sabato 11 marzo 2017

Castelletto








Foto di Marco Cazzulo


Castelletto, un posto da cui si gode uno splendido panorama sulla città, una posizione "dominante" sul centro della città..

Foro di Marco Cazzulo


 Già, "dominante" è la parola chiave dell'inizio di questo post.  Infatti, un tempo, il panorama interessava meno... i nemici erano vicini, a volte gli stessi vicini erano i nemici...
Quindi Castelletto, in barba allo splendido panorama, per molti secoli ha rappresentato una posizione strategica, sia per la difesa che per il "dominio" della città.

Ma andiamo con ordine, cominciando dai primi insediamenti documentati sulla collina.
Di una torre in Castelletto si ha notizia nel sec. X , ma non si esclude che la zona possa aver ospitato una torre di avvistamento e segnalazione anche in epoche precedenti, di cui non ci è pervenuta la documentazione.

Non esistono immagini così antiche e dobbiamo accontentarci di una mappa del Poleggi riferita al secolo XI .  Vediamo la torre di "Casteletum", insieme alla torre di Luccoli, entrambe posizionate ad una riguardevole distanza dalle mura della città a costituire punti di "difesa avanzata" a salvaguardia delle mura stesse.
Le mura sono quelle del 900 (ca), nel loro tracciato ipotetico a semi-circonferenza distante circa un miglio romano dalla penisola del Molo.

Una città portuale del Medioevo - Genova nei secolo X-XVI di  L.G.Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep


Nel secolo XII, la costruzione delle "mura del Barbarossa" inglobò la torre di Castelletto e ne fece uno dei punti forti della cinta muraria.

Una città portuale del Medioevo - Genova nei secolo X-XVI di  L.G.Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep


Qui invece vediamo una rappresentazione del XV secolo con il Castelletto già trasformato in un articolato fortino, separato dalla città da proprie mura interne.
Brutto segno: oltre che difendere la città dai pericoli che venivano da fuori il Castelletto si "muniva" contro la città stessa.
Brutto segno, dicevamo, perché la Repubblica era indebolita dalle perenni lotte intestine tra le varie fazioni le quali, per avere ragione sui rivali interni, si appoggiavano a potenze esterne  favorendone l'intervento armato. Nel secolo XV questa situazione causò la perdita di indipendenza della repubblica che cadde per due volte sotto il controllo dei francesi e due volte sotto la signoria dei milanesi.
I ricchi genovesi continuavano a fare i propri affari in giro per il mondo arricchendosi mentre la città, persa la sua autonomia politica e militare tirava avanti alla meglio, mantenendo quasi tutte le proprie istituzioni e "fingendo" di essere ancora una repubblica.

Una città portuale del Medioevo - Genova nei secolo X-XVI di  L.G.Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep



Nello stesso periodo Cristoforo Grassi ritraeva il Castelletto così con una doppia cinta fortificata irta di torri, volta verso il centro della città.

immagine dal Web


 Il CAP, nel 1963, ne faceva fare una "rielaborazione" grafica 

 particolare di una veduta di Cristoforo  Grassi, tardo XV sec.



Nel 1500 a questo gioco (dominare Genova) parteciparono anche gli Spagnoli di Carlo V  i quali, dominando Milano, erano interessati al porto di Genova per mantenere le comunicazioni con la madre-patria. E quindi fu una partita Francia-Spagna, nel corso della quale il Castelletto e la Briglia (costruita dai francesi vicino la Lanterna)  ebbero un ruolo importante per il controllo della città.

In fine ci pensò Andrea Doria. Passato al servizio della Spagna e battuti e cacciati i Francesi, permise ai genovesi di abbattere la Briglia ed il Castelletto, simboli della oppressione straniera.

Nel 1528, Andrea Doria, forte della protezione spagnola rifondò la Repubblica di Genova, con un nuovo ordinamento politico e mise mano a nuove fortificazioni questasta volta rivolte solo verso eventuali invasori, senza cannoni puntati sulla città.

Il nuovo ordinamento politico del Doria, istituiva una "repubblica oligarchica" che bene o male guidò la città fino alla rivoluzione francese.

Persino dopo la formale sottomissione alla Francia , avvenuta dopo il famoso bombardamento del 1684, la repubblica mantenne le proprie strutture politiche e militari ed il Castelletto non venne più ricostruito.

