martedì 8 gennaio 2019

Il Presepe di San Bartolomeo di Staglieno












Siamo in compagnia delle statuine della scuola del Maragliano, nell'Oratorio di San Bartolomeo di Staglieno di cui vediamo l'immagine in scala sullo sfondo della foto.

















































martedì 1 gennaio 2019

San Colombano a Piccapietra




Ne avevamo parlato "di striscio"  nel post su Piccapietra. Ora, prendendo spunto da un post di Ornella Dodero sul gruppo omonimo ne parliamo un po' più diffusamente.

Incominciamo dal Post di Ornella:
"La Chiesa di San Colombano , che aveva l'accesso accanto a Porta Aurea, era molto antica ed era la sede della Compagna Come ci racconta il Miscosi, " fondata nella prima metà del milleduecento da certo Barbaglia per le suore Cistercensi e sottomessa agli Abati di Santo Stefano.Di particolare aveva l'antico soffitto intravato come si costumava in quei tempi in tutte le Chiese. Delle opere antiche possedeva ancora parecchi trittici collocati ai lati dell'altare maggiore, nei quali sono effigiati parecchi Santi che l'Alizeri crede siano stati dipinti da Taddeo Bartoli senese."

sec XV da "Una città portuale del Medioevo" di Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep

"Di opere più recenti possedeva parecchi quadri di Luca Cambiaso, del Fiasella ed una statua di Domenico Parodi. Era la chiesa frequentata dei Tintori che sino dal millequattrocento possedevano in questo colle le loro tintorie e le loro abitazioni " (da I Quartieri di Genova antica, pagg 60-61) "
 
 Mestieri sec XIV-XV da "Una città portuale del Medioevo" di Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep



S. Colombano venne poi inglobata nelle strutture dell'Ospedaletto, come veniva chiamato l'Ospedale degli Incurabili. Nella mappa del Foppiani 1844 vediamo (cerchiata in rosso) la chiesa e (marcato in rosa) il "perimetro principale" dell'Ospedaletto ed il suo giardino ("perimetro principale" in quanto altre parti "distaccate" dello Ospedaletto si trovavano in in varie epoche anche dalla parte opposta di Salita Cannoni qui erroneamente indicata come "Piccapietra")




Forse non abbiamo cercato bene, ma sembra che questa chiesa non sia mai stata molto "fotogenica" perché non ne abbiamo trovato nessuna immagine antica. 
Pertanto dobbiamo accontentarci di una rara foto del 1942 della Chiesa di San Colombano (bombardata) nella ricostruzione della sua posizione fatta da Maurizio Re.

Per gentile concessione dell'Archivio Fotografico Comunale


A proposito di San Colombano, vorremmo ricordare la "Compagnia del Mandilletto" riportando il post di Franco Risso:

""Questa confraternita di fondazione medievale aveva sede a S. Maria di Castello e nel 1497 venne riformata dal notaio e benefattore Ettore Vernazza.
Il senato della Repubblica aveva il compito di approvare le costituzioni, quindi sceglieva i presidenti e concedeva le esenzioni.
Alla Compagnia potevano partecipare non oltre 40 confratelli, fra i quali 4 sacerdoti e 36 laici, con la clausola del divieto di ammissione a coloro che avessero superato i 40 anni di età.
I membri di questo sodalizio, dovevano disporre di riconosciute virtù.
Lo scopo che si prefiggeva la Compagnia era la pietà cristiana, il soccorso degli indigenti e bisognosi, intento che veniva raggiunto tramite la distribuzione di elemosine.
La Compagnia assunse il titolo del Mandilletto (dall'arabo mandillo=fazzoletto) a motivo della consuetudine di raccogliere le elemosine a favore dei poveri dentro un fazzoletto o altrimenti dall'uso di alcuni confratelli di coprirsi il volto al momento della donazione per evitare di esser riconosciuto dai beneficiati.
La successiva distribuzione delle donazioni avveniva ad opera di confratelli nelle parrocchie incluse nelle mura cittadine.
Ripristinata la Compagnia dopo le soppressioni, prese sede sotto la chiesa di S. Colombano al n°34 di salita Cannoni, in Piccapietra.
Con i bombardamenti dell'ultimo conflitto, questo Borgo venne devastato per cui venne distrutta la chiesa di S. Colombano, da secoli ridotta ad Ospedale, e la sede della Compagnia del Mandilletto.
Alcune opere devozionali vennero trovate integre, fra le quali un gruppo ligneo, attribuito a Maragliano raffigurante "Ecce Homo" Un dipinto su tela raffigurante
"Cristo morto insieme alla madre e a S. Giovanni Battista" e altro raffigurante "S. Maria Maddalena "
Vi era altresì conservato il busto marmoreo di Ettore Vernazza, scolpito nel 1867 da Santo Varni, opera attualmente collocata nell'atrio d'ingresso dell'Ospedale s. Martino, sul cui piedistallo è incisa una frase pronunciata dal benefattore, che designava l'Ospedale degli incurabili, sua opera, suo domicilio e suo erede.  ""

Busto di Ettore Vernazza


Va da se che i resti della chiesa vennero spazzati via insieme a tutta Piccapietra negli anni 60. 
Un bel colpo di spugna a mille anni di storia genovese, in nome del "progresso".












sabato 15 dicembre 2018

Castello Mackenzie, il "capolavoro" di Gino Coppedè







C'era una volta una villa rustica sulle mura di San Bartolomeo, in vista del Bisagno.  

Pianta topografica della città di Genova 1879 di S.Muggiani-Milano


E nel 1893 c'era in ricco assicuratore straniero (ma nato a Firenze) che cercava un posto dove costruire la dimora dei suoi sogni. E c'era anche un giovane e talentuoso architetto pronto ad accontentarlo. Dall'incontro di queste tre realtà nasceva qualcosa che ancora ci stupisce: il "Castello Mackenzie".

Cartolina, edit. e data non rilevate affrancata 5cent


Ci lavorarono dal 1893 al 1905.
Un committente, ricco, stravagante, appassionato dello stile medioevale fiorentino ed un architetto fiorentino, ricco di fantasia e talento.  Qui si sono fatti ritrarre,  sulla parete dello scalone , in abito "simil-medioevale" nel cantiere di costruzione mentre studiano il progetto del castello.



Durante la nostra visita non siamo riusciti a riprendere bene la scena e ve la riproponiamo, purtroppo in bianco e nero dal volume  "Edifici Storici e Grandi Dimore" -di Manuela Brignone Cattaneo & Roberto Schezen- edit. Umberto Allemandi & C.




Due personaggi così non si incontrano spesso, ma quando si incontrano sono capaci di riportarci indietro di secoli, concentrando in uno stesso edificio oggetti e stili che vanno dall'Impero Romano all'era industriale.








E così nasce, a Genova, proprio sulle mura del 600, un castello in stile "falso fiorentino" che grida: "sono fasullo", fin da lontano.

  



Un inusuale mosaico decora la facciata





Un castello dotato di tutti i più moderni conforts dell'epoca (ascensore - piscina coperta - bagni moderni con sauna...) e nello stesso tempo fornito di "grotta romantica" come le ville del 1500.
L'ingresso alla grotta, nel cortile "arabeggiante"  e l'interno della grotta.





Ora proviamo ad entrare "in casa" passando dal monumentale atrio e facciamo conoscenza con Venere che hanno messo lì a fare gli "onori di casa"





Saliamo l'imponente salone, notando il lampadario gigante ed il soffitto a cassettoni multicolori;  l'elegante loggetta a sinistra ci sembra quasi fuori posto. Anche l'assortimento delle finestre, dai delicati vetri policromi, da un po' da pensare. 




Ci fermiamo un attimo per goderci la vista dal ballatoio superiore. Peccato quei tabelloni bianchi alle pareti.




Mai contenti, direte voi.  No solo maledettamente curiosi.
Così alziamo la mira e allunghiamo l'obbiettivo...  ed ecco stiamo viaggiando nel tempo, con dame, cavalli e cavalieri.






Non poteva mancare il "lucernario"  per antichizzare ancor più la scena.

 



Ancora soffitti a cassettoni 




e scene mitologiche alle pareti




 Né poteva mancare la cappella privata





Qui si conclude il nostro commento di un edificio un "tantino troppo" kitsch per i nostri gusti, come tutte le realizzazioni dell'epoca (ma a qualcuno piace). 
Ci pare una "esagerazione esagerata",  portata al massimo affinché "colpisca", affinché venga notata. Si direbbe costruito così, apposta per non essere preso sul serio (e ci vuole molta intelligenza per ottenere questo effetto). 
Naturalmente questa è l'impressione personale di due profani "allevati" in una epoca diversa da quella in cui il castello fu concepito;  ben lontani dal voler dare un giudizio storico/artistico che solo un architetto ed uno storico dell'arte sarebbero qualificati ad emettere.

lunedì 3 dicembre 2018

L' Epopea del solare a S. Ilario








L'abbiamo titolata "epopea", una "avventura"  scientifica avvenieristica che purtroppo non ha dato i risultati sperati.
Ma procediamo con calma, presentando il maggiore protagonista di questa avventura che ha visto coinvolti ingegneri e tecnici nella ricerca di un metodo per sfruttare l'energia del sole.





Tutti oggi abbiamo dimestichezza con "pale eoliche" e "pannelli solari" e abbiamo sentito parlare della produzione di energia dalle "bio-masse" (la rumenta ed il letame).

Qui si trattava di produrre vapore e quindi elettricità concentrando la luce solare su un "pentolone" attraverso centinaia di specchi.

Si può fare, si è fatto, si fa ancora oggi.  Ma all'epoca era cosa del tutto nuova, bisognava trovare un modo pratico (e redditizio) per farlo.  Si, redditizio, perché se spendi 100 per ottenere 50 lasci perdere. Fai dell'altro.  Per sapere come fare e se conviene farlo, si fanno dei progetti, poi si realizza un piccolo impianto di prova.  Poi, corretti i difetti, e trovate soluzioni pratiche per gli inevitabili imprevisti, se ne realizza uno più grande, dove si fanno ulteriori test che porteranno al perfezionamento del progetto e alla sua versione definitiva.
Come loro, anche noi cominceremo dal progetto:




Poi vediamo il primo impianto sperimentale:




Quindi vediamo l'impianto n. 2:






Eccoci al terzo impianto, aumenta la potenza e si risolvono i relativi problemi.






Questo articolo riassume il contenuto di uno studio pubblicato dall'Ansaldo alla conclusione del progetto. Questa è l'ultima immagine degli specchi.






Ci siamo limitati alle immagini più significative per i non "addetti ai lavori". Pertanto abbiamo omesso disegni tecnici e liste di dati.

All'epoca erano stati riscontrati due problemi di difficile soluzione per poter garantire un rendimento commercialmente redditizio.  
Il primo è strettamente ambientale, legato alle condizioni climatiche. Per essere commercialmente redditizio questo progetto necessita di una insolazione continua e costante per più di 300 gg. annui.   
Il secondo riguarda la gestione  degli specchi, che devono essere continuamente orientati con precisione in modo da seguire costantemente il corso del sole, cosa che all'epoca di questi studi non era tecnicamente possibile.
Per questo gli esperimenti con questa tecnica sono continuati nel New Mexico e nel deserto Australiano e portati a buon fine grazie ai moderni progressi dell'elettronica e della geo-localizzazione.  
Oggi sono già in funzione nei luoghi adatti alcuni impianti commerciali basati su questa tecnologia.