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giovedì 28 dicembre 2017

Genova e la "Rumenta"






Ho preso in mano un libro dal titolo strano...
Che poi strano non è, se ci pensi bene, parla di "rumenta" la cosa più comune che ci sia. Ne produciamo ogni giorno un sacchetto, piccolo o grande che sia... la maneggiamo dividendola nei modi più strani :  latta insieme alla plastica a Genova, latta insieme al vetro a Fontanigorda, umido separato, umido insieme al generalizzato, a seconda del quartiere in cui vivi... e domani? chissà?

Ah, il libro... già, il libro,  è titolato "La storia della rumenta" scritto da Aldo Padovano e stampato dalla SAGEP.
Un libro dedicato alla rumenta... ne valeva la pena?  Direi di si, la rumenta è una cosa importante, anzi, dico meglio, la "assenza della rumenta" è essenziale, per un vivere civile...   pensate che "casino" se non la raccogliessero più.

Della rumenta si liberavano in qualche modo persino gli antichi e gli archeologi moderni benedicono i depositi di rumenta degli "antichi"  che oggi "restituiscono" testimonianze preziose.

Chissà cosa troveranno i "posteri", fra migliaia di anni, scavando a Scarpino o nella valletta del Rio Cicala?  Che idea si faranno della nostra "civiltà dei consumi"? Ma sto divagando fuori tema, che è la Storia della Rumenta a Genova.  Un tema che sinceramente conosco poco, solo quello che credo di aver capito dal libro sopra citato e che cercherò di condensare in poche righe sperando di sbagliare il meno possibile. ( e, citando un grand'uomo, "se mi sbaglierò mi corrigerete"  )

Nel passato alla rumenta non si dava molta importanza. Se ne produceva molto poca, quella ingombrante si buttava nei "mucchi" del Guastato e dell'Acquasola, fuori dalle mura della città ; gli scarti della cucina direttamente in strada dove maiali, galline (e poveri diavoli) se la disputavano facendola subito sparire.  Immagino che ognuno facesse "pulizia" davanti a casa propria mentre alle "pulizie generali" ci pensasse la pioggia, portando tutto in mare...   . Perfino le deiezioni che i numerosi animali circolanti lasciavano sulle pubbliche vie erano oggetto di raccolta da parte di privati che le trasformavano in prezioso concime (quando non in altrettanto prezioso, se pur povero, combustibile). 

Le prime immagini che abbiamo circa la raccolta organizzata della rumenta a Genova sono foto della fine del 1800. Prima, evidentemente questa attività non pareva degna di essere documentata ed immortalata da dipinti e disegni e nemmeno dalle prime, costose, fotografie.

Apriamo con il "meglio della tecnica" di allora, la spazzatrice meccanica a trazione animale



Ed il "Pozzo Augias", consistente in un contenitore interrato dove si scaricava la rumenta da diverse fonti e che veniva svuotato da un apposito camioncino munito di gru. (invece degli antiestetici  bidoni attuali)





Abbiamo visto un netturbino che vuota nel pozzetto il suo sacco di rumenta faticosamente raccolta salendo e scendendo le scale degli edifici. Infatti per anni e stata in uso la raccolta indifferenziata porta a porta.






Non tutto era così "tecnologico, c'erano anche i mezzi "tradizionali"

Porta Pila
via del Molo

Pulizia dopo il mercato ortofrutticolo in Piazza De Ferrari
Foto di Carlo Carletto Scaparone su FB - consegna diretta a camion aperto dietro avviso con cornetta.

 
Ed ecco il "parco macchine" della NU (Nettezza Urbana) a Marassi (attuale Corso De Stefanis)
nel 1920 ca.
La NU venne "trasformata" in AMIU nel 1985 ca.




Negli anni 20, alla Volpara, si fecero notevoli progressi nel trattamento della rumenta raccolta separando metallo e carta  dall'umido che veniva triturato e spedito via FS per essere utilizzato come concime.




Esperimenti che non trovarono seguito nel dopoguerra quando si optò per le discariche e l'inceneritore.

Deposito spazzatura nella valletta del rio Cicala in funzione fino al 1968.
L'impianto trasferiva la spazzatura nella valletta per mezzo di vagoncini ed una teleferica.

foto di Piergiorgio Gagna








 Poi arrivò il "gigante", nel 1972, alla Volpara. Ma in funzione durò poco. Ora è ancora lì, a ricordarci dei soldi "bruciati" per costruirlo. Trattandosi di "bruciatore" l'espressione "soldi bruciati" mi piaceva troppo per non scriverla.....



A dire il vero, il "mostro" (eco) della Volpara ha avuto un poco noto precursore: il piccolo inceneritore di Nervi, in funzione dal 1937 al 1950. 