1684 bombardamento Luigi XiV di Mathaus Merian


Nel 1700 la repubblica conobbe problemi, guerre ed altre traversie.
Costretta a cedere la Corsica, dovette contrastate le invasioni dei Savoia e degli austriaci che nel 1746 la occuparono, per esserne scacciati dalla insurrezione popolare (episodio del "Balilla").
Infine la Rivoluzione cancellò la "repubblica aristocratica" sostituendola con una "democratica" sotto la "tutela"  francese. Poi Napoleone soppresse anche la repubblica democratica incamerando Genova nell'Impero francese.
La "Restaurazione" ci fece cadere "dalla padella nella brace" mettendoci nelle mani del nemico più detestato: i Savoia.

A questo punto si tornò a costruire l'odiato (dai genovesi) simbolo della dominazione straniera: il Castelletto. (e tutti gli altri forti della cinta esterna, con i loro cannoni ben puntati sulla città).
Qui lo vediamo già quasi terminato in una mappa del 1846

Mappa edita da Grondona nel 1846 di proprietà degli autori




Mentre del "castelletto dei francesi" abbiamo trovato solo 2 immagini, quello dei Savoia è stato immortalato in qualche immagine in più.     Così ce lo dipinge il Cambiaso nel 1830.

1830ca Castelletto di Domenico Cambiaso da Una Storia Dipinta ed ggallery


Sempre il Cambiaso da un'altra prospettiva

Castelletto di D.Cambiaso da Giardini Parchi e Paesaggio nella Genova dell'800

Chapuy ce lo mostra visto da ponente

Chapuy Nicolas 1848ca - Genova - Veduta della città e del porto dalla terrazza a mare del Palazzo del Principe, verso ponente, da lito di proprietà degli autori


Non entreremo nei particolari dei fatti del 1849, ma alla prima sconfitta dei Savoia, i genovesi presero le armi, assediarono le guarnigioni sabaude e distrussero ancora una volta l'odiata fortezza.

Ristabilito "l'ordine costituito" con i bersaglieri di La Marmora, e sottomessa la "vil razza canaglia", i Savoia pensarono bene di non ricostruire il Castelletto e destinare l'area alla edilizia civile. (anche perché stavano ricostruendo il Forte Sperone, molto meglio posizionato e munito, da cui potevano "coprire"  ancor meglio l'intera città grazie anche alle nuove artiglierie che consentivano maggiore gittata e precisione).

Mura e forti di Filippo Buppu Noceti


Le rovine vennero spianate e sulle fondamenta del Castelletto  vennero costruiti gli attuali caseggiati.
Qui ne vediamo i primi due, immortalati da Godart in una foto del 1857. (per gentile concessione di Alberto Maria Di Salle)





Qui Castelletto visto da ponente a fine 1800. Sotto vediamo il convento delle Turchine e l'Albergo dei Poveri.

Turchine-castelletto - Genova Antica e dintorni  ed. Mondani


Ed eccoci arrivati in tempi "quasi moderni" : anni 30 la rotonda panoramica con i suoi ascensori.

da Genova antica e dintorni edita da  Mondani


1955, la spianata lato ponente

Cartolina Fotocelere edita da Calì


Ed ora un "modernissimo"  panorama della città dalla rotonda, per gentile concessione di Marco Cazzulo

foto di Marco Cazzulo



L'unica "eredutà che ci è rimasta delle fortificazioni, sono le emormi cisterne che immagazzinavano l'acqua necessaria alla guarnigione in caso di assedio. Ne vediamo una qui di seguito in una foto pubblicata su FB da Corallo Giorgio.







martedì 7 marzo 2017

Chiesa del Gesù






La chiesa del Gesù ha origini antiche in quanto risalgono alla fuga da Milano del clero locale a seguito delle persecuzioni longobarde.

Il vescovo di Milano si trasferì a  Genova  nel 569 stabilendosi nel quartiere dei pollaioli vicino alla cattedrale di San Lorenzo.  L' esilio genovese durò fino alla metà del VII  secolo.
La presenza dei milanesi in città necessitò di una chiesa che fu costruita nel loro quartiere e intitolata a sant'Ambrogio.

La chiesa "insiste" sui ruderi di una villa "romana" del II sec. DC finora solo parzialmente indagati.

In questa mappa il Poleggi ci mostra sa situazione cittadina nel sec. XI e vediamo la chiesa del Gesù quasi al confine delle mura del IX secolo.

