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sabato 9 gennaio 2021

La chiesa ed il convento dei Servi

 

 


 

C'era una volta a Genova... la chiesa di Nostra Signora dei Servi (di Maria).

Direte che c'è ancora, o meglio, c'è di nuovo, alla Foce,  ricostruita "bella nuova".  Nuova, si.  Bella? forse... ma costruita in quello stile "odierno" che noi "vecchi" non riusciremo mai ad apprezzare. 

Vogliamo invece parlarvi della "vecchia" chiesa (e convento) che aveva dato il nome alla via dei Servi. Una chiesa distrutta dalle bombe dell'ultima guerra mondiale. 

Ma prima che le ruspe del "Centro dei Liguri" arrivassero in via dei Servi, di lì erano già passate quelle del Grattacielo Piacentini.   Sia la foto precedente che quella che segue sono antecedenti alla WW2, ovvero databili al 1936/1937 ca.  Infatti, in quel periodo, la chiesa ha "perso" il suo convento, che si trovava nella parte sinistra della foto rispetto all'osservatore.  I "danni" che vediamo, non sono imputabili alle bombe ma alle ruspe che stanno "facendo spazio" alle fondamenta del grattacielo Piacentini (grattacielo Sud).

 

Qui invece vediamo il Grattacielo Piacentini quasi sfiorare la chiesa. Dietro ad entrambi "corre" via Fieschi, il Borgo Lanaioli è sparito, via dei Servi incomincia davanti alla chiesa, e per raggiungerla da piazza Dante si usa una stradina che gira intorno alla base del grattacielo (alla sinistra nella foto) foto datata 1939.

 

 Un'altra foto della stessa serie, scattata qualche anno prima delle precedenti, ci mostra via Fieschi con la chiesa dei Servi. Il convento c'è ancora, ma vediamo solo un pezzo del suo terrazzo. Come vedete, la costruzione di via Fieschi, con il muraglione che la sorregge, ha quasi "sepolto" la chiesa e le abitazioni che costeggiavano via dei Servi. Prima c'era un declivio erboso in parte coltivato su cui si "arrampicava"  la Salita alla Montagnola dei Servi, come vedremo in una prossima mappa.


Ma stiamo divagando... meglio cominciare dal principio:

L'Ordine dei Servi di Maria ebbe origine a Firenze nel 1233 secondo la regola di S.Agostino (l'approvazione del papa AlessandroIV data 1255).

A Genova li introdusse il cardinale Ottobono Fieschi (poi papa Adriano V) sistemandoli in una cappelletta alle pendici di Carignano. La chiesa ed il convento di cui parliamo sorsero nel 1327 al posto di una precedente chiesa di San Gerolamo, soggetta all'abbazia di Santo Stefano, proprietaria del terreno.  Si era all'incrocio tra la via (allora) Rivotorbido e la Salita San Leonardo, una zona di recente edificazione, fuori dalle mura del Barbarossa ed abitata da artigiani e  "foresti".


 

Siccome la chiesa sorgeva sulle sponde del Rivo Torbido, inizialmente era chiamata anche "S.Maria de Rivoturbido" come attestava una lapide del 1377 presente in sacrestia.  In seguito fu quel tratto della strada che andava da Ponticello alla Marina, a prendere il nome dalla chiesa. Infatti le vecchie mappe ci  consegnano la successione toponomastica: piazza Ponticello, Borgo Lanaioli, via del Servi, via Madre di Dio, Marina. (mappa TCI 1916, uno dei nostri "cavalli da battaglia")


 

Passiamo ora ad una breve descrizione dell'edificio che, come  tutti gli edifici subì numerose riparazioni e parziali rifacimenti nel corso della sua lunga esistenza.  Ma non  ci dilunghiamo nei particolari e mettiamo subito una piantina.   Vediamo che l'entrata (unica) è da Via dei Servi,  a sinistra nella foto.  Dalla chiesa si passa alla sacrestia e da questa al convento.


