate. Perso ormai da tempo il suo valore strategico, la "porta" ha subito diverse variazioni d'uso fino a diventare un ristorante.
![]() |
| Porta Marina . da "GENOVA SCOMPARSA" -ed. MONDANI |
Sul lato mare, prospiciente alle mura di Malapaga troviamo la caserma San Giorgio della Guardia di Finanza, costruita in stile "eclettico neo-gotico" tra il 1912 ed il 1915 (citando pari pari la sopraintendenza delle belle arti di Genova).
Quasi di fronte troviamo l'edificio del Mercato del Pesce costruito nel 1933 nel tipico stile del "ventennio" .
domenica 15 dicembre 2013
Genova : Il Porto - Molo Vecchio
In principio era il Mandraccio e il Mandraccio era il Porto.
Una affermazione un pò categorica, lo ammetto, perchè probabilmente in principio, in mancanza di strutture portuali vere e proprie, si ancorava o meglio si "spiaggiava" nel "Seno di Giano" ed allo sbocco del Bisagno e dei vari rivi che si riversavano nella rada di Genova come possiamo vedere dalla mappa idrogeologica tratta da "Forma Genuae" e pubblicata da Mondani nella sua pubblicazione periodica "Genova Antica e Dintorni" .
Come abbiamo visto nella mappa il Mandraccio si prestava bene allo scopo, offrendo un buon ridosso, ma aveva un problemino.... solo due palmi di fondale (50 cm.) e si interrava volentieri grazie all'apporto di materiali che i vari rivi portavano giù dai monti. Di qui la necessità di continui interventi di dragaggio di cui parleremo in un prossimo post.
Il Poleggi ce lo mostra come doveva essere nel XII secolo, con i primi interventi "umani" per migliorare la sicurezza e la capienza del "porto"
![]() |
| Molo sec XII da Una città portuale del Medioevo di Bianchi e E.Poleggi ed. Sagep |
Poi venne il Molo. Oggi "Molo Vecchio" ma allora era il Molo, non solo un riparo dal Libeccio ma anche ormeggio e poi magazzino.
Il Molo venne iniziato nel 1247 utilizzando materiale proveniente dalla "Cava" ( prima cava , poi sepolcreto ed infine Batteria della Cava) ed allungato ed ampliato in varie riprese.
Il Molo in epoca medioevale si presentava pressapoco così.
![]() |
| Molo da Una città portuale del Medioevo di Bianchi e E.Poleggi ed. Sagep-r |
Abbiamo detto "pressapoco" perchè all'epoca, mancando la fotografia, ci si doveva affidare all'estro dei pittori più che alla loro precisione nel rappresentare la realtà delle cose.
Nel 1324 all'estremità del Molo venne eretta una torre-faro chiamata Torre dei Greci (si dice prendesse il nome dalla "colonia" di Greci che abitavano e commerciavano nella zona del Molo).
Qui vediamo il Molo e la Torre dei Greci rappresentati in un disegno del 1493.
![]() |
| 1493 la più antica carta a stampa di Genova copia trovasi nella biblioteca universitaria di Genova |
Il Molo venne prolungato a più riprese, seguendo l'aumentare delle esigenze di spazio del porto.
Qui vediamo la Torre dei Greci in una rappresentazione del 1537, con il Molo già prolungato
![]() |
| particolare della Mappa di Antonio Lafrery-roma 1537- copia a stampa 1581 Palazzo Rosso ... |
Nel 1553, sotto la direzione di Galeazzo Alessi, venne costruita la monumentale porta che dal Molo dava accesso alla città: Porta del Molo (oggi chiamata comunemente quanto impropriamente Porta Siberia).
La vediamo in pianta in un disegno del Poleggi
![]() |
| Una città portuale del Medioevo di Bianchi e E.Poleggi ed. Sagep |
Ed in una illustrazione un poco più "tarda" purtroppo non datata.
![]() |
| riprod. da I quartieri di Genova Antica - ed. Tolozzi |
Porta del Molo e calata della Marinetta in un acquarello firmato "Smith" , non datato, appartenente alla Collezione Topografica del Comune di Genova ,che la SAGEP ha datato come "inizi del secolo XIX" nella sua pubblicazione "Porto di Genova storia e attualità".
Da notare che il battello a ruote ormeggiato alla Marinetta è un tantino sbandato sulla dritta col bigo di carico ammainato in coperta tanto da far pensare ad una pausa durante le operazioni di sbarco.
In questo disegno del 1822 di Roberts (British Museum - London) il Molo ci appare da una prospettiva "inusuale" . Lo vediamo già ulteriormente prolungato verso ponente con un faro a due piani con pianta quadrata (ma nel 1820 dovremmo già trovare sulla testata del molo il "nuovo Lanternino" di forma rotonda su base circolare... come la mettiamo??) .
![]() |
| "Porto di Genova storia e attualità" ed. SAGEP |
Altra immagine della Porta del Molo a fine 1800 vista dal Molo.
![]() |
| cartolina ed. Mangini non circolata |
Ma non possiamo parlare del molo senza mostrare la via del Molo
Una via antica, che risale a prima del XIV secolo.
Il Cambiaso ce ne offre un aspetto inconsueto databile alla metà del 1800.
Sulla sinistra vediamo un lavatoio sormontato da una grande edicola (chissà che fine hanno fatto?)
Sullo sfondo si intravede la porta del Molo (costruita nel1533 su progetto dell'Alessi) .