Una città portuale del Medioevo - Genova nei secolo X-XVI di  L.G.Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep sec XI




L'edificio passò poi nelle mani dei  Gesuiti, giunti a Genova nel 1522, che lo ristrutturarono fino alla forma attuale arricchendo la chiesa di pregevoli capolavori.  Alla loro presenza si deve il cambiamento del "titolo" in "Chiesa del Gesù e dei Santi Ambrogio ed Andrea".  (oggi meglio conosciuta col più breve nome di Chiesa del Gesù).  La "intravediamo" in questa "mappa" del XVI sec.

Anonimo sec.XVI- chiesa del Gesù + Palazzo Ducale




La facciata venne completamente rifatta nella seconda metà del XIX secolo dopo la demolizione della cortina di Palazzo Ducale  (dalla quale, in precedenza, un  archivolto metteva in comunicazione diretta il palazzo  con la chiesa del Gesù. Questo passaggio, realizzato nel XVI secolo,  entrava direttamente nella facciata della chiesa).  Qui lo vediamo in un disegno di Domenico Cambiaso






 La Nuova facciata fu completata nel 1894 e vi vennero inserite le due statue  di sant'Ambrogio e sant'Andrea.
da  "strade Ritrovate"  -  pubblicazione della Regione Liguria



 La chiesa era situata proprio al limite delle zone da demolire per realizzare la nuova piazza De Ferrari e Via Dante,  che abbiamo cerchiato in rosso in questa piantina del 1846.

Carta topografica della città di Genova 1846 ed. Libreria Grondona di proprietà degli autori


Dopo le prime demolizioni la chiesa divenne parzialmente visibile da piazza De Ferrari, qui nel 1909.

da Album fotografico di Genova Antica edito da Mondani




Nel 1916, le demolizioni erano quasi terminate ed i nuovi palazzi costruiti, meno quella della Navigazione Generale Italiana che verrà "appiccicato" alla chiesa a formare un tutt'uno con essa.
Intanto vediamo la piantina del 1916:

Mappa del TCI 1916


Il palazzo della N.G.I. (poi Italia di Navigazione) verrà appunto costruito nell'area tratteggiata a forma di L rovesciata che contorna la chiesa. Chiesa che qui vediamo, nel 1914, con ancora dei vecchi caseggiati appoggiati al campanile.

cartolina edita da STA  spedita nel  1914


Dopo la WW1 iniziarono le demolizioni delle case ancora appoggiate alla chiesa e facenti corpo unico col campanile. Così anche il campanile dovette essere demolito e poi ricostruito insieme al nuovo Palazzo della N.G.I.  In questa (cartolina del 1920), vista da Piazza De Ferrari , la chiesa si presentava così, senza campanile:

Cartolina edita da Mangini



Nel 1924 viene completata la costruzione del palazzo della N.G.I. nelle modalità prima descritte, qui lo vediamo un una cartolina spedita nel 1925.  La chiesa non è più visibile da piazza De Ferrari. e ne vediamo spuntare solo la cupola.  Evidentemente il campanile non era ancora stato terminato.

29 pal. Nav.Gener.Ital. by Dell'Avo sped 1925 r (2)


Una foto dall'aereo scattata nel 1930ca ci mostra questo "strano accoppiamento" con il campanile terminato .

DeFerrari dall'aereo by Traldi MI 1930 ca.



Una immagine più recente , purtroppo non datata, con il campanile in corso di restauro.
da  "strade Ritrovate"  -  pubblicazione della Regione Liguria


La chiesa ospita numerosi capolavori, ma dell'interno parleremo in una prossima occasione.


















domenica 5 marzo 2017

Palazzo Nicolosio Lomellino in via Garibaldi




Per una buona conoscenza della città non può mancare una visita al palazzo Nicolosio Lomellino.

Inserito nelle liste dei "Rolli", fa bella mostra di sé in via Garibaldi esibendo la sua ricca facciata in stucco, restaurata nel 2004.

Qui lo vediamo disegnato dal Rubens in una pubblicazione del 1626, quando era già proprietà di Luigi Centurione.