 

Una mappa più dettagliata della chiesa e dei suoi decori. sempre da  "N.S.deiServi" -1927-Padre A.N.Bono+Mario Labò.

 

A proposito della entrata della chiesa, si era anche supposto che in origine l'entrata della chiesa fosse sulla destra, dalla "salita alla Montagnola dei Servi" come mostrerebbero certi resti architettonici presenti da quel lato, ma è più logico pensare ad una doppia entrata, con la principale a ponente sulla strada principale che portava da Ponticello alla Marina.  Del resto anche il dipinto di Cristoforo Grassi ci mostra l'entrata principale da via dei Servi e ci sembra di scorgere anche una entrata secondaria sul lato destro su una piazzetta dove dal 1524 risulterebbe esserci stato trasferito il mercato della legna (precedentemente ubicato in piazza Ponticello).  Piazzetta sulla quale il Barabino, nel 1797, per conto della Repubblica Democratica, eresse il Lavatoio dei Servi (oggi riposizionato sotto via del Colle, dalla parte opposta della valle).   Alle spalle del convento c'era un ampio declivio coltivato dove poi vennero costruite via Fieschi e le case circostanti.



La chiesa, grazie alla sua posizione, sottostante a Carignano, potè godere della benevolenza dei Fieschi e dei Sauli.

Ospitava anche diverse "Consorterie di mutuo soccorso" come quella dei "Forestieri" o delle "4 nazioni" (Romana-Tedesca-Francese-Lombarda) già nota nel 1393.  I Forestieri patrocinavano la Cappella del Sacro Cuore (già di Maria Vergine e Santa Barbara).   Le consorterie in genere "adottavano" una cappella di una chiesa che facevano adornare a loro spese e nella cui cripta sepellivano i loro morti.  Del 1396 era una iscrizione su una casa di fronte alla chiesa che la qualificava come "Spedale dei Forestieri".


 

Vi si ricordano anche le Consorterie: "B.Virginis de septem doloris", "SS.mi Crucifixi", "S.Filippo Bernizzi" (che però aveva l'Oratorio attiguo al convento, in sal. S.Leonardo).  Pertinenza  della "Arte dei fornai" risulterebbero nel tempo un altare di S.Benigno, la cappella di S.Gioacchino e poi in quella dei "Quattro Santi Coronati".

Il Portale della chiesa risaliva alla fondazione della chiesa, stile gotico ligure, forse almeno in parte di recupero.  Come l'architrave  con "Agnus Dei", chiaramente di reimpiego (Labò)


 


 

Barnaba da Modena 1375 - Madonna della Misericordia, in ricordo della epidemia di peste del 1375

 
 


 

La chiesa ospitava opere ed arredi provenienti dal ex convento di S. Andrea (trasformato in carcere e poi distrutto).   Questo quadro è poi stato trasferito alla chiesa del Gesù.


 


Nel 1810 le autorità napoleoniche requisirono chiesa e convento, utilizzate rispettivamente come  ufficio di leva e caserma della gendarmeria di marina, ma nel 1814 i padri ne rientrarono in possesso alla caduta dell'impero francese.

E così arriviamo alla seconda guerra mondiale.  Come abbiamo già visto, la chiesa aveva già perso buona parte del suo convento a causa della costruzione del grattacielo Piacentini e su di essa, e sulla zona sottostante pendeva la "spada di Damocle" dei vari piani regolatori che, da più di 50 anni, regolarmente si ripresentavano con il "nobile intento di risanare il quartiere".  

Piani regolatori che si scontravano con il fatto che i previsti condomini di lusso che dovevano finanziare l'opera avevano preso la strada delle colline di Albaro, vi si trovavano bene, e non avevano nessuna intenzione di farsi costruire nella vecchia valle del Rivo Torbido. Però la minaccia restava... lì appesa... in attesa dell'occasione propizia... e di un progetto economicamente valido.

Occasione che arrivò sulle ali dei bombambardieri, che per qualche anno tennero desti i genovesi con i loro spettacoli notturni gratuiti.  La nostra chiesa non fu centrata, ma venne lesionata dal bombardamento del 15 novembre 1942, tanto da venir chiusa al culto. 


 

 I successivi bombardamenti dell'agosto 1943 aprirono nuove crepe in tutti i muri, e nella notte del 13 ottobre 1944, durante una violenta tempesta di pioggia e vento, chiesa e campanile colassarono in un mare di macerie che vennero sgombrate creando un bel piazzale dove nel dopoguerra vennero eretti dei capannoni. 


 

La Curia, che vedeva lontano, cedette l'area e ricostruì la chiesa alla Foce, dove una chiesa mancava e pareggiò il conto...   

Così, quando arrivarono le ruspe del Centro dei Liguri,  risparmiarono tempo e palanche. 



     

Per finire certo ci perdonerete un piccolo "scherzo lessicale" a proposito dei "Padri dell'Ordine dei Servi di Maria SS.".   Questi frati vengono chiamati "Padri Serviti" quindi "Servi o Serviti?"  o "Servi Serviti?"  ma "Serviti da chi?"  

mercoledì 23 novembre 2016

Ravattando








Ravattando, ho trovato un disegno (stampa?) che avevo "dimenticato". Invece è interessante in quanto databile a prima del 1536 sia per la assenza delle "mura nuove" e di Porta Pila che del Lazzaretto, alla foce. Qui si vedono i due ponti (Pila e S.Agata ed i due borghi e si può indovinare via al Ponte Pila. Via Minerva non è ancora tracciata ma le 4 arcate di un ponte sulla destra fanno pensare che ci fosse già un percorso viario che portava in Albaro. L'immagine è tratta da "San Francesco d'Albaro", di Sadro Ferrara, edito da Nuova editrice Genovese che lo commenta senza indicare autore e data.


Meno male che c'è Emiliano Beri, che ci ha suggerito la soluzione... si tratta di un pezzetto in bianco e nero della coloratissima veduta di Genova dipinta da Cristoforo Grassi nel 1597 (copiando, su commissione dei Padri del Comune, un precedente del 1482).
Il dipinto rappresenta la partenza  della flotta di Paolo Fregoso e Sisto IV per Otranto nel 1480 (o forse, più probabilmente, il vittorioso ritorno nel 1481?) .
Naturalmente ne avevamo una copia anche noi ma in B/N non l'abbiamo riconosciuta...


 
Un'opera che merita una attenta lettura, che faremo in altra occasione, oggi accontentiamoci di esaminare nel dettaglio l'immagine in B/N che abbiamo qui.


Il testo fa riferimento alla "piazza d'armi", ancora localizzata sul lato sinistro del torrente (a destra nel disegno) dove in seguito verrà costruito il "Lazzaretto" (poco prima del 1537)





Passando alla parte sinistra in basso vedo lo "scalo della Marina" all'estrema sinistra , poi un "pontone"  in una posizione che da da pensare. Proprio sopra al pontone, sembra di vedere un pontile su palafitte che delimita una spiaggetta. (il che giustificherebbe la funzione del pontone al servizio del molo per caricare i massi provenienti dalla cava sulle imbarcazioni che fanno la spola tra l'imbarcadero della cava ed il porto. Non saprei dare un nome al torrentello che ha prodotto la spiaggia  in quanto il Rio Torbido sboccava più a sinistra, nell'insenatura della "Marina" . 

Poi ci sono quelle arcate  (Mura, strada, canalizzazione acque x mulino o forgia?)
 A me quel "coso" con gli archi pare poco congruo con il resto del paesaggio ma, se l'hanno ritratto con quel rilievo, probabilmente c'era ed attirava l'attenzione dell'osservatore. 
In genere quelle cose strette sostenute da archi erano acquedotti, ma uno che portava "al mare" sarebbe giustificato solo da attività "industriali" nei pressi della spiaggia (dato che all'epoca Mulini, Segherie, Mulini da ghiaia e Forgie erano tutti mossi da energia idraulica).
L'ipotesi più probabile però è che quella struttura fosse la strada che portava al pontile i massi prodotti nella Cava. 
Dimenticavo la vecchia chiesa di San Giacomo, che si vede in alto a destra nel "particolare" allegato (inagibile dal 1880, ceduta al comune che la demolì nel 1905 realizzando al suo posto l'odierno Piazzale della Giovane Italia).






Questo è un post fatto "a rate" , nel senso che viene modificato man mano che escono nuove informazioni.
L'ultima in ordine di tempo ce l'ha data Alberto Maria Di Salle con questa foto che mostra un "probabile" mulino situato sulla spiaggetta sotto alla "Cava". Qui però manca l'acquedotto ed il pontile su palafitte... ma non si può avere tutto... e tutto insieme... dalla vita.
Mulino da ghiaia, evidentemente, che macinava i detriti originati dal taglio e squadratura dei blocchi di pietra tagliati nella cava. Questo particolare porterebbe a riconsiderare "le arcate" come "acquedotto".
Quindi è probabile che in quel punto si caricassero tutti i materiali: massi e ghiaia, provenienti dalla Cava.

mulino della cava 1573 Alberto Maria di Salle


A proposito della spiaggia della "cava" è venuto fuori (meglio tardi che mai) un disegno di A.Baratta del 1637 che ci mostra lo scalo della Cava.

A.Baratta 1637 scalo cava da Paesaggio e Immagine di Genova ennio Poleggi Sagep (4)




Salendo nell'immagine, andiamo per chiese, e non solo... 

Al centro dell'immagine che segue troneggia, inconfondibile, S.Maria in Via Lata. 
A sinistra appena più in basso S.Maria dei Servi. 
Un pò più in alto ed a sinistra rispetto a S.M.in Via Lata troviamo l'abbazia di S.Stefano con il suo inconfondibile campanile a "torre". 
In mezzo alle due, la chiesa di S.Leonardo con la salita omonima in bella vista. 
Santo Stefano senbra segnare un crocevia dove confluiscono la futura via della Consolazione, ancora senza la chiesa della Consolazione (1681) nè quella della Pace (1132, ci dovrebbe essere) e via San Vincenzo (dove non vedo la chiesa, ante1059) . 
Le due chiese in alto a sinistra rispetto a Santo Stefano non riesco ad identificarle. (Qui se ne vede solo una; per l'altra guardare la prima immagine in alto). Una potrebbe essere un primo abbozzo della chiesa della Santissima Annunziata di Portoria (Capuccini-S.Caterina-1488)?? 




Come riferimento per le due chiese da identificare metto questa porzione di mappa del Poleggi che rappresenta la zona nel 1414 e che riporta ben 4 chiese nella posizione "investigata" .

1414 da Una città portuale del Medioevo di Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep




Sotto S.Stefano sembra di vedere delle mura, rientarnti (?). Ma della Porta degli Archi (1536?) non vedo traccia. 
Non c'era ancora... ma allora il "famoso" nonchè "fantomatico" "ponte degli Archi"? che dicono ci fosse prima della Porta (che da esso "dicono" aver preso il nome)?? 
Non vedo nemmeno il "ponte". Sarà "rimasto nel pennello"?, o non c'era "ancora"? o ci vedo male? Spero sia giusta questa ultima ipotesi, altrimenti...???

Però, se la ben nota "Porta degli Archi" risulta eretta nel 1536, lì dovevano esserci comunque le mura del 300 che arrivavano fino alla Foce, ma non se ne vede traccia nel disegno esaminato.

Il Poleggi le riporta nella sua piantina del XV secolo, dove vediamo che le mura del 300 erano esterne sia rispetto San Leonardo che S.Maria in Via Lata.

sec XV da Una città portuale del Medioevo di Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep 



Possibile che il Grassi si sia "dimenticato nel pennello"  tutto quel popo di mura?
Tutto è possibile, anche le cose più improbabili...
Vi lascio con questa considerazione e con diversi interrogativi che spero , prima o poi, verranno risolti..