Visualizzazione post con etichetta Bisagno. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bisagno. Mostra tutti i post

mercoledì 23 novembre 2016

Ravattando








Ravattando, ho trovato un disegno (stampa?) che avevo "dimenticato". Invece è interessante in quanto databile a prima del 1536 sia per la assenza delle "mura nuove" e di Porta Pila che del Lazzaretto, alla foce. Qui si vedono i due ponti (Pila e S.Agata ed i due borghi e si può indovinare via al Ponte Pila. Via Minerva non è ancora tracciata ma le 4 arcate di un ponte sulla destra fanno pensare che ci fosse già un percorso viario che portava in Albaro. L'immagine è tratta da "San Francesco d'Albaro", di Sadro Ferrara, edito da Nuova editrice Genovese che lo commenta senza indicare autore e data.


Meno male che c'è Emiliano Beri, che ci ha suggerito la soluzione... si tratta di un pezzetto in bianco e nero della coloratissima veduta di Genova dipinta da Cristoforo Grassi nel 1597 (copiando, su commissione dei Padri del Comune, un precedente del 1482).
Il dipinto rappresenta la partenza  della flotta di Paolo Fregoso e Sisto IV per Otranto nel 1480 (o forse, più probabilmente, il vittorioso ritorno nel 1481?) .
Naturalmente ne avevamo una copia anche noi ma in B/N non l'abbiamo riconosciuta...


 
Un'opera che merita una attenta lettura, che faremo in altra occasione, oggi accontentiamoci di esaminare nel dettaglio l'immagine in B/N che abbiamo qui.


Il testo fa riferimento alla "piazza d'armi", ancora localizzata sul lato sinistro del torrente (a destra nel disegno) dove in seguito verrà costruito il "Lazzaretto" (poco prima del 1537)





Passando alla parte sinistra in basso vedo lo "scalo della Marina" all'estrema sinistra , poi un "pontone"  in una posizione che da da pensare. Proprio sopra al pontone, sembra di vedere un pontile su palafitte che delimita una spiaggetta. (il che giustificherebbe la funzione del pontone al servizio del molo per caricare i massi provenienti dalla cava sulle imbarcazioni che fanno la spola tra l'imbarcadero della cava ed il porto. Non saprei dare un nome al torrentello che ha prodotto la spiaggia  in quanto il Rio Torbido sboccava più a sinistra, nell'insenatura della "Marina" . 

Poi ci sono quelle arcate  (Mura, strada, canalizzazione acque x mulino o forgia?)
 A me quel "coso" con gli archi pare poco congruo con il resto del paesaggio ma, se l'hanno ritratto con quel rilievo, probabilmente c'era ed attirava l'attenzione dell'osservatore. 
In genere quelle cose strette sostenute da archi erano acquedotti, ma uno che portava "al mare" sarebbe giustificato solo da attività "industriali" nei pressi della spiaggia (dato che all'epoca Mulini, Segherie, Mulini da ghiaia e Forgie erano tutti mossi da energia idraulica).
L'ipotesi più probabile però è che quella struttura fosse la strada che portava al pontile i massi prodotti nella Cava. 
Dimenticavo la vecchia chiesa di San Giacomo, che si vede in alto a destra nel "particolare" allegato (inagibile dal 1880, ceduta al comune che la demolì nel 1905 realizzando al suo posto l'odierno Piazzale della Giovane Italia).






Questo è un post fatto "a rate" , nel senso che viene modificato man mano che escono nuove informazioni.
L'ultima in ordine di tempo ce l'ha data Alberto Maria Di Salle con questa foto che mostra un "probabile" mulino situato sulla spiaggetta sotto alla "Cava". Qui però manca l'acquedotto ed il pontile su palafitte... ma non si può avere tutto... e tutto insieme... dalla vita.
Mulino da ghiaia, evidentemente, che macinava i detriti originati dal taglio e squadratura dei blocchi di pietra tagliati nella cava. Questo particolare porterebbe a riconsiderare "le arcate" come "acquedotto".
Quindi è probabile che in quel punto si caricassero tutti i materiali: massi e ghiaia, provenienti dalla Cava.

mulino della cava 1573 Alberto Maria di Salle


A proposito della spiaggia della "cava" è venuto fuori (meglio tardi che mai) un disegno di A.Baratta del 1637 che ci mostra lo scalo della Cava.

A.Baratta 1637 scalo cava da Paesaggio e Immagine di Genova ennio Poleggi Sagep (4)




Salendo nell'immagine, andiamo per chiese, e non solo... 

Al centro dell'immagine che segue troneggia, inconfondibile, S.Maria in Via Lata. 
A sinistra appena più in basso S.Maria dei Servi. 
Un pò più in alto ed a sinistra rispetto a S.M.in Via Lata troviamo l'abbazia di S.Stefano con il suo inconfondibile campanile a "torre". 
In mezzo alle due, la chiesa di S.Leonardo con la salita omonima in bella vista. 
Santo Stefano senbra segnare un crocevia dove confluiscono la futura via della Consolazione, ancora senza la chiesa della Consolazione (1681) nè quella della Pace (1132, ci dovrebbe essere) e via San Vincenzo (dove non vedo la chiesa, ante1059) . 
Le due chiese in alto a sinistra rispetto a Santo Stefano non riesco ad identificarle. (Qui se ne vede solo una; per l'altra guardare la prima immagine in alto). Una potrebbe essere un primo abbozzo della chiesa della Santissima Annunziata di Portoria (Capuccini-S.Caterina-1488)?? 