Da allora il palazzo è stato oggetto di molti passaggi di proprietà che hanno originato modifiche nella struttura interna ed esterna ed oggi si presenta così.

da: Anna Manzitti e Margherita Priarone - Ass.Pal.Nicolosio Lomellino di Strada Nuova - La Guida


 Il palazzo era stato costruito (alla "maniera genovese") troppo vicino al confine di quello Doria-Tursi (ora sede del Comune). Per cui il proprietario di detto palazzo (all'epoca forse ancora Niccolò Grimaldi) fece erigere un alto muro ai confini del suo giardino, proprio a pochi palmi dalle finestre del Lomellino che naturalmente non gradì la cosa.
Anche in quella lontana epoca la "privacy" era tutelata e garantita...
Non abbiamo condotto ricerche su quel brutto muro e non sappiamo quanto sia durato... ma per fortuna ora non c'è più.
Il muro ce lo mostra Antonio Giolfi nella sua raccolta di vedute dei palazzi genovesi.

Antonio Giolfi 1721-1806


 Ma entriamo in "casa" e osserviamo l'atrio maestoso che da accesso al cortile interno. 
E qui dobbiamo fare una premessa. Le foto le abbiamo fatte anche noi, nel corso di una visita guidata, ma...  come fotografi valiamo poco (sia io che Lore), per cui continueremo a rubare quelle della "Guida" che sono migliori delle nostre (sperando nella "clemenza" degli autori della Guida stessa.

da: Anna Manzitti e Margherita Priarone - Ass.Pal.Nicolosio Lomellino di Strada Nuova - La Guida


Non siamo in grado di descrivervi i particolari degli stucchi sulla volta (ci vorrebbe un post a parte e la guida che ci ha accompagnati... )  però vi mostriamo un paio di immagini scattate da noi per dare una idea dei particolari.

Foto degli autori del post



 Saliamo lo scalone che ci porta al primo piano nobile dove troviamo numerose sale affrescate da importanti artisti.
Non vi mostreremo tutto ma soltanto qualche "assaggio" come un soffitto di Bernardo Strozzi (la Fede sbarca nel Nuovo Mondo)

da: Anna Manzitti e Margherita Priarone - Ass.Pal.Nicolosio Lomellino di Strada Nuova - La Guida


Al secondo piano nobile troviamo la sala di Giove affrescata da Giacomo Antonio Boni.


da: Anna Manzitti e Margherita Priarone - Ass.Pal.Nicolosio Lomellino di Strada Nuova - La Guida





e la sala di Bacco affrescata da Domenico Parodi


da: Anna Manzitti e Margherita Priarone - Ass.Pal.Nicolosio Lomellino di Strada Nuova - La Guida


Pregevoli anche i dipinti presenti nelle due gallerie laterali che cingono il cortile interno, ma ora vorremmo passare appunto al cortile , dominato da una maestosa fontana-ninfeo.

da: Anna Manzitti e Margherita Priarone - Ass.Pal.Nicolosio Lomellino di Strada Nuova - La Guida


Il Ninfeo visto dall'alto con la terrazza sul retro del primo piano

da: Anna Manzitti e Margherita Priarone - Ass.Pal.Nicolosio Lomellino di Strada Nuova - La Guida


Al livello del secondo piano nobile troviamo il giardino, disposto su due terrazze, per seguire il pendio della collina.
Qui vediamo il retro del palazzo con il cortile ed il giardino "basso" visti da "monte".

da: Anna Manzitti e Margherita Priarone - Ass.Pal.Nicolosio Lomellino di Strada Nuova - La Guida



Cambiando punto di vista (e stagione), vediamo la torretta  ("mirador") situata sul giardino superiore.
Per "motivi di sicurezza" non è possibile visitare la torretta e non ci era stato nemmeno dato accesso al giardino superiore.

Foto degli autori del post



Lungo il muro che sostiene il giardino superiore sono state scavate due nicchie con una fontana ed una "grotta" che mostra "Apollo che caccia il cinghiale".

da: Anna Manzitti e Margherita Priarone - Ass.Pal.Nicolosio Lomellino di Strada Nuova - La Guida


da: Anna Manzitti e Margherita Priarone - Ass.Pal.Nicolosio Lomellino di Strada Nuova - La Guida

Il "mirador" in tempi passati era anche adoperato come cisterna per regolare e compensare il flusso delle acque alle fontane e ninfei del palazzo, come abbiamo appreso in una conferenza del 2015 al Ducale.
Il "mirador"é situato poco sopra l'ingresso della Galleria Nino Bixio. E' una costruzione caratteristica che si staglia nel panorama della città e si può vedere da varie angolazioni, come questa su piazza Portello.

14 Portello da viaggio nei Caruggi di Riccardo Navone - fratelli Frilli editore


Oppure in questa veduta dalla villetta Di Negro

 N.M.J.Chapuy da DiNegro 1840ca lit.Montherlier coll.top.comune Ge da Via Nuova di E.Poleggi-r











mercoledì 22 febbraio 2017

Bastione, monastero e chiesa di San Michele





San Michele Arcangelo a Genova ebbe dedicate ben tre chiese.