La sagoma che sporge sulla destra è la chiesa di San Marco, costruita nel 1177 dalla famiglia Streggiaporco (poi Salvago), proprio sulla (allora) riva artificiale che delimitava il Mandraccio. (vediamo spuntare il campanile della chiesa)
![]() |
| Aspetti di Genova nelle Vedute di P. D. Cambiaso - di P. D. Patrone & G. L. Blengino. Acquarello a seppia |
Purtroppo non abbiamo la data di spedizione per questa cartolina perchè è stato asportato il francobollo timbrato, che si trovava in alto a sinistra, come talvolta si usava tra la fine 1800 e l'inizio del 1900.
Notiamo il campanile della chiesa di San Marco circa a metà della via.
![]() |
| Cartolina Ed. Dell'Avo circolata ma non abbiamo la data di spedizione |
All'inizio di Via del Molo c'è ancora l'antica cisterna da cui le imbarcazioni si rifornivano di acqua potabile attraverso i "cannoni" (tubi con rubinetto) di cui possiamo notare ancora uno integro sulla facciata a destra dell'edicola
![]() |
| Foto 2013 |
Porta del Molo vista da Via del Molo nel 2013
![]() |
| Foto 2013 |
Porta del molo vista dalla città agli inizi del 1900 presentava una immagine piuttosto trascurata
![]() |
| da: Autorità Portuale di Genova - Archivio Storico - Il Porto visto dai fotografi - a cura di Danilo Cabona e Maria Grazia Gallino - ed. Amilcare Pizzi |
La stessa veduta oggi dopo i restauri.
| Foto 2013 |
La stessa Porta vista dal porto agli inizi del 1900:
![]() |
| da: Autorità Portuale di Genova - Archivio Storico - Il Porto visto dai fotografi - a cura di Danilo Cabona e Maria Grazia Gallino - ed. Amilcare Pizzi |
Porta del Molo vista nel 2013
![]() |
| Foto 2013 |
![]() |
| Foto 2013 |
Questa era la fisionomia del porto nel 1855 prima dell'inizio dei lavori di ampliamento a Levante. Il prolungamento del molo Vecchio verso ponente, parallelo al Molo nuovo, data dal1815
![]() |
| Portolano della Liguria di Giuseppe Albini - Ist. Idrografico della Marina |
Mentre già nel 1890 erano a buon punto i lavori di ampliamento come mostra la mappa qui di seguito.
La stessa planimetria si trova in questa cartolina circolata ma che non riusciamo a datare.
![]() |
| Cartolina ed. Modiano Milano - data illegibile su francobollo da 2 cent. |
Qui il Molo Vecchio da un'altro punto di vista, quasi soffocato da un "mare di chiatte".
(In basso a destra Basilica della Nunziata ed edifici del Carmine)
![]() |
| Parte di cartolina doppia ed. Fotocromo Milano - non circolata |
Il Molo in una cartolina spedita nel 1907, che mostra l'ampliamento a Levante, sia del molo stesso che del bacino portuale. Il molo viene ampliato e vengono costruiti nuovi magazzini. A levante viene costruito il Molo Giano con la zona dei cantieri e dei Bacini di Carenaggio.
![]() |
| Cartolina ed. Trenkler Lipsia - sped. 1907 |
Con i nuovi magazzini e l'ampio spazio aperto in radice ed in testata, il Molo Vecchio diventa in quegli anni il principale punto di stoccaggio merci del porto.
L'immagine che segue mostra la radice del Molo Vecchio ed i Magazzini Generali del Porto Franco.
![]() |
| Cartolina ed. Brunner Como - non circolata - |
Ecco il "Lanternino" nel punto terminale del Molo Vecchio.
Era stato costruito intorno al 1820, sulla testata del Molo. E' stato demolito nel 1929 insieme alla parte terminale del molo per consentire il passaggio sicuro ai nuovi più grandi transatlantici (Rex etc.) da e per le stazioni marittime.
![]() |
| Cartolina Ed. Bianchi&Pancaldi - non circolata |
Il Tempo passa, si aggiungono nuovi moli a ponente, via via più moderni ed efficienti. Anche le dimensioni delle navi aumentano e la meccanizzazione del lavoro portuale acquista via via più importanza, richiedendo spazi più ampi e strutture più moderne.
Di conseguenza la Darsena ed i vecchi moli del Porto Antico perdono via via importanza ma il Molo Vecchio resiste, con i suoi magazzini della lana e delle merci varie, come dimostra questa immagine ripresa in tempi "relativamente" moderni (la nave "Andrea Costa" in primo piano data la cartolina tra il 1948 ed il 1958)
![]() |
| Cartolina Ed. Sbarbo - non circolata |
Nel 1961 il molo è stato allargato di 6 metri, sia per aumentarne il pescaggio che per consentire la costruzione di nuove gru di banchina con portata maggiore delle precedenti. Qui vediamo i lavori in corso.
![]() |
| da: Autorità Portuale di Genova - Archivio Storico - Il Porto visto dai fotografi - a cura di Danilo Cabona r Maria Grazia Gallino - ed. Amilcare Pizzi |
Dagli anni 80 il progressivo affermarsi del servizio contenitori mette in secondo piano le strutture portuali tradizionali ed alla fine, come tutto il Porto Antico, anche il Molo Vecchio va in "pensione".
Il resto è storia recente: in occasione delle Colombiadi del 1992 le strutture portuali sono state "riqualificate" in centro ricreativo e commerciale ed oggi possiamo gustare un gelato, pranzare e andare a vedere un film dove una volta fatica e sudore caratterizzavano il duro mestiere dei "camalli".
Iscriviti a:
Post (Atom)

























.jpg)

.jpg)







.jpg)





























.jpg)