Come riferimento per le due chiese da identificare metto questa porzione di mappa del Poleggi che rappresenta la zona nel 1414 e che riporta ben 4 chiese nella posizione "investigata" .

1414 da Una città portuale del Medioevo di Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep




Sotto S.Stefano sembra di vedere delle mura, rientarnti (?). Ma della Porta degli Archi (1536?) non vedo traccia. 
Non c'era ancora... ma allora il "famoso" nonchè "fantomatico" "ponte degli Archi"? che dicono ci fosse prima della Porta (che da esso "dicono" aver preso il nome)?? 
Non vedo nemmeno il "ponte". Sarà "rimasto nel pennello"?, o non c'era "ancora"? o ci vedo male? Spero sia giusta questa ultima ipotesi, altrimenti...???

Però, se la ben nota "Porta degli Archi" risulta eretta nel 1536, lì dovevano esserci comunque le mura del 300 che arrivavano fino alla Foce, ma non se ne vede traccia nel disegno esaminato.

Il Poleggi le riporta nella sua piantina del XV secolo, dove vediamo che le mura del 300 erano esterne sia rispetto San Leonardo che S.Maria in Via Lata.

sec XV da Una città portuale del Medioevo di Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep 



Possibile che il Grassi si sia "dimenticato nel pennello"  tutto quel popo di mura?
Tutto è possibile, anche le cose più improbabili...
Vi lascio con questa considerazione e con diversi interrogativi che spero , prima o poi, verranno risolti..










domenica 10 maggio 2015

Genova - fine 1800 espansione a levante




Nel 1874 i "recalcitranti" comuni limitrofi furono annessi al comune di Genova che ebbe così a disposizione le aree necessarie alla propria espansione.

L'area più appetibile perchè pianeggiante ed immediatamente disponibile era la piana del Bisagno dal ponte di s. Agata alla Foce.   Già il comune della Foce, prima dell'annessione, aveva tracciato la Via della Libertà ed aveva iniziato la sua edificazione.

Era l'area di esondazione naturale del Bisagno, come numerose innondazioni avevano già insegnato ma, stranamente, questa realtà incontestabile all'epoca non preoccupava nessuno dei responsabili di allora, che presero a studiare il modo "migliore" di riempire l'area di edifici.

Vennero prodotti e bocciati numerosi piani e progetti, finchè il 20 giugno 1877 venne approvato il "Piano Regolatore e di ampliamento della città di Genova nella parte piana delle frazioni suburbane"
fonte di tutte le alluvioni passate e future.
Un piano speculativo, demenziale, fors'anche criminale che ha disposto la costruzione della piana alluvionale del Bisagno in barba a tutte le esperienze di alluvioni che fino ad allora avevano tormentato la zona.
Per aumentare la superficie edificabile si sono anche ristretti gli argini del torrente, ed invece di tenere l'edificato (strade incluse) all'altezza di via Minerva, hanno pensato bene di abbassare questa via , che anni prima era stata costruita in posizione elevata di 2,5 metri rispetto alla piana circostante apposta per evitare di essere allagata in caso di piena.

ALBARO E LA FOCE - Genova storia dell'espansione urbana del Novecento - di  R.Luccardini -  ed.  SAGEP


Ed ecco l'abbassamento di Via Minerva, nel 1896, per portarla al livello della piana circostante.

da:  Album Fotografico di Genova Antica -  edit. Mondani


Non è da credere che il famigerato piano regolatore del 1877 fosse il peggio che le autorità di allora potessero approvare.
L'architetto Riccardo Luccardini ha pubblicato numerosi interessanti documenti a questo proposito nel suo libro "Albaro e la Foce - Genova - Storia dell'espansione urbana del Novecento". Dai polverosi archivi comunali sono usciti progetti ben peggiori, per fortuna non adottati, come i due che seguono.
Il primo, partorito negli uffici comunali nel 1874, prevedeva di spostare ad occidente il corso del Bisagno con una curva accentuata che lo avrebbe portato a sboccare sotto la chiesa di San Pietro. Questo avrebbe permesso di costruire palazzi di pregio anche sull'attuale alveo, area più "appetita" rispetto alla "sponda opposta", in quanto "contigua" al centro della città.
Si sarebbe comunque arginato il torrente nella stessa misura del corso attuale che (chissà con quale criterio) veniva considerata sufficiente.


ALBARO E LA FOCE - Genova storia dell'espansione urbana del Novecento - di  R.Luccardini -  ed.  SAGEP


Ma il progetto che secondo noi era il peggiore, è venuto fuori nel 1905. Prevedeva di canalizzare il Bisagno in 8 canali mediante muri paralleli di cemento armato destinati a sostenere la copertura del torrente e la costruzione dei palazzi sovrastanti (i palazzi costruiti sopra al torrente).
L'alveo utile sarebbe stato così ridotto a meno di 60 metri .........
Ancora era "l'avidità" di costruire in quel punto a muovere la "fantasia" degli architetti.

ALBARO E LA FOCE - Genova storia dell'espansione urbana del Novecento - di  R.Luccardini -  ed.  SAGEP



lunedì 20 ottobre 2014

Genova : il Bisagno nel 1637







A proposito di alluvioni.... siamo andati a vedere come era il Bisagno prima della cementificazione del suo alveo ed abbiamo trovato questo bel disegno eseguito da A. Baratta nel 1637, per il quale dobbiamo ringraziare il sig. Marco Capurro e la sua raccolta di mappe antiche disponibili in rete http://digilander.libero.it/capurromrc/mappegen.html .





Come si può vedere dall'immagine, il ponte di Sant'Agata arrivava direttamente al borgo omonimo e le aree delle odierne corso Galliera, piazza Manzoni, piazza Giusti, corso Sardegna e la prima parte di via Giacometti facevano parte del corso normale del fiume.  Inoltre c'era una ulteriore grande area ortiva e scarsamente abitata che poteva consentire al torrente di esondare in condizioni di piene eccezionali, che avvenivano allora, così come avvengono nei tempi attuali.

Quest'area esondabile, essendo molto ampia, praticamente pianeggiante, e scarsamente edificata, in caso di alluvione permetteva all'acqua di espandersi nella piana mantenendo un basso livello ed  una bassa velocità.

Oggi, al contrario, l'alveo ristretto, e la mancanza di un'area esondabile amplificano il problema, velocizzando il flusso delle acque e la loro forza distruttiva.

Sulla sinistra dell'immagine vediamo che la città era difesa, anche dalle alluvioni, dalla cinta  di mura e dalla speciale conformazione delle Fronti Basse, che "rompevano" il flusso delle acque rallentandone la furia distruttiva su quel lato.
   

In alto il ponte di S.Agata con l'omonimo monastero e il borgo.

Più in basso il ponte Pila porta al borgo di Santa Zita che vediamo arretrato rispetto al borgo di S.Agata per permettere inalterata la larghezza dell'alveo fluviale.

Alla foce, il Lazzaretto stona nel panorama agreste ma evidentemente il torrente esondava prima di raggiungerlo e il flusso residuo non costituiva un pericolo per l'edificio che era completamente circondato da solide mura

Nell'immagine che segue abbiamo ingrandito la parte relativa al basso corso del Bisagno per mostrare meglio i dettagli.






La situazione rimase immutata fino alla seconda metà del 1800.  Il Bisagno straripava innondando la piana, ed ogni tanto tirava giù un ponte come nel 1822 in occasione del "diluvio di san Crispino.

1822 distruzione del ponte Pila - Luigi Garibbo da La Valbisagno ed. Stringa-

Ma la memoria della gente, notoriamente è corta, e meno di 50 anni dopo si progettava di restringere gli argini ad 1/3 della portata massima del torrente e costruire sulle spianate così ricavate.

Via Libertà prog.Pellas 1863 - da ALBARO E LA FOCE di  R.Luccardini  SAGEP  edit.


E, quando venne fatta la copertura i nuovi argini e buona parte delle costruzioni c'erano già e la copertura era stata fatta in modo da lasciare al torrente la stessa "luce" che aveva il Ponte Pila all'epoca. (ovvero 500 mc/sec)

1928 Ponte Pila e costruzione della copertura del Bisagno.



La cementificazione selvaggia delle colline, avvenuta nell'ultimo  dopoguerra, ha aggravato ulteriormente il problema annullando l'assorbimento delle acque piovane sulle pendici delle colline ed accelerando la discesa delle acque piovane a valle.

Qui, da uno studio internazionale, l'alluvione del 1822 e quella del 1970 messe a confronto:





"C'era una volta Genova", con la sua valle del Bisagno fertile ed ubertosa. Quella valle é cambiata ma il suo torrente, dalle piene improvvise e selvagge, é sempre lo stesso  e bisogna tenerne conto.

Date le premesse dubitiamo che il progettato "scolmatore del Bisagno", insieme al già realizzato "scolmatore del Fereggiano",  possano definitivamente risolvere i problemi causati da due secoli di edificazione sconsiderata ed irresponsabile.

2019 - scolmaore del Fereggiano


Gli scolmatori potranno senza dubbio essere d'aiuto nella maggioranza dei casi, ma siamo convinti che, in presenza di una vera alluvione, (con più di 1200 mc/sec), il fiume tornerà a riprendersi il suo alveo antico,  riempiendo strade, garages e cantine di viscido fango.



Bisognerà quindi alzare il livello di guardia (e di prudenza da parte di tutti i residenti nelle zone a rischio) per evitare danni gravi e sopratutto la perdita di ulteriori vite umane.