Oggi ricorderemo il monastero e la chiesa di S.Michele di Fassolo, che non esiste più, essendo stata demolita in diverse fasi, che cercheremo di documentare con le poche immagini rimasteci.

Già nel secolo X viene citato il "fossato S. Michele", che vediamo qui sotto nella mappa del Poleggi relativa a due secoli dopo.  Il nome del fossato ci dice che già nel decimo secolo, (e forse anche prima) in quella zona, esisteva un edificio di culto dedicato al Santo. Edificio forse identificabile con la cripta della chiesa del XI secolo? non lo sappiamo.  

Una città portuale del Medioevo - Genova nei secolo X-XVI di  L.G.Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep


Ma i primi documenti che ci parlano esplicitamente della Chiesa risalgono al 1100 e la citano come chiesa Parrocchiale, con accluso monastero dei "Canonici regolari della Congregazione gallicana di San Rufo", dediti all'assistenza ai pellegrini che transitavano sulla vicina via Aurelia.

Il Monastero era posto in posizione elevata, di fronte a quello di San Tommaso ed insieme dominavano il tronco della strada che da Porta dei Vacca portava a San Benigno.

Nella mappa del Poleggi del XIII sec. li vediamo entrambi "fare la guardia"  al varco doganale istituito sul guado del torrente e "segnalato" dal Poleggi con una "riga nera".

Una città portuale del Medioevo - Genova nei secolo X-XVI di  L.G.Bianchi e E.Poleggi   ed. Sagep



Considerata la sua posizione "strategica", il monastero si trovò sovente coinvolto nelle lotte fra le fazioni. Ma non ci risulta abbia mai sofferto gravi danni.

Da un documento del 1429 apprendiamo che S.Michele aveva una rendita annua di 100 fiorini, che la collocava  fra le chiese più "ricche" del suo genere.
Ma, nel 1442, con la morte dell'ultimo priore i Canonici di San Rufo abbandonavano il complesso, che veniva dato in "Commenda" al vescovo di Savona che non ne ebbe cura.

 Dobbiamo arrivare al 1481 per avere finalmente una immagine della chiesa, che vediamo già racchiusa nelle mura del 1350 . 

S.Michele di Fassolo-Medioevo Demolito-Mario Mercenaro


Nel 1536 Giovanni Maria Olgiati riprogettava la cinta muraria su ordine di Andrea Doria rafforzandola con l'inserimento dei "moderni" bastioni, capaci di resistere ai colpi delle artiglierie.
Ed un grande bastione venne costruito proprio a ridosso della chiesa di San Michele, che venne parzialmente demolita e perse così il suo corpo anteriore.

Ridotta al solo transetto e 3 absidi e priva di manutenzione la chiesa perdeva la parrocchialità (ed i relativi benefici) nel 1583.  La parrocchia venne divisa tra le chiese di Granarolo e San Tommaso e gli arredi dispersi.

Circa nel 1640 l'arciprete Gio Batta Gallo riaprì la chiesa restaurandola alla meglio per restituirla al culto.
Questa veduta di A.Baratta datata 1637 ci mostra la chiesa con tetto e campanile in ordine ma non sappiamo se rappresenta una immagine affidabile.

A.Baratta 1637 (particolare)
 


Non sappiamo per quanto tempo la chiesa continuò ad essere officiata dopo tale data in quanto manchiamo di notizie sulla chiesa nel periodo che va dalla metà del 1600 alla fine del 1700.

Manchiamo di notizie, ma non di immagini. Infatti, intorno alla metà del 1700 Francesco Maria Accinelli ce la mette in pianta così:

F.M.Accinelli - S.Michele di Fassolo-Medioevo Demolito-Mario Mercenaro



Poco più tardi abbiamo questo particolare da un disegno di Jean Honorè Fragonard del 1761 che non ci dice molto sulla reale situazione della chiesa di San Michele in quel periodo. Ci sembra comunque che sia la chiesa che il piccolo campanile (?) sembrano avere ancora un tetto.