Il resto è storia recente e se ne occuperà qualcun altro.

Quando non altrimenti indicato, le foto si intendono tutte tratte da dal libro di Aldo Padovano "La storia della Rumenta" (SAGEP editore)











domenica 1 maggio 2016

Genova - Staglieno e Le Gavette




Un quartiere sacrificato sull'altare dei "servizi"

Tutto ebbe inizio all'epoca Napoleonica, con la proibizione delle sepolture in città, e l'individuazione della zona di Staglieno come sede del cimitero genovese.
Staglieno, una zona poco abitata e non troppo lontana dalla città sembrò il luogo ideale.

 Staglieno da:  "Giardini Parchi e Paesaggio nella Genova dell'800" di A.M.Calcagno ed. SAGEP 



I lavori, iniziarono nel 1844 e nel 1851 il cimitero iniziò ad essere operativo

 Staglieno da:  "Giardini Parchi e Paesaggio nella Genova dell'800"   di A.M.Calcagno ed. SAGEP




Il cimitero di Staglieno a fine 1800:

cimitero Staglieno da:   "GENOVA SCOMPARSA"   -  ed. MONDANI





A staglieno passava anche l'acquedotto che riceveva acqua dalla "presa" e da varie sorgenti lungo il suo percorso.
Il Velino ed il ponte-sifone dell'acquedotto.

Velino, colle Casamavari e chiesa di S.Antonino




Il cimitero continuò a crescere, occupando man mano sempre più spazio nelle colline circostanti.

Nel 1917 lo vediamo rappresentato in questa cartolina del 1917

Cartolina pubblicitaria delle "pentole Regina" 1917
 


Qui ne vediamo una immagine del 1920.

da : "Genova e paesi circostanti vol 1" -   ed. Mondani




La chiesa di San Bartolomeo è stata risparmiata dall'espansione del cimitero

S.Bartolomeo di L.Garibbo tratto da:  "La Valbisagno" -   ed. Stringa




Passato il cimitero troviamo "Le Gavette"  un gruppo di case che separa il cimitero dalla "Officina del Gas.

Anche questa zona, all'inizio del 1900, era un'area poco abitata e per questo venne scelta  per la costruzione della "nuova" Officina del Gas,  una ulteriore servitù imposta alla valle.

1903 Gavette - da:  "L'Epopea del Gas"  Erga editore per   AMGA




 Gavette inizio anni 20 da  "GENOVA SCOMPARSA" -  ed. MONDANI




L'Officina del Gas, prima del metano,  con il grosso serbatoio cilindrico, il deposito di carbone e le cokerie.

Officine del Gas da:   "GENOVA SCOMPARSA" -  ed. MONDANI



Per l'Officina del Gas venne costruita una linea ferroviaria che andava da Terralba alle Gavette ed un ponte sul Bisagno con una inclinazione particolare per permettere al treno di attraversare il torrente.

Stabilimento del Gas alle Gavette -Gavette - da "L'Epopea del Gas"  Erga editore per AMGA



Deposito Carbone alle Gavette - da: "L'Epopea del Gas"  Erga editore per AMGA



Forni del 1936 alle Gavette  - da:  "L'Epopea del Gas"   Erga editore   per AMGA





Gavette - da:  "L'Epopea del Gas"   Erga editore  per  AMGA



A proposito di servitù per servizi,  per "buon peso" ci abbiamo aggiunto pure l'incombente mole dell'autostrada

 autostrada  - da "L'Epopea del Gas"  Erga editore per AMGA


Con l'avvento del metano la Officine del Gas hanno smesso di inquinare l'ambiente, basta carbone, forni e cokerie.

da "L'Epopea del Gas"  Erga editore per AMGA



Ma non abbiamo finito con la "servitù dei servizi" : sull'altra sponda abbiamo la "volpara" il deposito della spazzatura, che in antico vi veniva "compostata" per ottenerne concime , poi "bruciata" in un impianto che ha avuto vita breve, ed infine pre-trattata per essere poi scaricata a Scarpino. Ma della "storia" della spazzatura tratteremo in un capitolo a parte.

da "la storia della rumenta" di Aldo Padovano - editore SAGEP per AMIU


da "la storia della rumenta" di Aldo Padovano - editore SAGEP per AMIU





 Ed infine il Ponte Carrega, uno dei ponti antichi ancora in uso nel Bisagno.







Ora in versione un pochino più "moderna"

 ponte Carrega, da:  "GENOVA SCOMPARSA"  -  ed. MONDANI




La frazione di Ponte Carrega  nel 1925 :

da:  "Genova e paesi circostanti vol 1"    ed. Mondani




Dimentichiamo qualcosa? , come dite? ,  I residenti ?? , Ah, già,  ci sono anche gli abitanti?