S.Michele di Fassolo-Medioevo Demolito-Mario Mercenaro


Nel 1785, rappresentata in pianta dal Brusco, la vediamo così

S.Michele-di Fassolo-Medioevo Demolito-Mario  Mercenaro


Poi arrivarono i Francesi, e dopo di loro i Savoia, e la chiesa divenne un rudere che vediamo rappresentato in vari modi:

P.D. Cambiaso ci lasciò qualche disegno. Qui la rappresenta vista dalla Ricreazione dei Padri Filippini

P.D. Cambiaso - S.Michele di Fassolo-Medioevo Demolito-Mario Mercenaro


E qui presa dal basso

P.D. Cambiaso - S.Michele di Fassolo-Medioevo Demolito-Mario Mercenaro


Un'altra immagine dell'epoca la mostra in questa maniera:

D.Del Pino-G.Piaggio-S.Michele (part)



 Ed infine Chapuy, nel 1848, ovvero poco prima della demolizione, ce la rappresenta proprio come un "rudere".

Chapuy Nicolas 1848ca - (part.)


Di tutte queste immagini fa giustizia ancora il Cambiaso, che ci fa la "telecronaca" delle demolizioni.
Già, le demolizioni... Nel 1854 si era inaugurata la ferrovia Torino-Genova con una cerimonia ufficiale a Caricamento.  I terminali merci  nel porto erano operativi, ma mancava ancora una Stazione Ferroviaria principale. Dopo molti ripensamenti era stato deciso di costruirla a Piazza Acquaverde. Ma c'erano di mezzo le mura. Un primo pezzo era stato già demolito in occasione della costruzione della Carrettiera Carlo Alberto.  Ma per fare la stazione bisognava spianare il Bastione di San Michele.  

P.D. Cambiaso - S.Michele di Fassolo-Medioevo Demolito-Mario Mercenaro



Ma sul bastione c'era la chiesa, o almeno ciò che ne rimaneva. Ruderi? certo, ma ben costruiti perchè malgrado i secoli e l'incuria degli uomini erano ancora lì ad aspettare il "piccone modernizzatore". Ce lo testimonia ancora il Cambiaso mostrandoci la chiesa dalla parte delle absidi

P.D. Cambiaso - S.Michele di Fassolo-Medioevo Demolito-Mario Mercenaro



Finora abbiamo mostrato la chiesa in demolizione, ma non c'era solo da demolire la chiesa, bisognava sbancare una intera collina, come possiamo constatare se allarghiamo la visuale sull'intero cantiere.

P.D. Cambiaso - S.Michele di Fassolo-Medioevo Demolito-Mario Mercenaro


Durante le demolizioni vennero scoperti tre affreschi datati 1282-92 (?)  e firmati da Manfredino da Pistoia. Si trovavano nelle absidi, coperti da una leggera mano di intonaco. Vennero staccati: due "strappi" riuscirono bene mentre il terzo ridusse l'affresco in briciole.  Il Convito di Betania è stato restaurato tra il 1983 ed il 1984 (Andrea Fedeli?) Non conosciamo ancora i particolari del restauro dell'altro pezzo (Arcangelo Michele).  All'epoca i due affreschi erano stati dati in custodia all'Accademia Ligustica delle Belle Arti.  Oggi sono al Museo di S.Agostino.

Ecco il Convito di Betania in una foto gentilmente inviataci da Almiro Ramberti

Museo S. Agostino




Qui anche l'arcangelo in una foto gentilmente inviataci da Almiro Ramberti.

Museo S. Agostino



Nel corso degli "sterri" venne alla luce anche la cripta, da cui vennero recuperati molti scheletri di neonati. Questo ritrovamento avvalora così la "voce popolare" che indicava questa cripta come "sepolcreto" degli infanti morti prima di essere battezzati.  Questa cripta sarebbe stata dedicata (?) a  S.Gino (alias S.Igino o S.Zino).

A proposito di questa (?) cripta riportiamo la foto inserita da Marco Mercenaro in "Medioevo Demolito" (anche lui con punto interrogativo...)

Anonimo - S.Michele di Fassolo-Medioevo Demolito-Mario Mercenaro


Ed ecco il risultato di tanto "trambusto" , la nuova Stazione Principe (Piazza Principe?) in una piantina
di P.Allodi del 1860ca





Come vediamo il Bastione di San Michele nel 1860 era ancora parzialmente in piedi, e resistette fino alla fine del secolo, quando venne definitivamente distrutto per l'ampliamento della stazione Ferroviaria.
Ce ne da conferma Vittorio Bagnasco nel suo libro "Genova Piazza Principe- storia di una stazione " (edito da Nautilus) con queste parole: